Monte dei Paschi spiegato a Travaglio: la riserva frazionaria è un crimine

di GIOVANNI BIRINDELLI

La vicenda MPS ha ringalluzzito coloro che ritengono che il problema principale del sistema bancario sia la presenza dei partiti politici negli organi che controllano le banche (generalmente le fondazioni). In un recente articolo, per esempio, Marco Travaglio invita Napolitano a lanciare “un bel monito ai politici perché escano dalle banche (e dalle fondazioni) con le mani alzate e tornino a fare il loro mestiere: che, sulle banche, è quello dell’arbitro, non del giocatore”.

Le ragioni per cui ai partiti politici debba essere impedito con la forza di partecipare al controllo delle banche sono ovvie e non è mia intenzione discuterle. Quello che invece credo che valga la pena discutere è l’idea, che mi sembra implicita nelle parole di Travaglio, secondo cui questo basterebbe perché le banche operino in un sistema di libero mercato. Non è così. Il problema di gran lunga maggiore del sistema bancario non è che i partiti controllano le banche, ma che esse (tutte) operano al di fuori delle regole del libero mercato e quindi che la loro attività, per quanto generalmente legale (cioè rispettosa della ‘legge’ intesa come provvedimento particolare, come strumento di potere), è in gran parte illegittima (cioè viola la legge intesa come principio generale e astratto, come limite al potere). In altri termini, il problema principale del sistema bancario sta nel fatto che lo Stato, grazie all’idea di ‘legge’ oggi prevalente (il positivismo giuridico imposto dalla nostra costituzione), ha concesso alle banche un particolare privilegio: quello di operare in regime di riserva frazionaria. Nel momento in cui si togliesse questo privilegio, i partiti uscirebbero dalle banche alla velocità del fulmine (anche senza il dovuto ricorso alla coercizione) in quanto le banche diventerebbero un’attività imprenditoriale come tutte le altre. Tuttavia, finché non si toglie quel privilegio, che i partiti controllino le banche o meno, i legami fra Stato e banche continueranno a esserci come ci sono sempre stati da quando è stato legalizzato il regime di riserva frazionaria (anche in assenza di controllo delle banche da parte del potere politico) e le banche continueranno a non operare in regime di libero mercato.

Gli effetti economici di questo particolare privilegio sono devastanti ma, visto che i giornalisti sedicenti ‘liberali’ generalmente non sanno cosa sia il libero mercato e quindi non conoscono questi effetti, questi ultimi rimangono sconosciuti a molte persone.

Il regime di riserva frazionaria consente alle banche di creare credito (e quindi denaro) dal nulla. Se Tizio deposita 1.000 euro nella banca A, questa oggi è tenuta a trattenere solo una determinata percentuale (poniamo l’1%, cioè 10 euro) e può prestare il rimanente 99% a Caio. Se Caio deposita questo prestito nella banca B, quest’ultima dovrà, a sua volta, trattenere solo l’1% della somma depositata e potrà prestare a Sempronio il rimanente 99%. E così via fino a che i 1.000 euro iniziali non avranno consentito al sistema bancario nel suo complesso di produrre 99.000 euro di credito (e quindi di denaro) finto, creato dal nulla (senza che cioè alle sue spalle ci sia del risparmio). Questo meccanismo è illegittimo in quanto consiste in appropriazione indebita. Se Tizio prestasse i suoi 1.000 euro alla banca A egli rinuncerebbe alla disponibilità di quei 1.000 euro. Questa disponibilità verrebbe trasferita alla banca A, che dovrebbe compensare Tizio con un tasso d’interesse: in questo caso non ci sarebbe nessun problema. Ma, depositando (e non prestando) i suoi 1.000 euro presso la banca A, Tizio non rinuncia alla loro disponibilità: egli li deposita presso la banca per avere determinati servizi di custodia, di sicurezza, di pagamento, ecc. (oggi egli è addirittura obbligato dallo Stato a depositarli in banca, non potendo pagare in contanti sopra una cifra che sembra destinata a ridursi sempre di più) ma il giorno dopo li può usare per comprare una bicicletta.

