Matrimoni misti: la prova del nove. Ma la regola è: ognuno padrone a casa propria

matrimoni2di GIANLUIGI LOMBARDI CERRI – Si discute spesso di situazioni collettive, addirittura statali o multinazionali evidenziando le più marcate lacune e disputando sui possibili rimedi.

Non ci si domanda, però  se chi ha organizzato queste situazioni oltre che essere all’altezza del compito abbia rispettate regole di sintonia.

Dopo molteplici insuccessi si comincia ora timidamente a pensare che, forse, la migliore soluzione affinchè il sistema possa funzionare, è che i gruppi operanti, oltre che andare d’accordo, operino rimanendo e agendo ognuno con la propria cultura , anche organizzativa.

In sintesi: ognuno padrone a casa propria.

Parallelamente si evidenzia sempre più il fatto che collettività “forzate” siano destinate più o meno “dolcemente” a sciogliersi.

Diversamente, se la storia prende la mano le vie che si diventa obbligati a percorrere cominciano a tingersi di sangue. Fortunatamente spesso il buon senso dei cittadini prevale su quello dei governanti e le cose scorrono accettabilmente lisce.

Brexit insegna!

Il Sud Tirolo, dopo un inizio burrascoso ha portato i contendenti sulla strada del buon senso. La Cecoslovacchia si è separata civilmente.

E gli altri? Che succederà con gli altri, nessuno escluso? Dipenderà dalla saggezza dei contendenti , ma la via è definitivamente tracciata.

Giunti a questo punto anche se la storia non insegna mai a chi , sopratutto, non vuole imparare, sarebbe bene MEDITARE e  non arrampicarsi sui vetri nel tentativo di interpretare i fatti secondo le proprie convenienze.

Abituati come siamo ai “case histor”, eccone uno pronto. Riportiamo, faccia a faccia, le caratteristiche di due gruppi A e B. Esaminatele attentamente e dite voi se questi gruppi possono essere governati con le stesse Leggi.

GRUPPO  A GRUPPO B

 

Considera il parlare quasi esclusivamente un mezzo di comunicazione.

Quindi finito lo scopo di comunicare, smette di parlare.

 

Considera il parlare un mezzo di affermazione di se stesso.

Quindi lo scopo finale è sempre attuale, a prescindere dall’obbiettivo del discorso

Considera il lavoro un mezzo di arricchimento materiale e morale  e non un supplizio.

 

Considera il lavoro un puro mezzo di sussistenza soggetto pertanto alla teoria del minimo sforzo.

 

Considera la collettività un indispensabile complemento della propria esistenza.

 

Considera la collettività ( al di fuori di quella parentale) un puro strumento di affermazione, di tutela e di ampliamento dei propri interessi

 

In funzione di questo concetto è  incline a sacrificare perfino parte di se stesso ( vedasi numero di donazioni di sangue e di trapianti di organi)

 

In funzione di questo concetto la domanda che si pone prima di ogni azione a favore della collettività: che cosa ci guadagno?

 

Considera l’organizzazione un indispensabile strumento di vita e di lavoro.

 

Considera l’organizzazione un ciarpame che gli fa ritardare l’inizio e il completamento di una qualsiasi azione che ha ritenuto conveniente.
Possiede una moderata autostima Possiede una smodata autostima.

 

Considera prioritario il corretto comportamento.

 

Considera il corretto comportamento una funzione ausiliaria dell’obbiettivo da raggiungere.
Considera la donna una compagna

 

Considera la donna una proprietà o, quanto meno , un essere inferiore.
Ha uno spiccato senso della proprietà, conquistata tendenzialmente seguendo le regole

 

Ha uno spiccato senso della proprietà con limiti non ben definiti e  con tendenza all’espansione automatica.

 

Tende a preferire regole certe e controllabili oggettivamente

 

Tende a preferire regole ampiamente interpretabili onde poterle aggirare  in caso di necessità.
Preferisce operare in settori scientifici.

 

Preferisce operare nei settori dell’opinabile.

 

 

Accetta  anche il rischio pur di poter raggiungere un obbiettivo fortemente ambito.

