Boldrin, a metà strada tra “Fare” il grillino e la valletta di Mike Bongiorno

di CLAUDIO ROMITI

Sul tema spinoso dell’impiego pubblico, Michele Boldrin ha presentato la sua proposta choc. Sostenendo su “Radio 24” che in Italia c’è un buon 10/15% di dipendenti statali in eccesso, il leader incontrastato di Fare per fermare il declino aveva però chiarito il suo pensiero in un lungo comunicato stampa, cercando di rassicurare gli eventuali pubblici fannulloni. La sostanza di quest’ultimo documento appare in nuce nel titolo del medesimo documento: “Prima di mandare a casa il 10% dei pubblici dipendenti, meglio mandar via il 90% dei politici incompetenti!”.

Ora, al di là dei dubbi che un tale enunciato tende a generare (non si capisce, infatti, se il restante 10% dei politici graziati dal nuovo corso boldriniano siano ugualmente incompetenti, ma eventualmente simpatici, e chi dovrebbe essere chiamato ad effettuare la “capatura”), addentrandoci nel dettaglio dello scritto si coglie con un certo raccapriccio una sorta di contagio grillesco. Molto in sintesi il professore veneto parte dal presupposto, molto simile a quello pronunciato più volte in tv da una invasata Sabina Ciuffini, celebre valletta di Mike Bongiorno, nonchè nipote del fondatore del Fronte dell’Uomo Qualunque, secondo il quale la conclamata lentezza ed incapacità della pubblica amministrazione sarebbe determinata in modo intenzionale dalla classe politica. Tant’è che il nostro parla “di un’inefficienza voluta, cercata e scientificamente attuata dal sistema politico, di destra e di sinistra, che nel settore pubblico e parapubblico storicamente ha sempre trovato un comodo habitat in cui collocare i membri del proprio entourage ed esponenti della rete delle proprie clientele, indipendentemente dalle loro competenze e dalla loro preparazione”.

Un complotto dunque, ordito da una classe politica che a causa di un destino cinico e baro da oltre mezzo secolo si riproduce tale e quale nelle sue nefandezze. Ovviamente, vista la premessa, ne consegue che per modificare un simile andazzo, rigenerando su basi funzional-meritocratiche il nostro impresentabile impiego pubblico, occorre selezionare un politico di tipo nuovo. Una sorta di sacerdote del bene comune che tra le tante sue virtù, oltre a cambiare il volto delle innumerevoli assemblee elettive, risvegliando le coscienze sopite dei servitori dello Stato, sia in grado di modificare la società “sino all’ultimo bottone”, secondo un celebre verso del cantore della rivoluzione d’ottobre Vladimir Majakoskij.

Dunque, per Michele Boldrin non si tratta di un problema di sistema, determinatosi attraverso una crescente statalizzazione e burocratizzazione della società, come molti inguaribili liberali e libertari tendono a pensare. Se così fosse a nulla servirebbe cambiare le facce che stanno ai vertici di un colossale meccanismo democratico, che oramai controlla oltre il 55% del reddito nazionale, senza modificarne le logiche di fondo. In sostanza, senza ridurre il peso complessivo esercitato dalla mano pubblica. Ciò significa, in termini concreti, che un altro Stato ed un altra burocrazia non saranno mai possibili, così come vorrebbe farci credere l’ennesima versione del partito dei “probi e degli onesti” sostenuta da “Fare”, lasciando inalterato il perimetro delle competenze esercitate coercitivamente dai suoi smisurati apparati. Apparati che, contigui al sistema politico, premono spontaneamente affinché quest’ultimo legiferi nella direzione di un continuo ampliamento delle proprie prerogative. Illudersi e illudere il popolo che per far funzionare la macchina pubblica è sufficiente selezionare una nuova classe dirigente – magari sottoponendo gli aspiranti paladini del bene comune ad esame del sangue o del Dna – non può che portare al disastro. Curare il male endemico di un eccesso di Stato e di burocrazia con l’aspirina che propone il pur valido Michele Boldrin serve solo ad accelerare il declino.

O si taglia il Leviatano o si muore!

