Monte Pertica, l’ultima battaglia dei “Diavoli bruni”

di ROBERTO GIURASTANTE*

Monte Pertica, baluardo difensivo della linea del Grappa, 27 ottobre 1918. La montagna di 1.549 metri è stata una delle cime più contese tra italiani ed austriaci da quando, dopo lo sfondamento di Caporetto, il fronte si è stabilizzato sul Piave. Conquistato e riperduto più volte nel corso di un anno dagli austriaci, ora il Monte è in mano italiana.

La guerra sta volgendo al termine. L’Impero austroungarico si sta disgregando sotto la spinta dei nazionalismi. Un Impero glorioso che ha scritto la storia d’Europa creando il primo Stato sovrannazionale frutto della tolleranza sta implodendo travolto dalle ideologie totalitariste emerse dall’inferno dell’immane strage della guerra. E quel che rimane del suo esercito vittorioso, che sul campo ha sconfitto il nemico, si trova ora in fase di rapida dissoluzione. La situazione sul fronte italiano sta precipitando. Le divisioni ormai sbandate cominciano a ritirarsi. Cechi, slovacchi, ungheresi, sloveni, polacchi, ucraini, ruteni, serbi, croati, bosniaci, romeni, vogliono tornare a casa, nelle nuove Nazioni che si stanno costituendo dalla caduta dell’Impero.  Pochi reparti rimangono fermi a tenere il fronte senza cedere, fino all’ultimo. Tra questi il glorioso 7° reggimento Khevenhüller. L’invitto reggimento, tra i più decorati dell’esercito austroungarico, si trova ora ad affrontare da solo l’ultima battaglia: l’attacco al Monte Pertica.
“Diavoli bruni” li chiamano gli italiani. Sono gli indomiti montanari carinziani vittoriosi sul S. Michele, sulle Alpi Giulie, nello sfondamento di Caporetto e nelle battaglie sul Grappa. Ma il reggimento è ormai l’ombra di quel fiero reparto che nel luglio del 1914 partiva da Klagenfurt tra i festeggiamenti della popolazione diretto al fronte russo. A pochi giorni dal termine della guerra è ridotto a 1/3 dei suoi effettivi originari. Poco più di mille uomini. I  pochi reduci delle tante battaglie uniti ai riservisti della territoriale e ai ragazzi. Giovani di 17 – 18 anni e maturi quarantenni formano ora il nerbo di quella che era una delle unità d’elite dell’esercito imperial regio.
L’attacco è inutile perché nessun altro reparto lo potrà sostenere. Una volta conquistata la cima del monte i Khevenhüller non la potranno tenere. Ma gli ordini non si discutono: si deve conquistare il Pertica! Bisogna dimostrare ancora una volta, l’ultima, il valore dei soldati austriaci. E allora all’assalto!  Dopo una marcia notturna di avvicinamento durata due ore, alle 5 il reggimento è nelle posizioni previste per l’attacco. Tre battaglioni si lanciano contemporaneamente all’assalto con la copertura dell’artiglieria austriaca. I battaglioni sono preceduti dalle pattuglie di assaltatori che devono eliminare i nidi di mitragliatrici. Il fuoco dell’artiglieria austriaca copre passo a passo l’avanzata. Anche troppo. I tiri corti mietono le prime vittime tra gli attaccanti. Gli italiani presi di sorpresa cercano di organizzare la difesa. Le mitragliatrici crepitano nel buio della notte, il fuoco di fucilieria si intensifica. Ma la marea umana dei Khevenhüller  è inarrestabile. Una dopo l’altra le postazioni italiane di mitragliatrici vengono messe a tacere. Alle 6.15 i tre battaglioni del 7° reggimento fanno breccia nelle trincee italiane e dopo furiosi corpo a corpo prendono la vetta del Pertica.
Ma ora la cima così duramente conquistata deve essere difesa dagli immediati contrattacchi italiani. I primi vengono respinti dal fuoco delle mitragliatrici pesanti che i Khevenhüller sono riusciti a portare sulla vetta. Ma senza rinforzi e sempre più a corto di munizioni gli uomini del 7° devono cominciare ad arretrare. Alle 10.30 gli alpini italiani riconquistano le vecchie posizioni. Il 27 ottobre 1918 sul Pertica il 7° reggimento Khevenhüller perde 862 uomini e 35 ufficiali: i due terzi dell’organico. Questi indomabili soldati, che anziché ritirarsi  hanno preferito lottare fino alla morte per difendere l’onore della propria bandiera,  hanno scritto l’ultima gloriosa pagina nella storia dell’Imperial regio esercito austroungarico.
*http://robertainer.blogspot.it
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15 Comments

