Missioni “di pace”, stranieri e soldi al Sud. La marcetta dell’Italia

esercitodi GILBERTO ONETO – Prima l’armata sabauda, poi quella dei burocrati, infine quelle dell’eterno assistenzialismo
e degli immigrati. Per vincere la battaglia del risparmio si cominci con il lasciare perdere certe ambigue crociate. È la solita storia
di tasse e di guerre che costituisce l’essenza più autentica dell’unità italiana.
Le guerre c’erano anche prima in misura fisiologica. nelle Due Sicilie lo Stato dava poco, ma chiedeva poco, il Lombardo Veneto chiedeva di più, ma le cose funzionavano, la Toscana era una sorta di oasi felice, il Regno di Sardegna dissanguava i propri sudditi per mantenere un apparato bellico adeguato alle inadeguate aspirazioni della sua casa regnante.

Il nuovo regno unitario ha ereditato tutto il peggio della peggiore sabaudità: ai suoi sudditi si è fin da subito presentato con le
cartoline precetto e con le cartelle esattoriali. Gli italiani non erano ancora “stati fatti”, ma venivano abbondantemente salassati per pagare i debiti dell’unificazione, mantenere una classe dirigente di parassiti e tenere in piedi una struttura militare spropositata, costruita sulle voraci vocazioni imperialiste del nuovo regnucolo e sulla necessità di mantenere l’unità con la forza. In poco più di mezzo
secolo, l’Italia si è infilata in cinque maggiori guerre esterne e coloniali (il ’66, il ’70, l’Eritrea, la Libia, la Prima guerra mondiale: una avventura patriottica ogni 11 anni), in un rosario di repressioni interne (dalla lunga sanguinosa guerra contro la Resistenza antiunitaria meridionale, fino alle rivolte del Le Boje, a Bava Beccaris, ai Fasci siciliani, alle settimane rosse, eccetera), e in una serie di inimicizie
contro tutti che l’hanno costretta a fortificare tutti i confini e spostare truppe un po’ a destra e a sinistra, un po’ sopra e sotto, a seconda delle ondivaghe posizioni di alleanze e contrapposizioni.

 

Il tutto ha avuto costi spropositati. I venti anni fascisti hanno – se possibile – fatto di peggio: l’apparato militare è addirittura cresciuto e gli interventi militari si sono moltiplicati (Libia, Etiopia, Spagna, Albania e Seconda Guerra Mondiale: uno ogni 4 anni), si è continuato a ingrassare un apparato burocratico elefantiaco, si sono bruciate ricchezze in spese di tronfia rappresentanza, e si è introdotta la nuova voce del “sociale”, piena di buone intenzioni ma in realtà foriera di spese, tasse, statalizzazioni, sprechi, eccetera. La Repubblica ha ufficialmente ripudiato la guerra come “strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie
internazionali”, e questo è stato un bel risparmio. Ha però subito trovato altri modi di aumentare le spese (e perciò le tasse) ingigantendo i programmi “sociali” del fascismo aggiungendovi la novità (neppure tanto nuova) degli aiuti al Sud.

 

Il trasferimento di risorse verso il Meridione sotto varie forme e voci ha fagocitato somme enormi che qualcuno ha paragonato per entità alla rapina di ricchezze americane dell’Impero spagnolo. Il risultato è uno dei livelli di tassazione più alti del mondo, un esercito di impiegati pubblici e di finti invalidi civili (c’è sempre un “esercito” nella storia italiana), una pletora di enti, Partiti e sindacati voraci, e un’economia disastrata che ha trasformato un vitale angolo di mondo in una colonia di assistiti e di rassegnati.

