Milano, Sala e Parisi: l’Oligarchia ha già vinto? Italia Paese blindato, Repubblica dei manager

porcellino-italiadi STEFANIA PIAZZO – A Milano, c’è chi dice che se vincerà Sala avrà vinto anche Parisi. E se vincerà Parisi, avrà vinto anche Sala. Anzi, se le cose stanno così, possiamo dire che hanno già vinto entrambe, perché la piazza politica di Milano è stata di fatto già blindata, con le oligarchie e attraverso le oligarchie, con due boiardi di Stato, due manager si pronuncia oggi, che non rappresentano i partiti. Anche se ce lo vogliono far credere. La stessa discesa in campo di un altro manager, Corrado Passera, è collaterale, di supporto e appoggio alla campagna antisistema, che in questi anni ha delegittimato la politica, meglio, i partiti.

E’ la carica dei poteri che hanno spiegato e dimostrato in lungo e in largo che i partiti mangiano, rubano, sono inaffidabili. Senza salvare il salvabile. Dunque, occorre sottrarre loro sovranità, rappresentatività, poteri decisionali. Se la sono voluta? Alla grande, ma la democrazia apparente, più surrogata dell’attuale, verso la quale ci stiamo incamminando, sarà peggiore dell’attuale? C’è da scommetterci.  Hanno iniziato con Mario Monti, con i professori. La scalata  ora si sposta su “quelli capaci” di fare più dei partiti.

E se andremo al voto, all’incasso renziano nel 2017, i nomi che già sono in campo sono quelli di Tito Boeri (Inps), di Mauro Moretti (Finmeccanica) ma girano anche altri colletti bianchi della Cassa depositi e prestiti. Il Senato non esiste e non conta più, alla Camera, con numeri ridotti in nome dei tagli, a decidere saranno in pochi….  Ma già ora le decisioni non le prendono le commissioni parlamentari o l’aula al voto. Ci crede forse ancora Biancaneve.

Il processo di spoliazione della democrazia ma soprattutto dei valori costituzionali, è quasi arrivato a chiudere il cerchio. Partito da lontano, con la caduta dei partiti storici, forse ostacolato o rallentato solo dalle minacce leghiste prima e dalla destrutturazione della politica poi con i 5 Stelle, vede comunque Milano come capofila del progetto. Milano, le èlite di potere, l’hanno già vinta.

Tutto il resto è contorno. I partiti contano sempre meno, hanno sempre meno visione politica e meno leader veri, più affabalutatori che statisti. Hanno tolto i contributi ai giornali, azzerato i fondi all’editoria, hanno tagliato rimborsi e trasferimenti pubblici ai partiti, in nome del fatto che devono arrangiarsi da soli. Da un eccesso, si è passati in questa furia moralizzatrice, a lasciare il manico in mano a chi i soldi non ha bisogno di chiederli allo Stato o ai cittadini.

La Repubblica delle èlite è servita. Peccato non sia la popolare èlite che ha studiato per far politica, ma per assicurare a chi non vediamo e non sappiamo, il controllo del vapore. Con un centrosinistra che è tutto meno che centrosinistra e con un centrodestra che è tutto meno che centrodestra. Ma in politica contano i voti e se Roma e Milano resteranno in mano alla “sinistra”, la resa dei conti dall’altra parte sarà più veloce e meno indolore.

Quali saranno i partiti-antidoto alla deriva delle èlite? I 5 Stelle antisistema? Fratelli d’Italia o la Lega?

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