Messaggero, Gazzettino di Venezia e Il Mattino, vien giù tutto?

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SI AVVICINA veloce il primo aprile, la data fissata dai manager del Gruppo Caltagirone per ‘fare a pezzi’ le spa del Messaggero, fondato nel 1878, del Gazzettino di Venezia, nato nel 1887, e del Mattino, in edicola dal 1892, tre quotidiani che  insieme superano i quattrocento anni di vita.
Che succede il primo aprile? Scompaiono, scrivono in un memorandum di dieci pagine i rappresentanti sindacali dei poligrafici del Messaggero (Luigi Borgiani, Flavio Malizia, Andrea Mataldi, Claudio Rossetti,Marco Rubini, Alessio Sergnese) i quotidiani come li abbiamo conosciuti fino ad oggi, “con la parte editoriale (giornalisti), i servizi (amministrativi, diffusione, ufficio del personale, segreteria di redazione) e i produttivi (stampa, prestampa, archivio, servizi tecnici informatici, area di preparazione, rotative). Tutto questo insieme costituisce un corpo unico, indissolubile” che non ci sarà più.
Parte infatti
Servizi Italia 15, una srl costituita il 9 dicembre 2015 e due giorni dopo registrata alla camera di commercio di Roma, con capitale di centomila euro e amministratore delegato Massimiliano Capece Minutolo del Sasso. Alla nuova società verranno trasferiti i poligrafici con funzioni amministrative di Messaggero, Mattino e Gazzettino. Ai dipendenti che passeranno alla Servizi Italia, denunciano i sindacalisti del Messaggero, “verrà applicato il contratto del commercio, contratto pensato per le commesse. Contratto che prevede inquadramenti per il personale molto diversi da quello poligrafico, contratto sicuramente assai meno oneroso per l’azienda. Contratto che non prevede il ricorso aprepensionamenti negli stati di crisi, ma solo la cassa integrazione e la 223”, la legge che disciplina i licenziamenti collettivi.

I lavoratori impegnati nella stampa e nella prestampa dei giornali passeranno a altre srl: per il Messaggero la Stampa Roma 2015 e per ilMattino la Stampa Napoli 2015. Alle spa dei quotidiani rimarrebbe quindi soltanto l’organico giornalistico, lasciando all’editore mano libera per ristrutturazioni e licenziamenti nelle nuove società che nascono già gracili. Pensiamo, per esempio, a Stampa Napoli, con lo stabilimento di Caivano-Pascarola che stampa soltanto ilMattino ed è già oggi sottoutilizzato e obsoleto, quindi inevitabilmente destinato a diventare un’attività in perdita di cui liberarsi in tempi rapidi.

Tutto ciò è libertà d’impresa? Tutto qui il libero mercato? – si chiedono i poligrafici del MessaggeroScissioni di rami d’azienda di tale portata che non sono una novità già in diversi altri settori, e che accadono continuamente nell’indifferenza generale non sono in linea con lo spirito delle norme che le hanno rese possibili.
Le aziende acquisitrici dei rami infatti, dovrebbero fornire solidi piani industriali atti ad aggredire il mercato. Qui si tratta di veri licenziamenti mascherati: cessioni di gruppi di lavoratori a ditte create allo scopo. ditte monocliente (la Caltagirone Editore), estremamente fragili sul mercato e destinate alla chiusura”.
Di fronte all’offensiva rapida e cruenta dei Caltagirone (il presidente del gruppo Francesco Gaetano e la figlia Azzurra, vice presidente della Federazione editori) e dei loro manager la risposta dei sindacati aziendali, regionali e nazionali è stata complessivamente insufficiente e a volte debole e incerta come nel caso dei licenziamenti di tre tecnici informatici del Mattino contro i quali il primo sciopero è stato proclamato dopo più di una settimana. Dopo due mesi di incontri a vuoto è finalmente maturata la consapevolezza dei lavoratori e dei rappresentanti sindacali che l’attacco di Caltagirone tende a decimare l’intera categoria dei poligrafici, con il passaggio tra l’altro di una parte cospicua dei dipendenti al contratto del commercio, attraverso una serie di società tutte riconducibili al suo gruppo. I tentativi di confronto hanno anche messo in evidenza che risposte di un singolo giornale sono del tutto inutili e che altre iniziative come l’articolo di denuncia del Fatto Quotidiano o le interrogazioni del deputato Cinquestelle di Bari Giuseppe Brescia o di Giovanna Negro,Andrea Bassi e Maurizio Conte, consiglieri della lista Tosi in Veneto, servono a sensibilizzare l’opinione pubblica, ma non scalfiscono l’avanzata dei carri armati messi in movimento dall’editore che avanzano a marce forzate.
Il 22 febbraio i dirigenti del gruppo comunicano alle organizzazioni sindacali la decisione di procedere subito alle scissioni di rami d’azienda, eppure al 16 marzo alcune delle nuove società, come Stampa Napoli, non risultano ancora registrate e il 7 marzo fissano, con arroganza, un incontro con i sindacati nella sede della Confcommercio, mentre al momento nessun dipendente della Caltagirone editore ha il contratto del commercio. Il confronto si chiude con un nulla di fatto e un rinvio al 22 marzo, che a questo punto diventa il momento decisivo, come si evince anche dal comunicato sottoscritto.

Nella nota si annuncia che, dopo il primo sciopero dei quotidiani del gruppo (MessaggeroMattinoGazzettino) fatto il 2 marzo, ce ne sarà un secondo il 21 marzo, seguito il giorno successivo da un presidio davanti alla sede della Confcommercio. Nel caso dall’incontro non dovessero emergere segnali concreti di dialogo da parte di Caltagirone ci sarà, probabilmente prima di Pasqua, uno sciopero nazionale dell’intero settore.

fonte: http://www.iustitia.it/14_marzo_16/documenti/apertura.htm

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One Comment

  1. caterina says:

    gli imprenditori della stampa hanno lucrato sempre, dato il loro peso per la formazione dell’opinione pubblica, sui contributi dello stato… che è successo? non gli bastano più i soldi?
    non credo che possano avere l’appoggio della gente… la quale legge poco e guarda la televisione… è il sistema dell’informazione che ha fallito… in primis quella cartacea!
    d’altra parte se pensiamo quante mani ha passato e dove è andato a finire per esempio Il Gazzettino dal suo fondatore, Talamini, in poi, non si poteva aspettarci altro!

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