Sta ritornando il marxismo ed è tutto merito della crisi

di REDAZIONE*

E’ vero che mentre le crisi economiche e finanziarie vanno avanti, mentre si accumulano sempre più disastri, mentre più persone finiscono disoccupate, molti di noi si interrogheranno sui fondamentali del nostro sistema economico. E’ inevitabile che molti saranno attratti dalle critiche al capitalismo, incluso il Marxismo. Il Guardian ha pubblicato una panoramica su questa rinascita:

Nella sua introduzione ad una nuova edizione de Il Manifesto del Partito Comunista, il Professor Eric Hobsbawm suggerisce che Marx aveva ragione a sostenere che le “contraddizioni di un sistema di mercato basato su nessun altro legame tra uomo e uomo se non quello del nudo interesse, se non quello del freddo ‘pagamento in contanti,’ un sistema di sfruttamento e di ‘accumulazione infinita’ non può mai essere superato: ad un certo punto in una serie di trasformazioni e ristrutturazioni lo sviluppo di questo sistema essenzialmente destabilizzante porterà ad uno stato di cose che non può più essere descritto come capitalismo.”

Questa è una società post-capitalistica come era stata sognata dai Marxisti. Ma a cosa assomiglierebbe? “E’ estremamente improbabile che una tale ‘società post-capitalista’ risponderebbe ai modelli tradizionali del socialismo e tanto meno ai socialismi ‘realmente esistenti’ dell’era sovietica,” sostiene Hobsbawm, aggiungendo che, tuttavia, ciò implica necessariamente il passaggio dall’appropriazione privata alla gestione sociale su scala globale. “Quali forme potrebbero assumere e in che misura incarnerebbero i valori umanistici del comunismo di Marx ed Engels, dipenderebbe dall’azione politica attraverso cui questo cambiamento avverrebbe.”

Il Marxismo è una cosa strana; fornisce una narrazione pulita e lineare della storia, una che definisce tutti i dettagli e le complicazioni. Fornisce una narrazione semplicistica “noi contro loro” del presente. E fornisce una narrazione piuttosto utopica del futuro; che le classi lavoratrici unite abbatteranno il capitalismo e stabiliranno uno stato gestito da e per le classi lavoratrici.

Il problema è che la storia è molto più complicata della narrazione teleologica fornita dal materialismo dialettico. La realtà economica e sociale del presente è molto più complicata delle classifiche lineari e binarie di Marx. E il futuro che Marx ha predetto non ha mai dato i suoi frutti; le sue idee del XIX secolo hanno trasformato la realtà del XX secolo in un affamamento globale, in esperimenti falliti di pianificazione centralizzata, e in milioni di morti.

Certo, il sistema che abbiamo oggi è insostenibile. Le istituzioni finanziarie sostenute dallo stato e le corporazioni che si sono sviluppate intorno a queste non vivono grazie al proprio genio, alla propria produttività o innovazione. Esistono sulla generosità dello stato — stampa di denaro, sovvenzioni, responsabilità limitate, regolamentazione favorevole, barriere all’ingresso. Ogni ingrandimento e scandalo — dal LIBOR, alla London Whale, a MF Global — illustra l’incompetenza e il fallimento che quella dipendenza ha permesso di generare.

Il problema principale dei Marxisti è la loro errata identificazione del sistema economico attuale col capitalismo di libero mercato. Come possiamo definire libero un mercato in cui viene controllato il prezzo del denaro da parte dello stato? Come possiamo definire libero un mercato in cui le istituzioni finanziarie sono regolarmente salvate? Come possiamo definire libero un mercato in cui viene speso più 40% del PIL dallo stato? Come possiamo definire libero un mercato in cui si scambia la possibilità dell’intervento dello stato piuttosto che i fondamentali sottostanti?

Oggi non abbiamo un’economia di mercato; abbiamo una economia corporativista.