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31 Comments

  1. Giovanni Domenella says:

    Nel baratro in cui stiamo precipitando senza a quanto pare possibilità di rimedio individuale e collettivo (è il mondo della bolla di sapone che sta implodendo, secondo l’immagine di Francesco) potremmo almeno attenerci a due principi.
    1. Ad impossibilia nemo tenetur: E’ il principio che
     Il politico, il magistrato, il pubblico funzionario, dovrebbe apertamente dichiarare quando di fronte alla inestricabile complessità dei problemi da risolvere o alla mole degli adempimenti impostigli riconosce la propria inadeguatezza.
     che il contribuente dovrebbe invocare quando lo strozzinaggio fiscale incrina la sua libertà e dignità personale.
     Che il cittadino dovrebbe invocare dinanzi alla ipertecnicità delle normative cariche di rimandi. rabberciamenti , novellamenti, addizioni, sottrazioni e moltiplicazioni . Se una legge non si legge, non si comprende cioè alla prima lettura, va dichiarata la sua intrinseca ed insanabile nullità perché non è in condizione di obbligare.
    2. Principio di Fraternità :il tradito principio dei tragici secoli dei Lumi. Ricordiamoci di Caino ed Abele e non sbraniamoci reciprocamente.
    Giovanni Domenella

  2. LUIGI says:

    BRAVO Marco, tu che puoi e ne sei capace, radrizza le orecchie a stì asini. (non sono afferato come te in materia e avrei bisogno del tuo supporto. Se sei disponibile contattami in privato).

    • Claudio Romiti says:

      Pur non riguardando l’argomento del mio articolo, di fronte a determinate riflessioni non posso esimermi dall’intervenire a margine. E visto che sono stati tirati i ballo gli asini in economia mi sembrerebbe utile tracciare un brevissimo identikit di tali pensatori con tanto di soma. A sentire alcuni amici gli asini sarebbero coloro i quali ritengono che svalutare di un buon 30% la nostra moneta, nel frattempo tornata ad essere nazionale, avrebbe effetti catastrofici soprattutto sul fronte delle materie prime, determinando gravi effetti a caduta sui prezzi finali. A questo gli aspiranti Nobel presenti in questa pagina obiettano che in realtà, facendo l’esempio dei carburanti,il governo potrebbe decidere di mantenere a livello nominale le accise, sterilizzando eventualmente anche l’Iva e le altre imposte. I ciuchi raglianti però, a questa illuminata asserzione, controbattono con un ragionamento piuttosto elementare: se il sistema nel suo complesso svaluta e si inflaziona i costi dello Stato non possono essere bloccati, e dunque anche le accise e le altre imposte, determinando un avvitamento economico stile Argentina. Ma gli aspiranti Nobel, immemori di quel che accadeva all’epoca della liretta, continuano a scambiare la ricchezza con la stampa. Poveri asini, siamo circondati.

      • Marco Mercanzin says:

        No. Mi spiace Romiti.
        Basta col terrorismo !!!!

        La svalutazione ( io la chiamo libera valutazione di cambio da parte del mercato, e a voi pseudo austriaci il mercato dovrebbe piacere) abbasserebbe il costo del debito sui titoli verso estero subito.
        Quindi lo stato spenderebbe Meno.
        Riguardo all’esempio del carburante ( palesemente sbagliato : sarebbe come se per trovare l’area del cerchio usassi la formula del triangolo ), ho evidenziato l’errore di fondo nel ragionamento, che partendo da un aumento della materia prima, automaticamente invece, veniva applicata la svalutazione a tutto il prezzo al litro.
        Una puttanata. Punto.
        E se lei dice che le spese dello stato non possono essere bloccate, fatto 100 il fabbisogno fiscale sui carburanti pre £, dato l’aumento della materia prima con la nuova £, per mAntenere 100 il gettito dai carburanti, basta diminuire le accise sui carburanti stessi.
        Risulterà stesso prezzo al litro e stesso gettito del pre £.
        Semplice aritmetica, non c’è’ bisogno di nobel, ma solo di pragmatismo.
        Se poi lo stato questo non farà, e causerà l’aumento dei prezzi alla pompa, questo non è un problema di cambio fisso o rigido, ma della politica assassina e criminale.
        E comunque, caro Romiti, se valutare ( dare il giusto valore a una moneta e alla sua economia) e’ così brutto, come mai quando l’euro si è rivalutato sul $ fino ad 1,50 non siamo diventati tutti più ricchi e la benzina e’ comunque aumentata ?

        Riguardo alla stampa di moneta, le ricordo che in questi anni di crisi la BCE ha sfornato 8000 mld e voi nemmeno c’è ne siate accorti, con buona pace delle teorie che vorrebbero più inflazione.
        Peccato che quei miliardi, comunque stampati e che non ha no causato inflazione in area euro, anziché finire nell’economia reale, sono serviti per tamponare i buchi del sistema finanziario, basato su bolle creditizie enormi.

