Minoranze linguistiche: lo Stato forte coi deboli e debole coi forti

di SAMO PAHOR

L’articolo 6 della Costituzione della Repubblica italiana recita: La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. Queste sono le parole, ma bisogna conoscere lo spirito di chi le ha scritte. Nei verbali dell’Assemblea Costituente si legge che questo articolo riguarda soltanto le minoranze non integrate. Così è stato detto che gli Sloveni della provincia di Udine non avranno nessuna tutela perché nel plebiscito del 1866 hanno votato per l’annessione al Regno d’Italia e nella guerra 1915-1918 il battaglione alpini Val Natisone è stato l’unico reparto che non ha avuto nessun disertore. Nel 1962 è stata data la seguente spiegazione della scelta delle minoranze non integrate: “La concessione di una seconda lingua, oltre a quella materna è stata finora accordata esclusivamente a quelle regioni a statuto speciale che potevano rappresentare, nell’immediato dopoguerra, una grave minaccia per l’integrità dello Stato”.

Per contrastare le iniziative delle regioni a statuto speciale a tutela delle minoranze linguistiche la Corte costituzionale si è richiamata fin dal 1956 alla “riserva di legge” che evidentemente non riguarda l’articolo 6 della Costituzione che non si riferisce a delle leggi ma a delle norme, tra le quali rientrano anche le leggi regionali.

La X. disposizione transitoria della Costituzione, che rinviava l’istituzione della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, disponeva l’immediata applicazione dell’articolo 6 in quella regione. Ma non si è fatto nulla.

Lo statuto speciale della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia (legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, art. 3) recita: “Nella Regione è riconosciuta parità di diritti e di trattamento a tutti i cittadini, qualunque sia il gruppo linguistico al quale appartengono, con la salvaguardia delle rispettive caratteristiche etniche e culturali”. Ma non si è fatto nulla sbandierando la “riserva di legge”.

Soltanto nel 1982 la Corte costituzionale si è accorta che l’articolo 6 della Costituzione ha una minima operatività diretta che permette agli appartenenti alle minoranze linguistiche riconosciute di usare la propria lingua materna nei rapporti con le autorità (sentenza n. 28). Nel 1992 la stessa Corte ha stabilito (sentenza n. 62) che “Sulla base dei principi costituzionali e di diritto internazionale ora descritti, non vi può esser dubbio che la tutela di una minoranza linguistica riconosciuta si realizza pienamente, sotto ìl profilo dell’uso della lingua materna da parte di ciascun appartenente a tale minoranza, quando si consenta a queste persone, nell’ambito del territorio di insediamento della minoranza cui appartengono, di non essere costrette ad adoperare una lingua diversa da quella materna nei rapporti con le autorità pubbliche”. Poi nel 1996 (sentenza n. 15) la Corte costituzionale ha stabilito che “Dalle norme costituzionali in questione deriva sempre e necessariamente l’obbligo di ricercare una “tutela minima”, immediatamente operativa, sottratta alla vicenda politica e direttamente determinabile attraverso l’interpretazione costituzionale dell’ordinamento, anche per mezzo della valorizzazione di tutti gli elementi normativi esistenti, suscettibili di essere finalizzati allo scopo indicato dalla Costituzione”.

Queste tre sentenze della Corte costituzionale fanno parte delle “sentenze monitorie” o “sentenze di indirizzo” che nella motivazione indicano al legislatore cosa deve scrivere nelle leggi per garantire il rispetto della Costituzione. Ma il parlamento si è infischiato di queste sentenze e ha fatto la legge 23 febbraio 2001, n. 38, che è gravemente in contrasto con la Costituzione e con gli impegni internazionali dello stato italiano per quanto riguarda la tutela delle minoranze ed in particolare della minoranza slovena.

Lo stesso presidente della repubblica che il 23 febbraio 2001 ha promulgato questa legge il 10 ottobre 2001 ha detto a Pola (Croazia): “Esiste ormai un ‘modello europeo di convivenza’ fra gruppi linguistici nello spirito che anima la costruzione di un’Europa di fratellanza e di pace. Questa è l’esperienza dell’Italia nel Trentino-Sud Tirol: questa è l’ esperienza che mettiamo a disposizione dell’Europa e della Croazia”.

