I FONDAMETALI DELLA MONETA SECONDO LUDWIG Von MISES

di DANIEL JAMES SANCHEZ*

Non è folle la moneta? Ogni giorno cediamo beni e servizi utili in cambio di piccoli pezzi di carta verde. Ma non è solo il sistema a corso legale, che conosciamo bene, che può sembrarci strano. Anche la moneta – merce può sembrare bizzarra se ci pensate. Perché le persone dovrebbero cedere beni e servizi per piccoli dischi d’argento e d’oro che non useranno? Tali piattelli, poi, cambiano proprietario attraverso innumerevoli scambi, forse non finendo mai nelle industrie ornamentali o di lavorazione dei metalli. Che strana vicenda!

Non c’è bisogno di essere economisti per vedere i benefici di tale accordo. Una volta che tutti usano la moneta, ogni individuo si aspetta un beneficio da questa, fiducioso che gli altri l’accetteranno.

Ma come inizia questa storia? È una domanda che mi sono posto fin da bambino. All’inizio, sembrerebbe che la prima persona ad accettare moneta non abbia particolare fiducia nel futuro potere d’acquisto della stessa. Quindi perché accettarla? Un sacrificio personale sembra necessario per il bene comune.

Per alcuni pensatori, forzare tali sacrifici è la ragione d’essere dello Stato. Quindi, per loro, è naturale ritenere che lo Stato debba istituire originariamente la moneta; la teoria dell’origine statualista della moneta dominò infatti la maggior parte della storia del pensiero economico.

Gli statalisti si sbagliavano. Ma questo fu solo uno tra i tanti problemi che lo stato pietoso della teoria monetaria causò fino alla metà del diciannovesimo secolo. L’intero settore era un minestrone di conoscenze sconnesse. Nessuno sapeva come integrare tali conoscenze in un sistema, ancora meno come integrare la teoria monetaria nell’intera scienza economica.

Carl Menger, il fondatore della Scuola Austriaca di economia, iniziò a svelare il mistero monetario nel tardo diciannovesimo secolo. Nel giugno di Cento anni fa, Ludwig von Mises finalmente tagliò il nodo gordiano con la sua prima grande opera, La teoria della Moneta e del Credito (1912), probabilmente la più importante tappa, nell’edificazione della teoria monetaria, della storia del pensiero economico.

In quel trattato, Mises costruì una teoria della moneta di sbalorditiva originalità, completa e sistematicamente collegata – come pure esternamente integrata con il moderno metodo soggettivista. Con questo libro, Mises completò la vittoria della “rivoluzione marginale”, estendendo le sue conquiste al regno monetario. Così facendo, Mises aveva chiuso il cerchio della scienza economica.

La seguente trattazione dei fondamenti della moneta sarà largamente basata sul capitolo 1 di quello straordinario lavoro.

Moneta: Definizione e Uso

La moneta è definita da Mises, nella Teoria della Moneta e del credito, come il mezzo di scambio [1] “universalmente impiegato;” è una definizione diversa da quella che sarà  impiegata poi nel trattato del 1949 ne L’Azione Umana, in cui si riferiva ad essa come mezzo di scambio [2] “comunemente usato.”

Mises delimitò il regno monetario indicando in quali situazioni economiche la moneta dovrebbe avere una funzione e in quali altre no.

Primo, non c’è bisogno di moneta nell’autarchia; in questa situazione non vi è divisione del lavoro all’interno dei nuclei familiari. Ciascun nucleo consuma solo ciò che produce e la produzione è tutta destinata al consumo. In queste condizioni non vi sono scambi, quindi non c’è bisogno di moneta.

Secondo, non c’è bisogno di moneta nel socialismo; qui c’è divisione del lavoro (per quanto irrealizzabile possa essere) ma, a causa della mancanza di proprietà privata, non c’è possibilità di scambio e quindi necessità ed uso di qualsiasi mezzo, appunto, di scambio.