      • halnovemila says:

        Beh, con i professori che abbiamo avuto al governo (Amato, Prodi, Tremonti, Monti)… essere degli asini è quasi un complimento! 😀

    • Marco Mercanzin says:

      Eh, e come faccio a contattarti in privato ?

  3. Davide says:

    P.S.
    scusate riprovo in italiano ;-)….
    Nella mia ignoranza economica… qualche domanda a caso….
    Ma la svalutazione è o non è una patrimoniale a tutti?
    Se tornassimo alla lira e svalutassimo, il nostro debito futuro chi lo comprerebbe e con quale tasso di interesse, fermo restando che si presuppone lo faccia per averne un guadagno (cioè se investe 100 euro ne vuole indietro 110 IN euro..)?
    Se supponessimo di svalutare tò del 90% (volutamente esagerato) è vero o no che torneremmo competitivissimi ma che diventeremmo un paese del terzo mondo, in termini di potere d’acquisto di qualsiasi cosa che NON possiamo reperire nel territorio nazionale (risorse & materie prime comprese)?

    • Marco Mercanzin says:

      La patrimoniale la subisce solo chi acquista all’estero. Tu la spesa la fai a Berlino ?
      Il debito pubblico chi dovrebbe acquistarlo se uno stato a moneta sovrana non ha bisogno di titoli di stato per finanziarsi, ma basta ne emetta moneta ?

      Risorse e materie prime sono solo l’8% del PIL e quindi una svalutazione colpirebbe solo quella quota di PIL. Mentre l’export coinvolge almeno il 40% del PIL.
      Capisci da solo che per un + su un 40% e un – su un 15% ci faremmo tutti una firma.

  4. Davide says:

    Nella mia ignoranza… qualche domamda a caso….Ma la svalutazione è o non è una patrimoniale a tutti? se torniamo alla lira e svalutiamo il nostro debito chi se lo compra e con quale tasso di interesse, fermo restando che si presuppone lo faccia per averne un guadagno (cioè se investe 100 euro ne vuole indietro 110 IN euro..)? Se supponiamo di svalutare tò del 90% (volutamente esagerato) è vero o no che torniamo competitivi ma che diventeremmo un paese del terzo mondo come potere d’acquisto di qualsiasi cosa che provenga dal territorio nazionale?

    • Davide says:

      Pardon! riprovo in Italiano, maledetta fretta 😉
      Nella mia ignoranza… qualche domamda a caso….
      Ma la svalutazione è o non è una patrimoniale a tutti?
      Se tornassimo alla lira e svalutassimo, il nostro debito futuro chi se lo comprerà e con quale tasso di interesse, fermo restando che si presuppone lo faccia per averne un guadagno (cioè se investe 100 euro ne vuole indietro 110 IN euro..)?
      Se supponiamo di svalutare tò del 90% (volutamente esagerato) è vero o no che torneremmo competitivissimi ma che diventeremmo un paese del terzo mondo come potere d’acquisto di qualsiasi cosa che NON provenga dal territorio nazionale (risorse & materie prime comprese)?

      • Luca says:

        Sostanzialmente sì: se il valore della nostra moneta cala, i nostri beni diventano più competitivi e quindi le esportazioni dovrebbero aumentare. Ma ovviamente si verifica anche l’opposto, ossia tutti i beni importati diventano tanto più costosi quanto più è consistente la svalutazione. E se consideri che i 3/4 delle merci non alimentari che metti nel carrello hanno un cartellino con scritto “made in china”, puoi immaginare quanto ciò sarebbe disastroso.
        Inoltre una forte svalutazione comporta anche pericoli inflattivi.

