Elezioni: Monti e Grillo si trovano nella stessa situazione

di DANIELE V. COMERO

Due facce, una solo moneta:  Monti e Grillo si trovano accomunati in una situazione identica. Non vogliono o non possono candidarsi, ma vorrebbero capeggiare le rispettive formazioni. Il problema ha una possibile e legittima soluzione, che ho esposto nell’articolo del 26 dicembre, facendo rilevare che nelle pieghe del nostro complicato ordinamento elettorale esiste una  seria possibilità di loro candidatura, che non è una candidatura, una configurazione che ha quasi dell’incredibile, che pare che sia stata studiata e approntata appositamente  per loro.

Un attento studioso e collaboratore di questo giornale, Francesco Maria Agnoli subito dopo ha rilevato che:” In ogni caso, anche se qualche costituzionalista sembra pensarla  in modo diverso, una cosa  dovrebbe essere  abbastanza evidente: Monti non può  candidarsi, nel senso che non può presentarsi agli elettori…”. Invece si, è possibile. Si può presentare davanti agli elettori con i galloni da generale, senza farsi votare direttamente. Il trucco c’è ma non si vede. La soluzione per Monti, e quindi per Grillo, è nell’attuale legge elettorale, il porcellum, la legge 270/05, che ha introdotto la figura del “Capo della forza politica”, che non è da confondere con il capolista di una lista. La differenza è enorme, mi spiego meglio usando una metafora: concettualmente sono come l’allenatore e il capitano della squadra.

Questa nuova figura di allenatore-capo è stata introdotta nel settembre 2005 per trovare una sistemazione dignitosa a Romano Prodi,  che stava per fare le primarie dell’Unione per tale posizione senza che vi fosse un posto pronto a tale scopo.  Silvio Berlusconi e i suoi solerti tecnici hanno subito trovato la soluzione che poteva andare a pennello, intitolata poi al sempre disponibile leghista bergamasco Calderoli. La nuova configurazione è quella di un allenatore con più capitani giocatori. Infatti, il Cavaliere si era predisposto a competere per le Politiche 2013 su questo schema, purtroppo per lui si è trovato con il solo Alfano, si è accorto che il gioco così non può girare e funziona male. Anche per questo aveva fatto l’offerta a Monti di cedergli il suo posto di “allenatore”, che però avrebbe sempre tenuto per coda.

Insomma, questa figura di “Capo” appare politicamente necessaria, anche se la gestione è molto difficile, ci vuole flessibilità e non basta, come ha dimostrato la legislatura attuale, iniziata nel 2008 sotto il segno di Veltroni e Berlusconi, finita come con ben altre figure: Bersani, che ha sostituito il badogliano ex-segretario Pd, e Monti, che ha disarcionato l’appesantito Cavaliere. A ben vedere la legge non prevede cambiamenti di formazioni, come è avvenuto con la scissione di Fini e del FLI e l’ingresso della Santanchè al governo, oppure subentri di allenatori con i due passi indietro di Veltroni, che da allenatore-capitano-giocatore si è accontentato di un misero posto da giocatore in panchina.

Si è già detto che giuridicamente la figura del capo-coalizione introdotta nel 2005 è quasi indefinita, non è previsto alcun requisito minimo, della serie più una cosa è importante e meno si dice. Così, potrebbe essere un uomo o una donna qualsiasi, con la fedina penale pulita o lunga un chilometro, un cittadino italiano, comunitario oppure un extracomunitario, forse sarebbe possibile che sia anche minorenne. Tutto è ammesso, perché non è vietato, quindi che sia anche un senatore a vita, come Monti. Oppure che si trovi nella situazione di Beppe Grillo con una condanna sulle spalle. Non è detto che il “capo” sia poi anche candidato alla Camera o al Senato, può tranquillamente non presentare il suo nome nelle liste, in tal caso resterà una figura esterna al Parlamento. Certo, non avrà diritto alle prebende e alle garanzie costituzionali che possiede un parlamentare, comunque potrà avere degli incarichi di governo, anche la nomina a premier. Oppure essere intervistato un giorno si e no da tutti i TG, che è la cosa che conta di più. La normativa attuale consente questo escamotage, per cui Monti e Grillo possono legittimamente concorrere alle prossime elezioni politiche del 24 febbraio 2013 come leader delle loro coalizioni e nel caso di Monti, mantenendo il seggio al Senato che gli ha regalato il presidente Napolitano.

Sono queste le ragioni che hanno indotto a elezioni anticipate, tutto per non fare la riforma elettorale, per sfruttare a pieno i trucchi del “porcellum”, che altrimenti non avrebbero potuto utilizzare.

Sono armi che i vari Fini, Casini, D’Alema, Berlusconi e Bersani hanno voluto mantenere intatte nell’arsenale della nostra sgangherata Repubblica, ma che sono a doppio taglio. Ora possono consentire a Mario Monti di superare il blocco del seggio senatoriale avuto in regalo a garanzia della sua non candidatura, così come a Grillo di giocare la sua partita da allenatore a pieno titolo, senza correre il rischio di trovarsi bloccato nella palude della Camera o del Senato, lanciando l’assalto alle trincee nemiche da una posizione privilegiata.

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2 Comments

  1. berg says:

    Non so chi è peggio tra i due!…visto i personaggi inquietanti che hanno dietro non ho problemi a dire che se dovesse vincere uno dei due ci ritroveremo a rimpiangere il Berlusca e Bersani,

  2. gabriella says:

    STIAMO A VEDERE CHI VINCE, SE IL M5S O MONTI.

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