Si è dimenticato del tutto delle “minoranze linguistiche storiche” alle quali la Repubblica italiana ha dato con la legge 15 dicembre 1999, n. 482, una qualcosa ben diversa dal “modello europeo di convivenza”.

 E siamo rimasti al solito “Forte con i deboli, deboli con i forti”. Senza tener conto dell’ impegno assunto con la ratifica del Trattato sull’Europa che recita (art.2): “L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’ uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a una minoranza. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”.

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11 Comments

  1. Suditalia says:

    Meglio terroni che zingari sloveni…

  2. Dimitri Tabaj says:

    Che tute le lingue le vegni imposte xe una monada. Alcune le xe naturali, altre NO. Altro che bisogno de comunicar. Imposizion xe imposizion, violenza pura, e per fortuna xe minoritaria e in estinzion. Cussì come se ga, grazie a Dio, estinto el latin, dopo che sembrava esser divendado lingua universale. Sembrava… ma se ga estinto. Grazie a Dio!

  3. Dimitri Tabaj says:

    Bravo, Salice Triestino! Hai assolutamente colto nel vivo! Che cosa direbbe costui se gli imponessero un’altra lingua. Eggià, se gliela imponessero! E non perchè per ragionamenti vari (peraltro anche più che opinabili, dal momento che non tengono conto dell’identità e dei sentimenti ad essa legati) avesse lui scelto di interloquire solo in inglese, per esempio. Cosa direbbe il signore? So io cosa direbbe: che non è giusto! Ma siccome tocca ad altri, li manda a studiare inglese. E, andiamo… troppo facile!
    È vero che alcune comunità “hanno dietro” anche degli Stati: gli Sloveni la Slovenia, i Sud Tirolesi l’Austria ed i Valdostani la Francia. Ciò però non significa che altri popoli come i friulani ed i veneti siano comunità nazionali in maniera minore o difforme. I veneti hanno ad esempio una millenaria storia di statualità alle spalle, alla cui entità di durata temporale e di gloria l’attuale stato unitario non può che impallidire.

    • Culitto Salvatore says:

      “Ma siccome tocca ad altri, li manda a studiare inglese”
      non tocca ad altri, è toccato a tutte le popolazioni della penisola, in sicilia vi sono centinaia di diversi dialetti spesso talmente differenti l’uno dall’altro che è difficile capirsi (questo è dovuto alle numerose influenze culturali avute nel corso della storia siciliana) ciò non toglie che se si vuole VIVERE si deve comunicare, l’italiano è si la lingua nazionale ma nel paniere mondiale è una minoranza, vogliamo fare i mercanti? dobbiamo conoscere le lingue parlate nel mondo, a che serve una lingua che viene parlata da una manciata di persone, tradizione o no, gloriosa storia o no i linguaggi evolvono e se ci si fossilizza dietro ad essi si muore, lo ha capito pure la chiesa che ha smesso di utilizzare il latino e non lo capite voi? che poi non la vogliate dimenticare è diverso, i legami con il passato sono importanti certo ma non sono tutto, i paesi sudamericani non hanno un identità perchè parlano spagnolo o portoghese? i paesi islamici perchè parlano arabo? le lingue sono state imposte, tutte le lingue vengono imposte, imposte dalla necessità di comunicare

      • Sandi Stark says:

        Signor Salvatore taccia che fa più bella figura. Mio nonno paterno parlava correttamente 8 lingue, mia nonna paterna 3 come i nonni materni e la bisnonna paterna conosceva anche l’inglese ed il turco, tanto che in famiglia si sono tramandate alcune imprecazioni in quella lingua. Il loro grado di istruzione andava dagli 11 anni obbligatori dei nonni maschi ed i 14 della bisnonna che era stata in collegio agli 8 anni minimi delle altre nonne.

        Le loro professioni erano: falegname ed albergatore, fabbro e vigile urbano, casalinga e badante.

        Poi è arrivata la gente come Lei, ci hanno cambiato i cognomi, i toponimi delle strade e delle Province, ci hanno impedito di parlare altre lingue che non fosse l’italiano a botte in testa, ci hanno fatto dimenticare le altre lingue e ci hanno insegnato ad essere italiani.

