SVIZZERA, IL MIRACOLO DELLE PICCOLE MEDIE IMPRESE

di CHIARA M. BATTISTONI

Date un’occhiata a questi dati, riferiti al 2010: sono il 99,7 per cento delle aziende; offrono quasi i due terzi dei posti di lavoro; di queste il 60 per cento è costituito da microimprese, quelle cioè che occupano fino a due persone a tempo pieno. I numeri indicati si riferiscono alle Pmi (piccole e medie imprese), non quelle italiane però, bensì quelle svizzere. I dati non sono molto diversi da quelli italiani; tuttavia, a fronte di un tessuto produttivo simile, i risultati complessivi del sistema paese sono radicalmente diversi, come dimostrano i numerosi indici di prestazione dei Paesi.

Eppure, in Italia come in Svizzera, le Pmi, in particolare quelle orientate al mercato interno, sono un vero e proprio volano capace di assorbire le oscillazioni della congiuntura. Mentre però da noi si insiste a sottolineare gli effetti, a parere di alcuni nefasti, del nanismo imprenditoriale, nella Confederazione il rapporto con il piccolo è diverso. Nel 2002, ben prima che lo tsunami crisi ci investisse, la Svizzera capì che le Pmi sono la camera di compensazione utile per governare l’evoluzione della congiuntura, particolarmente efficace nei periodi più critici in cui la grande azienda licenzia mentre le Pmi si dimostrano veri e propri stabilizzatori dell’occupazione. Le Pmi reagiscono infatti con ritardo alle flessioni della congiuntura così come con ritardo reagiscono alla ripresa; è il cosiddetto fenomeno dello sfasamento. La crisi li colpisce, la ripresa li investe ma tutto accade con ritardo, lo sfasamento, appunto. Capirne la dinamica, consente di concepire politiche ad hoc.

Anziché ragionare (solo) sulle dimensioni delle imprese, gli svizzeri con saggezza e sano pragmatismo, si concentrano sullo sfasamento; da limite a vantaggio, hanno varato pacchetti periodici di interventi normativi finalizzati a sgravare dal punto di vista amministrativo e fiscale le Pmi.

Quando lo scorso gennaio l’Associazione Svizzera delle Pmi ha presentato l’indagine condotta a fine 2011, è emerso il clima di preoccupazione; il 46,6% degli imprenditori si aspetta per il 2012 una stagnazione delle vendite; il 26,5% ritiene ci sia una sostanziale riduzione del fatturato, mentre solo il 26,9% si dimostra ottimista. Fin qui nulla di nuovo; colpisce invece quel 56,5% di imprenditori che ritiene importante seguire un programma di formazione continua; ancor più il 38,3% che chiede di rivedere assicurazioni, Iva e imposte cantonali; c’è poi chi chiede la semplificazione delle procedure per ottenere crediti e la semplificazione burocratica.

Se pensate che, stando al rapporto annuale “Doing Business 2011”, l’Italia è all’87esimo posto al mondo nella classifica che misura la semplicità di condurre le attività imprenditoriali, mentre la Svizzera è 26esima, è evidente quanta strada ci sia ancora da percorrere, per noi innanzitutto.

Gli Svizzeri, da questo punto di vista, non perdono certo tempo; nel quinto paese al mondo per libertà economica c’è ancora bisogno di semplificare e snellire. L’ultima iniziativa in ordine di tempo è del Canton Grigioni che lo scorso 29 gennaio ha chiamato i cittadini a votare l’iniziativa popolare contro burocrazia e regolamentazione inutile. La richiesta di alleggerimento, attraverso la riformulazione dell’articolo 84 della Costituzione Cantonale che prevede l’adozione di “misure destinate a mantenere al livello più basso possibile la densità normativa e l’onere amministrativo per le imprese, in particolare per le Pmi” ha superato la prova voto, con oltre il 90% dei votanti favorevoli. I Comuni, ora, potranno adottare misure specifiche per ridurre il carico normativo che grava sulle Pmi.

La sensibilità della Confederazione per le Pmi, però, è un dato acquisito da anni. Nel 1998, su iniziativa del Consiglio Federale (il governo della Svizzera), fu costituito il “Forum PMI”, commissione di esperti composta oggi da dodici imprenditori, uomini e donne, di settori diversi ai quali si affiancano rappresentanti di centri per la costituzione d’imprese, della Conferenza dei direttori cantonali, oltre a un membro della direzione della Segreteria di Stato dell’economia, la cosiddetta Seco.

