Milano, campi rom 2005-2016. Cosa è cambiato?

zingaridi ROMANO BRACALINI – L’ Italia, non so per quale equivoco, era chiamata dai grandi viaggiatori del passato il Paese della gentilezza e dell’armonia, benchè chi lo conosceva meglio, come Stendhal e Goethe, non ne tacessero i caratteri violenti e l’istinto al tradimento e alla vendetta. Nella Roma papale il mattino all’alba passava il furgone per raccogliere i morti ammazzati di coltello. Non uno che fosse morto di fatica. Ma la storia, se non ammaestra, almeno liscia il pelo e perfino un popolo come quello italiano riottoso a ogni regola parve conformarsi a uno stile di educazione con qualche lacuna. Tutto ciò pare un ricordo. Non sfuggirà a chiunque sia dotato della minima capacità d’osservazione lo spettacolo di imbarbarimento quotidiano, di inciviltà diffusa e persistente e di maleducazione che caratterizza i rapporti interpersonali. Questo stato d’animo discende dal fatto che rispettare le regole, comportarsi civilmente non abbia più senso; ne deriva che sempre più spesso si imita l’esempio peggiore che ci viene elargito. Regrediamo nella scala dei valori civili, noi che non ne abbiamo mai scalato i vertici. Così i “paria” d’importazione con i loro “modelli” finiscono per contagiare i Paesi in cui le regole di civiltà non sono mai state forti. Noi facciamo il resto.

Chi dovrebbe controllare non controlla; chi dovrebbe far rispettare la legge non la fa rispettare. E chi non la rispetta la fa franca. Quale miglior incentivo a delinquere? Il mercato di via Papiniano sta per essere chiuso. Non per lavori o altre incombenze periodiche. Viene chiuso per motivi di sicurezza. Due vigili urbani che facevano la multa a due extracomunitari che vendevano merce contraffatta sono
stati aggrediti. Col risultato che i  vigili urbani non vogliono più mettere piede in via Papiniano. Lo Stato si arrende. Del resto la resa rientra nella tradizione storica di un Paese debole e vile che non ha tempra virile né decoro. Gli extracomunitari, clandestini e non, lo sanno e ci sguazzano. La baraccopoli zingaresca più folta di rom e di clandestini, specie rumeni, la vanta a Milano, col dato più vergognoso che singolare che non si trovano motivazioni per cacciarli via. Per difendersi dai furti, dalle rapine, dalle loro minacce i cittadini delle periferie degradate e abbandonate dall’autorità – che ha dichiarato forfait – hanno eretto simulacri di muri con il
filo spinato.

I campo nomadi che si espandono senza regole e controlli e come metastasi si infiltrano nella città sono territori sconosciuti dove nessuno osa entrare. I bambini scarmigliati, di un biondastro slavo, già sospettosi, giocano nelle pozzanghere putride accanto alle cataste della refurtiva. Carcasse d’auto rubate e saccheggiate d’ogni pezzo utile giacciono come balene arenate nella radura davanti alla baracche. Gli uomini ti osservano torvi. Non c’è acqua, non c’è luce, non c’è gas. Non c’è, ma c’è, allacciando il cavo alla centrale dell’Enel, quando non al contatore di qualche cittadino; attaccando il tubo alla distribuzione municipale del gas. Non ti arriva nemmeno la bolletta.

Non ti arriva nemmeno la tassa Urar del canone per vedere la minestra quotidiana che passa la Rai. Sulle baracche di lamiera ondeggia una selva di antenne televisive. Ma non c’è pericolo che il funzionario statale, che entra da padrone in casa vostra, si azzardi a presentare il conto ai Rom. Sabato scorso al mercato di via Benedetto Marcello due zingare ancora giovani, con occhi d’odio di animali, hanno rubato da una bancarella. Credete che siano scappate? No. Hanno riversato sui presenti una valanga di insulti. Le loro bocche selvagge eruttavano parole d’odio, agitavano le mani a voler picchiare. Non sarebbe stato difficile ridurle all’impotenza. Mi sono trattenuto a stento. Nei regimi comunisti se li coglievano a rubare li massacravano. Da noi hanno trovato l’America. C’erano alcuni extracomunitari nordafricani anche loro sbigottiti dalla scena turpe.  Gli zingari hanno subìto persecuzioni e pogrom. Qualche ragione ci sarà. Guardavo le due zingare con un misto di compassione e di disprezzo. Non è sempre l’ambiente che determina l’animo cattivo. È l’eredità del sangue.

Poco lontano c’erano quattro vigili che parlavano tranquillamente fra loro. Non è successo niente. Una volta era costume del cittadino
milanese salire sul tram dalla porta giusta. Faceva parte di un costume di civiltà consolidato. Gli extracomunitari entrano da dove si dovrebbe scendere e scendono da dove si dovrebbe entrare. Adesso lo fanno anche i milanesi. Il 70% dei viaggiatori che non pagano il biglietto sono extracomunitari. Sui treni gli extracomunitari passano in prima classe col biglietto di seconda (quando ce l’hanno). Il controllore passa sempre più raramente e loro ringraziano la tradizionale “disciplina” italiana.