        • firmato winston diaz says:

          Purtroppo il fatto che le merci provenenti dall’estero costino poco pare sia proprio il motivo che mette in ginocchio la nostra industria: se preferiamo i prodotti esteri qua tutto chiude, e’ la maledizione di avere una valuta forte, cio’ che sembra un vantaggio lo e’ solo dal punto di vista della “cicala”, a breve termine. Il problema inoltre e’ che la valuta “euro” non e’ forte per merito nostro, per merito delle nostre esportazioni, che peraltro boccheggiano per lo stesso motivo per cui sono vantaggiose le importazioni, quindi ci becchiamo, della sua forza, piu’ i danni che i vantaggi (almeno a cio’ che cerco di capire). Comunque ci sono tante cose che non quadrano: ad esempio, e’ vero che con l’uscita dall’euro probabilmente avremmo inflazione (ma almeno anche agognata svalutazione, gli esperti dicono con un rapporto di almeno 1 a 5, cio’e molta meno inflazione), ma con l’entrata nell’euro come mai tutti i prezzi (esclusi i prodotti dall’estero forse) sono raddoppiati? E le case, addirittura, quadruplicate? (100 milioni sono diventati tranquillamente 200mila euro). E’ proprio vero che in questi 10 anni l’inflazione e’ stata del 2-3 per cento all’anno?
          Perche’ poi nel paniere non ci sono le tasse (chissa’ perche’ poi, come se fossero un “bene voluttuario” di cui si puo’ fare a meno, magari!).
          Mah, un bel pasticcio che si aggiunge ai mille che avevamo gia’, che tristezza, non ne verremo mai fuori, temo che questo restera’ un paese di merda per chi ci vive per un bel po’ di generazioni.

          • halnovemila says:

            Spero tanto che l’italia esca dall’Euro (non succederà);
            Marco Mercanzin, noto anche come “il castigatore degli asini”, farà i salti di gioia pregustando gli effetti miracolosi dell’ennesima svalutazione (dopo quella del ’92… che gran miracolo quella del ’92!) prima del default definitivo…
            Io, invece, quando tornerò in italia, potrò farmi le vacanze spendendo molto meno 🙂

            Ah, Winston Diaz, non se può farti piacere sapere che un asino ad onorem è d’accordo con te ma, non posso fare a meno di ripetere le tue parole…

            che tristezza, non ne verremo mai fuori, temo che questo restera’ un paese di merda per chi ci vive per un bel po’ di generazioni.

            Auguri!

        • Miki says:

          Non sarebbe un bene? Intendo se i prodotti finiti made in China costassero di più magari si acquista la maglietta o il caricabatteria made in Padania (magari). Diverso il caso delle le materie prime,erro?

      • halnovemila says:

        Sì, la riduzione dei prezzi di vendita dei prodotti italiani all’estero si paga con una perdita di potere d’acquisto degli italiani su tutti i prodotti d’importazione.
        Soprattutto l’impatto più generale e maggiore si ha sugli energetici, benzina, gasolio, energia elettrica, gas..
        Se oggi, per esempio, un litro di benzina costa 1,7euro, che corrispondo a circa 3300 Lire, con il ritorno alla Lira, e conseguente svalutazione del 30%, il costo della benzina, per effetto del nuovo cambio, schizzerebbe a 4700Lire/l (cioè l’equivalente di attuale 2,43Euro) .
        Molta gente crede che tornare alla Lira significhi anche tornare ai prezzi che c’erano ai tempi della Lira… niente di più sbagliato.
        Quando l’Euro è stato introdotto in italia il prezzo della benzina era meno di un Euro/litro, cioè molto meno di 2000Lire/litro, ma se torniamo alla Lira il prezzo della benzina, come ho detto sopra sarà ben più del doppio.
        I tassi di interesse sul debito pubblico dovranno essere necessariamente molto più alti di quello che sono ora sia per effetto della svalutazione, sia per effetto dell’aumento del fattore rischio di un paese che ha mani libere per svalutare in ogni momento e che, pertanto può, in ogni momento, vanificare gli investimenti in debito pubblico italiano.

        • Marco Mercanzin says:

          Asino. La componente benzina all’interno del prezzo e’ circa 0,50 €, il resto sono accise.
          Se la £ si svaluta del 30%, il prezzo da 1,75€ passa a +0,15€, cioè il 30% di 0,50€, che è il costo della materia prima. Basti che il governo che decide l’uscita dall’euro, tenga bloccate le accise, tanto le entrate saranno le stesse.
          Basta disinformare.

          Ricordo inoltre che la componente energia all’interno del PIL e’ circa l’8 % del PIL stesso. Quindi una svalutazione impatterebbe per il 30% del solo 8% del PIL, contro un aumento di export che impatta 4 volte tanto sul PIL.
          Senza tener conto che se le importazioni costano di più, saranno incentivate produzioni interne.
          A meno che non ci mettiamo a parlare di IPhone o Microsoft, il che scatenerebbe ilarità generale.

