Modello Sud. Più disoccupati d’Italia? Più pallone a Crotone

di Lidia Baratta e Alessandro Oliva – Il 30 aprile scorso, quando il Crotone calcio è salito in serie A, le strade e le piazze della città erano piene di gente. «Tutte queste persone qui non si sono mai viste», dice chi conosce la città. Perché, a parte luglio e agosto, durante il resto dell’anno Crotone non si distingue per la sua vivacità. Anzi, tutt’altro. Le bandiere e le sciarpe rossoblù appese ai balconi in questi giorni convivono con i santini elettorali per le imminenti elezioni comunali. Il sindaco uscente, Peppino Vallone, avvocato, ex democristiano ora Pd, alla guida della città da dieci anni, ha proposto addirittura di assegnare al Crotone Calcio l’encomio solenne, la massima onorificenza cittadina.

Come spesso accade in Italia, il collante tra la città e la squadra di calcio è un imprenditore locale. A Crotone il nome è quello di Raffaele Vrenna, già noto nelle aule giudiziarie, al timone del club fin dai primi anni Novanta. La partita decisiva Vrenna se la giocherà però davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro, che dovrà decidere presto sul sequestro dei suoi beni, compreso il Crotone calcio, richiesto dalla Dda di Catanzaro. Il Tribunale di Crotone in prima istanza ha respinto l’applicazione dalla misura. Ma secondo i magistrati, Raffele Vrenna e suo fratello Giovanni devono la propria ascesa imprenditoriale alle cosche di ‘ndrangheta locali. Le accuse si fondano anche sulle parole del pentito Luigi Bonaventura, che dice «di essere stato assunto dalle aziende dei Vrenna e, dopo essere stato licenziato, di aver percepito dazioni di danaro in nero». Secondo i pm, Vrenna, appoggiato dalla cosca, sarebbe stato «capace di sbaragliare la concorrenza nel crotonese e godere di protezione nei confronti delle altre ‘ndrine».

Da questo rapporto deriverebbe il successo imprenditoriale di Vrenna, diventato negli anni uno dei maggiori costruttori della città e soprattutto il re dello smaltimento dei rifiuti di Crotone. Ma non è la prima volta che i magistrati ipotizzano un legame tra l’imprenditore e la criminalità mafiosa locale. Nel 2008, nell’operazione “Puma”, la Dda di Catanzaro gli contesta reati come concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso, falso e corruzione per la costruzione di alcuni villaggi turistici (in particolare quello di Praialonga) controllati da alcune organizzazioni mafiose. Al processo con rito abbreviato, viene condannato in primo grado a quattro anni per concorso esterno in associazione mafiosa. L’imprenditore non ha più i requisiti per ottenere la certificazione antimafia. Vrenna cede tutte le quote societarie in suo possesso. E crea un trust che amministri il patrimonio in maniera separata. Qui la faccenda si fa più intricata: perché come amministratore del trust viene scelto l’allora Procuratore della Repubblica di Crotone, Franco Tricoli (che sarebbe andato in pensione quattro giorni più tardi). La cui segretaria, Patrizia Comito, è moglie di Raffaele Vrenna. L’assoluzione per Vrenna arriverà alla fine di un lungo iter. Nel primo processo d’appello, Vrenna viene prosciolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ma gli restano 1 anno e 8 mesi per falso e corruzione. Nel secondo processo d’appello arriva la prescrizione, quindi l’annullamento in Cassazione perché il fatto non sussiste. «Esistono certamente rapporti di frequentazione e di interesse tra Vrenna Raffaele, suo fratello e i componenti della cosca sopracitata (ovvero i Maesano, ndr)», scrivono però i giudici della Corte d’Appello di Catanzaro.