Nel suo libro del 1922, Socialismo, Mises cambiò idea sulla questione. Egli sostenne che nel socialismo, sebbene la moneta non possa avere ruolo riguardo ai mezzi di produzione, essa potrebbe ancora avere una funzione per ciò che concerne i beni di consumo [3].

Quindi la moneta, secondo il Mises del 1912, è solo utile sotto il capitalismo: lo stato degli affari in cui i mezzi di produzione sono privatamente posseduti. Nel capitalismo, la funzione della moneta è quella di facilitare gli scambi, rendendo gli scambi indiretti possibili.

Le Origini della Moneta

Il modo in cui nasce il denaro, secondo la spiegazione di Mises, si sviluppa in 3 fasi.

Fase 1: Da bene a mezzo di scambio

Lo scambio diretto richiede una doppia coincidenza di desideri. Per un calzolaio che vuole una dozzina di uova in cambio di un paio di scarpe, non è sufficiente che egli preferisca le uova alle scarpe. L’allevatore di galline deve preferire egli stesso le scarpe alle uova. Il grande problema è che questa “doppia coincidenza dei desideri” è rara; sarebbe un colpo di fortuna che il calzolaio desideroso di uova incontrasse un allevatore scalzo. Comunque, l’individuo può risolvere questo problema ricorrendo allo scambio indiretto. Ad esempio, il calzolaio potrebbe notare che l’allevatore ha bisogno di un candeliere e che chi lo produce necessiti di scarpe. Egli può commerciare il suo paio di scarpe per alcuni candelieri e poi scambiarli con la dozzina di uova.

Ma questa soluzione di scambio indiretto rimane comunque molto limitata. Ci vorrebbe un enorme grado di fortuna perché il calzolaio riesca a trovare qualcuno che offra qualcosa che desideri l’allevatore e che voglia anche le scarpe. È probabile che la migliore serie di scambi necessaria al calzolaio per ottenere le uova sia molto più lunga. Forse egli avrebbe bisogno di commerciare scarpe in cambio di corda, e poi la corda con del legname, e il legname con del pesce, e poi il pesce per dei candelieri e questi poi in cambio delle uova. E riguardo a tutti gli altri beni che desidera il calzolaio? Molto di questi potrebbero coinvolgere lo stesso incubo logico. Mises notò che “lo scambio indiretto diventa più necessario mano a mano che la divisione del lavoro cresce e i desideri diventano più particolari”. Più la gente si specializza, meno è probabile che ogni individuo possa acquistare i beni che desidera in cambio del prodotto di nicchia che porta sul mercato.

Fase 2: Da mezzo di scambio a mezzo di scambio comunemente usato

Così dopo aver spiegato come un bene diventa un mezzo di scambio, Mises descrisse come un mezzo di scambio diventa un mezzo di scambio comune. Il fatto che un bene diventi un mezzo di scambio comunemente usato  dipende dalla sua commerciabilità (o, nel gergo comune, “liquidità”). Al posto di “commerciabilità” Menger usò invece il termine “vendibilità”, che definì come la facilità con cui [un bene] può essere venduto sul mercato in un tempo adatto ai prezzi correnti di acquisto, o con una maggiore o minore diminuzione dello stesso [4]

Menger usò l’esempio dei cereali come un bene con alta commerciabilità e uno strumento astronomico come un bene di bassa commerciabilità. Nel suo articolo “Le origini del denaro e il suo valore “, l’economista austriaco Robert P. Murphy ha spiegato l’esempio molto chiaramente:

Ad esempio, chi vende grano è in una posizione molto più forte di chi vende strumenti astronomici. Il primo bene è più vendibile del secondo.
Notate che Menger non sta dicendo che il proprietario del telescopio non sarà in grado di vendere. Se il venditore fissa il suo prezzo di vendita (in termini di altri beni) ad un livello abbastanza basso, qualcuno lo comprerà. Il punto è che il venditore di un telescopio sarà solamente in grado di ottenere il vero “prezzo economico” se dedica molto tempo alla ricerca di acquirenti. Il venditore di grano, al contrario, non dovrà cercare molto a lungo prima di poter trovare il miglior prezzo che può spuntare per la propria merce.