Il problema è che, nel momento in cui la banca A presta a Caio il 99% di quei 1.000 euro, essa trasferisce la disponibilità di quei soldi a Caio. Quindi, grazie al meccanismo della riserva frazionaria, Tizio e Caio hanno contemporaneamente la ‘disponibilità’ sugli stessi soldi (più precisamente, Caio ha la disponibilità sul 99% dei soldi di Tizio). Questo significa che se un giorno Caio li usa per comprarsi un paio di sci e il giorno dopo Tizio li vuole usare per comprare una bicicletta (oppure, caso più realistico, se un giorno a seguito del venir meno della fiducia dei vari ‘Tizi’ nella capacità delle banche di restituire loro i soldi depositati, questi si presentano contemporaneamente allo sportello per chiedere i loro 1.000 euro), Tizio con molta probabilità scoprirà che i suoi soldi non ci sono: la banca A se ne è appropriata per prestarli a Caio e guadagnarci un tasso d’interesse. Quindi, come Jesús Huerta de Soto dimostra ampiamente nel suo capolavoro Money, Bank Credit and Economic Cycles sia sotto il profilo logico-giuridico che sotto quello storico, “un qualunque uso di questo denaro [quello depositato presso le banche e non prestato, n.d.r.], in particolare per fare prestiti, … è un atto di appropriazione indebita”.  In un lontano passato, quando la legge era considerata un principio generale e astratto da scoprire, custodire e difendere (e non un provvedimento particolare da decidere), questo crimine era considerato gravissimo (in alcuni casi veniva punito addirittura con la decapitazione), tant’è che le banche inizialmente lo compivano di nascosto e vergognandosene. Oggi che la ‘legge’ è diventata la decisione arbitraria del politicamente più forte, il meccanismo della riserva frazionaria non è più un reato: mentre l’appropriazione indebita viene generalmente vietata, alle banche è stato concesso il privilegio di poter commettere questo crimine legalmente.

Il vantaggio che le banche derivano dal crimine della riserva frazionaria (e ancora di più da quello dell’impedimento dell’uso del contante che certi cialtroni auspicano e difendono) è chiaro: esse possono caricare interessi su una montagna di credito generato dal nulla. Gli Stati hanno concesso questo privilegio alle banche in cambio della possibilità (spesso tacita) di poter avere accesso a parte di quella montagna di denaro creato dal nulla per finanziarsi. Gli effetti economici della riserva frazionaria sono quelli della manipolazione monetaria e del credito: un periodo di boom economico seguito necessariamente dalla crisi e, prima o poi, dalla catastrofe. La riserva frazionaria infatti consente di aumentare la quantità di credito disponibile senza aumentare il tasso d’interesse (e quindi di mantenere un tasso d’interesse artificialmente basso): questo segnala la disponibilità di risparmi che in effetti non ci sono. Sulla base di queste informazioni false verranno fatti investimenti sbagliati, sia per quantità che per tipologia. Quando l’errore di queste informazioni si manifesta, il castello di carta crolla, lasciando dietro di se miseria e le macerie di una struttura produttiva de-sviluppata. Questa miseria e queste macerie che saranno tanto peggiori e dureranno tanto più a lungo quanto più a lungo sarà durata la manipolazione monetaria e del credito e quanto più regolamentati sono l’economia in generale e il cosiddetto ‘mercato’ del lavoro in particolare.

La riserva frazionaria, che rende possibile alle banche di svolgere legalmente un’attività criminale molto profittevole, rende così il sistema economico strutturalmente instabile e cioè necessariamente esposto a cicli economici di boom e crisi. È per far fronte a questa instabilità strutturale prodotta dalla riserva frazionaria che è stato necessario istituire le banche centrali (i prestatori di ultima istanza, gli stampatori di denaro che, per evitare il collasso del sistema, potessero andare in soccorso delle banche nei momenti di crisi trasferendo sulla gran parte dei cittadini, mediante la perdita del potere d’acquisto della moneta imposta col corso forzoso e di ciò che ne consegue, il costo di questo salvataggio e cioè del privilegio che lo ha reso necessario). Quindi se un monito sul sistema bancario ci deve essere, ma non da parte di un presidente comunista che di privilegi ne sa qualcosa, ma da parte delle persone intellettualmente libere, è che venga abolito il privilegio della riserva frazionaria. Ristabilendo la distinzione fra prestito (in cui si rinuncia a beni presenti per beni futuri) e deposito (in cui non si rinuncia a beni presenti per beni futuri), occorre:

  1. per i depositi, che le banche siano obbligate a mantenere il 100% di liquidità (il che da un lato rende inutili le banche centrali, le quali quindi potrebbero essere chiuse, e, dall’altro, implica che le banche commerciali vengano pagate dai depositanti per i loro servizi di custodia e non che esse corrispondano ai depositanti un tasso d’interesse, per quanto misero);
  2. per i prestiti, che le banche ricevano prestiti da privati (pagando un tasso d’interesse) e a loro volta li facciano ad altri (caricando un tasso d’interesse maggiore) come avveniva in origine. Faccio notare che oggi, a seguito della contrazione del credito prodotta dalla crisi e grazie a internet, questa attività comincia ad avvenire di nuovo nei prestiti fra privati attraverso un intermediario (si vedano operatori come Smartika per esempio).