Vrenna rientra così nelle proprie aziende e dal quel momento non lo ferma più nessuno. Nel comparto rifiuti si aggiudica appalti sia in Calabria che in Basilicata, mentre nel calcio costruisce a poco a poco un piccolo modello. Quello di una squadra di provincia che, lontano dai clamori, può lavorare con calma specializzandosi nella crescita dei giovani giocatori e nel lancio di allenatori promettenti. Da qui sono passati giovani di belle speranze parcheggiati dalle grandi squadre per farsi le ossa. Due nomi spuntano su tutti: Alessandro Florenzi e Federico Bernardeschi. Il tutto fatto con oculatezza economica e buon fiuto per gli affari. Lo stesso Vrenna ha chiarito che «Crotone va in A con 4 milioni lordi di monte ingaggi più uno di spese». Florenzi arrivò in prestito oneroso con riscatto (Vrenna sborsò 250mila euro) e lo lasciò andare per più di 1 milione di euro.

Negli anni, Vrenna ha dotato il piccolo stadio cittadino “Scida” di strutture nuove, aumentando anche la capienza da 5mila a 9mila spettatori. Nei mesi scorsi si era parlato di lavori di ampliamento per adattarlo alla Serie A, ma la questione è rimasta in sospeso. «Stiamo parlando con l’amministrazione comunale e spero che si proceda al più presto con la sistemazione dello stadio. Poi subito dopo abbiamo dato incarico a ‘B Futura’ per poter progettare uno stadio nuovo accanto a quello esistente. Tra un mese donerò alla città un progetto con un plastico del nuovo impianto. Per realizzarlo ci vogliono due anni, se si hanno le autorizzazioni. La speranza è quella di avere una struttura con una capienza da 18-20mila spettatori», ha spiegato Vrenna. Che ora può godersi la serie A, se non fosse per la spada di Damocle del sequestro da parte della Dda.

La partita decisiva Vrenna se la giocherà proprio davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro, che dovrà decidere presto sul sequestro dei suoi beni, compreso il Crotone calcio, chiesto dalla Dda di Catanzaro. Secondo i magistrati, Raffele Vrenna e suo fratello Giovanni devono la propria ascesa imprenditoriale alle cosche di ‘ndrangheta locali.

Crotone

Non è la serie A che fa una città

Una storia che racconta le contraddizioni della città. Con la società calcistica che ha raggiunto i piani alti del calcio, e un tessuto sociale ed economico tutt’altro che di serie A. Crotone è tra le dieci province più povere d’Italia. E ha collezionato non pochi primati negativi. Il tasso di disoccupazione, pari al 31,5%, è il più alto del Paese. E un giovane su due è senza lavoro. Nella classifica delle città italiane per qualità della vita del Sole 24 ore, Crotone è all’89esimo posto su 110. Il nido comunale è solo uno, con 26 posti disponibili e senza tempo pieno. E per quanto riguarda il tempo libero, la città si piazza addirittura all’ultimo posto nella classifica del Sole. Su oltre 60mila abitanti, ci sono solo due piccole librerie. Una, la storica Cerrelli, che sopravvive dall’inizio del 1900. L’altra è una filiale di Mondadori, nella centrale via Roma, a una sola vetrina. Di cinema ce n’è solo uno. Che fa anche da teatro. Mentre il nuovo teatro comunale, dopo oltre dieci anni di lavori di ristrutturazione senza cartellone, ha riaperto i battenti da poco. In compenso le strade sono affollate di centri scommesse e in ogni bar c’è una slot machine. Tra le realtà culturali più vive della città, ci sono il piccolo Teatro della Maruca e il circolo Arci. Sul lungomare, rimesso a nuovo, si susseguono bar, pub e discoteche, la maggior parte aperti solo nella stagione estiva. Quando i turisti si riversano sulla costa, e anche i tanti giovani fuggiti al Nord o all’estero per studiare o lavorare tornano ad affollare le vie cittadine.

