MONETA UNICA MONDIALE, LA PROSSIMA FREGATURA

di ARTURO DOILO

Se l’euro è servito a bastonare il potere d’acquisto di milioni di cittadini, immaginatevi cosa potrebbe accadere con l’ultima delle idee che hanno in testa i politici più potenti del mondo, la Moneta Unica Mondiale.

Nossignori, non stiamo scherzando! Dal Daily Telegraph scopriamo una singola clausola del Punto 19 nel comunicato finale del vertice del G20, che si è tenuto lo scorso mese di aprile, che è in effetti una rivoluzione nell’ordine finanziario globale: “Abbiamo deciso – si legge – di appoggiare uno stanziamento di Diritti Speciali di Prelievo (Sdr) che inietterà 250 miliardi di dollari nell’economia globale per aumentarne la liquidità”. In effetti, scrive il quotidiano inglese, i leader del G20 hanno attivato la facoltà del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) di creare denaro dando luogo ad una valuta mondiale al di fuori del controllo di qualsiasi istituzione sovrana. Definendo il vertice del G20 “un ottima cosa” per il Fmi, il Daily Telegraph scrive anche: “I suoi fondi per far fronte alle crisi sono stati triplicati da un giorno all’altro ed assommano ora a 750 miliardi di dollari”.

Il direttore generale del Fmi, Dominique Strauss-Khan, ha dichiarato di recente che il mondo si trova già in “depressione” e che rischia disordini sociali e conflitti militari a meno che i leader politici non ricorrano a massicci stimoli. La solita strategia del terrore.

Del G20 fa parte anche l’Italia. Ecco cosa ha dichiarato il ministro Giulio Tremonti al Corriere della Sera del 1 maggio scorso: “La moneta unica globale? Un’idea di straordinario interesse. Come ha sostenuto il presidente della Banca Centrale Cinese bisognerebbe trasformare in valuta mondiale di riserva i Diritti Speciali di Prelievo (Sdr), cioè le unità di conto del Fondo monetario internazionale”. Roba da nuovo ordine mondiale!

Riassumiamo: la crisi sta ancora mordendo, gli U.S.A. hanno le pezze al sedere e continuano ad iniettare dollari (cartastraccia) sul mercato, facendo abbassare il tasso di interesse della Federal Reserve. In parole povere, il governo americano cerca di stimolare artificialmente l’economia attraverso una devastante politica espansiva del debito pubblico, che mina sempre più il valore del dollaro. La Cina – che detiene buona parte del debito estero americano – non ha intenzione di trovarsi fra le mani cartaccia e spinge affinchè il pallino dell’economia globale passi nelle sue mani. Tutto questo, alla faccia del libero mercato. Mere operazioni politiche fatte sulla testa della gente comune e suffragate da bizzarri premi Nobel per l’economia, come Robert Mundell, che ha dichiarato: “Il rimedio migliore a tutti i guai dell’economia mondiale sarebbe la creazione di una moneta unica globale. E anche di un governo unico”.

Ma è proprio così? Sarebbe questa la vera soluzione ai problemi che gli Stati ed i loro governanti creano? Sarebbe una follia, degna del miglior (o peggior) 1984 di Orwell.