Riagganciando i prestiti (e quindi gli investimenti) ai risparmi si restaurerebbe un pezzo di legge (si abolirebbe un privilegio) e si eliminerebbe la possibilità stessa delle crisi economiche cicliche come quella che stiamo vivendo. In altre parole si introdurrebbe un pezzo di libero mercato nel settore bancario, libero mercato che oggi non c’è e che non ci sarebbe nemmeno se i partiti uscissero dalle banche. Dico “un pezzo” di libero mercato perché il libero mercato (cioè la sovranità della legge intesa come principio generale e astratto) implica non solo l’abolizione ma l’impossibilità di tutti i privilegi: dal corso forzoso della moneta alla regolamentazione dei ‘mercati’ del lavoro e degli affitti immobiliari; dalla discriminazione fiscale (per esempio la progressività fiscale, la tobin tax, eccetera), alla redistribuzione delle risorse; dalla fissazione arbitraria del tasso d’interesse da parte delle banche centrali alle altre forme di fissazione dei prezzi; dal finanziamento pubblico dei partiti a quello dell’agricoltura, dell’editoria, dello sport, del cinema, del teatro, dell’università, e chi più ne ha più ne metta. Insomma, il libero mercato, implicando l’impossibilità di tutti i privilegi, implica l’impossibilità dell’interventismo economico da parte dello Stato in generale.

Perché l’abolizione di tutti i privilegi sia possibile, occorre passare dalla sovranità dei legislatori (chiunque essi siano) o del ‘popolo’, alla sovranità della legge la quale (non può essere mai ricordato abbastanza spesso), essendo il risultato di un processo spontaneo di selezione culturale di usi e convenzioni, è indipendente dalla volontà di coloro che la devono scoprire e difendere allo stesso modo in cui le regole di una lingua sono indipendenti dalla volontà di un gruppo di linguisti. Il problema non è chi comanda (se la maggioranza di Grillo, di Berlusconi, di Monti o di Bersani), ma l’idea di legge che limita il suo potere: oggi, grazie al positivismo giuridico imposto dalla nostra costituzione totalitaria, il potere politico (chiunque sia a detenerlo) è illimitato e la tragedia è che non c’è nessuno dei candidati in lizza che si ponga il problema di limitarlo. Ma per passare dal socialismo attuale alla società libera, occorrono persone (e anche giornalisti), che, nell’osservare e criticare la realtà che osservano, capiscano la differenza fra leggi e misure; fra potere legislativo (il potere di scoprire e difendere la legge intesa come principio generale e astratto) e potere politico (il potere di decidere un provvedimento particolare: non è il potere politico, ma il potere legislativo che deve fare l’arbitro); fra legittimità e legalità; fra libero mercato e socialismo. Occorrono cioè persone che non cerchino una soluzione ai problemi all’interno della stessa struttura totalitaria che li ha prodotti, ma che abbiano la capacità intellettuale (e il coraggio) di mettere in discussione quella struttura, di guardare a monte, di cercare le cause dei problemi, e non solo di osservare gli effetti.

Queste persone oggi si contano quasi sulle dita di una mano e Marco Travaglio non è una di esse, il che è evidente non solo nel modo in cui affronta i problemi del sistema bancario ma anche quando, sempre in buona compagnia, si scandalizza per il fatto che Berlusconi abbia fatto le sue quaranta e più ‘leggi’ ad personam ma non si scandalizza minimamente per il fatto che le abbia potute fare legalmente (anzi elogia la costituzione che ha reso possibile che ciò avvenisse); oppure quando condanna l’evasione fiscale a priori, cioè senza prima giudicare la legittimità (non la legalità) del sistema fiscale, la quale dipende non solo dal modo in cui sono prelevate le tasse (per esempio se nel rispetto dell’ uguaglianza davanti alla legge o meno, cioè con assenza o meno di disuguaglianza legale) ma anche da ciò che queste finanziano (per esempio il fatto che esse si limitino a finanziare lo Stato minimo o meno, comunque lo si voglia non arbitrariamente definire).

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35 Comments

  1. enrico says:

    ottimo articolo! che ne pensa di david icke?

  2. r says:

    Ma qualcuno di coloro che affollano questo giornale è mai stato amministratore o dirigente di un Istituto di Credito ?

    Leggo da mesi sproloqui da fattorino ed elucubrazioni onaniste di teorici dell’albero degli zecchini !

    In quasi un anno non ho trovato mai nessuno (ed ho fatto controlli accurati) che possa vantare un minimo di attività nel settore bancario !