Almeno sei riunioni all’anno con un obiettivo chiarissimo: valutare l’impatto dei progetti di legge e delle ordinanze concepite a Berna sull’economia, con particolare attenzione proprio alle Pmi, il nerbo del tessuto produttivo rossocrociato. Dopo aver effettuato analisi e osservazioni, il “Forum PMI” formula le raccomandazioni necessarie; con la Seco si conducono i test di compatibilità Pmi che completano le analisi di valutazione di impatto della regolamentazione e le analisi dei costi.

Dal 2006 il Forum informa anche il Parlamento e mette a disposizione i propri membri alle commissioni parlamentari che ne fanno richiesta. Non basta: da dicembre 2006 i suoi compiti sono disciplinati dall’ordinanza sul coordinamento della politica della Confederazione in favore delle piccole e medie imprese. Nel medesimo anno, infatti, Berna licenziò il rapporto “Semplificare la vita delle imprese”, declinato in un programma attuativo di 128 provvedimenti destinati a ridurre l’impatto delle norme e delle leggi sulle aziende. Lo Stato leggero, a ingerenza ridotta, è ciò di cui necessitano le aziende più piccole che per essere produttive e competitive non possono certo investire ore e ore di lavoro negli adempimenti burocratici.

L’auspicata semplificazione legislativa di casa nostra, che nella sostanza continua a restare lettera morta visto che non porta con sé sostanziali sgravi amministrativi, avrebbe proprio bisogno di dare un’occhiata a questo modello, rodato da quasi vent’anni di esperienza, che dimostra di saper raggiungere il cuore della valutazione dei costi della regolamentazione. Per una volta, non c’è neppure bisogno di avere un ordinamento federale (anche se da esso discende la sensibilità che ha portato a costituire il Forum Pmi!), non c’è bisogno di democrazia diretta; è sufficiente credere che il sistema delle Pmi rappresenti senza se e senza ma il tessuto produttivo del nostro Paese, proprio come ha fatto la Confederazione.

In Svizzera, tra i tanti temi, il “Forum PMI” si è occupato di controllo sulla sicurezza, di trasmissione elettronica dei dati dell’imposta alla fonte, di protezione dei marchi, solo per citare le regolamentazioni più recenti esaminate, a cui hanno fatto seguito specifiche raccomandazioni oltre che dibattiti in sede parlamentare. Il suo operato ha dimostrato e dimostra che le Pmi non hanno affatto bisogno di una politica congiunturale specifica, bensì di condizioni ottimali nel lungo periodo, che liberino la creatività e la propensione al rischio degli imprenditori.

Sono le “famigerate” riforme a costo zero di cui il nostro Paese ha un disperato bisogno, quelle riforme che non richiedono investimenti straordinari, che non necessitano di stanziamenti ad hoc ma si costruiscono solo sulla razionalizzazione di un’infinità di adempimenti burocratici che atrofizzano la vena innovativa dei cittadini. Chissà, forse è anche per questo che i frontalieri della Confederazione sono aumentati di un terzo nell’arco degli ultimi cinque anni, attestandosi oggi a 259.000 persone, concentrati nella Regione del Lemano (area di Ginevra), nella Svizzera nordoccidentale e in Ticino. La Svizzera è così tornata a essere un polo attrattivo per Francia (il 52,7% dei frontalieri è francese), Germania (21,1 %) e Italia (22,8%).

 

 

 

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2 Comments

  1. oppio 49 says:

    Gent.ma sig.ra chiara, leggo sempre volentieri (e con molta invidia) le informazioni inererenti il sistema svizzero e la ringrazio per l’ottimo articolo. le devo però muovere un appunto sulle conclusioni. mi permetto di citare testualmente “”Sono le “famigerate” riforme a costo zero di cui il nostro Paese ha un disperato bisogno, quelle riforme che non richiedono investimenti straordinari, che non necessitano di stanziamenti ad hoc ma si costruiscono solo sulla razionalizzazione di un’infinità di adempimenti burocratici che atrofizzano la vena innovativa dei cittadini.”” Cara signora non è l’itaglia che ha bisogno di queste riforme perchè ciò comporterebbe semplificazione, molta meno burocrazia e via di seguito. è impensabile che gli italioti rinuncino alla burocrazia,, questi tengono famiglia e più sono complicate le procedure più burocrati servono, più ispettori taglieggiano, più dirigenti mangiano e tutti a nostre spese. No signora non è l’itaglia che ha bisogno di queste riforme, all’itaglia va bene così, se mai è a noi piccoli imprenditori del nord che servirà, conquistata l’indipendenza, riformare il comparto delle PMI semplificando TUTTO in modo che la testa possa essere usata solo per l’impresa e non per quelle centinaia di adempimenti che ci sono nell’arco dell’anno.

  2. Giacomo says:

    Da noi stato sanguisuga e lestofante con inno di Mamerda obbligatorio. Da loro agevolazioni per le microimprese, stato leggero, semplificazione delle procedure e credito agevolato.

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