La moneta è come il colesterolo. Un po’ di malattia mica fa male

di MATTEO CORSINI

Mi capita spesso di leggere affermazioni simili a quella di Donato Masciandaro che vi riporto di seguito: “Una espansione monetaria, come il colesterolo, non è necessariamente un male. Anzi: in certi frangenti può essere l’unica strada per avere una moneta stabile nel tempo, purché l’azione monetaria sia gestita da un medico – la banca centrale – indipendente dalla miopia di certi pazienti, taluni incoscienti, altri ipocondriaci. E il rischio che corre oggi l’euro è proprio che una pericolosa ipocondria tedesca si aggiunga alle minacce che lo sguardo corto della politica sta portando con sempre maggiore frequenza, a partire dalla crisi dei debiti sovrani, alla stessa tenuta della nostra moneta.”

Si tratti del colesterolo o di un bicchiere di vino, l’idea di fondo è che ci sono cose che non sono “necessariamente un male”, purché non se ne abusi. A prima vista potrebbero sembrare argomentazioni convincenti, ma io credo siano semplicemente fuorvianti.

Secondo Masciandaro una banca centrale come quella europea, che ha a che fare con 17 (dal 2014 saranno 18) Stati membri, si trova a doversi destreggiare tra pazienti “incoscienti” e altri “ipocondriaci”. I primi sono quelli che vorrebbero che la Bce fungesse da prestatore di ultima istanza per gli Stati, ossia comprasse titoli da costoro emessi creando base monetaria e calmierando i rendimenti, senza se e senza ma. Questo, a parere dei questuanti, sconfiggerebbe la “cattiva speculazione” (che, guarda caso, diventa “buona” quando compra ogni schifezza comprimendo i premi per il rischio). In realtà, oltre a creare distorsioni nel sistema economico, servirebbe a rimandare la resa dei conti con l’insostenibilità fiscale, soprattutto in quei Paesi nei quali la tassazione è già talmente elevata che un suo ulteriore aumento farebbe collassare definitivamente il sistema produttivo. Qui (più che altrove) sarebbe necessaria una forte riduzione della spesa pubblica, ma è noto che i politici, senza distinzioni di parte, sono avversi a tagliare la spesa pubblica, fonte di consensi e di voti. Il dibattito in corso in Italia, dove pare impossibile tagliare un misero 1 per cento di spesa (tanto servirebbe per finanziare l’abolizione dell’Imu sulla prima casa ed evitare l’aumento dell’Iva), è emblematico. I secondi pazienti sono quelli che si oppongono a ogni politica “non convenzionale” da parte della Bce, per via dei rischi che queste comporterebbero. In prima fila c’è la Germania.

Ebbene, a mio parere la posizione tedesca (per quanto meno peggio) non è tanto ipocondriaca, quanto ipocrita. In fin dei conti quando la Germania era in crisi, all’inizio del decennio scorso, non erano in molti, da quelle parti, a segnalare che la politica monetaria espansiva stava ponendo le basi per una eccessiva espansione del credito (debito) in taluni Paesi della periferia. Anzi, quella crescita a debito aiutava le esportazioni e la ripresa della Germania. Adesso i creditori tedeschi si trovano a far fronte alle conseguenze di quell’eccesso di credito concesso (anche) a chi importava i loro beni. Tutto ciò detto, chi considera l’espansione monetaria “non necessariamente un male” purché sia ”gestita da un medico – la banca centrale – indipendente”, ritengo non abbia argomentazioni convincenti per la prima parte dell’affermazione; quanto alla seconda parte, si illude o cerca di illudere i suoi interlocutori.

Se l’espansione monetaria non è necessariamente un male, allora non lo dovrebbe essere la contraffazione in generale. Eppure la contraffazione è generalmente (e giustamente) considerata un crimine, in quanto lesiva della proprietà di una moltitudine di individui. Ed è un crimine sia che il falsario stampi 50 euro, sia che ne stampi 50 milioni. Ma se un’azione è criminale, lo è a prescindere da chi la compie. In altri termini, se la contraffazione avviene a opera del signor Rossi o della banca centrale, sempre di contraffazione si tratta. Ovviamente sto parlando di sostanza, non di forma.

Quanto all’indipendenza della banca centrale, si tratta di un mantra ripetuto da decenni per mantenere la fiducia del pubblico nel cardine del sistema monetario basato su denaro fiat. Peccato che i vertici delle banche centrali siano nominati dai governi, anche nei casi in cui la proprietà della banca non sia pubblica. Vorrei sottolineare, tra l’altro, che questo è solo un dettaglio di secondaria importanza rispetto alle considerazioni espresse in precedenza sulla contraffazione. La storia ha dimostrato che il potere d’acquisto della moneta, da quando emessa e gestita in monopolio dalle banche centrali “indipendenti”, è costantemente diminuito.

Non sono un medico, ma il livello del colesterolo non mi sembra molto rassicurante.

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2 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Io ne so un’altra:

    i dollari sono come i dolori.
    Chi lì ha se li tiene..!!

    Amen

  2. Rimane allora la domanda sul perché della severità delle pene per chi emette moneta contraffatta: evidentemente serve solo per confondere le idee e sviare l’attenzione dall’enormità della truffa dell’emissione monetaria. La Banca Centrale Europea è una società privata composta dalle private banche centrali dei paesi europei, di cui una è la Banca d’Italia. La Banca d’Italia ha per soci solo delle società private, banche ed assicurazioni, a parte l’INPS, L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. La prima cosa che salta agli occhi è che i soci di Bankitalia rientrano tra quelle società su cui Bankitalia stessa dovrebbe esercitare un ruolo di vigilanza. Un palese conflitto d’interessi troppo evidente per essere casuale. In sostanza, Bankitalia e soci, non dovendo rispondere a nessuno, si configurano come entità anarchiche ed esterne al concetto di democrazia.

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