Monti, il “cacciatore di teste” a Palazzo Chigi

di MATTEO CORSINI

Monti, lo sappiamo, è in piena campagna elettorale: “Bisogna andare a toccare le retribuzioni senza però cadere nella demagogia che impedisce allo Stato di assumere competenze molto alte che vanno strappate al mercato”. Mario Monti si autodefinisce liberale, come ormai praticamente tutti in Italia (anche Bersani lo ha detto del PD), tranne coloro che stanno alle due ali estreme degli schieramenti politici. Ludwig von Mises scrisse già nel 1927 che il significato del termine “liberalismo” era stato stravolto da coloro che erano in realtà avversari del liberalismo classico. Come su molte altre questioni, aveva visto giusto, e con largo anticipo rispetto ai suoi contemporanei (e anche a parecchi posteri).

Tra le amministrazioni pubbliche e le aziende che operano sul mercato esistono differenze tali da rendere, a mio parere, del tutto inconciliabili con il liberalismo le affermazioni di Monti. Non voglio sostenere che tutti i dipendenti pubblici siano incapaci o fannulloni, però è un dato di fatto che non esiste un test di mercato per valutare il loro operato. Per poter paragonare la prestazione del dipendente pubblico a quella del dipendente privato sarebbe necessario che le amministrazioni pubbliche operassero in concorrenza con le imprese private, su un piano di assoluta parità. Al contrario, quando non sono monopoliste, le amministrazioni pubbliche godono sovente di vantaggi di tipo legale nei confronti dei concorrenti privati.

Le amministrazioni pubbliche non devono soddisfare le esigenze di clienti che, altrimenti, si rivolgono ad altri fornitori dei medesimi servizi. Per di più, spesso i servizi che erogano non sono neppure finanziati da tasse (che, almeno in teoria, dovrebbero essere il corrispettivo di uno specifico servizio), bensì da imposte (che finiscono nel calderone e non hanno alcuna corrispondenza, neppure teorica, con determinati servizi). Come se ciò non bastasse, nel caso di un’impresa privata il costo più o meno elevato del personale è un problema che riguarda i soci e, indirettamente, i creditori. Al contrario, nel caso delle amministrazioni pubbliche il costo del personale ricade, seppure in proporzioni diverse, su tutti i cittadini, a prescindere dal loro punto di vista.

In buona sostanza, se Mario Monti “strappa” al mercato un lavoratore, da un lato non sarà possibile valutare i risultati di quella persona con parametri oggettivi come quelli di chi opera davvero su mercato; dall’altro, se la scelta di quel lavoratore e dei relativi emolumenti si rivelasse infelice, a pagarne le conseguenze sarebbero i cittadini, non il professor Monti. Non mi sembrano dettagli da poco.

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One Comment

  1. Veritas says:

    Per questo articolo bisogna ringraziare e dare atto al Prof. Bassani che ha perfettamente interpretato lo stato attuale delle cose nonchè gli assai probabili sviluppi futuri.

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