MOLISE: APPALTI A INCOMPETENTI E CONSULENZE GONFIATE

di REDAZIONE

Finanza creativa, incarichi a persone incompetenti, consulenze gonfiate e inutili: in breve, soldi pubblici spesi con irresponsabile leggerezza e profili di illegalità preoccupanti. A lanciare l’allarme è la Corte dei Conti regionale, che nella mattinata di venerdì 9 marzo ha ufficialmente inaugurato l’anno giudiziario 2012 con la consueta relazione illustrata dal procuratore regionale Francesco Paolo Romanelli. Presenti alla cerimonia diversi esponenti locali della politica e delle istituzioni, tra cui anche il governatore Iorio e la parlamentare Pdl Sabrina De Camillis. Un resoconto, quello del 2011, che pone sul tavolo una carrellata di casi di mala gestio messi in campo da enti locali e amministrazioni, ma, soprattutto, dato ancora più allarmante, dalle società pubbliche partecipate riconducibili alla Regione Molise. Che nei numeri, oltre che nella creatività, ha tutta la sua grandezza.

Assunzioni, attribuzioni di cariche sociali, favoritismi nei confronti dei partner privati e via dicendo. Un profilo di irregolarità «di dimensione preoccupante», che le numerose indagini della magistratura penale e di quella contabile hanno ormai rivelato come, la loro creazione, non si possa esattamente definire finalizzata a una più efficiente ed oculata gestione dei servizi pubblici, bensì «strumentalmente diretta a sottrarsi alle stringenti regole del patto di stabilità, se non proprio ad esclusivi fini clientelari». Una happy family di contentini, risarcimenti, favoritismi e discutibili generosità assegnate con logiche del tutto estranee ai criteri di trasparenza, merito e effettiva utilità. In una parola: un clientelismo dilagante e una sempre più consolidata connivenza tra le stanze della politica e quelle dei materiali esecutori di opere e progetti o di semplici erogatori di servizi. E di esempi, nella relazione del procuratore Romanelli, ve ne sono diversi.

La laurea non serve più, garantisce Molise Acque

Aggiudicarsi un progetto esecutivo per la costruzione di un acquedotto senza avere titoli e competenze per farlo? In Molise si può, lo dimostra Molise Acque, l’ente sub regionale le cui quote fanno capo alla Regione. La procedura, contestata nel 2011 all’allora direttore generale, è di quelle degne del miglior Cetto Laqualunque. Per la realizzazione dell’acquedotto in questione, contrariamente alle norme in materia di appalti, la scelta è caduta su soggetti interni alla struttura sub regionale evidentemente privi di qualificazione: i soggetti nominati erano sprovvisti del titolo di studio necessario (laurea in ingegneria) per progettare le opere dell’appalto. Si trattava di 3 geometri, e addirittura di un quarto impiegato della struttura privo persino di un titolo di studio di istituto tecnico superiore. A seguito della vicenda, il Tar prima e il Consiglio di Stato poi, hanno condannato Molise Acque ad un risarcimento del danno di oltre 2 milioni di euro in favore dell’impresa seconda classificata, determinando così un grave danno erariale di pari importo all’ente sub regionale. Danno, per estensione, che va a pescare direttamente nelle tasche dei contribuenti molisani.

Indennità e spese gonfiate. Il caso Arsiam

Non più trasparente la gestione di risorse pubbliche all’interno dell’Arsiam, l’agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura in Molise. Anch’esso ente sub regionale, anch’esso diretto fruitore di liquidità in origine versate dai contribuenti. La Corte dei Conti ha appurato la illecita liquidazione di indennità non dovute in favore del direttore generale per un ammontare di circa 179.000 euro. Così come, sempre all’interno dello stesso ente, risultano dei rimborsi spese non dovuti in favore del Presidente per un importo di circa 11.000 euro.

Incarichi a consulenti fantasma: la carica dei ‘dirigenti preposti’ e la Sanità creativa

Altro fenomeno particolarmente articolato e diffuso in regione ravvisato dalla Procura della Corte dei Conti riguarda il dilagare di consulenze di dubbia utilità e trasparenza affidate dalle pubbliche amministrazioni. La Procura ha potuto appurare diversi casi di irregolarità connessa alla mancata pubblicazione su web di incarichi di consulenza affidati a soggetti esterni agli enti. In particolare si fa riferimento al conferimento di incarichi senza la dovuta indicazione relativa ai soggetti beneficiari, alla ragione del conferimento dell’incarico e all’ammontare erogato. In questi casi, diversi e a più livelli, si incorre sistematicamente in sanzioni pari allo stesso importo dell’incarico affidato. Un ulteriore capitolo di spesa che gli enti condannati al risarcimento tamponano inevitabilmente tramite i contributi versati dai cittadini. Casi analoghi sono principalmente riconducibili a una fitta rete di rapporti tra gli enti territoriali e l’ex Azienda sanitaria regionale. Si passa dall’affidamento di consulenze che mascherano vere e proprie assunzioni di personale per l’espletamento di ordinarie attività istituzionali, ovvero di cui non sono ben chiari i contenuti e l’utilità, alla mancata osservanza dei tetti di spesa fissati dalla legge, all’attribuzione di compensi sproporzionati rispetto alla natura e all’oggetto dell’incarico, alla violazione del criterio di oggettiva trasparenza durante le specifiche operazioni di selezione. In tale caso è sempre più frequente il ricorso all’affidamento di appalti senza le dovute procedure a evidenza pubblica mediante lo strumentale frazionamento della spesa o il ricorso al criterio della somma urgenza.

Il soprintendente amico dell’eolico e il tratturo calpestato

Particolare interesse ha destato, nel 2011, il caso affrontato dalla Procura della Corte dei Conti e che riguarda la posizione di un soprintendente ai beni culturali della Regione Molise, il quale ha autorizzato un’impresa privata a “sistemare” un antico tratturo di epoca sannitica dichiarato di notevole interesse archeologico, e, come tale, sottoposto a provvedimento di vincolo ai sensi del codice dei beni ambientali e culturali. L’intervento, finalizzato a consentire il passaggio degli automezzi in direzione dell’impianto eolico realizzato dalla stessa impresa nei pressi del tratturo, è consistito nello stendere sul sito archeologico del misto di cava, successivamente compattato. Tali lavori, come dimostrato dai consulenti della procura, hanno causato un grave deterioramento del tratto viario alterandone profondamente i caratteri originari. La Corte dei Conti ha contestato al soprintendente una «macroscopica negligenza e imperizia, tradottasi in oggettivi e indebiti vantaggi ottenuti dall’impresa privata» richiedendo un risarcimento pari a circa 1.140.000 euro.

di Giovanni Daniele

FONTE ORIGINALE: http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=10233

 

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