Meloni: agganciamo il nostro stipendio al Pil dell’Italia

di CLAUDIO ROMITI

Udite, udite! Giorgia Meloni, membro autorevole del partitello Fratelli d’Italia, ha lanciato la sua ideona per contenere i costi della politica, moralizzando i trattamenti economici dei nostri politici. Lunedì scorso, nel corso del pollaio televisivo condotto da Del Debbio, “Quinta Colonna”, l’ex ministra della Gioventù ha pomposamente annunciato di star per depositare in Parlamento una straordinaria proposta di legge.

Si tratterebbe, secondo le ispirate parole della giovane sodale di Crosetto e La Russa, di legare lo stipendio dei politici nazionali all’andamento della nostra economia. In soldoni, per sintetizzare al massimo il Meloni pensiero, se il Pil sale e l’occupazione aumenta chi governa si prende un bonus adeguato, altrimenti la Befana dei contribuenti porterà loro solo un bel sacco di carbone. Ora, a parte che in questa a dir poco demenziale proposta non si comprende come si calcolino gli emolumenti di chi si trova all’opposizione, se in proporzione diretta o inversa rispetto a quella degli avversari che occupano la stanza dei bottoni. Ma colpisce questa inverosimile semplificazione, a metà tra la pura demagogia e una solida scemenza adolescenziale, con la quale Giorgia Meloni immagina la relazione tra il sistema politico ed il Paese reale.

In particolare, equiparare governo e Parlamento ad una sorta di consiglio d’amministrazione e di assemblea degli azionisti di una qualunque azienda sembra il frutto più che maturo di una cultura politica, da cui proviene le stessa Meloni, in cui per molti decenni si è rincorso il paradigma del cosiddetto Stato etico. Ovvero una delle tante visioni totalizzanti della società in cui, al pari di ciò che accade da sempre nel versante opposto della sinistra,viene posto al centro di ogni iniziativa umana una scelta deliberata della sfera politica, considerata il motore primo del benessere collettivo. Ergo, stando così le cose, sarebbe giusto e sacrosanto indicizzare le retribuzioni dei pubblici amministratori  in base ai risultati economici della Repubblica di Pulcinella.

Il problema è, tuttavia, che le cose non stanno affatto in questi termini. La politica in senso lato, soprattutto per come la conosciamo in Italia, ha solo un modo per migliorare lo sviluppo e la crescita del sistema economico: togliersi letteralmente dalle balle, per dirlo fuor di metafora. La politica, per come la conosciamo in Italia, sfugge completamente ad ogni logica produttivistica, comportandosi come il peggiore dei parassiti. La politica, per come la conosciamo in Italia, è da sempre il refugium peccatorum di chi spera di vivere comodamente sulle spalle degli altri e, per tale motivo, consente a milioni di soggetti di fare la stessa cosa, attraverso l’infernale redistribuzione dei redditi. Infine, la politica, per come la conosciamo in Italia, ha sempre fallito clamorosamente qualunque minimo obiettivo in materia economica e finanziaria, determinando di fatto una condizione di sostanziale bancarotta.

Ebbene, di fronte ad un tale disastro della politica con la P maiuscola, pensare di aggiustare il coccio rotto di questa fallimentare democrazia in perenne deficit attraverso un elementare meccanismo di incentivi fa ridere. Tutto questo in considerazione del fatto che non c’è stipendiuccio che tenga di fronte alla colossale entità -oramai siamo ben oltre gli 800 miliardi all’anno- delle risorse che la stessa politica è arrivata a controllare direttamente. Siamo nel campo delle follie burocratiche. Se la Meloni appartiene al mondo dei giovani e rampanti liberali, stiamo a posto. Lo schieramento dei cantaballe è più attivo che mai.

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7 Comments

  1. Massimo says:

    Ho visto la puntata di quinta colonna , quella in cui c’era la Meloni. Io personalmente sono favorevole a incentivare i ns politici in base sull’andamento economico nazionale. Ridimensioniamo i loro stipendi e quelli degli italiani, aiutiamo le imprese in maniera equa a creare posti di lavoro , aumentiamo le pensioni , in quanto saranno il nostro futuro x la vecchiaia. È’ scandaloso vedere che persone sono costrette a vendere i propri organi x pagare l’affitto , vedere pensionati in fila alle mense della Caritas , il Sulcis completamente sfruttato e abbandonato ecc ecc, mi spiace ma questo non è il paese che voglio lasciare ai miei figli!!!! Chi contesta la proposta della Meloni, credo che sia il classico italiano che pensa che votare a sinistra si cambi l’Italia. Vorrei ricordargli che la legge Bersani sulle liberalizzazioni delle licenze ha messo a terra molti piccoli imprenditori. Prodi ci ha fatto entrare nell’euro , ora ne paghiamo il prezzo. Vogliamo avanti così????? Ora e’ il momento di cambiare e fare posto a nuove persone con nuove idee. Io ho votato m5s , forse non cambierà nulla lo stesso, ma almeno qualcuno sentirà mancare la terra sotto i piedi. Intanto Casini, Ingroia,Di Pietro , Fini c’è li siamo levati dai coglioni, sicuramente cadranno altri nomi illustri (Berlusca). Chiudo qui il mio sfogo. Il tempo ci dirà !!!!

  2. il brambi says:

    Scusate, ma non sono d’accordo con la disamina del giornalista e da sempliciotto quale sono credo che sia sacrosanto indicizzare gli stipendi elevati all’andamento economico.
    Si potrebbero risparmiare miliardi di euro e di disincentiverebbero i politici professionisti, proprio quelli che tentano di vivere alle spalle degli altri.
    Naturalmente lo stipendio dovrebbe essere ridimensionato a 3000 euro mensili più vitto e alloggio in un albergo 3 stelle della capitale ed autobus gratuiti per gli spostamenti urbani.
    Sarebbe un bel risparmio rispetto a ciò che succede adesso.
    Premi produttivi ai bravi amministratori? Perchè no? Si incentiverebbe la conduzione propria del buon padre di famiglia.
    Naturalmente parametrati alle realtà amministrate e non superiori alle cifre che usualmente percepiscono gli operai di una qualsiasi ditta padana.

  3. raniero says:

    Una cretina punto.

  4. Marco says:

    La cosa più triste è che la Meloni, presuntuosa e arrogante, non può rendersi conto stupidaggini che dice, non ci arriva: è purtroppo la degna rappresentante della burocratica romana che ci comanda amministrativamente e rimbecillisce mediaticamente…

  5. Franco says:

    Non c’è da stupirsi. Quella è la stessa che voleva fossero ammessi al voto i sedicenni. Più demenziale di così! E poi si dice che ci vogliono più donne in politica! Si, ma intelligenti.

  6. Roberto Porcù says:

    Uno Stato non deve fare economia. I politici, molti di meno degli attuali, devono occuparsi della convivenza tra Cittadini, tra essi e lo Stato e tra lo Stato ed altri Stati.
    Uno Stato deve fare ciò al costo più basso.
    Nella situazione in cui ci hanno portato, i politici italiani non devono essere pagati, ma pagare loro.
    E pagheranno, molto.
    Politici in carica e politici decaduti, senza prescrizione alcuna.

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