Meglio dare il ministero dell’Economia a Senofonte

senofonte2di GIANCARLO PAGLIARINI – L’ economia è il lavoro produttivo dell’uomo. È l’accumularsi e il tramandarsi di conoscenze e di organizzazione. È un processo affascinante, antico, ed è sicuramente parte integrante di quella straordinaria avventura che è la storia dell’uomo. Ma nei palazzi romani, forse per i troppi impegni con elettori e potenziali elettori, tanta gente in posti di responsabilità non ha il tempo di imparare dalla storia. E così in un articolo sul New York Times   l’intervento del Governo italiano e le sue allora scelte strategiche sul futuro della Parmalat era commentato con queste parole:
«…finirebbe per danneggiare la fiducia degli investitori in imprese italiane ancora più d i quanto lo scandalo Parmalat non abbia già fatto». Vi ris p a r m i o quello che in tutto il m o n d o hanno scritto dopo l’ennesimo aiuto di Stato all’Alitalia.
Il fatto è che ormai il mondo è pieno di professionisti culturalmente estranei alle chiacchiere e ai salti mortali bizantinied abituati ad  andare alla sostanza delle cose, senza farsi disorientare dal linguaggio fumoso di magliari, politici e azzeccagarbugli.

Il “management professionale” ormai è una disciplina diffusa, con le sue regole e i suoi addetti ai lavori. I burocrati Romani avranno (forse) qualche pregio e qualche know how, ma certamente è dura considerarli “addetti ai lavori” nella gestione di imprese.
La storia dell’Iri, dell’Efim e delle altre partecipazioni statali è lì a dimostrare che lo Stato italiano ha continuato ad occupare spazi per gestire potere. E che nel farlo ha danneggiato in modo significativo la qualità della vita degli italiani. Il cielo sa come
c ambierebbe in meglio la nostra vita.
Le dimensioni, la velocità e la diffusione del management professionale sono apparentemente un fatto nuovo, ma è interessante rendersi conto che molte delle sue problematiche fondamentali non sono per niente nuove. Infatti i principi di responsabilità, di comando, del potere della proprietà e dei suoi limiti, del corretto uso del potere e della ricchezza, della organizzazione efficiente, della leadership, della capacità di fare strategia, della formazione, dello spirito di corpo eccetera sono temi di sempre. Nella storia dell’umanità queste conoscenze ci sono sempre state, ed è interessante leggerle e studiarle nella loro prospettiva storica
e culturale.
In questo modo si eviterebbero, in tema di management, il tecnicismo sterile e il narcisismo puerile di tanta letteratura e di tanti testi,
anche universitari e degli “alti livelli” delle pubbliche amministrazioni. Questi temi li troviamo sempre nella storia dell’uomo. Li troviamo nelle grandi organizzazioni monastiche, nella storia militare, nella storia della chiesa cattolica, nella storia dei mercanti
fiorentini del 1300, nella storia dello sviluppo e della dissoluzione delle grandi casate dei principi rinascimentali italiani.
Purtroppo tutti sappiamo che grandi gruppi come l’Alitalia, alcuni sindacati, molti partiti politici, molti Comuni, enti locali e Regioni, e lo Stato, non hanno imparato dalla storia.
Scriveva Marco Vitale sul Sole 24 ore:  «Nella storia del mondo troviamo infiniti esempi di problematiche organizzative e dirigenziali che mostrano straordinarie affinità se non piene coincidenze con temi che consideriamo propri ed esclusivi del management moderno».

Verso il 400 a.C. Senofonte, che da giovane era stato discepolo di Socrate, ha scritto L ’amministrazione della casa (economico). Un libro che può essere letto con interesse anche oggi, e che nel contesto della cultura antica conteneva idee nuove e per certi aspetti eversive,
come la legittimazione del profitto e del guadagno. Quel libro è sicuramente il primo esempio a noi noto di letteratura economica.
Pensate che subito, nelle prime due pagine, 2.400 anni fa Senofonte descriveva:
. La professione del consulente
. Il principio del bilancio consolidato
.Il principio della vita utile economica,
che dovrebbe essere alla base del calcolo degli ammortamenti. Altro che aliquote fiscali e ammortamenti anticipati!
. Il “metodo dei casi” è una presunta scoperta della Harvard Business School. In realtà quel metodo è già stato descritto e utilizzato da Senofonte 2400 anni fa. È interessante la discussione tra Socrate e Isomaco su ll’importanza e i compiti dei collaboratori nonché sulle
procedure per identificarli e assumerli. Il collaboratore, leggiamo in quel libro di 2.400 anni fa, deve essere selezionato non in base alle
sue conoscenze tecniche, ma in base alla sua disponibilità, alla capacità di apprendere, al “darsi da fare”. È meglio assumere dei giovani e formarli dall’interno affinché cresca in loro una forte identificazione con l’azienda. «Per Zeus, disse, o Socrate, mi sforzo di formarli io stesso».

 

Noi oggi parliamo di “partecipazione in funzione dei risultati”. Senofonte scriveva «…dando con generosità, per Zeus, disse Isomaco, quando gli dei ci concedono in abbondanza qualche bene…».
La mancanza di trasparenza e lo stupido e controproducente egoismo delle conoscenze è una delle più grosse malattie dei nostri giorni, sia nella pubblica amministrazione che in molte aziende. Senofonte insegnava: «Infatti chi deve essere in grado, quando me ne vado, di amministrare al posto mio, non deve conoscere esattamente le cose che conosco io?».
Una motivazione basata non solo sulla ricompensa pecuniaria: «Quando vedo che si prendono cura delle cose li lodo… infatti quelli che sono ambiziosi sono stimolati dalle lodi. Io infatti, o Socrate, sono assolutamente del parere che è causa di grande scoramento per i
bravi, quando vedono che sono loro ad aver portato a termine i lavori, e che altri, che non hanno voluto né faticare né correre rischi quando c’era bisogno, ricevono le loro stesse cose».

Il sistema della selezione, del training, della motivazione, della selezione antiequalitaristica ecc. ecc. non si deve fermare alla cosiddetta “prima linea”. Le cose che abbiamo velocemente discusso le abbiamo viste applicate nelle organizzazioni monastiche, nella storia
militare, nella storia della chiesa cattolica, in quella dei mercanti fiorentini e in 1.000 altre situazioni…

Nella pubblica amministrazione è difficile applicare questi ed altri sani principi di cultura di impresa perché la cultura è diversa, e le leggi, purtroppo, sono quasi sempre state scritte nel rispetto della cultura della pubblica amministrazione. Certo, quello aziendale non è il solo modello organizzativo. Ci sono anche il modello politico, quello sociale, quello delle pubbliche amministrazioni, quello delle Onlus, eccetera.
Ma in tutti i paradigmi organizzativi moderni vige il primato delle responsabilità intermedie. Sono convinto che se le sagge considerazioni scritte da Senofonte più di 2.400 anni fa fossero più radicate nella cultura del Paese, la qualità della vita sarebbe sicuramente migliore.

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