Repubblica Ceca, il nuovo Eldorado per non morire d’Italia

cecadi CARLO MELINA
Vendi tutto quello che hai e vai in Repubblica Ceca. Al resto ci pensa Ersilio Gallimberti, consulente per aziende italiane che vogliano delocalizzare. O, intelligentemente, chiudere ogni rapporto con lo Stato più parassitario del mondo: la serva Italia, di dolore ostello. Gallimberti non ha studiato alla Bocconi, non guida una Ferrari e non è nato a Manhattan, ma ad Adria, nella perenta provincia di Rovigo. Beve birra e fuma il sigaro: “In Repubblica Ceca l’inverno è rigido, ma si può fumare nelle osterie” rassicura. E, cosa che interessa di più, non mantiene nani e ballerine da una ventina d’anni.
“Nel 1996 ho capito come giravano le cose. Ho chiuso la partita iva e me ne sono andato. Prima in Polonia, dove smerciavo cristalleria, poi in Repubblica Ceca. La cosa ha sorpreso alcuni amici, che, insistentemente, mi chiedevano se fosse davvero vantaggioso starsene lontani da Roma. – spiega al telefono – E, soprattutto, come potessero fare per imitarmi”.
Pochi anni e Gallimberti ha trasformato tutto in business: “Nel 2004 ho deciso di costituirmi come società. Da allora mi occupo di consulenza per aziende. In pratica Costituisco ditte e società per italiani in Repubblica ceca e Slovacchia, risolvendo problemi di ottimizzazione fiscale e residenza, espletando tutte le pratiche necessarie per una vantaggiosa delocalizzazione e, ultimamente, occupandomi anche di intermediazione immobiliare.” Pacchetto completo, insomma. In due stati dove investire conviene e l’imprenditore se la passa meglio dei colleghi strozzati dalle tasse, dai pagamenti ritardati, da un giustizia lenta, che premia i cialtroni.

“In Repubblica ceca la tassazione è bassissima. Si paga una aliquota unica (20%), in un’unica soluzione e solo sul fatturato – insiste Gallimberti – E non esistono paletti burocratici: alle nove ti iscrivi al registro delle imprese, alle nove e un quarto cominci a lavorare. In più l’energia costa molto poco (Cechia e Slovacchia hanno due centrali nucleari ciascuna). Non a caso la Repubblica Ceca è considerata uno dei luoghi migliori dove investire”. Come peraltro osservato da Magdalena Souček, consulente ceca della Ernst & Young: come Paese di destinazione degli investimenti esteri nei prossimi tre anni, la regione boema è quinta al mondo, preceduta soltanto da Germania, Polonia, Regno Unito e Russia. Tanto quanto la vicina Slovacchia. E nonostante l’euro: “La Repubblica ceca non ha aderito alla moneta unica, ma la Slovacchia sì – spiega Gallimberti – Eppure a parte qualche piccolo aumento dei prezzi, non certo ai livelli dell’aumento italiano seguito al primo gennaio 2002. Dopo quella data, da voi, i prezzi sono raddoppiati”. Da voi?
“Sì – chiarisce Gallimberti – Io con l’Italia non ho più niente a che fare. E ne sono orgoglioso. Non ho conto corrente né alcuna proprietà. Sono nullatenente, con un appartamento momentaneamente in affitto, che presto libererò. Non appena avrò risolto l’unica cosa che mi tiene ancora con un piede nel cosiddetto Bel Paese. Detto chiaramente devo solo chiudere qualche interesse – leggi riscuotere crediti, ndr – In Italia è un affare duro, lo so, mentre oltre confine, se mi devi dare 100 euro e non me li dai, in due giorni finisci a processo”.
Stimolato a proposito, Gallimberti prova a spiegare, in breve (per informazioni più dettagliate rivolgersi a lui), quali potrebbero essere le opportunità per un investitore italiano: “Basta alzare il telefono e chiamarmi. In un paio di giorni si trova un appartamento in affitto, a poco più di 200 euro al mese. Ciascuno può avere una sistemazione più che dignitosa a quel costo. E poi si valutano le specifiche propensioni dell’individuo, perché in Repubblica Ceca, come anche in Slovacchia, non esiste un settore che tira. Qui tira tutto”. Dalla bigiotteria, all’abbigliamento, soprattutto al made in Italy, sarebbe facile intercettare un settore merceologico con prospettive di sviluppo commerciale: “E se anche sbagli, chiudi tutto e ricominci. Tanto, come detto, le tasse le paghi solo se guadagni. Quindi ogni errore ti costa ben poco.”

Fra i progetti che Gallimberti sta seguendo attualmente ci sono l’apertura di Borgo Italia, un outlet dedicato all’abbigliamento, al design e all’arredamento, cosiddetto made in Italy: “Cechia e Slovacchia non sono il paradiso, sia chiaro. Ma qui si può lavorare, guadagnare, fare impresa. Cose che in Italia sono rese impossibili da una classe politica incancrenita da un male atavico. Gli italiani sono stati messi assieme con la forza: quindi nessuno, neanche nelle élite, dimostra di avere un interesse nazionale, ma solo attenzioni particolari. Per forza che l’economia è in crisi”.
“Qui – insiste Gallimberti – le cose vanno bene. Anche il settore edile, che in Italia è finito, ha grandi chances di guadagno. Ci sono grosse lottizzazioni, parchi industriali da costruire… spiegavo ieri ad un amico di un gruppo arabo che ha comperato collina in una zona lacustre. Ad un’impresa locale sono state commissionate novanta villette, ma i lavori sono indietro…”
In contatto con Andrea Zucchi, ideatore di Passaporto per la Vita, Gallimberti individua nella Repubblica Ceca un’area dove le opportunità non sono solo di business: “C’è una fetta di persone che, vittime del precedente regime comunista, si è convertita alla religione del consumismo sfrenato. Tuttavia la gran parte dalle popolazione del lusso se ne frega. Un collaboratore, una sera, mi ha detto che vuole rinunciare a una parte di stipendio pur di lavorare un’ora in meno al giorno e avere più tempo per sé. Come mai? I soldi gli bastano e ha voglia di divertirsi”. Conoscete qualcuno che lo farebbe in Italia?

 

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