C’è ancora lo Stato? C’è per vessare i cittadini onesti. L’impressione leggendo le cronache delle illegalità quotidiane, dal furto alle reazioni violente di extracomunitari colti in flagrante illecito, dalla prostituzione che non è reato, all’ingresso clandestino che non è reato, è che lo Stato abbia rinunciato a una parte della sua sovranità; la gente comune più esposta all’insidia non avverte più negli organi dello Stato una garanzia a difesa della propria sicurezza. Non c’è solo la minaccia della criminalità, che il clandestino quasi automaticamente va a ingrossare, ma si avverte una caduta verticale dei valori civici più elementari. Quando i reggitori dello Stato, che non conoscono il Paese perché vivono barricati e protetti, esortano a non farsi giustizia da soli ammettono già il loro fallimento.

Perché se la giustizia funzionasse a dovere nessuno sentirebbe l’impulso o il desiderio a far da sé. In Germania, in Inghilterra la legge è ancora una cosa seria e gli stranieri con le buone o con le cattive la rispettano. Da noi la corporazione dei magistrati alla sola idea di una riforma della giustizia, che aspettiamo da 60 anni, proclama lo sciopero per il 14 luglio, presa della Bastiglia che segna l’inizio della Rivoluzione francese, e loro, equivocando sul nesso storico, fanno invece la controrivoluzione reazionaria per mantenere privilegi di casta dell’Ancien règime. Devono essere stati informati male.

I giornali, come i burocratici mattinali di questura, riportano le notizie più lesivi del decoro di una nazione (se ci fosse!) con la stessa ritualità con la quale annuncerebbero una pioggia di stagione. Un rom rumeno clandestino ha addirittura dato un’intervista al Corriere dichiarando di non aver mai lavorato e di vivere di furti. Dove puoi dichiarati pubblico malvivente recidivo se non nel Paese di Pulcinella dal quale andarsene sarebbe solo un gesto di dignità. A un giornalista che gli chiedeva se non era il caso di chiudere i campi Rom, tale Garocchio, ex democristiano, ora in Forza Italia, ha risposto democristianamente. «Ma per favore. E dove li mandiamo».
Ma, per esempio, sotto casa sua!

(da il settimanale “Il Federalismo”, luglio 2005, direttore Stefania Piazzo)

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4 Comments

  1. marco says:

    Che cavolo c’entrano i rom su un sito che dovrebbe parlare di indipendentismo? Andate sui siti ufficiali dell’indipedenza scozzese, o su quello catalano. Parlano SOLO di indipendenza. Qui dagli al Rom…MA va…..

    • Stefania says:

      Indipendenti da tutto. O no? Anche da chi non sta alle regole ma lo Stato centrale abbuona sempre tutto. Noi siamo contro lo Stato centrale, lei no? Stia bene.

  2. Fil de fer says:

    I campi rom o il problema rom esiste solo in italia.
    Ma, abbiamo capito tutti spero perché esista un tale problema….i partiti ci mangiano e con loro i porci del mondo di mezzo come si fanno chiamare. Il problema esiste in tutte o quasi le grandi città….a mia figlia hanno rubato un diamante di famiglia che ci tramandavamo da 5 generazioni. Sono entrati in casa dalle finestre mentre era con il figlio dall’altra parte della casa. Fatta la denuncia e chi si è visto si è visto.
    Perché dobbiamo sopportare gente del genere ?
    Perché dobbiamo farci derubare in questo modo ?
    Non ho parole……….

  3. giancarlo says:

    I rom li conosco bene.
    Ho avuto molte occasioni per conoscerli e posso dire che è un’etnia assolutamente refrattaria a tutto.
    Ha insito nel suo DNA la predazione di beni altrui.
    Arriva anche alla depravazione sfruttando non solo i minori, ma anche facendo dello schiavismo dei minori un suo modo di arrichirsi, magari con i fligli dgli altri.
    8 ANNI or sono facevo il ” PEDIBUS” a Verona. Si tratta di persone come me che alla mattina presto accompagnavano a piedi i bambini a scuola con tanto di palette e capellini gialli e verdi e con una corda a cui tutti dovevano attaccarsi, specie quando si dovevano attraversare le strade. Ebbene, avevamo anche 3 rom che erano sempre in ritardo e dovevamo aspettare che uscissero di casa. Ma fatto più grave era che molti giorni, almeno 1-2 volte la settimana non si presentavano all’appuntamento facendoci perdere tempo e quindi non andavano a scuola….i genitori come se non esistessero, nulla da fare o così o pomì !!
    Non parliamo della sporcizia che fanno dappertutto, specie dove vivevano e dell’incuria su tutto.
    Insomma questi sono i rom e quelli che dicono il contrario o li difendono…non so perché, visto che non siamo razzisti ma diciamo quello che abbiamo visto e constatato, forse non li conoscono affatto e parlano solo perché hanno da parlare. Non aggiungo altro anche se ci sarebbero cose ancor più gravi dda dire, ma non voglio che sembri uno che fa un’elenco esagerando…………
    WSM

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