          • halnovemila says:

            Si possono fare commenti anche senza dare dell’asino a chi si risponde.
            Io sono un asino, lei è un bifolco.

          • halnovemila says:

            intanto lei è un gran maleducato e presuntuoso.
            Io, di asini ne ho incontranti tanti, ma mai mi sono permesso di definire qualcuno in quel modo in pubblico.
            Anche perchè uno può anche aver detto qualcosa di sbagliato per un semplice errore di calcolo, o una svista e non per questo significa che è un totale ignorante.
            Poi, è vero che le accise sono “fisse” ma dire che su 1,75Euro ci siano solo 0.5 di componente benzina… qui l’asino è di sicuro lei caro Mercanzin, dato che la somma delle accise al 2011 era di circa 0.7E, quindi sono 0,70E di costo carburante.
            L’IVA poi è calcolata in percentuale.
            Quindi con svalutazione 30% abbiamo la componente benzina che passa da 0,7 a 1E, le accise ammettiamo pure che il governo non le ritocchi al rialzo per compensare la svalutazione (impossibile che succeda) le teniamo a 0,7E, l’IVA al 21% passa da 0,29 a 0,36… totale si passa da 1,7E/l prima della svalutazione a 2.06 che sarebbero 4000 Lire.
            Ho, scritto:Quando l’Euro è stato introdotto in italia il prezzo della benzina era meno di un Euro/litro, cioè molto meno di 2000Lire/litro, ma se torniamo alla Lira il prezzo della benzina, come ho detto sopra sarà ben più del doppio.
            E nonostante le sue precisazioni e insulti gratuiti, quello che ho detto rimane vero.
            Altrochè DISINFORMARE.
            La disinformazione la fanno quelli come lei che vogliono far apparire la svalutazione come un “giochino” tutto vantaggi e quasi nessun costo.
            Senza considerare che lo stesso “giochino” lo possono fare benissimo pure gli altri…. e che, ogni bel gioco dura poco.
            E LA BENZINA E’ SOLO UNO DEI PRODOTTI ENERGETICI DI IMPORTAZIONE, e in italia non si importano solo prodotti energetici, ma tutte le materie prime.
            E per quanto riguarda il gran beneficio “per tutti” che se ne trarrebbe dall’aumento dell’export a scapito dell’aumento dei costi dei prodotti di importazione e dei derivati, beh… rimando a questa mia riflessione di alcuni anni fa.
            http://controsensi.blogspot.it/2012/07/lezioni-di-economia-come-ragionano-gli.html

            • Marco Mercanzin says:

              Asino di nuovo !!!
              Hai detto : benzina a 4700 £ con svalutazione del 30%
              E’ una cazzata sesquipedale !!
              Chiedi scusa e ritirati a meditare.
              Non hai solo sbagliato un calcolo o errato un differenziale.
              Hai proprio travisato la realtà.

              Punto.

              • halnovemila says:

                Il sig. Mauro Mercanzin dimostra nuovamente di essere villano, presuntuoso ed arrogante.
                Non solo non ha letto quanto ho scritto (ovvero la rettifica per cui sono passato da 4700 a 4000, giusto in considerazione che le accise non sono proporzionali alla componente del costo benzina), ma insiste con l’insulto e il dileggio.
                Ma la cosa non mi stupisce più di tanto, uno che non sa nemmeno calcolare correttamente l’effetto della svalutazione, e mi calcola 0,15 euro in più su 0,50 a fronte di una svalutazione della Lira del 30% (ovvero con 1936,27 non si comprerebbe più 1Euro ma il 30% in meno, ovvero 0,70… da cui il cambio per 1 Euro intero diventa 2766Lire!) quando sarebbe 0,21, e nemmeno tiene conto che l’IVA al 21%(!) viene calcolata anche sui quei 21cents per un aumento totale complessivo di 25cent/litro, ovvero l’equivalente di +10Euro per un pieno di 40lt…
                Beh… uno così è il classico esempio della nota distorsione cognitiva conosciuta come “effetto Dunning Kruger” dove ad una malriposta idea di superiorità ed infallibilità di sè, si affianca spesso presunzione ed arroganza nei confronti degli altri.

