Mirò: Catalogna pronta alla separazione

catalogna2di DRUSIANA VETRANO

Jordi Mirò è un attivissimo separatista catalano, che ci racconta l’indipendentismo di una Nazione che non ha mai perso la sua identità e che in questa intervista ci confida in che modo è percepito il separatismo napolitano. Per questo saltiamo i convenevoli ed andiamo direttamente al cuore della questione.
Come nasce il separatismo catalano?
Come corrente politica, il separatismo in Catalogna nasce nel 1922, dalla fusione di vari gruppi che diedero vita ad “Estat Català”, partito politico il cui obiettivo è appunto quello di dichiarare indipendente la Catalogna. Insieme all’irlandese “Sinn Féin” è la più antica organizzazione separatista d’Europa. La Spagna è un paese colonialista che sta perdendo le sue colonie in Africa,in America ed a partire dalla fine del XIX secolo, questo sentimento permea l’anima anche dei catalani, che iniziaroo a ribellarsi al centralismo spagnolo già sotto il dominio di re Alfonso XIII e poi del generale Primo de Rivera (un caro amico di Mussolini). Pochi anni dopo, nel 193, per via delle pressioni da parte della Catalogna, il re fu costretto ad abdicare,riparando in Italia.
Quindi, un separatismo antico e radicato…
Il separatismo catalano ha oltre 90 anni di vita ed ha resistito a due dittature, una guerra mondiale e feroci repressioni. In questo momento, l’ indipendentismo è la corrente predominante in Catalogna.
Qual è stato il percorso seguito dai separatisti catalani?
Una lunga strada di quasi 100 anni ha molte variabili e fasi diverse, ma potrebbe essere riassunto in un concetto chiave che ne è l’essenza: l’indipendentismo catalano ha sempre agito positivamente, sempre con l’obiettivo di accumulare le forze, sempre con lo stesso obiettivo di lottare per la libertà della Catalogna. Per la prima volta, è andato in maggioranza nel 1931, come forza politica eterogenea guidata da Estat Català e dal gruppo della sinistra repubblicana che fondarono ERC (Sinistra repubblicana di Catalogna). 83 anni doppo, ERC è stato il primo partito in Catalogna alle elezioni per il Parlamento europeo. Tenete a mente il fatto che qui, nello Stato spagnolo, c’è stata una dittatura militare per 40 anni e che tutti i partiti politici erano illegali, soprattutto quelli separatisti.
Dove si colloca, politicamente, il separatismo catalano?
Il separatismo catalano è per lo più di sinistra progressista e riflette la società catalana, di per sé una società molto aperta, progressista. L’ ho definito per lo più di sinistra o di centro sinistra perchè ciò fornisce peculiarità importanti al “progetto indipendenza”, a differenza dei separatismi di carattere etnicista. La società catalana, in generale, ha avuto una grande capacità di integrazione dei numerosi immigrati,arrivati in Catalogna nel corso dell’ultimo secolo. Per l’indipendenza catalana, l’ emigrazione non è un problema particolare, la chiave è quello di integrare i nuovi arrivati con la società catalana.
Perché Indipendenza?
Semplicemente perché la maggior parte delle donne e degli uomini che vivono in Catalogna lo desiderano e sono convinti che, da indipendenti, vivranno meglio! Inoltre, siamo una nazione dal 1200, abbiamo una storia a sé, una lingua diversa e una cultura particolare. In nessun caso, l’indipendentismo catalano è accomunabile ad invenzioni economiche e di mercato tipo la Lega Nord in Italia, anche se è evidente che se la Catalogna diventa indipendente il tenore di vita dei suoi cittadini risulterà superiore e, naturalmente, la rivendicazione su basi economiche è un aspetto per nulla trascurabile.
E con l’Europa come vi ponete?
Ci concentriamo su un nuovo modello di Europa, un’ Europa dei popoli e delle persone, un’ Europa più unita e solidale, meno dipendente dal Nord e meno limitante per il Sud. I piccoli Stati possono gestire meglio le loro risorse nell’interesse dei propri cittadini. L’Europa attuale, quella dei grandi monopoli e delle grandi strutture burocratiche è ciò che noi non accettiamo.
Come vedono i catalani l’indipendentismo napolitano?
In verità, conosciamo poco la realtà politica dell’indipendentismo napolitano, la sua storia, le sue strutture attuali. Ciononostante, siamo portati a credere che viva una fase politica di dispersione e confusione. Ci sono stati gruppi che hanno portato le istanze napolitane all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale e la sacrosanta lotta del popolo napolitano per l’indipendenza. La chiave è l’unità, trovare dei punti di contatto con persone che realmente vogliono combattere per la libertà del popolo, fuori da ogni settarismo e personalismo. Un valido esempio può essere l’esperienza del separatismo siciliano che, pur essendo molto frammentato, ha fatto lo sforzo di chiamare a raccolta, nel segno dell’unità nazionale, i vari movimenti per la marcia di Palermo del 30 marzo 2014. Il percorso corretto è trovare punti che uniscono e raccogliere le forze per un’incisività politica ed elettorale in difesa del popolo napolitano.

(per gentile concessione del Movimento Insorgenza Civile)

 

 

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