Monti: col governo Berlusconi spread a 1200. Ed è bagarre

di REDAZIONE

Viene da chiedersi se il premier Manti ci fa o ci è. Ultimamente con le interviste ai giornali stranieri ne sta inanellando una dopo l’altra. Prima le frasi dettate allo Spiegel che hanno fatto sollevare mezza Germania. Ora un’infelice uscita contro il governo precedente (infelice quantomeno perché il Pdl è uno dei pilastri della sua strana maggioranza). E’ una provocazione “tanto stupida quanto inutile”, quella del presidente del Consiglio Mario Monti al Wall Street Journal. Arriva a fine mattinata la reazione piccata del capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, a proposito dell’intervista rilasciata dal premier. Nella quale dice, tra l’altro, che “se il precedente governo fosse ancora in carica, lo spread adesso sarebbe a 1.200 o qualcosa di simile”. E poco dopo, i deputati del Pdl fanno andare sotto il Governo, alla Camera, su un ordine del giorno del decreto per la spending review che riguarda la sicurezza. “Lo abbiamo fatto apposta – spiega il tesoriere del gruppo Pietro Laffranco – per protesta contro le parole di Monti su Berlusconi. Ha detto una sacrosanta sciocchezza e noi abbiamo voluto lanciare un segnale”.

Nessun riferimento esplicito all’ex presidente del Consiglio, ma solo una proiezione su quello che sarebbe stato l’andamento dello spread. Fonti di palazzo Chigi precisano il senso delle parole di Mario Monti, nell’intervista pubblicata oggi dal Wall Street Journal on line. In realtà, viene spiegato, nella dichiarazione del premier Monti sullo spread, non c’era alcun riferimento diretto o polemico nei confronti dell’ex premier Silvio Berlusconi, ma si tratta di una stima fornita da Monti sullo spread a 1200 derivante da una proiezione sul lungo periodo degli effetti della speculazione sul nostro paese se non si fossero dati segni di discontinuità. Da aprile a novembre 2011, lo spread passò da 150 punti a 550. Per questo motivo, ricordano le stesse fonti, si ricorse a un esecutivo tecnico.

“Gli spread sono ancora alti perché il nostro debito è oggettivamente molto alto, e i mercati hanno iniziato a realizzare in maniera drammatica che la governance della zona euro è debole”, dice Monti che spiega così l’andamento del differenziale dei rendimenti fra i nostri titoli e quelli tedeschi nell’intervista al Wall Street Journal. “La Francia ha fatto molte meno riforme di noi, eppure i suoi spread sono più bassi. Perché è opinione prevalente che la Germania non lascerà andare la Francia. Penso che se il governo precedente fosse ancora al potere, lo spread dell’Italia ora sarebbe a 1200 o qualcosa del genere”.

Il premier italiano Mario Monti, scrive il quotidiano americano, è alle prese con un “circolo vizioso’, con misure impopolari che rischiano di far vacillare l’appoggio dei partiti politici al suo governo, ha bisogno del sostegno dell’Ue. Ma questo non sta arrivando. E, invece, dalla Germania giunge la richiesta di misure interne più severe. Il Wall Street Journal sembra lanciare una sponda al premier italiano proprio il giorno dopo le polemiche Roma-Berlino che hanno seguito l’intervista del premier italiano allo Spiegel. “Monti ha una grande credibilità, in Germania e a livello internazionale e questo fa la differenza”, scrive il giornale citando le parole del segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner secondo il quale “la forza” del professore “non è solo la sua capacità di riportare fiducia nella politica economica italiana, ma quella di aiutare a portare l’Europa verso istituzioni più forti e una pi- efficace strategia di crescita”.

Ma il premier – ricorda il Wsj – “è un’anomalia in Europa: è un leader non eletto”, chiamato a misure impopolari cui i partiti politici si “sono tenuti alla larga”. Lui “non ha una sua base se non la sua credibilità personale”.
Credibilità che il Wsj torna a sottolineare, in più passaggi, citando non solo le azioni finora compiute, sia in politica economica interna (non senza momenti di tensione come nel caso della riforma del lavoro) sia nella gestione della crisi dell’eurozona a livello internazionale. Come dimostrato – ricorda – nella posizione tenuta all’ultimo Consiglio europeo di fine giugno nel quale ha ‘spuntato’ un primo via libera allo scudo anti-spread. Un vertice, quello di un mese e mezzo fa, in cui “ha dato, a sorpresa, un ultimatum alla cancelliera Angela Merkel” mettendo in luce “un conflitto, anche filosofico, che è al centro dell’eurozona”. Ma anche all’ultimo G20 di Los Cabos quando – ricorda il Wsj – l’idea di Monti di un piano anti-spread ha incassato l’appoggio del presidente Usa, Barack Obama, nonostante l’opposizione della cancelliera tedesca. Un presidente, Obama, preoccupato per i venti di crisi che spirano in Europa ma che – sottolinea il giornale – “non poteva spingere i leader europei ad un accordo”. E Monti “non ha mollato”.

Il Wall Street Journal si sofferma poi sul nodo Bce, “la sola che ha la potenza di fuoco necessaria a muovere i mercati”. E sui cui punta anche Monti che – secondo il giornale Usa – non ha dubbi sul fatto che l’Eurotower farà tutto il necessario per salvare l’euro: “Sono sicuro che la notte prima della disintegrazione” della moneta unica, la Banca Centrale Europea “farà tutto il necessario per salvarla: la domanda è se è necessario arrivare alla note prima?”, conclude il Wsj citando le parole del premier italiano. Non manca una battuta sullo scontro con i sindacati sulla riforma del lavoro: “Ho sempre pensato che il ricorso alla concertazione è stato troppo esteso in passato. La concertazione è come il dentifricio – dice Monti al Wsj – Se non si rimette il tappo, esce tutto”.

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3 Comments

  1. oppio 49 says:

    i pirla siamo noi, lui probabilmente si fa di qualcosa, tocca a noi mandarlo in pensione

  2. Gian says:

    Pagliaccio

  3. Dan says:

    Monti sta sfidando tutti: sfida i parlamentari perchè sa che sono dei venduti e che per un po’ di soldi accettano tutto, sfida noi che non ci ribelliamo, sfida i tedeschi perchè sì.

    Ce lo meritiamo uno così…

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