Mistero greco, come rimborsare soldi da falliti

di ALDO MOLTIFIORIgrecia

Un Paese in via di sviluppo con una economia fallita potrà ripagare i suoi creditori?

Ho la ferma  convinzione  che no, il debito “sovrano” accumulato dal popolo greco non è sostenibile, specie nelle sue condizioni di un paese dalla economia fallita, e quindi non può essere ripagato che in parte! L’accordo delle ultime ore con l’istituzione del fondo di garanzia ne è la conferma. Nuovi aiuti da parte della UE, della BCE (alle banche Greche) e del FMI (l’unico creditore privato rimasto), diventano perciò assolutamente indispensabili. Essi, però, debbono essere condizionati alla effettiva introduzione di profonde riforme strutturali, tali da far evolvere l’economia greca verso gli standards di un paese sviluppato, compatibile cioè con quella degli altri paesi dell’Unione Europea. Vi sono riusciti, con costi anche maggiori Portogallo, Spagna e Irlanda. La stessa Italia che pure vanta problemi in potenza anche più gravi si è già mossa in quella direzione sebbene in definitiva disponga di una economia decisamente più vicina agli standards di Germania, Francia e degli altri paesi del Nord.

In definitiva La Grecia deve chiarire in modo definitivo, e l’accordo delle ultime ore va proprio in quella direzione, tre questioni:

  1. Contrariamente alla percezione comune (favorita dalla disinformazione della stampa e della politica) il flusso netto dei fondi  (nuovi prestiti., sussidi, meno rimborsi) si è diretto dalla Trioka verso la Grecia nel periodo 2010-2014 e non viceversa. E’il Governo Greco ad aver spudoratamente mentito al Popolo Greco e alla Europa. Una modesta inversione, ossia dalla Grecia verso la Troika si è iniziata a manifestarsi nel 2015 proprio a causa del rifiuto da parte di questo Governo Greco di introdurre le riforme strutturali, divenute ineludibili. Inversione che però si è subito azzerata per il rifiuto di pagare al FMI la rata di 1.6 miliardi di € scaduta il 20 giugno s.c..
  2. Ogni negoziato è molto sensibile a quale è il modo in cui i fondi di aiuto sono spesi. Fino ad oggi quei fondi sono stati spesi per sostenere consumi sia privati che pubblici assolutamente incompatibili con il basso valore aggiunto dell’economia greca. Il Governo Greco e con esso il Popolo Greco devono poter dimostrare, soprattutto ai suoi colleghi dell’Eurozona, che è un Paese in grado di utilizzare quei fondi per far crescere l’economia al punto di cominciare a rimborsare l’enorme e lunghissimo debito pubblico accumulato. Il Teorema, non quello di Euclide (applicabile solo nel piano a due dimensioni), ma quello di Pitagora (applicabile nello spazio e tre dimensioni), che la Grecia è chiamata a dimostrare e molto semplice:da Paese consumatore di danaro altrui  deve diventare un paese che rimborsa danaro.
  3. La minaccia di una Grecia de stabilizzatrice degli equilibri geopolitici in Europa nel caso occorresse, il cosiddetto “GREXIT” è solo nella fantasia degli accademici di casa nostra. E, non ha niente a che vedere con gli ammiccamenti del Governo Greco con Russi e Cinesi,i quali in verità sono motivati solo da un occulto ricatto: cancellazione del debito

In conclusione la situazione in cui si è cacciata la Grecia è in primo luogo una tragedia per Lei ma lo è anche per l’Europa, tradita per troppi anni da menzogne e mistificazioni.

Le dure condizioni imposte alla Grecia e l’assoluto obbligo di renderle immediatamente operative, con leggi votate in Parlamento, sono le sole condizioni che ne permetteranno il riscatto. Sta al popolo greco decidere del suo destino, che non è quello di espugnare l’Europa con il cavallo di Troia delle menzogne e delle mistificazioni. Esso è quello di Leonida, di Pericle e di Temistocle, ossia liberarsi per sempre dal nefasto retaggio ottomano e tornare a riaccendere la fiaccola di Olimpia. È di quella luce è di quel tepore che Frau Merkel ha bisogno per portare la navicella Europa verso il nostro Vahalla.

Concludo qui questo breve viaggio nella Grecia fallita con la  speranza di aver acceso qualche segnale di allarme anche per l’Italia.

I dati che sono stati qui presentati e discussi provengono da:

Banca Centrale Greca (2015), vedere http://bit.ly/1JGhp83.

Doing Business (2015), “Doing Business 2015”.

EU (2015), budget data, vedere: http://bit.ly/1KmBKA3.

Euro Crisis Monitor (2015), vedere: www.eurocrisismonitor.com

Governo della Grecia (2015), General Government Monthly Bulletin, Ministero delle Finanze.

Servizio Nazionale di Statistica della Grecia (2015),  “Rapporto del Governo sui livelli del Defict e del Debito.

Nota finale in calce: I sussidi integrativi forniti dalla UE alla Grecia, a tutto il mese di giugno 2015,  hanno pesato per il 3% del PIL Greco del 2014. Ciò significa che almeno per tutto il 2015 la Grecia dovrà generare un surplus primario di bilancio  molto inferiore al 3% così come richiesto dal patto di stabilità nella Eurozona. Pertanto la Grecia anche nell’ambito dell’accordo raggiunto il 12 Luglio c.m. non dovrà generare fondi attivi  dal bilancio statale per i rimborsi in scadenza . Non è cosa da poco se si considera la situazione di insolvenza di quello  Stato e delle sue 4 principali  Banche.

(fine – 6)

 

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1 Commento

  1. Dan says:

    Allora, in uno stato per “produrre pil” si deve prima di tutto poter lavorare.
    Chi è che fornisce il lavoro ? Lo stato stesso, aziende estere che aprono filiali sul territorio e assumono cittadini (certo se mi prendi stranieri serve a poco) e aziende create sul posto.
    Lo stato non può più assumere anzi deve licenziare: restano quindi le altre due.
    Però, se le cosiddette riforme intendono aumentare le tasse le aziende estere non si fanno vedere (hanno il mondo a loro disposizione e la grecia non può certo imporre un regime doganale tipo argentina o brasile) e chi in grecia è in grado di tirare su qualcosa si guarda bene dal farlo.
    A sto punto chi produce ancora pil ?

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