Miglio e i rimproveri ai lombardi: basta delegare il potere!

di CLAUDIO FRANCO

Cercare di riassumere un saggio di Gianfranco Miglio, quale è “Vocazione e destino dei lombardi”, è quasi come commettere un delitto. Solo la visione del testo integrale (si può trovare in appendice al suo “Io, Bossi e la Lega” o come introduzione a “La Lombardia moderna (Civiltà di Lombardia)” – pubblicato nel 1989) può evitare la perdita di quei caratteri che, oltre naturalmente al contenuto, rendono questo brano tanto piacevole a leggersi: la scorrevolezza del testo, la profonda erudizione (sempre presente ma mai sfoggiata), la magistrale chiarezza.

In questo frangente Miglio si dà l’obiettivo di dimostrare che ”la terra lombarda non genera uomini di Stato”: per raggiungerlo, ci accompagna attraverso i secoli, mostrandoci come nei vari frangenti i lombardi non abbiano mai prediletto il fare politica, preferendo di gran lunga il dedicarsi agli affari e delegando quindi ad altri (il Signore, gli spagnoli, gli austriaci, gli italiani) lo svolgimento di tale attività.

Così, partendo dal XII secolo, il Professore ricorda come la Lombardia sia un “costellazione di città”, delle quali il fulcro, il nucleo, è il mercato. All’interno delle città, i ceti di artigiani e mercanti, la cui attività è regolata da consuetudini e patti, ne dominano la vita, organizzati in potenti associazioni, le “societates”, per la tutela dei propri interessi. Si rileva anche allora quel “modo di concepire la vita e i rapporti umani da una angolazione individuale e privata” che possiamo riscontrare tuttora, quel concepire le istituzioni politiche “come strumentali rispetto alle esigenze dei ceti economicamente attivi”, che è la vera vocazione del lombardo, attraverso tutta la Storia.

La Lombardia è, fin dall’inizio, “costellazione conflittuale di centri urbani economicamente in concorrenza fra loro”, che accantonano le divergenze soltanto per esigenze economiche comuni e superiori: è questo il senso delle varie leghe, alleanze militari. E l’esigenza primaria, che Miglio non manca di rimarcare, è… CONTINUA A LEGGERE QUI

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One Comment

  1. indipendentista says:

    Le osservazioni del sommo Miglio vanno lette alla luce di una novità: la terronizzazione della società padana. Molti padani hanno creduto che “facendo alla terrona” e inventandosi una sorta di “clientelismo settentrionale” dando voti all’allega (vedi le ultime regionali) avrebbero tratto dei vantaggi. Sognavano con questa furbata di diventare una grande Svizzera e invece si sono ritrovati un biglietto di sola andata per la Grecia (anzi, per la Siberia…) Il mastellismo maronita ha arricchito solo la casta belleriana, che in effetti consta ormai di diverse decine di migliaia di clientes (qualcuno dice più di 100,000) e relative famigghie. Ecco perchè nei sondaggi non sono ancora ridotti a percentuali da prefisso telefonico, nonostante gli ultimi di PollWatch li diano per spacciati alle prossime europee assieme ai Montiani e ai Casinisti.

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