 

Vuole essere garantito da qualsiasi rischio

 

Considera la preparazione metodica e costante come un mezzo indispensabile di progresso

 

Considera  la capacità di improvvisazione una dote, ritenendola  indice  di intelligenza superiore

 

E’, almeno tendenzialmente , rispettoso delle regole

 

Ritiene le regole un qualcosa da essere rispettato solo da minus habens

 

Pensa che , almeno come linea di principio, la dignità personale sia un qualcosa da difendere

 

 

Pensa che la dignità sia un qualcosa di variabile in funzione degli obbiettivi da raggiungere

 

Crede che quasi sempre l’individuo debba assumersi responsabilità personali inalienabili.

 

E convinto che , nella maggioranza dei casi le responsabilità possano ( e debbano ) poter essere refilate ad altri
Considera lo studio una carta culturale da

giocarsi nella vita.

 

Ritiene che diploma e laurea siano patenti di superiorità a vita a prescindere dalle proprie reali capacità.

 

Ritiene che il successo sia un qualcosa da raggiungere con sudore , sacrifici e costanza Ritiene che , per ottenere il successo, tutte le vie siano lecite

 

E’ convinto che idea, ideologia e religione

siano un qualcosa in cui credere intimamente

E’ convinto che idea, ideologia e religione siano un qualcosa cui aderire formalmente ma, soprattutto, esteriormente.

 

Considera Patria solo il territorio dove è nato e cresciuto Considera Patria solo la famiglia allargata ai parenti e, in parte, il territorio dove è nato e cresciuto
E’ abbastanza contento dell’onesto successo altrui E’ abbastanza invidioso dell’onesto successo altrui, specie se la sua vita è un mezzo disastro, colpevoli sempre gli “altri”.
Nel percorrere la strada per raggiungere l’obbiettivo si preoccupa della logica di adempimento delle regole logiche e formali Nel percorrere la strada verso l’obbiettivo si preoccupa soltanto di pararsi dall’accusa eventuale di responsabilità, più che dell’obbiettivo stesso.

 

 

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One Comment

  1. Castagno 12 says:

    E ALLORA ? Dopo aver attentamente letto la Sua lunga ed elaborata analisi, cosa dovrebbe fare il popolo PER RIPRISTINARE in italia la regola “Ognuno padrone a casa propria” ?
    Purtroppo le collettività “forzate”, non si sciolgono, ma perdono la loro ‘identità e vengono dominate e sfruttate.
    Io ho ripetutamente fornito alcune dritte per contrastare l Sistema. Se Lei vorrà aggiungere dell’altro, grazie. Il problema sarà trovare persone disposte ad abbandonare le mode indicate dalla globalizzazione (carta di credito e tutto il resto)
    Almeno noi del Nord italia NON SIAMO PADRONI DI QUELLA CHE DOVREBBE ESSERE CASA NOSTRA, attualmente gestita dall’Ue e sempre più occupata fisicamente da stranieri che acquistano anche Imprese e Marchi italiani. Noi non abbiamo neppure la Banca di Stato perchè Bankitalia è posseduta da azionisti PRIVATI (italiani e stranieri).
    I Movimenti ed i Fronti indipendentisti non chiedono di uscire all’Ue e, scortesemente, non si disturbano di spiegare i motivi del loro silenzio e la scontata approvazione dell’agglomerato europeo imposto (chi tace acconsente).che potrà essere modificato SOLO IN PEGGIO.
    Basta conoscere quello che ci stanno preparando.
    Uscendo dall’Ue, in teoria l’italia dovrebbe poter fare ciò che oggi le è vietato: gestire la difesa dei suoi confini, eliminando l’attuale “INGRESSO LIBERO, ORARIO CONTINUATO”.
    Io non ci spero. Comunque già le presenze attuali, se non verranno drasticamente ridotte con i rimpatrii, avranno la possibilità di sostiuire gl’italiani.
    Senatore, di cosa vogliamo parlare con chi si accanisce per “migliorare” il proprio aspetto fisico (con tatuaggi e piercing) trascurando il livello cognitivo, secondo lui, GIA’ AL TOP ?

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