                Mica mica che faccia anche il professor(one) in quale scuola o all’università (un collega dei vari prof. che hanno governato questo paese? Prof. Amato, Prof. Prodi, Prof. Monti con risultati pietosi per l’economia italiana, compresa la svalutazione della Lira del 20% nel ’92.
                Marco Mercanzin continua a far finta di non capire (o forse non capisce proprio, non me ne stupirei) che il senso del mio primo commento (pur inficiato da un grossolano errore di calcolo nell’esempio che ho fatto) è che tornando alla lira non si torna ai prezzi del tempo della lira ma anzi, ci si trova con prezzi di oggi ma aumentati di molto (o di poco, dipende ovviamente dal prodotto).
                Ovviamente su questo punto il Mercanzin preferisce tacere ed invece continuare a divertirsi a darmi dell’asino in pubblico e sminuire “la questione” con la “scusa” che gli energetici sono “solo” l’8% in rapporto al PIL; ma gli stipendi della gente non sono calcolati in base al PIL, caro professore! (mica mica che lei è un economista alla Monti abituato a paragonare pere con mele come con l’IMU in italia e le imposte sulle abitazioni all’estero) e sulle tasche della gente gli energetici (corrente elettrica, carburanti, gas per uso alimentare e riscaldamento) pesano molto, ma molto di più, e tanto di più quanto minore il reddito… pesano il 30, il 40, il 50% (ma anche di più… dipende se uno ce l’ha un reddito).
                Ok, rifaccio il conticino per la terza volta.
                Prendiamo anche per buono che dei 0,70E del costo benzina ci sia solo un 0,50 di costo materia prima (ma nelle raffinerie? la corrente elettrica la usano? e se aumenta la corrente elettrica non aumenta pure il costo di raffinazione? e con cosa la trasportano la benzina fino ai distributori? non aumenta anche il costo di trasporto e distribuzione?).
                Quindi, abbiamo che la componente “materia prima” passa da 0,50 a 0,71 (+21 centesimi) e l’IVA al 21% passa da 0,30 a 0,34 (+4 centesimi).
                Totale aumento +25 centesimi al litro!
                Poco eh? “solo” 0,25E in più al litro!
                Detto questo, un “solo” +0,25Euro al litro da un giorno all’altro, chi lo vuole? alzi la mano!
                Poi c’è l’aumento della corrente elettrica, e quello del gas (sì, l’8% della spesa in rapporto al PIL… MA NON IN RAPPORTO ALLE TASCHE DELL’ITALIANO MEDIO).
                E non dimentichiamoci che anche lo stato ha bisogno di usare corrente elettrica, carburanti e gas… e che le bollette dello stato le pagano i cittadini con le tasse per cui…
                In ogni caso, stare a discutere se il prezzo della benzina aumenterebbe di “solo” 15 centesimi o di 25 o di 30, è quasi irrilevante.
                E’ INDUBBIO che la svalutazione comporta un aumento dei costi che verranno pagati dalla maggior parte della popolazione, la quale è già con l’acqua alla gola, e soprattutto in misura proporzionalmente maggiore da chi ha i redditi più bassi.
                Ed E’ assia DUBBIO, ANZI PRATICAMENTE DIMOSTRATO DALLA STORIA RECENTE, che una svalutazione brutale del 30% possa (con tutto il sacrificio che ne deriva dall’aumento dei costi di importazione e dei viaggi all’estero) dare un decisivo impulso all’asfittica economia italica ed evitare il collasso pur mantenendo qual’è la spesa pubblica, la pressione fiscale, il sistema fiscale, la burocrazia, gli oneri, etc… etc.

            • firmato winston diaz says:

              a fare il conto del costo della materia prima si fa presto si sa il prezzo al barile in dollari, brent 107$ (pero’…), un barile e’ circa 158 litri, quindi 067$/litro, ovvero 0.53 euro/litro salvo errori miei di calcolo.
              Non bisogna mettere i costi industriali per la raffinazione, quella e’ fatta in italia, se conviene farla in italia, ma andando avanti cosi’…

      • halnovemila says:

        Davide, non se se hai letto i commenti di Marco Mercanzin che oltre ad offendermi gratuitamente e villanamente ha fatto un paio di osservazioni tese a smontare il mio esempio e a sminuire l’impatto della svalutazione sulla vita dell’italiano medio.