Come notano Saifedean Ammous ed Edmund Phelps:

Il termine “capitalismo” soleva indicare un sistema economico in cui il capitale era di proprietà privata e scambiato; i proprietari del capitale giudicavano il modo migliore per usarlo, e potevano attingere alla lungimiranza ed alle idee creative degli imprenditori e dei pensatori innovativi. Questo sistema di libertà individuale e di responsabilità individuale dava scarso margine di manovra al governo per influenzare le decisioni economiche: il successo significava profitti; il fallimento significava perdite. Le aziende potevano esistere soltanto fino a quando gli individui liberi acquistavano volentieri i loro prodotti – altrimenti sarebbero andate in bancarotta velocemente.

Il capitalismo divenne il campione nel 1800, quando sviluppò capacità di innovazione endemiche. Le società che adottarono il sistema capitalista acquisirono una prosperità senza eguali, goderono della soddisfazione diffusa per i posti di lavoro, raggiunsero una crescita della produttività che meravigliò il mondo e concluse la privazione di massa.

Ora il sistema capitalistico è stato corrotto. Lo stato ha assunto la responsabilità gestionale per la cura di tutto, dai redditi della classe media alla redditività delle grandi società all’avanzamento industriale. Questo sistema, tuttavia, non è capitalismo, ma piuttosto un ordine economico che si rifà a Bismarck della fine del XIX secolo ed a Mussolini del XX secolo: il corporativismo.

Il sistema del corporativismo che abbiamo oggi è molto più affine al Marxismo ed alla “gestione sociale” di quanto i Marxisti potrebbero ammettere. Sia il corporativismo che il Marxismo sono forme di controllo economico centrale; l’unica differenza è che sotto il Marxismo, l’allocazione del capitale è controllata dalla burocrazia-tecnocrazia statale, mentre sotto il corporativismo l’allocazione del capitale è effettuata dall’apparato statale in concomitanza con il sostegno finanziario dei grandi interessi corporativi. Le corporazioni accumulano potere dalle protezioni legali offerte loro dallo stato (responsabilità limitata, sussidi aziendali, piani di salvataggio), ed i politici possono essere ri-eletti inondati dal denaro aziendale.

La scelta fondamentale che abbiamo di fronte oggi è tra libertà economica e pianificazione economica centralizzata. La prima offre all’individuo, alle nazioni ed al mondo un’allocazione delle risorse, del lavoro e del capitale complessa e multi-dimensionale, poiché la somma delle preferenze umane sono espresse volontariamente attraverso il meccanismo di mercato. La seconda offre un’allocazione delle risorse, del lavoro e del capitale da parte della elite — burocrati, tecnocrati ed interessi particolari. La prima non è priva di corruzione e ricadute, ma le sue varie incarnazioni imperfette hanno creato una prosperità senza limiti, produttività e crescita. Le incarnazioni della seconda hanno portato alla morte per fame di milioni di persone dapprima nella Russia Sovietica, poi nella Cina Maoista.

Ai Marxisti piace far finta che l’allocazione burocratica-tecnocratica del capitale, del lavoro e delle risorse, è in qualche modo più democratica, e in qualche modo più in sintonia con gli interessi della società rispetto al mercato. Ma cosa ci può essere di più democratico ed espressivo di un sistema di mercato che consente ad ogni singolo di allocare capitale, lavoro, risorse e produttività sulla base delle proprie preferenze? E che cosa ci può essere di meno democratico di un’organizzazione della società e di una ripartizione del capitale effettuata attraverso i meccanismi della burocrazia e della pianificazione coercitiva? Che cosa c’è di meno democratico che raccontare alla popolazione che, invece di vivere la propria vita secondo la propria volontà, le proprie tradizioni ed i propri interessi economici, dovrebbe invece seguire le inclinazioni e gli ordini di una elite burocratica-tecnocratica?