    Solo docenti sparasentenze, che per l’appunto sbarcano il lunario “vendendo” chiacchiere e teorie ai più permeabili dei piccoli imprenditori, annegati in un mare di buontemponi !

    Per anni ho ricoperto incarichi dirigenziali in un istituto di credito, di media dimensione, che finanziava l’imprenditoria locale: al Nord servono persone capaci di fare, non Giannini capaci solo di spararle grosse a chi non distingue un paracarro da un obelisco !

    Troppa gente si sveglia al mattino con la ricetta della felicità !

    VOGLIAMO LA LIBERTA’ O PREFERIAMO GIOCARE AI LIBERTARI ???

    • Quindi per risolvere la crisi mondiale basta un bel “more of the same” complimenti, lei dev’essere ricercatissimo nell’ambiente…

    • Gianluca Landolfo says:

      Giusto per continuare a fare i saccenti… si dice elucubrazioni onanistiche!Tra l’altro, termine decisamente eccessivo per indicare un discorso meticoloso del tutto improducente.

  3. Giorgio Fidenato says:

    Caro Luca, facciamo quest’altro esempio. Eliminiamo la banca ed andiamo a prestare direttamente agli imprenditori. Tu non vuoi prestare soldi e te li tieni casa, sotto il materasso, caricandoti i costi di custodia e il rischio. Quindi l’imprenditore non ha nessun finanziamento. Tu invece hai il tuo capitale e lo usi come vuoi. Ti capita di comprare un terreno: attingi dai fondi che hai risparmiato. Ti capita una malattia: attingi dai fondi che hai risparmiato per la cura.
    Un giorno decidi di prestare una parte dei tuoi soldi ad un imprenditore, mettiamo metà dei tuoi risparmi. L’imprenditore si impegna a restituirteli dopo cinque anni pagandoti un interesse. Ciò significa che tu per cinque anni non hai a disposizione metà dei tuoi risparmi e riceverai un reddito dal prestito dei tuoi risparmi. Se nel frattempo ti capitasse di fare un affare che vale più della metà dei risparmi che tu hai sotto il materasso, l’affare non lo puoi fare perché nel frattempo hai prestato i soldi all’imprenditore.

    Questo è quello che accade sul mercato.
    Con l’introduzione della legislazione monopolistica delle banche accade questo. Tu porti i soldi in banca. Questa conserva per te sempre una disponibilità “a vista” dei soldi che tu hai depositato, però nel frattempo li ha prestati a qualcun altro (anche se non tutti perché una piccolissima riserva l’ha tenuta). Se domani ti capitasse un affare per tre quarti della somma che tu hai depositato la banca ti permetterebbe di farlo, anche se ha prestato il 90% a degli imprenditori che li hanno chiesti in prestito.

    Come vedi alla banca (e indirettamente a te che hai depositato i tuoi risparmi in banca) viene permesso di fare qualcosa che a noi privati cittadini è vietato fare. Cioè comprare delle cose senza soldi, o meglio usando soldi fasi, creati dal nulla!!!! Nel caso che tu hai i soldi sotto il materasso certe cose non le puoi fare; se li hai portati in banca queste cose le puoi fare. Immagina il meccanismo che ho descritto amplificato su tutta la platea dei depositanti e ti renderai conto della truffa colossale che il monopolio monetario ha creato e sta creando.

    E’ questo che Birindelli cerca di farti capire: la differenza tra deposito e prestito, che è una differenza abissale.

    Senza riserva frazionaria è chiaro che il sistema è meno pronto e scattante nel recepire nuove opportunità e nuovi affari perché devi convincere i risparmiatori a darti i loro risparmi e loro a rinunciare alla loro disponibilità a vista, ma quello che ha detto Birindelli è sacrosanto: cioè avremmo meno boom and bust, prezzi continuamente calanti e valore degli stipendi continuamente crescenti e meno parassiti da mantenere.

    La banca lucrerebbe sulla differenza degli interessi che deve dare a te e quello che chiede all’investitore in conseguenza della sua attività di intermediazione.

    Sono stato chiaro?

    • Aquele Abraço says:

      Domanda: è obbligatorio per le banche usare i depositi per i prestiti? Perché, se non fosse cosi, qualcuno potrebbe aprire una banca (non solo su internet) e seguendo la legittimità e non la legalità come dice Birindelli, non usare i depositi e chiedere per essi dei costi d’esercizio concorrenziali con quelli delle altre banche, magari facendo leva sull’eticità dell’operazione e compensare così le probabili perdite iniziali con una crescente adesione di nuovi correntisti che riduce i costi fissi d’esercizio dell’operazione complessiva.

