Ma quale Costituzione, la Regione Veneto si curi del diritto internazionale

di ALESSANDRO MOCELLIN

Se la Costituzione italiana abbia un qualche valore giuridico ai fini della Questione Veneta, non è certo questione da poco, e buon gioco hanno in molti ad evocare spauracchi costituzionali per impedire la realizzazione, sia idealmente che concretamente, della possibilità dei Veneti di autoriconoscersi popolo e per ciò dichiararsi Stato indipendente. Per il diritto internazionale, la legittimazione a dichiararsi indipendenti va riconosciuta direttamente ai popoli che, con un atto di rottura dello status quo in cui si trovano, mostrino di desiderare un futuro diverso: un futuro proprio, libero ed indipendente.

Il primo aspetto da fissare a mente è dunque che il principio internazionale di autodeterminazione ignora le Costituzioni degli Stati: il Veneto che aspiri a sedersi al Consesso delle Nazioni non può curarsi di cosa ne pensi l’Italia. In poche parole, appellarsi al diritto internazionale significa andare oltre la dimensione interna ad uno Stato, in quanto è un nuovo Stato che si va formando. Ma il diritto internazionale va oltre. Con riferimento al caso in cui a dichiarare l’indipendenza sia una assemblea democraticamente eletta da una comunità -come la Regione Veneto- la Corte Internazionale di Giustizia, interrogata nel 2010 dall’Assemblea Generale dell’ONU sulla legittimità della dichiarazione di indipendenza del Kosovo, è stata chiara. Anzitutto, essa ha riconosciuto inequivocabilmente che dichiarare l’indipendenza è atto consentito dal diritto internazionale. Tuttavia, la dichiarazione può esplicare realmente i suoi effetti di “rottura dello status quo” solo quando lo faccia chiaramente ed esplicitamente.

Una dichiarazione di indipendenza deve essere fatta da un corpo eletto, il quale decida di uscire dal sistema costituzionale in cui vige, tale che i membri (del Consiglio regionale, nel caso di una regione) agiscano esplicitamente “in qualità di rappresentanti del popolo” (dice la Corte), non in qualità di “membri del Consiglio”. Il tenore letterale della dichiarazione di indipendenza deve esprimere appieno il taglio netto col passato, trattando l’ex dominatore come Stato terzo. E così anche le procedure usate non devono essere compiute in ottemperanza di norme costituzionali dello Stato da cui ci si distacca. L’assemblea dei “rappresentanti del popolo” che si esprima a larghissima maggioranza, ed anzi possibilmente all’unanimità, è espressione piena ed incondizionata di sovranità, e può decidere di rompere le catene definitivamente. Potremmo riassumere dicendo che, se è da una sudditanza che ti vuoi liberare, non puoi mostrare di essere chino alle regole del regime dal quale ti vuoi affrancare: in quattro parole, “se vuoi essere libero, non comportarti da schiavo”.

Fortunatamente, ed anzi meritevolmente, la risoluzione n. 44 del 2012 approvata lo scorso ottobre dal Consiglio Regionale Veneto è sulla buona strada, indicando un percorso internazionale. Tuttavia, il pericolo di restare atterriti dallo spauracchio costituzionale è dietro l’angolo, e occorre tener saldi gli animi: il popolo può tutto, ed al suo passo crollano e nascono gli Stati. Volere è potere, e potere è agire. Dicono che l’ostacolo sia quella cosa che si vede sul proprio cammino quando si distoglie la vista dall’obiettivo. Tuttavia quello della Costituzione italiana non è giuridicamente classificabile come ostacolo: è più che altro un fantoccio impagliato, che fa paura solo se visto da troppo distante per capirne la natura e il ridotto campo di azione, specie di fronte al via libera del diritto internazionale.

Ma facciamo un passo indietro, per capire come e perché siamo arrivati a questo punto. La storia giuridica internazionale del Veneto degli ultimi duecento anni si può riassumere in poche battute. Nel 1797, quando gli Stati nascevano e morivano con un matrimonio o con la guerra, il Veneto neutrale viene invaso: perdiamo una guerra ma, soprattutto, perdiamo la Libertà. Nel 1866, coinvolti loro malgrado in un’altra guerra, i Veneti riscattano il proprio onore sul campo e si guadagnano nuovamente, agli occhi del mondo, il diritto di decidere del proprio futuro, e per riconoscimento di altre Nazioni si vedono conferito il moderno diritto di tenere un referendum di valore internazionale, cui l’Italia, non potendo opporsi, reagisce con la truffa. In quel 1866 con una guerra vinta i Veneti seppero riscattare l’onore di una guerra persa, ma non poterono riscattare anche la Libertà perduta.

Presto noi Veneti del Terzo Millennio con un nuovo referendum, un referendum per l’Indipendenza, saremo chiamati a saldare l’altra metà del conto in sospeso che abbiamo con la Storia, e del debito di riconoscenza che abbiamo verso i nostri avi. Con un referendum siamo entrati in Italia, e con un referendum dall’Italia ce ne andremo. Solo così, rinnovati nello spirito, potremo sedere da popolo libero nel Consesso delle Nazioni.