Fino agli anni Ottanta Crotone era una provincia operaia. E anche ricca. L’unica città calabrese con un’economia basata sull’industria. Ora, quella zona industriale, a ridosso del mare, è un cimitero degli elefanti. Con gli scheletri dei capannoni arrugginiti della Pertusola Sud, della vecchia Montedison, della cartiera Cellulosa, per la quale lavorava anche Luigi Vrenna, uno dei boss più potenti del crotonese. Quello che queste industrie si sono lasciate alle spalle, oltre a migliaia di disoccupati e cassintegrati, sono decenni di scarichi industriali inquinanti. Zinco, cadmio, piombo, rame. La zona compare nella lista dei Siti di interesse nazionale, cioè tra le aree che necessitano di una bonifica. Lo studio epidemiologico “Sentieri” qui ha registrato «eccessi di mortalità», in particolare per tumori ai polmoni.

Ora delle industrie della “Torino del Sud” è rimasto qualche call center. In compenso, da quando la Calabria è diventata avamposto dell’accoglienza agli immigrati, qui (tra Crotone e Isola Capo Rizzuto) non solo sorge uno dei più grandi Centri di accoglienza per richiedenti asilo d’Italia, il Sant’Anna, ma sono sorte come funghi le cooperative attirate dai finanziamenti europei. Su cui anche la ‘ndrangheta, com’è ovvio, ha messo gli occhi. Perché nonostante i colpi subiti dalla magistratura, la criminalità nel crotonese resta capillare, mantenendo legami sia con le cosche regionali ed extraregionali (pensiamo ai cutresi di Reggio Emilia) sia con l’estero. Soprattutto per il traffico di droga, che tra i locali della movida crotonese non manca mai.

Su oltre 60mila abitanti, ci sono solo due piccole librerie. Di cinema ce n’è solo uno. Che fa anche da teatro. Uno è anche il nido comunale, che non offre neanche il tempo pieno. In compenso le strade sono affollate di centri scommesse e in ogni bar c’è una slot machine

Davanti alle coste crotonesi, da trent’anni l’Eni estrae più del 15% di tutto il gas prodotto in Italia. Con tre piattaforme, che si vedono dalla terraferma, e circa ottanta pozzi sottomarini. Le royalties, in compenso, non sono servite a salvare la città dall’isolamento. Essendo sulla parte ionica della Calabria, Crotone è tagliata fuori dalla principale arteria ferroviaria. Da Milano, per arrivare in treno, si impiegano almeno dieci ore e mezza su quattro diversi treni. E per risalire al Nord, bisogna passare da Sibari o scendere fino a Catanzaro o Lamezia, per poi risalire, tra regionali e pullman sostitutivi.

Da Nord a Sud, la città è attraversata dalla statale 106 ionica, conosciuta anche come strada della morte, con i mazzi di fiori e gli altari commemorativi che accompagnano la carreggiata. Secondo i dati raccolti dall’associazione “Basta vittime sulla strada statale 106”, le vittime di incidenti stradali su questa bretella – continuo cantiere di lavori – dal 1996 a oggi sono state 485. In compenso Crotone ha anche un piccolo aeroporto, da dove partono e arrivano quasi soltanto aerei Ryanair. La media è di circa 20mila passeggeri al mese. La società che gestiva lo scalo, la Sant’Anna spa, è fallita nel 2015. Da allora il tribunale di Crotone ha prorogato per cinque volte la possibilità di continuare l’attività, in attesa del bando dell’Enac, che dovrebbe affidare la gestione alla Sagas, la società costituita da poco dai comuni di Crotone e di Isola Capo Rizzuto e dalla Regione Calabria.

