MIGLIO, THOUREAU E LA SCORRETTEZZA POLITICA

di ALBERTO MINGARDI

Ieri mattina mi sono alzato, mi sono rimpinzato col mio american-breakfast, e al trotto ad accendere il computer. Il bicchiere in una mano, uno snack nell’altra, c’era il sole. Poi ho aperto la posta elettronica, basta un clic per rovinarti la giornata. Ci trovo un messaggio di Renato Farina: e’ morto Gianfranco Miglio, vuoi scrivere qualcosa? Credetemi. Questo e’ un articolo che non avrei mai voluto scrivere, l’idea stessa che venga pubblicato mi urta, incrocio le dita, magari si perde in redazione, magari le rotative s’inceppano… Se non e’ scritto, e’ come se non fosse mai successo.

Di Gianfranco Miglio, si possono ricordare tante cose. Anzitutto, e’ stato uno studioso che “restera’”. Si puo’ dire di pochi. E’ stato un incredibile scopritore di talenti, aveva fiuto. Ma non gli e’ bastato per farsi ricordare, quando ancora era vivo: e’ stato dimenticato in modo indegno da quegli stessi partiti politici che lo trascinarono in Senato come un fiore all’occhiello, giusto per lasciarlo “predicare inutilmente”, che pare sia il destino dei grandi, in Italia. Ma io vorrei ricordare un’altra cosa. Vorrei ricordare cos’e’ stato Miglio per me, e non solo per me, negli anni ruggenti della Lega – quando avevamo una speranza, quando ci sembrava che questo Paese si potesse rompere o cambiare.

Avevo tredici, quattordici anni, la prima volta che andai a sentire Miglio. Gli porsi una copia del suo libro, e letteralmente tremavo, il mio primo incontro con una faccia nota, lui lo autografo’, ci mise la data, e provo’ a intavolare una mezza conversazione con me, che mi limitavo ad annuire in un improvviso attacco di balbuzie. La stessa esperienza l’hanno avuta altre persone che conosco. Il profesur era tutto fuorche’ professorale. Amichevole, umano, di una cortesia imbarazzante – il contrario della sua immagine pubblica. “Nosferatu”, Lucifero, il mago Merlino, eccetera. E lui se la rideva.

Coltivava il politicamente scorretto con passione rara.

In una conferenza a Firenze disse che “arrivo in Toscana e sento odore di cous-cous”, non si faceva scrupolo a chiamare I terroni col loro nome (appunto: terroni), e non per cattiveria, ma con naturalezza, come facciamo noi lombardi. Lombardo – non padano, non italiano, questo era Miglio. C’e’ un altra cosa che mi piace sottolineare. Tutti scriveranno di lui come cultore di Carl Schmitt, come esponente del “realismo politico”. Verissimo, lo e’ stato. Ma nell’ultimo Miglio il realismo ha perso quella patina di giustificazione dello status-quo e della crudeltà del governo, per assumere una nuova dimensione. Libertaria, anarchicheggiante: lo ammette lui stesso, in un’aurea pagina di “Federalismo e secessione”, dialogo con Augusto Barbera che si trova in libreria per Mondadori.

Miglio non solo ammette il diritto di secessione, ma ne rivendica la giustizia intrinseca. Denuncia le ruberie dello Stato, e sogna un nuovo ordine politica basato su rapporti volontari, consensuali. Liberi. Fatto di tante piccole comunita’, di tanto Paesi federali, che ci riporti a prima dello Stato nazionale. “L’altra meta’ del cielo”: guardiamo, diceva, a quei Paesi in cui la storia ha preso una piega diversa. E pensava alla Lega anseatica e alla Confederazione Elvetica – due ordini policentrici, federalisti, liberali.

Non e’ un caso se per avere Henry David Thoreau riammesso nell’Olimpo dei grandi della storia, in Italia c’e’ voluto Miglio. Che curo’ e diede alle stampe la sua “Disobbedienza civile”. E’ un libro da tenere sempre sul comodino. Thoreau dice di condividere l’affermazione di Thomas Jefferson che “il governo che governa meglio e’ quello che governa meno”. Pero’ aggiunge, in verita’ in verita’ vi dico che “il governo che governa meglio e’ quello che non governa affatto”.

Credo che Miglio, una frase del genere, avrebbe voluto averla scritta lui. Questo spiega due cose: perche’e’stato cosi’ importante per me, e per tanti altri come me. E perche’ I suoi “amici” in politica, del Miglio vero, coltivino un’amnesia interessata. – (Libero, 11 agosto 2001)

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