 

Negli ultimi tempi si sono aggiunti altri due capitoli di spesa. Il primo riguarda l’esercito (ancora!) di immigrati che si presenta alla nostra porta e costringe i contribuenti a pagare per la prima, la seconda e l’eterna accoglienza, per l’assistenza, la sanità, la scuola, la
difesa dalla criminalità, le case, eccetera. L’apertura verso il terzo mondo ha anche provocato un rigurgito di (evidentemente) mai defunto imperialismo straccione: da tempo si è risvegliata la vocazione guerriera delle italiche genti con i soliti deliranti richiami al passo maschio  sicuro delle legioni romane. Non si fanno più spedizioni di guerra crispine o mussoliniane per conquistare gloria e “posti al sole”, ma missioni di pace democristiane e cattocomuniste per seminare democrazia e telefonini: ma i costi sono gli stessi. Qualche migliaio di strapagati professionisti viene spedito in giro per il mondo a portare pace e civiltà (e a rischiare la pelle per nulla), per la voglia di protagonismo nazionale, per una mal digerita lettura di Huntington, e per la solita necessità di affermare e difendere un’unità altrimenti indifendibile se non con la guerra, la retorica e l’invenzione di “nemici esterni”.

 

Oggi si parla di riduzione delle tasse (in realtà una necessità vitale senza la quale tutti verremmo strangolati), si parla di togliere e ridurre l’Irap. Ma non si può neppure principiare perché si deve pagare l’Iraq (e tutto il resto). Se si vuole rimediare, non si può che ripercorrere il cammino vizioso al contrario. Si cominci con il lasciare perdere certe crociate anche piuttosto ambigue. Primo risparmio. Si prosegua col combattere la battaglia dove essa va combattuta e dove il pericolo è maggiore (a cosa serve mandare truppe sulle mura quando il nemico è già dentro le città?): si invitino con garbo, dolcezza e umanità gli stranieri a tornarsene a casa loro.

Secondo risparmio. Siano dati i posti (lasciati liberi dagli operosi immigrati) ai tanti cui in qualche ufficio pubblico viene impedito di dare libero sfogo alla inesausta vocazione a spezzarsi la schiena nel lavoro.

Terzo risparmio. Si smagrisca all’osso ogni apparato pubblico.

Quarto risparmio. Si riformi e moralizzi tutto l’ambaradan assistenziale (magari smettendo di chiamarlo welfare, che somiglia anche troppo a warfare) facendo giustizia e pulizia. Altro risparmio. La si smetta di mandare quattrini al Mezzogiorno, che non servono a nulla e sicuramente non fanno alcun bene ai meridionali operosi e onesti. Ultimo risparmio. Così le tasse si ridurrebbero drasticamente e l’economia potrebbe riprendere fiato, e quelli della penisola potrebbero tornare a essere paesi normali. Se poi la Padania volesse anche ricominciare a essere opulenta e farsi protagonista di un nuovo Rinascimento, allora ci sarebbe un ultimo, cordiale e gioioso passo: l’indipendenza.

(da “Il Federalismo”, direttore responsabile Stefania Piazzo)

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2 Commenti

  1. G. da Brivio says:

    A proposito di immigrati, sarebbe bene ricordare con opportuna frequenza ai vari esponenti sinistri, allo stesso Alfano ed ai parlamentari tutti che negli ultimi due anni i morti e dispersi (che non si troveranno mai) nel Mediterraneo sono stati oltre 13.000. Se si fossero prese le necessarie misure a suo tempo tale numero sarebbe certo inferiore, come l’esperienza australiana indica chiaramente. I responsabili hanno dei nomi: Renzi e chi l’ha preceduto con il codazzo di collaboratori per quanto ci riguarda; Junkers, Holland, Merkel e compagni che non hanno voluto riconoscere la gravità della situazione prima che i viaggi della speranza si traducessero in esodo e poi in tragedia. Al pari di Clinton, Bush e Blair dovrebbero essere giudicati per genocidio.
    Oltre a ciò è degno di nota quanto riportato da certa stampa estera secondo la quale da alcuni mesi si registra un intenso quanto strano traffico di navi, anche con nomi fasulli, nel Mediterraneo. Si dice che adottino delle tattiche di non.riconoscimento e che i loro carichi siano di difficile tracciabilità. Per noi, tra qualche mese, si preparerà uno spiacevole risveglio dal sogno di San Remo.

  2. Padania Libera says:

    W Gilberto Oneto

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