Se oggi i Veneti cercano nuovamente la propria forza, la troveranno nella tempra degli avi.

Se oggi i Veneti cercano nuovamente la propria speranza, la troveranno nelle aspettative dei propri figli.

Se oggi i Veneti cercano nuovamente la propria sovranità, sappiano che la troveranno in sé stessi.

Il prezzo della Libertà è l’azione.

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15 Comments

  1. luigi bandiera says:

    OGGI SONO I KOMICI A FAR DA PAGETTI DELLA COSTIUTUZIONE STESSA..!! E non COSTI_UNZIONE.

    PATRIA DI ARLECCHINI O DI TRUFFATORI..??

    Pare di BRIGANTI, RAPINTORI E MANTENUTI..!!

    PREGHIAMO..!!!

  2. IL SERENISSIMO PRINCIPE FA SAPERE CHE..... says:

    IL SERENISSIMO PRINCIPE FA SAPERE ….

    Nella prassi, si è in ogni caso escluso di assegnare al principio di autodeterminazione effetti retroattivi tali da consentire di rimettere in discussione situazioni territoriali definite a seguito dei più importanti eventi bellici del secolo scorso, poiché metterebbero in discussione la certezza dei confini nazionali, il dovere di sudditanza dei popoli e la stabilità politica degli stati. La Corte Suprema Canadese, valutando delle rivendicazioni di indipendenza del Québec rispetto al Canada ha definito attentamente i limiti di tale principio: di esso sono autorizzati ad avvalersi Ex colonie, popoli soggetti a dominio militare straniero e gruppi sociali cui le autorità nazionali rifiutino un effettivo diritto allo sviluppo politico, economico, sociale e culturale. (Sentenza 385/1996).

    Visto e appurato che questa sentenza tratta di un principio internazionale tanto invocato e recepito pure dal Canada; visto e appurato che il principio si applica nei casi citati e previsti dalla C.S. del Canada; visto e appurato che il diritto internazionale si basa sulle consuetudini e il diritto pattizio derivante dai trattati internazionali; visto e appurato che i movimenti Indipendentisti Veneti si sono rivolti a un ente amministrativo italiano ( Regione Veneto 1972), sentendosi rappresentanti nella loro istanza di richiesta di Indipendenza, e facendone quindi sede di rappresentanza legittima italiana; visto e appurato che la rappresentanza data alla Regione Veneto dimostra secondo le firme raccolte per il referendum, che il popolo italiano residente in Veneto si sente Veneto solo per il semplice fatto di risiedere in Veneto; visto e appurato che tutti i partiti indipendentisti si sentono rappresentanti anche se non ancora eletti dalla regione Veneto; visto e appurato che la regione Veneto (nazione italiana), non ostacola militarmente con forze straniere o altro, il diritto da parte dei residenti ad un effettivo e libero sviluppo economico, politico, sociale e culturale; visto e appurato tutto questo …PERCHE’ MAI SI PROPONE UN REFERENDUM PER L’INDIPENDENZA DEL VENETO SUL PRINCIPIO DI AUTODETERMINAZIONE QUANDO LE VOSTRE ISTANZE SONO GIA’ RAPPRESENTANTE E SODDISFATTE DAL VENETO MEDESIMO NEL SUO ESSERE REGIONE VENETO ???? Mi scusi sommessamente, ma sarà che i Conti non tornato perché sono un Serenissimo Principe …XD cordialmente con affetto e stima….1797 W SAN MARCO PRO UT I VETERI !!!

  3. luigi bandiera says:

    Mocellin,

    CONDIVIDO..!

    Molte grazie e avanti..!

  4. Andrea antipadano says:

    Poveri rinnegati italiani mi fate solo pena, il Veneto è e rimarrà ITALIA!

  5. daniele quaglia says:

    IL Consiglio Regionale è parte integrante dell’Amministrazione dello Stato centrale italiano e a questa deve rispondere; non può rivendicare i Diritti del Popolo Veneto che per la legge italiana corrisponde ai cittadini residenti in Veneto e non ai discendenti del Popolo Veneto.
    Proprio quì cadrà, compiaciuto, l’asino
    Mi sembra che nessuno dei Consilieri abbia la stoffa del Condottiero, di quello che si assume le responsabilità in prima persona: piuttosto mi sembrano tutti dei mestieranti che tengono ben caro il posto di lavoro che gli eventi della vita hanno loro offerto.
    Per questi la Catalogna si trova su Marte

    • claudio says:

      Dire che il Consiglio regionale è parte integrante dell’amministrazione dello Stato italiano, significa non avere ben compreso quanto esprime Alessandro Mocellin in questo articolo.
      Lui dice (ed è pienamente condivisibile perché supportato da fatti) che è proprio agendo anche in contrasto con la sua natura meramente amministrativa che attua la rottura, e lo fa in rappresentanza di cittadini che hanno votato i membri di quel Consiglio.