        Ora, è pur vero che ho commesso un errore nel calcolo del nuovo prezzo della benzina al litro dopo la svalutazione (non ho tenuto conto che le accise non sono proporzionali)… non si tratta di passare dalle attuali 3300Lire/lt a 4700Lire, ma da 3300 a 4000.
        Anche volendo considerare che la componente del costo di materia prima sia solo 0,50E e che il costo di raffinazione non aumenti, e che l’IVA rimanga al 21% e non al 22%, e che le accise rimangano fisse… l’aumento minimo (con svalutazione al 30%, cioè 1936,27Lire per 0,70Euro) è di 0,25E/lt.
        I vari “Mercanzin” che si trovano in rete ed in televisione oltre a dirti che 0,25Euro in più al litro sono “solo” 25 centesimi, ti dicono che gli “energetici” (carburanti, energia elettrica, gas) ammontano ad una cifre che, se paragonata al PIL, è “solo” l’8%.
        Allora, Davide, io ti domando… 0,25Euro in più al litro… per te, sono tanti o pochi?
        E ti domando, quanto incidono nel tuo bilancio personale/famigliare le spese di carburante, elettricità, e gas?
        Dubito fortemente che sia solo l’8%; non mi stupirei invece che fosse il 30% o il 40% (dipende dal reddito, sempre che uno ce l’abbia un reddito).
        In realtà i “signori” del “viva la svalutazione”, di solito appartengono ad una di queste 3 categorie:
        1) Persone che hanno interessi diretti in attività di commercio con l’estero (per i quali la svalutazione comporta un immediato aumento delle vendite)
        2) Politici; i quali hanno tutto l’interesse a mantenere l’attuale gigantesco livello di “spreco” pubblico e spostare la questione dalla necessaria riduzione del costo dello stato sulle attività produttive (con riduzione delle tasse, e quindi della spesa pubblica) sul cambio valutario, in modo da far comunque pagare un bella tassa a tutti gli italiani (in particolare a quelli meno abbienti, che si trovano a sentire di più il peso degli aumenti) senza aumentare le tasse.
        3) Professori, che si divertono e si perdono nei meandri dei mille numeri in gioco per, semplicemente, darsi ragione e dare dell’asino agli altri.

        Comunque, al netto delle “chiacchere” e dei “disinformatori” più o meno interessati, che si sentono e che sentirai, rimane un dato di fatto; la svalutazione aumenterà il costo delle materie prime importate, tra cui carburanti, energia, e gas, e non risolverà quasi nulla.

        La prova “storica” è la svalutazione della Lira avvenuta nel ’92, prima che nel ’99 il cambio Lira/Euro fosse fissato a 1936,27Lire per 1Euro e 990Lire per 1 Marco.

        nel ’92 il cambio Lira/Marco era di circa 750Lire, dopo il “botto”, il cambio si è attestato sulle 990 Lire per 1 Marco (il chè vuole dire che, dopo la svalutazione, con 750Lire si compravano 0,76Marchi ovvero la svalutazione è stata del 24% ).
        Quindi, l’italia è entrate nell’Euro con la Lira già svalutato del 24% sul marco e ora, a 20 anni di distanza si parla ancora di svalutare.
        Domanda: come mai l’italia ha sempre “bisogno” di svalutare per riuscire a “vendere” all’estero?
        Sulla svalutazione del ’92 ho trovato questa interessante analisi di GPG Imperatrice, sul quale non posso che esprimere apprezzamenti, anche se su questo specifico argomento, non mi trovo d’accordo sulle “conclusioni”.
        http://www.rischiocalcolato.it/2012/09/analisi-della-svalutazione-del-1992-1995.html

        A fronte della svalutazione, dell’aumento dei costi degli energetici e di tutte gli altri prodotti importati e dell’aumento delle esportazioni il PIL è rimasto praticamente asfittico, cioè è riuscito a malapena a recuperare la perdita di quasi 1% del ’93 e si è attestato su una media dell’1,4%.
        In quegli anni la Germania è passata da un poderoso 5% a “solo” il 2% in più annuo.
        I “professori” diranno che è colpa della svalutazione della Lira e della rivalutazione del Marco, per cui la Germania non è riuscita più a vendere all’estero come faceva prima… in realtà nel 1990 la Germania si è unificata e questo ha comportato un enorme operazione economica, finanziata principalmente delle casse della ex Germania Ovest che ha, ovviamente, inciso sui risultati “globali”.