        Ed ora voi, il popolo più analfabeta d’Europa al momento della conquista, il più “analfabeta funzionale” d’occidente in questo momento, ci volete insegnare che dovremmo parlare inglese?

        La cosa migliore che potete fare per noi è di tornare a casa vostra, sappiamo noi come relazionarci con il mondo. Verflucht prekleto čoln dass Sie brought sem.

  4. Dimitri Tabaj says:

    Molto interessante! Ho letto con molto interesse il vostro articolo circa il dileggio con il quale alcuni ambienti trattano ad es. la lingua veneta. C’è una volontà prevaricatrice e denigratoria nei confronti di ciò che diverge da una ben nota e vorace politica centralista.
    Non la tiro per le lunghe: a Gorizia l’allora vicesindaco ebbe a definire la lingua slovena (come ben sapete autoctona in quella città) lingua della torre di Babele senza che quasi nessuno si sia scomposto più di tanto. E pensare che noi sloveni abbiamo pure dato il nome alla città (Gorica, si legge Goriza, piccolo monte). Loro cosa ci danno? La torre di Babele? Od i loro del tutto immaginari duemila anni di “cultura”?
    Dati i lieti e per la verità del tutto aspettati dati che pervengono dal Viminale, vi invio questo significativo video:
    http://www.youtube.com/watch?v=GwDr0h3jsCk&feature=youtube_gdata_player
    Viva el gran popolo de San Marco, fuarce Friûl, živeli Slovenci!

  5. Liugi mobile says:

    Fate bene a lamentarvi, ma non pretendete troppo da uno Stato che non riconosce lingue autoctone usate quotidianamente da milioni di parlanti.

  6. Dan says:

    Invece di farsi tutte queste seghe mentali, quello che dice la legge, quello che scoreggia la costituzione, quello che pensa la norma ecc. ecc. si fa come i terroni: si parla la propria lingua e solo la propria lingua.
    Vuoi comunicare con me ? Userai la mia lingua altrimenti ciapa la porta e va a pietlu in tel cul.

    • Salice triestino says:

      Comunque ci tengo a specificare che con “minoranze linguistiche” si intendono cittadini italiani, non immigrati da chissà dove, si tratta di persone che abitano in territori dove hanno abitato per secoli i loro avi, territori che l’Italia ha voluto a tutti i costi entro i propri confini (es, Sud Tirolo e Trieste), e che quindi ora deve impegnarsi a rispettare, trattando le altre lingue ivi presenti alla pari dell’ufficiale, come si fa in tutti gli Stati evoluti.

    • Culitto Salvatore says:

      io sono uno di quelli che definisci terroni, parlo italiano, l’ho sempre parlato, parlo anche francese e inglese, qualche parola di veneto la capisco, e un po di piemontese, il siciliano non sono mai riuscito a capirlo, perchè dovrei parlare siciliano? da terrone parlo e uso solo la mia propria lingua…l’italiano, non capisco quale problema vi create con la lingua, si parla quella che aiuta a comprendersi meglio, oggi in italia è l’italiano ma spero che un domani sia l’inglese così ci riusciremo a capire anche con il resto del mondo, ai veneti dico studiate l’inglese che è meglio 😉

      • Salice triestino says:

        Dove ho definito qualcuno “terrone”? Si sta sbagliando. Inoltre nessuno ha detto che deve parlare siciliano. Ognuno parla ciò che preferisce, il suo discorso con l’inglese non c’entra una banana, così come non ce’entrano i Veneti. Qui si parla di minoranze lingustiche autoctone parlanti lingue diverse dall’italiano. Cerchi di mettersi nei panni di chi si trova in quella situazione. Pensi a casa sua, il suo paesino dove sempre hanno vissuto i suoi avi. Ad un certo punto uno Stato X arriva e pretende si parli un’altra lingua, chiudendo le scuole, i giornali, abolendo la segnaletica e la toponomastica scritte nella sua lingua. Le piacerebbe?
        Oggi l’italia democratica ha l’obbligo morale di rispettare i territori dove si parlano anche altre lingue.

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