Mediobanca e crack Ligresti, se ne riparla a settembre

di REDAZIONE

In pochi ricordano che l’interrogatorio di Nagel di mercoledi’ scorso non rappresenta la prima volta nella quale il numero uno di Mediobanca risponde alle domande di un magistrato nella caserma della Guardia di Finanza di via Fabio Filzi di Milano: nel marzo 1995 tocco’ a Enrico Cuccia per la vicenda Ferfin. E non successe nulla. Certo, era un’altra Mediobanca, ma per ora non sta succedendo nulla nemmeno nella Mediobanca guidata da Alberto Nagel.

Secondo diverse fonti finanziarie sia i grandi soci di piazzetta Cuccia sia alcuni ‘piccoli’ ultimamente scontenti dell’operato dell’amministratore delegato rimandano l’analisi della situazione a settembre. Scontato il sostegno a Nagel dell’amministratore delegato di Unicredit: ”Su Mediobanca non mi sembra ci siano tensioni particolari all’interno, ne’ tra i soci” ha detto Federico Ghizzoni, alla guida di una banca che ha seguito insieme a piazzetta Cuccia l’intricata vicenda del salvataggio del gruppo Ligresti. Perche’ il punto agli operatori finanziari appare questo:

Nagel e’ stato disposto a tutto per trovare una soluzione per un gruppo sul quale Mediobanca ha crediti da un miliardo. Compresa la firma a un documento molto poco formale. ”E’ l’atto, piu’ che la sostanza del documento, a sembrare per lo meno irrituale”, commenta un operatore che segue il titolo di piazzetta Cuccia sulla Borsa milanese. Ma al momento nessuno tra i soci intende metterlo in difficolta’. E’ molto probabile che un consiglio di amministrazione verra’ convocato prima di quello gia’ fissato per il 20 settembre prossimo sui conti del gruppo e che abitualmente e’ sovraccarico di punti all’ordine del giorno. Cosi’ come e’ scontato che i principali esponenti del patto di sindacato si sono sentiti e si sentiranno – magari anche con una riunione formale – prima del Cda della trimestrale. Ma nessuno ha oggi interesse a cercare cambi: non ce l’hanno i francesi, non i soci italiani con Unicredit in prima fila. Anche perche’ alla fine la vicenda Fonsai (se giudici o Consob non la rivoluzionano) appare avviata a soluzione e gli oppositori dichiarati (Della Valle in testa) non sono fisicamente nel board di Mediobanca. E, a differenza di Generali dove Nagel ha operato per il cambio al vertice, non ci sono soci storici dichiaratamente scontenti, fanno notare gli ambienti piu’ vicini a piazzetta Cuccia.

Se pero’ si guarda ai corsi di Borsa, una delle ‘accuse’ rivolte all’ex amministratore delegato di Generali, Giovanni Perissinotto, non e’ che le cose sorridano per Mediobanca: negli ultimi due anni il Leone ha perso il 32%, il titolo della banca d’affari il 63%. ”E poi, nel caso, quali sarebbero le alternative?”, si chiedono nei non pochi uffici aperti dalle parti di Piazza Affari. Il nome che ricorre e che potrebbe venir sostenuto dai francesi, e’ quello del numero uno di Banca Leonardo, l’ex Gerardo Braggiotti. Alcuni parlano anche del direttore generale di Mediobanca, Francesco Saverio Vinci. Ma per quest’ultima ipotesi basta leggere tra la righe le parole di Ghizzoni, mai usate a caso: secondo l’a.d. di Unicredit non ci sono tensioni particolari non solo tra i soci, ma anche ”all’interno” dell’istituto. E, per quel che riguarda il ricorrente nome di Braggiotti, chi potrebbe muovere le acque non lo fa. Come il capofila dei francesi, quel Vincent Bollore’ che all’Ansa preferisce dire di essere sceso all’1% di Premafin dopo l’aumento di capitale riservato per Unipol e di non aver mai fatto speculazione sul titolo della holding Ligresti. Insomma, parliamo d’altro, per Mediobanca ci si rivede a settembre.

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One Comment

  1. Albert Nextein says:

    Un branco di mestatori in perfetta malafede.
    Senza scrupoli.
    Falsi,impuniti,mentitori adusi all’inghippo di bassa lega.
    Irresponsabili e mai chiamati a rispondere davvero delle proprie malefatte.

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