Quella del crotonese è una delle aree a maggiore attrazione turistica della Calabria. Nella città, uno dei più importanti centri della Magna Grecia, Pitagora creò la sua scuola filosofica. C’è anche un museo archeologico, di cui però non esiste un sito web. Nella provincia di Crotone, si trovano anche due perle della costa ionica calabrese, Isola Capo Rizzuto e Le Castella, incastonate tra abusi edilizi e case non finite. A poco più di dieci chilometri dal centro, sorge una delle aree archeologiche più belle della Calabria, quella di Capo Colonna, abbandonata a se stessa tra le erbacce e le buche scavate dai tombaroli. Nel 2015, come avevamo raccontato su Linkiesta, il foro romano venne coperto da una colata di cemento destinata a farne un piazzale che ospitasse i fedeli in pellegrinaggio alla chiesa della Madonna di Capo Colonna, con tanto di autorizzazione del ministero dei Beni culturali. Poi lo stesso ministero bloccò i lavori di “restauro”. Che ora dovrebbero ripartire, almeno in base a quanto annunciato dal sottosegretario Dorina Bianchi, cominciando proprio dalla rimozione di parte della copertura del piazzale. Metti il cemento, togli il cemento.

«Ciò che occorre oggi a Crotone», si legge nel rapporto Svimez 2015, «è un vero e proprio piano di rigenerazione urbana e ambientale, che affronti congiuntamente i tre problemi: la bonifica dei siti inquinati; la rigenerazione urbana conseguente alla dismissione industriale; il riassetto idrico e geomorfolofico del territorio». La città presa a modello dai tecnici Svimez è Bilbao. Ma per ora, in comune con Crotone, la città spagnola ha solo la squadra di calcio in serie A.

 

da linkiesta.it

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1 Commento

  1. giancarlo says:

    Mi scuso ma confesso che ho letto solo il titolo e ciò mi bastava.
    Questa è l’italia. L’italia del calcio, delle partite del tifo e per decenni gli italioti se ne sono fregati della politica votando qua e là a seconda……ma ecco che sono loro ad essere fregati !!!!
    Già fregati perché la festa deve ancora arrivare e loro…i cittadini italioti festeggiano il calcio. discutono giornate di calcio, leggono appassionatamente la “gazzetta dello sport”, insomma una massa di ignoranti che oltre al calcio non sanno di cosa parlare.
    Mi scuso per chi non si sente ignorante, ma se l’italia è in queste condizioni, facciamocene una ragione ed anche rispondiamo al perché è così.
    La scuola italiana è un disastro. Gli addetti e i vari governi dicono il contrario, ma se guardiamo alla percentuale di giovani che abbandonano la scuola e a quelli che non arrivano nemmeno all’università, beh signori miei è un vero disastro. Aggiungiamo poi il fatto che vengono impartite lezioni private in nero da parte degli insegnanti e possiamo dire che è proprio la scuola del fallimento. Perché gli studenti devono avere bisogno di lezioni private ??? Semplice, perché sono gli insegnanti i veri colpevoli di questo.
    Infatti se insegnassero bene e con passione anche gli studenti capirebbero le lezioni e le materie e si appassionerebbero come gli insegnanti. Finché ci sono mogli di professori e medici che vanno a fare le insegnanti solo per prestigio personale……..e non aggiungo altro……si può capire perché generazioni intere siano state rovinate da costoro.
    Parole, illazioni ??? no signori è la pura verità piaccia o non piaccia.
    Gli italioti a cui non mi sento di appartenere più da tanti anni sono gente che non hanno responsabilità ( è sempre colpa degli altri ) , non hanno morale ( tutto è lecito e permesso) ed etica ( non sanno nemmeno cosa voglia dire.
    Esempio i proprietari dei cani……che non gliene frega nulla di far pisciare o cagare i loro cani sui marciapiedi delle città, dei paesi o delle frazioni….e naturalmente fanno le passeggiate lontano dalle loro case………ecco qui sta l’esempio delle tre ” qualità” , si fa per dire degli italioti.
    Ma dove credete di poter andare se i vostri politici sono uguali a Voi ???
    Fortunatamente noi nel Veneto ci stiamo attrezzando per l’indipendenza che senza colpo ferire arriveà…di sicuro !!
    WSM

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