Mogol: il mio inno è per la Lombardia, non per un partito

di ALTRE FONTI

Mogol, che cosa dice il suo inno della Lombardia?
«Che questa è una terra generosa, capace di accogliere tutti aprendo il proprio cuore».

Sicuro che sia ancora così?
«Nella mia memoria è rimasta così. Lo sento dentro di me e penso che ci sia in tanti altri. Se non è così preferisco non saperlo. Io sono ancora quello di che ne sai della nostra ferrovia».

«Pensieri e parole»?
«Bravo. Il mio mondo, dentro di me, è ancora quello».

Non pensa che scrivere un inno per Maroni la schiaccerà sulla Lega?
«Io ho scritto un inno per la mia terra. Sono un uomo libero, i miei amici si chiamano Maroni, Gasparri, D’Alema… Ma non vuol dire che voto per loro. Invece le do una notizia: alle prossime Politiche tornerò a votare, dopo tantissimi anni. E sceglierò chi mi sembrerà giusto in quel momento».

Ma è vero che la musica l’ha scritta Maroni?
«Macché! La musica dell’inno è del mio amico Mario Lavezzi, uno dei più grandi musicisti del nostro Paese».

Giulio Rapetti Mogol, 77 anni appena compiuti, ha un fisico invidiabile (va a cavallo nella sua Umbria, gioca a calcio una volta a settimana) e quando parla ha l’energia di un ventenne pre-playstation in piena ispirazione romantica.

Mogol, davvero non ha predilezioni politiche?
«Non posso perdonare nessun partito per quel che ha fatto».

Cioè?
«Pensare a se stessi e mai alle istituzioni, al bene comune».

Allora perché ha accettato di scrivere l’inno della Lombardia?
«Perché sono lombardo. Perché questo è l’inno della nostra gente, e io sono uno di loro. Sono nato a Milano, in via Clericetti, la seconda via prima del ponte di Lambrate. Intorno solo campi di grano…».

«Che ne sai tu di un campo di grano, poesia di un amore profano»… Ma perché profano? Me lo sono sempre chiesto.

«Eravamo bambini e andavamo tra le spighe a dare baci alle bambine (ride ). Profanavamo la bellezza del lavoro dei contadini».

Non crede di partecipare con il suo inno a un atto politico?
«Non ho mai compiaciuto alcun politico. Mi sono complimentato con Maroni per il lavoro svolto da ministro dell’Interno, ma non sono mai andato a trovarlo. Ho scritto questo testo perché credo nei valori di cui parlo: accoglienza, bene comune, innocenza. Valori che ritengo siano nel cuore di tantissima gente».

Può raccontare com’è nata l’idea dell’inno?
«Conosco Roberto Maroni da tanti anni, posso dire che siamo amici. Ci siamo incontrati la prima volta, non ricordo quando, durante una partita tra politici e nazionale cantanti (fondata da Mogol nel 1981, ndr ). Un paio d’anni fa, il mio centro di formazione che ha sede in Umbria, il Cet, ha stipulato un accordo con la Regione Lombardia per assegnare cento borse di studio a studenti meritevoli dei quattro conservatori lombardi: Milano, Brescia, Como, Mantova. Se non ricordo male, a gennaio i primi cinquanta borsisti si sono esibiti nell’auditorium della Regione e io sono venuto su per la cerimonia. In quell’occasione ho incontrato Maroni per concordare la seconda parte del programma, le altre 50 borse di studio. Lui mi ha accolto con la cordialità che si riserva agli amici, poi all’improvviso mi ha chiesto: ma te la sentiresti di scrivere l’inno della Lombardia? Io gli ho risposto d’istinto sì, ma gli ho posto una condizione: prima avrei dovuto trovare la musica adatta, capace di suscitare le emozioni che avevo dentro e che intendevo trasmettere».

E l’ha trovata.
«Sì. Mi è tornato in mente un pezzo che avevamo scritto una ventina d’anni fa io e Mario Lavezzi, dedicato a Chico Mendes, il sindacalista brasiliano assassinato per il suo impegno. Quella musica di Mario è meravigliosa, suscita le emozioni che cercavo. L’ho chiamato e gli ho chiesto: Mario, ti piacerebbe usare quel pezzo per l’inno della Lombardia? E lui mi ha risposto: siamo noi gli autori, sono più che d’accordo. Allora ho cominciato a scrivere il testo».

Ha lavorato gratis?
«Certo».

Un’ultima curiosità: ma la Regione Lombardia non avrebbe potuto usare come inno “va pensiero”? Piaceva tanto al fondatore della Lega…
«Mah, secondo me è più adatto, nel caso, a fare l’inno d’Italia».

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2 Comments

  1. Veritas says:

    Ha ragione, con altre parole, sarebbe stato assai meglio della marcetta “fratelli d’italia”!!!

  2. Stefano Gamberoni says:

    beh, conquesto autore bisgna ascoltarlo. c’è un link?

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