Minniti, il caso Sea Watch si poteva risolvere in 5 minuti. Ma la politica cerca solo consensi

naveSea-Watch-3rassegna stampa

di Alberto Ferrigolo (Agi)- Mentre nella notte la Sea Watch è arrivata in porto, la capitana Carola Raketet è stata arrestata e i 42 migranti a bordo sono stati fatti scendere, sui giornali si continua a parlare di emergenza, flussi, corridoi umanitari e quote. E a questo proposito, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano l’ex ministro dell’Interno dei governi di centrosinistra Renzi-Gentiloni, Marco Minniti, dice che quella dei migranti e della nave approdata a Lampedusa è “un’emergenza creata ad arte”, per poi affermare: “Io l’avrei risolta in 5 minuti”.

i sicuro Minniti di migranti e Ong se ne intende, dà atto il quotidiano diretto da Marco Travaglio, non foss’altro perché è stato anche il primo a regolamentare l’intervento delle organizzazioni non governative nel Mediterraneo, attirandosi strali e polemiche. Anche del suo stesso partito, il Pd. Ma come avrebbe affrontato e risolto Minniti il caso Sea Watch? “Non si sarebbe nemmeno posto”, risponde l’ex titolare del Viminale, “perché noi avevamo redatto un codice di condotta delle Ong che è stato firmato anche dalla Sea Watch, dimostrando che era possibile governare i flussi migratori senza restringere gli spazi delle Ong e senza far venire meno né il ruolo della Ue né il protagonismo prestigioso della Guardia costiera italiana”.

Minniti racconta così che fino al maggio dello scorso anno nel Mediterraneo “operava un sistema di ricerca e salvataggio coordinato dalla Guardia Costiera e di cui faceva parte il sistema delle Ong” che faceva capo alla missione Themis di Frontex e la missione Sofia dell’Unione europea. Quel dispositivo aveva ridotto gli arrivi e gli sbarchi “del 78% in generale e dell’84% dalla Libia”. Un sistema di Stati, Ue e Ong, dunque, che “permetteva di gestire la situazione tenendo insieme due principi: sicurezza e umanità”.

E di quel sistema che ne è oggi? “Non c’è più” risponde, aggiungendo: “E per far capire quanto sia grande il paradosso in cui siamo, basti pensare che una missione navale, Sofia, è stata prorogata dalla Ue senza…navi in mare”.

Cosa differenzia Minniti da Salvini? Per l’ex ministro “ora no c’è un disegno” mentre prima c’era “con un progetto politico”. E quale sarebbe stato? Che “non si può affrontare tutto facendo la faccia feroce: verso le Ong o verso la Ue. La faccia feroce può servire per conquistare consensi, non risolve i problemi concreti. E rischia di farti perdere l’anima. Una democrazia non può essere tenuta permanentemente sull’orlo di una crisi di nervi”.

Perché “Un ministro dell’Interno non richiede arresti. Non può farlo. Ha un altro compito: coordina l’attività delle forze di polizia che fanno le informative per l’autorità giudiziaria, deputata a decidere su questo”. Per Minniti questo “è il cuore della democrazia” che si incarna nella separazione tra potere esecutivo e potere giudiziario”.

Secondo Minniti, poi, l’enfasi sulle Ong si fonda sull’esigenza di “trovare sempre un nemico” mentre “siamo di fronte a un emergenza umanitaria” verso la quale “compito di un governo è farla cessare e quindi di far scendere i migranti” e “non si può aspettare che l’Europa se ne faccia carico”. Tra l’altro, sottolinea ancora Minniti, “il drammatico braccio di ferro ha portato a un evidente paradosso: ci sono migranti che arrivano a bordo di una Ong che non possono sbarcare, mentre a Lampedusa arrivano barche direttamente con gli scafisti, tramite le navi madre”.

Intanto su la Repubblica, edizione cartacea, si può leggere che “Moavero spiazza il governo” in quanto sulla Libia il ministro degli Esteri ammette che “non è un porto sicuro” mentre fino a tre giorni fa il sottosegretario alla Farnesina Manlio Di Stefano, M5S, continuava a sostenere che la Sea Watch “avrebbe dovuto dirigersi a Tripoli”. Era infatti questo l’ordine che l’Italia aveva impartito a Carola Rakete, “nonostante sapesse che — facendolo — la comandante della Sea Watch avrebbe violato le convenzioni internazionali” si può leggere ancora. Ma dal Viminale fanno sapere che la dichiarazione di Moavero “non cambia nulla: tecnicamente la Libia non è un porto sicuro, ma avrebbe una Guardia costiera ritenuta affidabile”, addestrata e finanziata dai Paesi europei.

Sul comportamento della capitana della Sea Watch, da segnalare invece due pareri, opposti: quello di Massimo Fini su Il Fatto (“Carola-Antigone è nel torto ma ha ragione”) e quello di Domenico Quirico su La Stampa (“Cara Carola, stai sbagliando”).

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

One Comment

  1. caterina says:

    ma si vede che le firme sui codici di condotta durano lo spazio del viaggio di chi li firma compreso il ministro in carica… poi tutti se li scordano, e fanno quel che gli pare a seconda del momento e del temperamento… Siamo sempre nel provvisorio e ciascuno gioca le sue carte pare a sentimento, compresi i capitani delle ong… Che a fregarsi le mani siano quelli che dai migranti traggono vantaggio non c’è dubbio, che siano gli sfruttatori e incentivatori dei paesi di origine, che siano i buonisti finti inconsapevoli che finanziano le ong, con soddisfazione di tutti quelli che hanno materia per riempire pagine di giornali di pro e contro da una parte e dall’altra… Per me la nave che batte una bandiera che corrisponde ad uno stato deve far rotta verso quello stato e non si capisce se star ferma in mare dicendo aiuto! aiuto! sia il massimo di decoro per chi la conduce, e non parliamo di dititto… se c’è un moribondo può prelevarlo un elicottero della Croce Rossa….Il capitano o la capitana una volta rientrata sotto quella bandiera se la vedrà come succede a tutte le navi che accedono ai loro porti… Se invece stanno ai comandi di chi caricano a bordo, è responsabità che si sono assunti loro che le guidano e saranno fatte valere all’arrivo nel porto di cui portano la bandiera… da quando in qua i cosiddetti “salvati” si comportano da “pirati” ! ..e noi siamo gli allocchi che cadono nella trappola ?

Leave a Comment