      • Giovanni Birindelli says:

        Grazie della domanda. Mi sono chiesto la stessa cosa. Credo che, mutatis mutandis (un mutandis molto pesante in questo caso), la domanda che lei si pone in linea di principio non sia diversa da quella che si devono essere posti coloro (fra cui Travaglio stesso) che hanno fondato Il Fatto Quotidiano: “in una situazione in cui la concorrenza ha un privilegio legale (in questo caso i finanziamenti pubblici della ‘legge’ dell’editoria), e quindi è concorrenza sleale, un giornale che esce in edicola e non solo su internet (e quindi ha costi maggiori) potrebbe avere successo senza quel privilegio legale?”. In quel caso la risposta, data dal successo de Il Fatto Quotidiano (un giornale che difende la costituzione totalitaria che permette la legalità dei privilegi che quel giornale condanna), è stata si. Nel caso delle banche la questione è più complicata secondo me in quanto, se il finanziamento pubblico dei giornali è chiaro a tutti che è un privilegio, nel caso della riserva frazionaria il fatto che questo sia un privilegio e le implicazioni catastrofiche di questo privilegio richiedono la lettura di testi che non vengono studiati alle università e una preparazione economica che pochi hanno. Tuttavia, sforzi di divulgare in modo sintetico e rigoroso i principi di economia e di filosofia politica ad un pubblico più ampio (come ad esempio “La via della schiavitù” di Hayek – http://www.amazon.it/via-della-schiavit%C3%B9-Friedrich-Hayek/dp/884983084X/ref=sr_1_fkmr1_2?ie=UTF8&qid=1361820619&sr=8-2-fkmr1 – e anche il capolavoro di sintesi della Scuola Austriaca di economia che è “A scuola di Economia” in cui Francesco Carbone trascrive e rielabora il corso di de Soto – http://shop.usemlab.com/it/novita/14-a-scuola-di-economia-9788890389290.html ) danno la speranza che piano piano il virus della libertà e del buon senso possa contagiare sempre più persone. Quando questo succederà, la cosa che propone lei secondo me potrebbe avere maggiori possibilità di successo ma forse potrebbe averne anche subito, chissà. L’unico modo per scoprirlo è provarci.

      • Giovanni Birindelli says:

        PS. Sull’obbligatorietà non so (per conoscere la ‘legge’ intesa come provvedimento particolare è necessario un avvocato, il che già di per sé da un’idea quanto essa non abbia nulla a che vedere con la legittimità), ma non credo visto che Smartika opera con l’approvazione della Banca d’Italia

    • Luca says:

      Ho capito quello che Birindelli vuole dire, così come vorrei far capire che c’è un motivo se esiste l’intermediazione bancaria. Un singolo risparmiatore non è assolutamente in grado di finanziare grandi progetti industriali. Ci vuole un grosso intermediario che raccolga molti depositi. Il singolo risparmiatore non ha i mezzi per controllare l’affidabilità di colui a chi concede il prestito, nè per verificare l’uso che egli fa dei soldi prestati. Anche per questo ci vuole un grosso intermediario. E via dicendo. Eliminare tutto ciò vuol dire tornare a un sistema economico medievale.
      Vedo poi che insistete sul fatto che la banca centrale ha il monopolio della creazione della moneta, ma questo non c’entra nulla, visto che il sistema che voi chiamate riserva frazionaria esisteva anche prima della creazione delle banche centrali. Anzi, le banche centrali sono state appunto create per far fronte alle crisi bancarie che nascevano quando una banca rimaneva senza sufficiente liquidità.

      • Aquele Abraço says:

        Qui sono tutti d’accordo che debba esistere l’intermediazione bancaria che raccolga e utilizzi i risparmi (non i depositi) dei piccoli risparmiatori per finanziare grandi progetti (ma spero anche promettenti idee – Steve Jobs insegna). La questione è se, per far questo, sia legittimo utilizzare i depositi, dando degli interessi irrisori e facendo pagare alti costi d’esercizio per i servizi ai correntisti. Capisco che la gran parte della liquidità sia costituita proprio dai conti correnti e dai libretti di risparmio, ma utilizzare questi soldi all’insaputa dei clienti, senza neanche una pezza di consenso formale, anche se poco compreso, configura realmente un’appropriazione indebita e finché sarà possibile (Bersani & C permettendo) nel mio c.c. terrò lo stretto necessario e il resto in una cassetta di sicurezza.

