Migrazioni, pietà e falsità. La nuova Babele

di MARCELLO RICCIbabele

Stando alle dichiarazione di un donna che era sullo stesso barcone e che ha perduto ben due figli, viene accusato il padre di Aylan, che con una manovra temeraria con un mare agitato ha provocato il ribaltamento del mezzo. Appaiono fuori posto la dichiarazione e la foto del piccolo Aylan Kurdi, che hanno tenuto banco e fatto il giro del mondo, strumentalizzate per edulcorare un impossibile, inaccettabile travaso della popolazione di un continente grande in un altro più piccolo e superaffollato.

Si strumentalizza tutto, la guerra in Siria, la povertà la fame la mancanza di lavoro, ma nulla si dice sulle ricchezze del suolo, sottosuoli e mari dell’Africa, sfruttate da multinazionali che perpetuano le politiche coloniali. A Damasco c’è Assad, a Mosca Putin, a Washington Obama, a Berlino la Merkel, a Roma Renzi… , nessuna differenza. Renzi non è stato eletto dal popolo, ma designato dal compagno Napoletano, sempre attivo nel fare danno, Obama è stato eletto, come sempre i presidenti in America per accordi tra le famiglie dominanti che mai escono da giro…, è quindi ora di cessare di criminalizzare Assad , solo perché non piace a Londra, ovviamente per nobili ragioni di potere e di economia.

Quando impropriamente si esaltano sentimenti e compassione, c’è qualche roba da nascondere di non pulito, di non edificante. E’ la civiltà occidentale (gli Usa ne sono fuori), che vogliono asfaltare,  patria, nazioni, orgoglio di appartenenza,  memoria di una cultura, storia,  lingua…, ricordi impropri di un passato che intendono seppellire.

L’uso sempre più frequente e incalzante di parole, anche nei documenti ufficiali di termini di una lingua elementare e cacofonica ne sono la dimostrazione. Perché non dire, revisione della spesa? Tutto rema contro la famiglia, l’appartenza, l’identità, la libertà, la tradizione e la cultura. Francesco Bergoglio predica l’omologazione con la sottile, suadente dialettica gesuitica.

Non c’è speranza, ma nemmeno la rinuncia a lottare sino in fondo, confidando in Dio che ha creato terra uomini con differenze specifiche per vivere e produrre in ogni angolo della terra. La storia insegna che le battaglie certamente perdute sono quelle non combattute. La prima esigenza è combattere per la propria casa, il proprio comune, per la propria terra rivendicandone l’autonomia. Lo stato centralista è  di per se contro la libertà, e indicarne lo smantellamento è il primo fondamentale passo per non essere omologati, numerati, globalizzati. Parlo in patria la mia lingua, se vado in Francia o in Spagna, la loro, in Russia ricorro ad un interprete, rispettando la mia e le loro culture.

Chi viene a casa nostra deve essere  ospite educato e se vuole permanerci, deve integrarsi, relegando nella memoria remota il mondo che ha lasciato. Paese che vai, usanze che trovi. Non è il caso di frequentare locali che ostentano, impongono civiltà diverse da quella a cui si appartiene. Padre, madre, famiglia , città, regione, lingua, cultura, religione , non sono scambiabili.

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