Per rispondervi, prendiamo in prestito le parole di Gerardo Coco, che sul sito dell’Istituto Bruno Leoni ha ribadito quanto segue: “Contrariamente a quanto si pensa, dopo il secondo conflitto mondiale le economie tedesca, italiana e francese si svilupparono indipendentemente dagli aiuti del piano Marshall che andarono per la maggior parte all’Austria ed alla Grecia. In particolare, il miracolo della Germania dell’Ovest, rasa al suolo dal conflitto, fu dovuto quasi completamente alla liberalizzazione del mercato e non agli aiuti del piano Marshall che rappresentarono solo una piccola percentuale del prodotto nazionale e che andarono a compensare il pagamento per le “riparazioni” di guerra. A partire dal 1948, la Germania promosse un radicale programma di privatizzazioni e di deregulation smantellando il sistema fiscale e di controlli imposto dal Nazional Socialismo del regime hitleriano. Il Giappone, paese anch’esso devastato dalla guerra e privo di risorse naturali si ricostruì senza interferenze statali: riduzione delle tasse al minimo e alti tassi di accumulazione di risparmio attivarono uno sviluppo industriale formidabile durato fino alla fine degli anni ‘70. Quando questo paese, successivamente, seguì il dogma degli “stimoli” (espansione del credito ed interventi pubblici, quello che sta accadendo oggi, n.d.r.) che sulle economie hanno gli stessi effetti che gli steroidi hanno sul corpo di un individuo, imboccò la strada del declino industriale. Si potrebbero citare altri esempi di sviluppi industriali non stimolati dall’interventismo statale, come quelli della Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong e Singapore. Non si tratta di casi speciali ma di una regola: solo l’economia privata è fonte dello sviluppo e della ricchezza sociale: la politica economica dello Stato può solo tentare di ridistribuirla. Ma abbiamo visto a quale prezzo. Non ci fu nessun miracolo nella Germania e nel Giappone del dopoguerra. “Miracolo” è un termine che suggerisce che il sistema economico dipenda da qualche forza che và oltre la comprensione umana, ma altro non è che la conseguenza del libero operare delle energie imprenditoriali, le sole capaci di risanare le economie. La forza del dollaro dipende dunque da ciò che l’azione dello stato americano sta ora soffocando: quello spirito di impresa che nel passato ha pervaso tutta la sua cultura facendone la più grande democrazia del mondo. Ritrovare la fede nel libero mercato, questa è la vera chiave della ripresa. Le economie che si sviluppano e prosperano sono animate da questa fede”.

Non sono dunque lo statalismo, la mano pubblica, l’interventismo in economia, la moneta unica europea, le disastrose leggi sul welfare state che creano ricchezza. La ricchezza e il benessere, li produce il lavoro onesto delle persone e il loro buon senso nel gestire i risparmi.

Il problema, inoltre, è il denaro creato dal nulla, come fanno oggi le banche centrali – su mandato dei loro governi – e come farebbero domani su mandato del governo unico. Una volta, il denaro aveva un controvalore, l’oro in primis. Oggi, quel controvalore non esiste e tutti noi, dalla sera alla mattina, potremmo ritrovarci con un mucchio di cartastraccia in saccoccia. Il caso dell’Argentina – che molto dovrebbe insegnare e che ha avuto proprio il Fondo Monetario Internazionale come azionista principale del default del paese sudamericano – pare quasi dimenticato. Bisognerebbe farselo ricordare da quei poveracci ingannati dalle banche che hanno venduto loro i “tangobond”.

Con la moneta unica mondiale, la prospettiva sarebbe quella di un “mondialtangobond” per tutti!

 

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6 Comments

  1. vincent says:

    Ti inviterei ad approfondire il pensiero keynesiano riguardo al “Libero mercato” detto anche lo Spirito Animale o se preferisci Folle” dopo aver studiato ed approfindito la grande depressione del 1929 suggerì al presidente Americano di sostenere l’economia non solo stampando moneta ma facendo dei massicci investimenti in modo che fosse lo Stato il motore della ripresa economica andando a cascata alle aziende private quindi alla società civile il ritorno economico…..altro che neoliberismo e neomercantilismo; Dio nn è il denaro ed il denari nn è Dio ma solo uno strumento per vivere e basta con la cultura di vivere per il denaro

    • Leonardo says:

      Lei ha letto poco e male. Le consiglio di leggere LA GRANDE DEPRESSIONE di Murray Newton Rothbard, editore Rubbettino. Poi ne riaparliamo…

  2. ben says:

    ormai siamo nel pieno di una dittatura comunista , mascherata da democrazia…il problema è che tutte le forze negative e nemiche del popolo onesto e lavoratore , benché una volta si odiavano , ora sono legate a doppio filo…VATICANO, BANCHIERI, Massoni, e COMUNISTI!! il peggio del peggio..

  3. Emanuele says:

    Sono d’accordo con quanto ho letto sopra..la moneta unica ci renderebbe ancora più poveri e più controllati…nuovo ordine mondiale! io parlerei di controllo globale..schiavitù economica…forse esagero ma mi fanno pensare a dei moderni servi della gleba..ciao e grazie

  4. Meno male che siamo almeno in 2 a dirlo.

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