      • Confondiamo ancora depositi e prestiti? Serve un grande intermediario che raccolga i “prestiti” non i “depositi”! Se io ho 5000 euro non posso finanziare Finmeccanica, ma potrei decidere di “depositare” 3000 euro e “prestare” (investire) 2000 euro mettendoli a disposizione della banca (se voglio delegare) oppure selezionando qualche pacchetto di investimento. Sui 3000 euro avrò “spese di deposito” giuste in quanto immobilizzo capitale, mentre sui 2000 euro avrò “rischio” che potrebbe trasformarsi in guadagno o perdita. La banca non può più fallire (ho rischiato IO i miei soldi consapevolmente), ma non potrà nemmeno finanziare tutto lo schifo che le propongono. WIN-WIN scenario per la gente onesta, dobbiamo smetterla di credere alla crescita infinita, il mercato deve contrarsi e diventare SOSTENIBILE! Chissenefrega se non potremo comprarci tutti il Ferrari, adesso finiamo alla FAME!

  4. nico says:

    Leggere Birindelli è sempre un piacere per la mente: non molto spesso si incontrano autori in grado di spiegare con semplicità di linguaggio e chiarezza espositiva. Chapeau!

  5. gastone says:

    marco travaglio come tutti i lacchè di regime e le persone ignoranti sono accomunati da un desiderio trasversale:

    poter godere dei benefici derivanti da una truffa che la legge intesa come arbitrio consente allegramente, in quanto non più espressione di un compendio di regole e norme di condotta, cui tutti decidono spontaneamente di assoggettarsi, ma espressione della volontà arbitraria di pochi che si pongono al di sopra ad essa.

    l’unica differenza tra i due soggetti è che i lacchè ancorchè ignoranti intuiscono perfettamente la natura galeotta dei loro desideri e sene assogettano di buon grado a quella volontà arbitraria, fintanto che capiscono di essere legalmente privilegiati.

    gli ignoranti purtroppo credono che il modus operandi delle banche sia giustificato dal fatto che oggi senza soldi non si fà nulla dunque è giusto che li creino dal nulla per “aiutare” l’economia così come fà lo stato nello spenderli a debito.

    per questo gli ignoranti associano il rischio connesso di default delle banche, alla normale remunerazione per la loro “difficilissima” attività,
    non capendo che queste non rischiano nulla perche’ lo fanno con la stessa proprietà degli ignoranti.

  6. Giovanni Birindelli says:

    Mi spiego meglio. Anche se fosse come dice lei (e non è così) le banche dovrebbero comunque mantenere il 100% di liquidità per i depositi perché usare quei soldi sarebbe una violazione della legge. Detto questo, quando lei dice che “se le banche dovessero mantenere il 100% della liquidità, non potrebbero prestare assolutamente nulla” lei si sbaglia in quanto, fuorviato dal sistema perverso attuale, lei vede i prestiti delle banche come derivanti dai depositi e non dai prestiti. Ma depositi e prestiti, essendo due cose diverse, dovrebbero essere ben distinti: quindi le banche, nel loro ruolo di intermediari, potrebbero prestare tutti i soldi che ricevono in prestito, cioè potrebbero fare tutti quei prestiti che sono permessi dai risparmi. Il che significa che se venisse abolita la riserva frazionaria (e introdotto il libero mercato) gli investimenti sarebbero legati ai risparmi e il tasso d’interesse si occuperebbe di selezionare gli investimenti che sono economicamente giustificati: l’economia crescerebbe in modo sostenibile, con una struttura produttiva sempre più capital intensive, prezzi sempre più bassi (in assenza di manipolazione monetaria e del credito) e redditi reali sempre maggiori, senza quei necessari cicli di boom e crisi prodotti dalla riserva frazionaria.

    • Luca says:

      Ah ecco, dunque quello che lei propone è vietare alle banche di utilizzare i soldi dei depositi per fare prestiti. Csì è già più chiaro. Perchè perdersi in discorsi sulla riserva frazionaria?
      Comunque, se così fosse, le banche non potrebbero realizzare nessun guadagno sui soldi ricevuti dai correntisti. A meno di far pagare spese di gestione altissime. O sbaglio?

      • Giovanni Birindelli says:

        No: le banche non potrebbero realizzare nessun guadagno DERIVANTE DALLA VIOLAZIONE DELLA LEGGE ma dovrebebero caricare i prezzi di mercato relativi ai loro servizi di custodia e di pagamento.