        I “professori”, come Marco Mercanzin, pronti ad insultare chi non la pensa come loro, diranno anche che nel ’92 l’inflazione non è stata per nulla così “alta” come si paventava.
        E’ vero, ma, domandiamoci come mai.
        Il motivo non è che l’aumento dei prezzi dovuti alla svalutazione è stato controbilanciato da una riduzione dei consumi.
        Cioè, dopo la svalutazione, gli italiani, invece di stare meglio, hanno dovuto fare ulteriori rinunce, ridurre i viaggi in auto, i viaggi all’estero, l’uso della corrente, l’uso del riscaldamento.
        Ovvero si è, come si dice, “tirata la cinghia”, ma questo non ha tolto il “respiro”, perchè nel ’92, il costo dei carburanti e degli energetici in generale non era arrivato ai livelli di oggi con le tassazioni di oggi e l’aumento del costo di petrolio e gas che, indipendentemente dalla svalutazione, si è avuta dal 1990 a oggi.

        Dopo la svalutazione del ’92, gli italiani sono stati continuamente salassati sugli “energetici” (carburanti, energia elettrica, gas) sia dall’impennata del costo del petrolio avuto dagli anni della guerra in Iraq in poi, sia dall’aumento continuo delle imposte.
        Così, di aumento in aumento, a furia di tirare la cinghia, gli italiani si trovano che, a differenza del ’92, fare il pieno e pagare le bollette è gia un problema di bilancio familiare di non poco conto, e un ulteriore aumento, anche minimo è sufficiente a far andare in crisi.

        Conclusione:
        Nel ’92 la svalutazione ha fatto tirare la cinghia agli italiani, ma non ha cambiato molto in meglio la situazione complessiva, tant’è che l’italia è rimasta fanalino di coda in europa.
        Una svalutazione fatta oggi, avrebbe effetti drammatici sulle famiglie italiane, che nel ’92 non si sono visti per il semplice fatto che allora il costo della vita era sensibilmente più basso.
        Una svalutazione fatta oggi, come quella del ’92, non risolverebbe nulla (il problema non è il cambio valutario, è il costo del “sistema italia” a carico delle attività produttive! che sono ENORMEMENTE più alti che in germania e in qualsiasi altro paese occidentale).
        Senz’altro farebbe la felicità di chi esporta, ma quella felicità non si “distribuirebbe” magicamente al resto degli italiani, che anzi, diventerebbero nell’immediato ancora più “poveri”.

        Aggiungo che il ritorno alla Lira metterebbe la valuta italiana, che ha una massa monetaria molto minore rispetto all’Euro, vulnerabile ai “capricci” della speculazione finanziaria, in grado di far “ballare” la “liretta” su e giù come gli pare… con tutto quello che ne consegue.

  5. Luca says:

    Boldrin è un bravo economista, uno dei migliori al mondo. Ma la politica è altra cosa. Sappiamo tutti che in politica ciò che conta non è certo il merito. Secondo me sta sprecando il proprio tempo nel cercare di riformare l’irriformabile.

    • Marco Mercanzin says:

      Boldrin , o non capisce un cazzo di economia, o fa finta di non capire. In entrambi i casi, alla fine spara cazzate una dietro l’altra.
      http://storify.com/borghi_claudio/il-trionfo-del-sevedevismo

      • Luca says:

        Claudio Borghi…ma fai apposta a tirare in ballo i personaggi più imbarazzanti in circolazione? Claudio Borghi, professore di “Economia e gestione dei beni culturali e dello spettacolo”, in interfacoltà con lettere e filosofia….LOL
        Facciamo così: quando mi citerai qualcuno presente in questa lista magari ti prenderò sul serio:
        http://ideas.repec.org/top/top.person.all.html

        • Marco Mercanzin says:

          Si si certo, intanto smentisci quello che ha detto, poi ne riparliamo……

        • firmato winston diaz says:

          Borghi non e’ un macroeconomista, e’ un esperto di mercati finanziari, sa come funzionano le cose in pratica – e’ stato in importanti incarichi operativi in deutsche bank peraltro. A dire la verita’ comunque, cio’che accomuna tutti questi personaggi – borghi un po’ meno a dire il vero – e’ un’iperbolica saccente presunzione che credo sia incompatibile se non con la cultura, con l’intelligenza, che noi ci si metta a fare il tifo per uno o per l’altro mi sembra poco dignitoso.

    • firmato winston diaz says:

      oddio, e’ quello che aveva detto qualche anno fa che la spagna era in un barile di ferro rispetto a noi (mi pare fosse consigliere economico di quel paese, a quelche livello)…

  6. lucyrrus says:

    Domanda da 1 ML di $ : Che cosa ha gestito di “reale” il Prof.Boldrin dalla sua infanzia ad oggi?

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