Noi possiamo riscontrare che un telescopio venga venduto in cambio di 1000 unità di grano. Ma l’idea di Menger è che questo fatto non significa realmente che qualcuno che si recherà al mercato con un telescopio possa istantaneamente scambiarlo con 1000 unità di grano. Per di più, molto probabilmente il proprietario del telescopio non si trova nella stessa posizione di forza del proprietario delle 1000 unità di grano, quando entra nel mercato. Poiché il telescopio è molto meno vendibile, il suo proprietario sarà in svantaggio quando tenterà di scambiarlo per acquistare i beni che desidera da altri venditori.

Per via dell’identificazione di questo svantaggio, i venditori dei beni meno commerciabili (vendibili) generalmente commerceranno con dei beni più commerciabili prima di cercare di scambiarli con i beni che desiderano per loro stessi. Poiché la commerciabilità, secondo Mises, è la funzione di quanto “generale e costante” è la domanda di un bene, questo mette in moto una spirale verso l’alto della commerciabilità per alcuni beni. La loro alta commerciabilità porta più domanda, che a sua volta aumenta la loro commerciabilità, che porta ulteriore domanda e così via. Questo continua fino a quando pochi beni vengono scelti come “mezzo comune di scambio”.

Fase 3: Da mezzo comune a scambio di denaro

Il processo di selezione non si ferma ancora qui. Naturalmente, gli individui vogliono commerciare i loro beni per il più commerciabile di questi mezzi comuni di scambio. Quando cresce il consenso per cui un mezzo comune è il più commerciabile, la spirale verso l’alto della commerciabilità tenderà a beneficiare solo questo mezzo, a spese degli altri. Così i mezzi comuni di scambio inferiori tenderanno a uscire completamente dal mercato e un singolo mezzo diventerà generalmente utilizzato: in altre parole, diventerà moneta.

Secondo Mises, tramite il processo che noi ora chiamiamo “globalizzazione,” alcune monete spariscono in quanto i mercati diventano uno solo e le varie monete si trovano in competizione tra loro. Questo processo porta alla costituzione di una singola moneta per il mondo intero.

Le “Funzioni Secondarie” della Moneta

Secondo Mises, le “funzioni secondarie” della moneta, su cui hanno scritto molti teorici, sono in realtà solo conseguenze della sua primaria e unica funzione: facilitare gli scambi rendendo lo scambio indiretto possibile. Ad esempio, l’agevolazione delle transazioni di credito non è una funzione separata, come spesso si suppone, perché le transazioni di credito sono semplicemente scambi di beni presenti per beni futuri.

Diciamo che un aspirante finanziatore che ha prodotto beni e servizi presenti vorrebbe acquisire il diritto a poter disporre di una maggiore quantità di beni e servizi futuri. Comunque, i mutuatari sul mercato non sono interessati ai beni e servizi specifici che egli ha prodotto. Così il finanziatore facilita scambi futuri scambiando i suoi beni e servizi per del denaro nel presente, che i mutuatari sul mercato probabilmente desidereranno. La trasmissione di valore nello spazio non è neanch’essa una funzione separata. Cambiare “un bene qui” per denaro, allo scopo di scambiare denaro per “un bene da un’altra parte” è, di nuovo, semplicemente un altro metodo per acquistare un bene attraverso lo scambio indiretto che sarebbe stato impossibile ottenere attraverso una transazione diretta.

Conclusione

Nessuna imposizione statale è necessaria per istituire una moneta attraverso un inoppugnabile sacrificio privato per un guadagno pubblico. L’emergere della moneta non necessita tanto altruismo in primo luogo. Nel racconto di Mises su come è nata la moneta, l’attore economico ha ottenuto benefici ad ogni fase della storia: quando prima è ricorso allo scambio indiretto, quando ha utilizzato un mezzo comune di scambio e infine quando per primo ha accettato il denaro in cambio dei suoi beni.