        • Luca says:

          Se sia una violazione della legge o meno non lo so, ma se si attuasse una cosa del genere, ossia se la banca potesse “prestare solo i soldi (cioè i risparmi) che le persone SCELGONO di prestarle dietro tasso d’interesse per un certo periodo di tempo durante il quale essi PERDONO LA DISPONIBILITA’ di quei soldi.”, ci sarebbe praticamente una paralisi del sistema finanziario. Moltissime persone conserverebbero i propri risparmi “sotto il materasso”, dal momento che in pochi avrebbero la volontà o la possibilità di fare dei veri e propri prestiti alle banche. I soldi della gente rimarrebbero infruttuosamente “sotto il materasso”, le imprese non riceverebbero quasi più credito e l’economia rallenterebbe in maniera impressionante. Inoltre i normali servizi offerti dalle banche (carta di credito, conto corrente ecc.) diventerebbero molto più costosi, e probabilmente molte persone vi rinuncerebbero. Insomma, una enorme perdita di efficienza del sistema del credito. Un sistema del genere sarebbe senz’altro più stabile, ma se per ottenere la stabilità dobbiamo tornare al medioevo, non credo sia una buon sistema.

        • Pippo says:

          le banche non violano nessuna legge usando la riserva frazionaria,come si fanno a scrivere simili bestialità?

      • Giovanni Napomuceno says:

        Luca, lascia perdere !
        Non ha senso dibattere con chi sembra seguace di Giannino !!!
        Non ha senso lottare contro chi confonde la liquidità con i crediti, i depositi con i prestiti obbligazionari, le garanzie reali con quelle fidejussorie …!

        Tutti questi “esperti” che predicano non fanno altro che ripetere pappagallescamente i più diversi e confusi pensieri altrui, ammannendo al popolo le loro perle di saggezza da videopromozione !

        Lascia perdere, Luca, conservati le meningi, tuttora elastiche, per ginnastiche più raffinate ! Questi pallonari non ti meritano !

    • Zamax says:

      Lei dice “Anche se fosse come dice lei (e non è così) le banche dovrebbero comunque mantenere il 100% di liquidità per i depositi perché usare quei soldi sarebbe una violazione della legge. Detto questo, quando lei dice che “se le banche dovessero mantenere il 100% della liquidità, non potrebbero prestare assolutamente nulla” lei si sbaglia in quanto, fuorviato dal sistema perverso attuale, lei vede i prestiti delle banche come derivanti dai depositi e non dai prestiti. Ma depositi e prestiti, essendo due cose diverse, dovrebbero essere ben distinti: quindi le banche, nel loro ruolo di intermediari, potrebbero prestare tutti i soldi che ricevono in prestito, cioè potrebbero fare tutti quei prestiti che sono permessi dai risparmi.”
      E allora facciamo un esempio. Prendiamo due persone, ognuna con 100 € di risparmi a testa. La prima deposita i suoi 100 € in forma di “deposito” (in pratica li mette in cassaforte, pagando il servizio), la seconda deposita i suoi 100 € in forma di “prestito” alla banca (sul quale riceve un interesse, come poi fanno tutti, o quasi). Sui primi, ovviamente, la banca mantiene il 100% della liquidità. I secondi, in quanto “prestati” alla banca, possono essere tutti prestati (lo dice lei). Il che vuol dire che sui depositi “prestati” lei ammette la riserva frazionaria, e anzi dicendo “tutti” ammette una riserva frazionaria dello 0 %!
      Sto sognando?

  7. Francesco says:

    Non solo Luca qua sotto, ma persino gli austro-cazzoni direbbero che la riserva frazionaria permette la trasformazione delle scadenze da parte del banchiere, niente altro che una legittima attività imprenditoriale. Ora mentre i secondi lo dicono nella pretesa di fare pura economia e fregandosene di etica o diritti di proprietà, Luca lo dice perché non ha neanche capito di cosa stiamo parlando o per fare puro trollaggio. Se è per il secondo motivo, non sto neanche ad aggiungere niente. Se è per il primo, gli dico: la banca intermedierebbe risparmio, prestando a propria volta SOLO quel che gli viene prestato (e non quel che viene depositato). Perché questo banalissimo concetto è così difficile da capire? Eppure abbiamo provato a spiegarlo anche ai bambini:

    http://blogdazero.blogspot.it/2010/05/una-favola-per-capire-leconomia-da-zero.html

    • Luca says:

      Io non faccio nessun trollaggio. E risparmiati i link a blog che rimandano al sito di Beppe Grillo. Io l’economia la studio sui libri. E studio quella vera. Quella propagandata da Beppe Grillo la lascio ai creduloni.

  8. Luca says:

    Ma questo articolo è assurdo! La riserva frazionaria è un’ovvia necessità: se le banche dovessero mantenere il 100% della liquidità, non potrebbero prestare assolutamente nulla. E’ chiaro che se tutti si presentano contemporaneamente allo sportello per ritirare i propri depositi una banca fallisce, ma questo è un normale rischio legato all’attività bancaria, e non potrebbe essere altrimenti.

