Miglio: che disgrazia i politici che non vogliono mai farsi da parte 

MIGLIO-BOSSI

di CHIARA BATTISTONI –  I cittadini esprimono per il futuro una paura che ha diverse manifestazioni (per alcune fasce è soprattutto timore di impoverirsi), ma che, qualunque sia la sua forma, porta con sé il rischio di paralizzare l’azione, indurre indifferenza, prima tra tutte quella per la politica, sospendere i progetti in un limbo che non è né presente né futuro. Congelare la progettualità individuale significa inibire quel flusso di idee, sogni, desideri e sentimenti che ci rendono fertili, aperti alle novità e agli altri, pronti al cambiamento, consapevoli dei nostri limiti, capaci di valutare i rischi che ci circondano, senza eccessi. In un mondo complesso, in una modernità liquida (per ricordare le parole di Zygmunt Bauman) in cui tutto muta rapidamente, vengono spesso a mancare i punti di riferimento tradizionali, quelli trasmessi con l’educazione in famiglia e a scuola; la fatica quotidiana è quella di capire modelli culturali e sociali per cui nessuno ci ha preparato.miglio_cambiare_210713

Così, spaventati da questo mare tempestoso, cerchiamo protezione nelle poche certezze che ancora abbiamo, costruendo intorno a noi barriere invisibili, muri invalicabili che vorrebbero filtrare prima, isolare poi (ma solo se è il caso) le idee nuove, vissute come minacce per la nostra integrità. Non ce ne rendiamo conto, ma ogni steccato costruito acriticamente, solo per paura, senza essere preceduto dall’analisi, diventa spesso una mancata occasione di crescita, è un po’ di libertà attiva erosa alla nostra dotazione naturale.
Libertà attiva… ci avete mai pensato? Ralf Dahrendorf (che oggi vive in un paese della Foresta Nera, Bonndorf) scienziato sociale, studioso contemporaneo della politica, talvolta critico anche nei confronti della Lega Nord, ha dedicato a questo tema sei lezioni, tenute a Essen in Germania, al Kulturwissenschaftliches Institut, poi raccolte nel libro Libertà attiva.

Pensateci bene, per molti di noi la libertà è un qualcosa di scontato; se fosse un oggetto tecnologico la chiameremmo con un termine anglosassone “commodity”, cioè un qualcosa che c’è, la cui esistenza è scontata, non è neppure da discutere, come il telefono, il fax, l’automobile. La libertà di cui ci parla Dahrendorf è «la bussola che ci deve indicare la direzione in questo passaggio senza punti di riferimento» (pag. VI), in questo mondo privo di vincoli, senza stabilità. La libertà che ha in mente «non è una libertà intesa come situazione, vale a dire come pure possibilità di attuazione, bensì libertà che realizza chances di vita» (pag. VI).

dharendorf

La libertà, dunque, è soprattutto attività, è forza generatrice, che sa creare il nuovo a partire dalle capacità e dalle caratteristiche individuali. Scrive Dahrendorf «La libertà come valore guida non è benessere né partecipazione sociale né duro lavoro né buona istruzione e nemmeno giustizia. L’inequivocabile senso fondamentale della libertà è l’assenza di costrizione e lo sprone all’attività individuale». (pag. 8) E ancora «La libertà non è mai un soffice cuscino sul quale ci si possa adagiare o dare a un godimento passivo; è sempre una sfida all’attività». (pag. 17) La chiamata di Dahrendorf è soprattutto una chiamata all’azione; che libertà è se l’apatia e la paura del futuro ci paralizzano e ci impediscono di costruire qualcosa di nuovo? Impantanati nelle nostre incertezze e nelle nostre insicurezze scivoliamo lentamente in una sorta di “autoritarismo involontario”, lasciando allo Stato, agli altri, ai politici in primis, le responsabilità e il controllo che non vogliamo più esercitare. I cittadini sonnecchiano, i governanti e i burocrati fanno ciò che credono. L’apatia dei cittadini, purtroppo, è un fatto acclarato anche da noi; il rapporto Censis citato in apertura mette a fuoco questa disaffezione per la politica, che sfocia nell’indifferenza e che davvero rischia di dare spazio all’autoritarismo involontario, sia esso di stampo centralista o federalista.

Gianfranco Miglio, nel suo libro Come cambiare, a proposito dei professionisti della politica scrive: «Se chi comanda aspira a non essere mai deposto, i cittadini hanno l’interesse esattamente contrario: vedere cambiare frequentemente i detentori del potere. Gli adulatori di questi ultimi sostengono che la loro lunga permanenza nelle posizioni di comando ne accresce la competenza e l’autorevolezza: ma gli uomini liberi pensano invece che la durata al potere generi solo vizi e inefficienza». (pag. 27).

Sempre Miglio ci ricorda il vecchio proverbio lombardo che per ottenere ordine si deve creare disordine; da par suo, Dahrendorf ci ricorda che l’era di trasformazione che stiamo vivendo è anche un’era di disgregazione, che ha caratterizzato fin dagli inizi la modernizzazione. Un’epoca che richiede consapevolezza, partecipazione, crescita personale, passione per ciò che ci circonda. La libertà attiva «non è data per scontata, e ciò vale soprattutto nell’ambito pubblico. La democrazia senza democratici distrugge se stessa. Cercare e sperimentare il nuovo, scoprire ed eliminare il falso, sono doveri civici che noi trascuriamo a prezzo della libertà.

Con ciò non invochiamo la politicizzazione della vita intera. La società civile è una società politica solo in senso lato, o, con una formulazione diversa, l’azione politica è solo una piccola parte dell’attività della società civile. Ma noi invochiamo l’attività. L’altra faccia del nuovo autoritarismo è la società dei couch potatoes, gli spettatori televisivi che passano la giornata sgranocchiando patatine sul divano e che fanno trascorrere sullo schermo un mondo in cui non hanno più parte, e ben presto non potranno nemmeno più averla». (pag. 115)

 

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2 Comments

  1. guglielmo says:

    Bossi , Maroni, Giorgetti, Stucchi, Salvini, Zaia, Garavaglia …..non riusciamo proprio a cavarceli di torno……poveri noi, per quanti anni ancora dovremo sopportare le loro panzane ?

    Caporali Guglielmo

  2. Paolo says:

    Forse era sottinteso anche di Bossi!

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