La teoria del “processo di mercato” dell’origine del denaro è spesso chiamata “ordine spontaneo” in contrapposizione “all’ordine deliberato” della teoria statista. Ma ciò non deve mai oscurare il fatto che ogni fase nel processo di mercato dell’origine del denaro si tratti, come in tutti i fenomeni economici, di un’azione deliberata intrapresa da un individuo per migliorare il proprio stato delle cose.

*Articolo di Daniel James Sanchez  su Mises.org – Traduzione di Luigi Pirri e Nicolò Signorini per www.vonmises.it

Note

[1] Mises, Theory of Money and CreditCapitolo 1

[2] Mises, Human Action, Capitolo 17, sezione 1

[3] “Nella repubblica socialista, lo scambio stesso ha un significato più ristretto, poiché è confinato nei limiti dei beni di consumo”, Mises, Socialism: An Economic and Sociological AnalysisParte 2, Capitolo 7

[4] Carl Menger, The Origins of Money

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2 Comments

  1. claudio says:

    …un’unica moneta mondiale, questo mi colpisce, non decretata dagli stati ma una moneta[bene] che acquisisce tale status per il consenso su tale bene grazie alla sua commerciabilità.
    In effetti oggi il US$ è preferito per la sua commerciabilità, ma l’euro sembra essere nato come concorrente, che in effetti qualche azione l’ha avuta. Entrambe le monete però non sono concorrenziali perché la loro commerciabilità dipende dall’accettazione del loro valore (e quindi del potenziale di facilità di scambio) che dipende dalle emittenti.
    Esiste una moneta più affidabile, è il franco svizzero, ma mi chiedo perché non divenga il bene più commerciabile.
    Secondo me ci sono altri elementi che intervengono che forse Mises non ha affrontato (non lo dico con certezza è una mia ipotesi, spero qualcuno dica la sua in merito).

  2. Diego Tagliabue says:

    La moneta rende possibili commerci e allargamenti di aree economiche. Questo comporta sia svantaggi (concorrenza, globalizzazione esagerata ecc.), sia vantaggi (progresso tecnologico, medico ecc. attraverso beni importati e fino a quel momento sconosciuti.

    Il problema è: chi stabilisce il valore e garantisce la stabilità delle monete? Prodotti energetici? No, basti pensare alla perdita di valore del carbone con l’avvento del petrolio. La Germania, dove avere carbone significa avere soldi (come il grano in Italia) passò da Paese ricco di materie prime a povero. Ora tutte le miniere della Ruhr sono sovvenzionate. L’oro? Il debito pubblico? Sicuramente, alcuni Stati hanno un’inclinazione allo sperpero e alla speculazione, ma le agenzie di rating puniscono solo alcuni di questi Stati e non sono certamente i “tre saggi” dell’economia.
    Forse l’oro? Non solo le riserve aurifere sono diverse da Stato a Stato, non solo anche l’oro va al ritmo di domanda e offerta. Ammettendo di poter fissare arbitrariamente il valore dell’oro, tutti gli Stati hanno stampato (e inventato) quantità di denaro spropositate. C’è solo la differenza tra male e peggio. I risultati sono la superinflazione, contrastata spesso con riforme monetarie di dubbia credibilità.
    Il problema, però, è a monte. Se da una parte il socialismo significa economia bloccata (e non assenza di moneta), le banche, cuore del sistema capitalistico, prestano, riscuotono e stampano soldi a interessi di interessi (Zinsenzinsen).
    Questo provoca una crescita esponenziale di capitale e di debito, il cui controvalore in oro non esiste.
    Siamo alla parabola finanziaria del Josefspfennig (centesimo di Giuseppe).
    Giuseppe fa un libretto di risparmio per Gesù con un Eurocent al 5% in una banca. Gesù torna quest’anno e va a prelevare in banca. Con gli interessi semplici, avrebbe un Euro sul libretto. Con gli interessi degli interessi avrebbe una somma, il cui controvalore sarebbe pari alla massa di Venere, Terra, Marte e Giove in oro… una massa aurea inesistente.

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