      Per il momento però il punto debole sta nel fatto che il mandato ricevuto dai Consiglieri non era esplicito sul percorrere l’autodeterminazione, o almeno lo è parzialmente.

      Alcuni sollevano obiezioni che l’avere presentato questa mozione offre il fianco ad una Lega agonizzante, in una logica di mera contrapposizione con quel partito che sembra essere il catalizzatore di istanze indipendentiste solo perché nel passato urlò “secessione”. Ma se è vero che Lega e PDL sono agonizzanti (in Italia), l’alternativa a breve non sono i partiti indipendentisti, dato che questi non possono competere nell’arena delle prossime elezioni, e se anche lo facessero andrebbero a consumarsi in un dialogo sterile che non produrrebbe risultati ed anzi potrebbe risultare peggiorativo.
      Pragmaticamente quindi resta solo la via di una continua pressione orientata al referendum. Come poi verrà effettivamente attuato è ancora da sapersi, ma non si preclude da quella via se si vuole arrivare a risultati misurabili in tempi ragionevoli.

  6. gigi ragagnin says:

    ancora un po’ di pazienza. Zaia e i suoi leghisti più o meno indipendentisti stanno aspettando l’evolversi degli avvenimenti. tra qualche mese, dopo la batosta in Lombardia e alle elezioni statali, la lega veneta dovrà tornare ad indossare i panni della Liga. a quel punto farà tutto quello che ci aspetteremmo che facesse adesso.
    Zaia non è uno stupido, ma vuole agire nel tempo giusto, vale a dire quasi fuori tempo massimo.

  7. Sandrino Speri says:

    Caro Alessandro,leggendo il tuo scritto mi sono commosso perchè, novello Paolo Sarpi, hai messo bene in videnza il percorso da compiere,ma sopratutto hai messo di fronte alle loro responsabilità 1L’Itaglia 2 Il consiglio Regionale Veneto 3 I Veneti.Ora dopo la Catalogna tocca a noi:il prezzo della libertà è l’azione.Ma perchè Zaia non consulta anche qualche giurista veneto come fece La Serenissima durante la contesa dell’interdetto?E’ in questo modo che si mette prima il Veneto?
    Prepariamoci per il 25 Aprile 2013 Festa di San Marco.
    TUTTI I VENETI A SAN MARCO

  8. Federico says:

    Il Veneto deve sapere unire il legame con il passato e la proiezione verso il futuro: e per fare questo deve parlare il linguaggio della libertà. La gente che in queste ore discute in Consiglio regionale è del tutto inadeguata, ma fuori – nelle strade, nelle università, nei siti, nei gruppi culturali – sta nascendo un Veneto che studia il passato senza idealizzarlo, perché soprattutto punta a costruire qualcosa di bello e nuovo: come bella e nuova fu la Venezia che fu costruita nei secoli scorsi da una delle comunità più aperte, commerciali e dinamiche che la storia abbia conosciuto. Mi colpiscono i fremiti libertari che trovo tra tanti giovani veneti, oggi, e come l’idea di indipendenza – come questo bell’articolo attesta – sia sorretta da studio e da autentico amore della libertà.

  9. Sandrino Speri says:

    Caro Alessandro,leggendo il tuo scritto mi sono commosso perchè, novello Paolo Sarpi, hai messo bene in videnza il percorso da compiere,ma sopratutto hai messo di fronte alle loro responsabilità 1L’Itaglia 2 Il consiglio Regionale Veneto 3 I Veneti.Ora dopo la Catalogna tocca a noi:il prezzo della libertà è l’azione.
    Prepariamoci per il 25 Aprile 2013 Festa di San Marco.
    TUTTI I VENETI A SAN MARCO

    • Sandrino Speri says:

      Caro Alessandro,leggendo il tuo scritto mi sono commosso perchè, novello Paolo Sarpi, hai messo bene in videnza il percorso da compiere,ma sopratutto hai messo di fronte alle loro responsabilità 1L’Itaglia 2 Il consiglio Regionale Veneto 3 I Veneti.Ora dopo la Catalogna tocca a noi:il prezzo della libertà è l’azione.
      Prepariamoci per il 25 Aprile 2013 Festa di San Marco.
      TUTTI I VENETI A SAN MARCO

  10. Daniele Quaglia says:

    Ciao Alessandro, grazie per le tue memorie sull’abrogazione del decreto di annessione. LIFE le ha depositate a Strasburgo e aspettiamo la discussione del caso.
    Questo è un altro fronte aperto che senza tante illusioni potrebbe riservare insperate novità.
    Non ho alcuna fiducia nel Consiglio Regionale e continuo a vedere più incisiva l’azione in Autogoverno del Popo£o Veneto

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