    • Giovanni Birindelli says:

      No, lei si sbaglia: se le banche dovessero mantenere il 100% di liquidità esse potrebbero finanziare solo quegli investimenti che sono economicamente giustificati dal tasso d’interesse di mercato e sarebbero costrette a rispettare la legge. Il “normale rischio legato all’attività bancaria” è il rischio che qualcuno possa non restituire i soldi prestati (che faccia default). Ma la crisi e poi la catastrofe derivanti dall’aumento della quantità di moneta prodotto dalla manipolazione monetaria in generale e dalla riserva frazionaria in particolare, non sono un rischio: sono una certezza, sono la sua necessaria conseguenza. Per dirla con de Soto, “L’attività economica ‘maniaco depressiva’, con tutti i suoi pesanti e dolorosi costi sociali, è indbbiamente il più grave e dannoso effetto che l’attuale sistema bancario (basato sulla riserva frazionaria in violazione della legge intesa come principio) ha sulla società”. E’ la riserva frazionaria ad essere assurda, ma (in questo come in tantissimi altri casi) oggi siamo talmente abituati all’assurdo che l’assurdo ci sembra normale e viceversa. Il problema è che l’assurdo (la riserva frazionaria e più in generale la manipolazione monetaria e del credito), oltre che essere illegittimo (e proprio perché è illegittimo) ci sta portando alla rovina. Se volesse approfondire la cosa le suggerisco “Money, Bank Credit and Economic Cycles” di Huerta de Soto.

      • Luca says:

        No, non capisco proprio. Facciamo un esempio. Una banca riceve 10 euro da 10 correntisti. Tiene 10 euro in deposito (riserva frazionaria) e gli altri 90 li presta. Se i correntisti si rivolgono agli sportelli per riavere i loro soldi prima che la banca sia rientrata dal suo prestito, la banca fallisce. Ovvio e normale. Se la banca ricevesse 100 e dovesse mantenere 100 in deposito, che cosa presterebbe?

        • Giovanni Birindelli says:

          Non i soldi depositati ma i soldi PRESTATI (come oggi fa Smartika per esempio e come in origine facevano le banche): lei non riesce a distinguere depositi e prestiti. La banca potrebbe prestare solo i soldi (cioè i risparmi) che le persone SCELGONO di prestarle dietro tasso d’interesse per un certo periodo di tempo durante il quale essi PERDONO LA DISPONIBILITA’ di quei soldi.

          • Antonino Trunfio says:

            @LUCA : visto che lei l’economia dice di studiarla sui libri, osserviamo che gliene devono mancare un infinità da leggere. Auguri.

            • Flit says:

              Queste battute da osteria, povero Trunfio, potranno trovare penoso plauso solo tra chi non ti conosce e non può misurare la tua preparazione nei settori economico/finanziario/monetario !!!

              I titoli che puoi vantare….meglio lasciarli perdere !

              • Antonino Trunfio says:

                Non vanto titoli che non possiedo e studi che non ho fatto. Per qesto mi firmo. I pirla di solito no.

                • Flit says:

                  Tronfio, non vanti titoli e non hai ” fatto studi “!
                  Però fai commenti asinini con chi studia !

                  Sei il perfetto esempio di quel pseudoindipendentismo alla boscaiola che infesta il Nord.

                  Se nell’ambiente in cui opero sapessero che perdo tempo con te, mi toglierebbero la stima e perderei il mio credito !
                  Perciò non mi firmo, perché sarei finito e non potrei più intervenire su queste colonne ed altrove !

                  Buon fosforo !

          • Unione Cisalpina says:

            è kiaro, si appropriano dei nostri depositi e prestano indebitamente anke kuelli non vinkolati (solitamente kontrattati ad un tasso d’interesse + elevato), ma di giro…

  9. Nereo Villa says:

    Occorrono persone che cerchino la soluzione ai problemi non mediante i criteri totalitari che li hanno prodotti, ma che abbiano la capacità intellettuale (e il coraggio) di mettere in discussione quella struttura, di guardare a monte, di cercare le cause dei problemi, e non solo di osservare gli effetti. Sono d’accordo. Tale capacità presume la trasformazione del cosiddetto pensiero debole nel pensare sano. In tal senso, la crisi non solo MPS ma finanziaria, monetaria, ed economica mondiale FA BENE a tale rafforzamento e risanamento del pensare. L’ho espresso qui:
    http://digilander.libero.it/VNereo/nereo-villa-la-crisi-fa-bene.htm

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