  1. lianogia says:

    preferisco e di molto ricordare e onorare l’ eroico comportamento e le motivazioni degli Arditi italiani che su quella montagna si sono coperti di gloria al grido di Viva l’italia
    A noi

  2. Vincenzo says:

    Pagina gloriosa della nostra Storia scritta da indomiti uomini diventati eroi non per opportunismo politico ma per gloria e onore della comune Patria. Speriamo che la memoria corta dei parvenues, che sfoggiano con vomitevole e ridicola ostentazione i distintivi dei clubs cittadini non abbiano a dimenticare il sacrificio di tanti eroi che hanno permesso quel diacronico svolgimento della Storia da cui sono nati tanti generali senza stellette !

  3. diego says:

    Giova ricordare che le Waffen SS, cioè i reparti combattenti, sono stati soldati magnifici ed eroici, caduti per i 2/3 dei loro organici in combattimenti che i regolari della Wehrmacht non riuscivano a vincere. I criminali erano altri.

    • Giovanni S. says:

      HEIL DIEGO !! E’ ormai evidente che su questo sito, con la scusa dell’imminente onirica indipendenza del Veneto, della Lombardia,di Trieste,delle prealpi e dei ghiacciai, i commenti dei seguaci della svastica si impongano con convinzione. Chi commemorerà prossimamente la “fulgida” esperienza organizzativa della Risiera di San Saba e del suo “celebre” manager padano- germanico(era triestino) Odilo Globocnik ?Non era anche lui un precursore della macroregione padano-alpina? E Miglio, il vostro venerato maestro,non ha pure elogiato l’attività dell’omino di Braunau?

  4. Giovanni S. says:

    Serbidiola, Lei è riuscito ad ultimare le scuole dell’obbligo ? Ha imparato a leggere ? Da quali mie parole deduce che avrei scambiato i soldati austro-ungarici (in azione contro gli Italiani nella prima guerra mondiale[1915-18]) con le SS (forse il peggior concentrato di delinquenti-assassini della Storia ; in prevalenza tedeschi ed austriaci, quindi di “pura razza ariano-alpina”) arruolate dopo l’avvento di Hitler al potere (1933) ? Se Lei non ha compreso il tono ironico del mio commento all’articolo di Giurastante, non è colpa mia. Visto che non riesce a decodificare semplici lessemi, si astenga almeno dal rispondere con offese gratuite. Strano , poi, che Lei, probabile simpatizzante di idee indipendentiste ( da questo sito esaltate non solo a detrimento dell’unità d’Italia, ma anche di quelle degli USA, della Spagna, della Francia,ecc.) esalti il “GRANDE IMPERO DEFUNTO” ! Impero che rapinava ed opprimeva sistematicamente , da secoli, numerosi popoli (Ungheresi, Romeni, Sloveni, Italiani, Croati,ecc..), che non vedevano l’ora di liberarsi dalla schiavitù di quella squallida dinastia medievale(che annoverava numerosi membri psicopatici) e che per secoli si era fregiata del titolo di “imperatore del Sacro ROMANO Impero” ! Studi la Storia, sia più coerente ed ..educato .

    • sciadurel says:

      le storie di razze & c. le hai tirate fuori tu e poi guarda che qui se ce ne uno che rapina e opprime è proprio il tuo staterello nazista itagliano (ti ricordo che hai anche il conto corrente controllato)

      • serbidiola says:

        Grazie signor Sciadurel. Obbligato! Ma forse è inutile polemizzare con chi sostiene di usare l’ironia e invece gronda odio scolasticamente mal digerito. é infatti rimasto ad una visione scolastica risalente ed almeno cinquenta anni fa dell’Impero austro-ungarico, una visione diciamo ‘comunista’ senza offesa per alcuno. Visto che si impalca in una cultura che non possiede il sedicente GIovanni ignora i passi avanti fatti dalla storiografia. Vabbè pazienza. Uno dei grandi pregi del defunto impero (è una citazione Giovanni S., una citazione di un grande storico…ma le i mica legge) fu proprio la tolleranza, dovuta certamente anche al tentativo di trattenere l’esplosività dei nazionalismi. E stia sereno sugli oppressori austriaici, visto che i civili alti gradi dell’esercito italiano facevano fucilare i poveri contadini che per paura rifiutavano assalti sucidi contro le mitraglie austriache. Ma legge, ogni tanto, anche la storiografia italiana (pure quella comunista …)

    • Andrea Vanderville says:

      Sarebbe utile anche a Lei, Signor Giovanni S., un bel ripasso storico, magari, per questa volta, tenendo presenti gli insegnamenti del sempre compianto Marc Bloch.

