Montezemolo: scende in campo ma non si candida. E vuole il Monti bis

di GIORGIO CALABRESI

Scende in campo, ma non del tutto: si impegna, ma non si candida. Luca Cordero di Montezemolo rompe gli indugi dopo due anni di tattica e pre-tattica e mette in campo quanto costruito da Italia Futura con il vasto mondo dell’associazionismo che si e’ coagulato attorno ad essa. Il patron Ferrari scende in pista stanco di stare in “tribuna”. Giura che non si candidera’ perche’ non vuole nulla per se stesso. Ma, certo, le elezioni del 2013 sono le piu’ importanti dal 1948 e, come quelle rappresentarono l’inizio di una fase costituente, queste avranno il compito di “ricostruire” a partire dal tessuto sociale messo alla prova da vent’anni in cui “ciascuno di noi, almeno una volta, ha provato vergogna per essere italiano”. Il punto di inizio di questa fase e’ da individuare, per Montezemolo, li’ dove si e’ fermato il governo Monti di cui il movimento di Montezemolo aspira a diventare la massa critica per dare “continuita’ al percorso intrapreso”. Montezemolo ha poi precisato di non voler chiedere al presidente del consiglio di diventare il leader del nuovo soggetto politico, non oggi almeno: perche’ questo pregiudicherebbe, spiega ancora, il lavoro dell’esecutivo.

La risposta del presidente del Consiglio non si e’ fatta attendere: Monti a domanda risponde che non prende impegni, oggi, e sottolinea che comunque ad oggi nessuno gli ha ancora chiesto di impegnarsi. Il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani   vede il pressing del numero uno del Cavallino e richiama tutti a non tirare il presidente del Consiglio per la giacchetta.
Quella che nasce oggi, e’ l’auspicio di Montezemolo, sara’ una forza centrale nella politica italiana, che non scendera’ a compromessi e non accettera’ gattopardismi, ma che “spalanchera’” le sue porte a chiunque ne condivida valori ed obiettivi. Non alleanze, che’ di queste “gia’ se ne vedono tante che contengono tutto e il contrario di tutto” e che “ridanno peso e potere di condizionamento alle componenti piu’ ideologiche e populiste”. Serve una “novita’ sostanziale”, ha aggiunto, per evitare il rischio che, dopo le elezioni, possa essere “uno schieramento eterogeneo e confuso” a prendere la guida del Paese. Gianfranco Fini, parla da osservatore esterno, e dice che nelle prossime settimane si verifichera’ la possibilita’ di collaborazioni piu’ strette. Per Montezemolo di riforma il Paese ha ancora bisogno, a partire da un fisco che, a fronte della rinuncia a qualsiasi incentivo per le imprese, abbatta l’Irap. E contemporaneamente si avvii un meccanismo automatico – e Montezemolo sottolinea “automatico” – che riveda al ribasso le aliquote. Parole alle quali i settemila degli studios di via Tiburtina rispondono con applausi che, per entusiasmo, sono secondi solo alla standing ovation tributata a Montezemolo al momento del suo ingresso in sala. Assieme al capitolo fisco, Montezemolo affronta quello delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, ritirandosi da quelle attivita’ in cui, incapace di generare benefici, finisce solo per alimentare “intermediazione politica e corruzione”. Dunque, sintetizza, “l’unica patrimoniale che dobbiamo introdurre e’ quella sullo Stato”.

Per fare questo, la prossima dovra’ essere una legislatura costituente: dal dimezzamento dei parlamentari al ripensamento delle autonomie locali, passando dalla riforma della legge elettorale e alla regolamentazione dei conflitti di interesse. Un parterre composto da tanta gente comune, proveniente da tutta Italia in auto, in treno e con piu’ di 400 pullman che hanno prodotto qualche problema alla circolazione della gia’ congestionata via Tiburtina. Ma molti sono anche i volti noti, della politica e del mondo della cultura giunti come osservatori: da Paolo Gentiloni e Pierluigi Castagnetti del Pd al sottosegretario con delega all’editoria Paolo Peluffo, dalla folta schiera di esponenti di Fli, come Benedetto Della Vedova, Flavia Perina e Alessandro Ruben ai fratelli Vanzina che hanno considerato “doveroso assistere alla nascita   di un movimento nuovo”. Oltre all’ex vice di Confindustria Bombassei.

Ma gli amici con cui Montezemolo si muove fin da subito sono il ministro Riccardi (Comunità di Sant’Egidio), il segretario generale della Cisl Bonanni e il presidente delle Acli Oliviero: così il progetto di evoluzione di Italia Futura ha tanto il sapore di una nuova Democrazia cristiana.

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3 Comments

  1. Veritas says:

    Ma lui si siederà tavola quando il pranzo sarà stato servito!

  2. Albert says:

    Montezemolo, il chiaccherone incompetente che si vanta di essere presidente della Ferrari la quale con lui è la Ferrari, senza di lui è la Ferrari. Lui senza la Ferrari non è un cazzo.

  3. paolo says:

    ….e il letame va’…….

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