      • Giovanni S. says:

        Che c’entra Marc Bloch con la storia militare dell’Impero Austro-Ungarico e con le battaglie combattute dal suo esercito contro gli Italiani ? Il grande storico francese , di origine ebraica, assieme al collega L.Febvre, ha rinnovato i metodi ed i contenuti della ricerca storica anche con la pubblicazione della rivista “Annales d’histoire..”. Egli si è occupato soprattutto della società feudale e, poi, della disfatta francese del 1940. Da ebreo perseguitato non amava il governo di Pétain e, soprattutto, i suoi protettori tedeschi. A differenza di molti commentatori che scrivono su questo sito, detestava le pretese di superiorità culturale e razziale “nordica”. Per questo gli fu vietato l’insegnamento universitario. Partecipò alla Resistenza , fu torturato e poi assassinato da “civilissimi” militi austro tedeschi. Vanderville, ripassi Lei la storia e non citi a vanvera autori che professavano idee lontane mille miglia da quelle esaltate su questo sito.

  5. serbidiola says:

    Le parole in libertà di chi si firma Giovanni sono inconcepibili. L’ignoranza non è un vanto da esibire! A parte la devastante messe di sciocchezze scambiare i soldati austro-ungarici per militari nazisti è così inconcepibile che non lo farebbe nemmeno un bambino delle elementari. L’articolo è meritevole e i soldati che lasciarono la vita per un grande impero defunto meritano un rispetto che troppe volte gli è stato negato! E soprattutto di non essere confusi con nazisti!!!!

  6. Giovanni S. says:

    Dopo aver rievocato le gesta dei “diavoli bruni”, immagino che il prossimo articolo di storia militare, Lei, Signor Giurastante, lo dedichera’ alle “valorose” camicie brune di Himmler. E’ comprensibile che i fautori di una futura macroregione alpina possano leggere, su questo sito, una rievocazione delle “sublimi” gesta delle Schutz Staffeln, ai tempi della MACROREGIONE TERZO REICH (Germania, Austria e “Padania saloina”). Sì, perchè non ricordare le eroiche “vittorie” di Boves, S.Anna di Stazzema, Marzabotto, in cui emerse l’invitto valore degli ariano-alpini contro gli inetti Italiani. Pelasgici ed assolati, secondo l’opinione dell’architetto Oneto, ex Ministro dello statista di Gemonio. Perchè non rievocare , in contrapposizione alla corruzione mediterranea, l’onesta’ immacolata dei guerrieri nordici? Che non hanno mai rubato un soldo agli infidi Ebrei ! Che , da “nobili” cavalieri della razza pura, non hanno mai colpito bambini ,donne ed anziani ! Che da buoni , laboriosi protestanti hanno sempre esaltato l’onesto lavoro (arbeit macht frei), al contrario dei pigri Italiani ! Bravo Giurastante , Lei scrive meglio di quelli di storm front .

    • Sandi Stark says:

      Lassa perder Serbidiola, iera scritto sul Corriere dei Piccoli che i tedeschi xe cativi, stupidi e balonzi, e che i ‘taliani xe furbi. El personaggio sputanà dai ‘taliani se ciamava Otto Krafen, i ghe mostrava el giornalin anche ai soldai che i mandava a invader casa nostra, lori vardava le figure e le parole le legeva i preti o i uficiai. Perchè i iera analfabeti al 74%.

      Se i nipoti riva a scriver 12 righe col passato remoto e senza sbagliar i verbi, bisogna riconosserghe el merito de la loro evoluzion; el maestro Manzi ga servì a qualcossa.

      No pretender che i sappi anche che el tedesco xe una delle lingue più parlade al mondo e che i rivi a distinguer tra Svizzera, Austria e Germania, per no parlar dei altri gruppi linguistici in altri Stati. O addirittura che i rivi a distinguer tra tedeschi e nazisti.

      Quele finezze le poderà far i loro pronipoti, tra qualche generazion. Daghe el tempo de evolverse e no zigarghe che se te li demoralizzi, te ris’ci de blocarghe la crescita.

    • sciadurel says:

      tu sei fuori di testa

      quello che scrivi non c’entra nulla con l’articolo … a già ma sei il solito itagliano abituato “a buttare tutto in caciara”

      • Giovanni S. says:

        Si, sono di nazionalità italiana. Il Suo passaporto, invece, quale nazionalità evidenzia ? Quella onirica ? O quella ariano-alpina ?

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