Non sono sicuro che i Marxisti abbiano mai capito il capitalismo; Das Kapital è un lavoro mastodontico che si concentra su molti aspetti dello sviluppo industriale ed economico del XIX secolo, ma tende a concentrarsi su minuzie oscure senza mai veramente considerare l’insieme coerente. Se i Marxisti si fossero davvero avvicinati a cogliere i meccanismi più generali del capitalismo — e se avessero veramente a cuore la democrazia — sarebbero stati molto meno inclini a promulgare un sistema basato sulla pianificazione centrale dittatoriale.

Tuttavia, dato che il sistema finanziario e l’oligarchia finanziaria continuano a sbagliare di crisi in crisi, sempre più persone verranno sicuramente attratte dalle narrazioni seducenti del Marxismo. Sempre più persone potrebbero incolpare i mercati e la libertà per i problemi dello statalismo e del corporativismo. Questo è profondamente ironico — la tendenza Marxista verso la pianificazione centralizzata e il controllo esercita un’influenza molto maggiore sui politici di oggi rispetto alla tendenza Hayekiana o Smithiana verso il decentramento e la libertà economica.

Tratto da http://www.zerohedge.com – Traduzione di Francesco Simoncelli

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14 Comments

  1. walter says:

    ma come fate a dire che il sistema attuale è similare al corporativismo di bismarck, ma non vi rendete conto della maggior libertà comportamentale di cui gode oggi “il capitalista” rispetto all’epoca di bismarck? secondo voi le due epoche sono equiparabili? sembrate i marxisti che dopo il collasso dell’unione sovietica dicevano che essa era fallita perchè non era veramente socialista

  2. graziano says:

    Se veramente il capitalismo avesse prodotto tutto quello che avete detto non sarebbe mai entrato in crisi, per me avete una visione parziale ed errata. Quanto al libero mercato, io temo che non lo voglia nessuno: lo stesso capitalismo tende ai monopoli privati, non al libero mercato. Quello che voi correttamente chiamate corporativismo, è stato inventato per impedire al capitalismo di fallire. Io sono per un sistema misto, l’unico che a mio avviso funziona. Io sono un ammiratore delle grandi social.democrazie nordiche, i posti più civili del mondo. Se decidete di federarvi con loro aderisco al vostro progetto

  3. luigi bandiera says:

    Girando un po’ per la rete elettronika se ne leggono di pensieri.

    Aho, tutti hanno ragione e da vendere.

    Vi invito a farvi un giretto su questi link che vi propongo per scoprire che ci sono un frakax di intellettuali che esprimono il loro pensiero ma farina del sacco dei pensieri altrui.

    I loro non si leggono mai se non sono fotokopie e di Marx e di Luter King e di papa qua e la’ e ecc.

    Di lavorare nel senso di PRODURRE (almeno idee nuove) NIET.

    Ci ragionano tanto ma sui pensieri vecchi e stantii degli altri, ripetendomi.

    I link vi portono sull’argomento Marx detto il Carlo o Karl… gia’, kol KAPPA.
    A destra trovate tanti altri pensieri ma tutti imperniati su cose o fatti che non ci fanno andare avanti.
    Si parla anche di LIBERTA’… ma non sanno cosa voglia dire. Cioe’ che costa ottenerla e mantenerla..!
    Sperano forse che a pagare siano sempre i soliti peones..?

    Ma il disk e’ veramente lungo e piu’ di ripetersi non si potrebbe fare se lo allungassimo.

    Buona visione ed ascolto.

    http://www.youtube.com/watch?v=8oyxnND0Z-A

    http://www.youtube.com/watch?v=asaz3KnMN2A&feature=relmfu

    http://www.youtube.com/watch?v=Huh0kEKjOOM

    http://www.youtube.com/watch?v=FrlisEk7U88&feature=related

    http://www.youtube.com/watch?NR=1&feature=endscreen&v=NFqDpjzO4jU

    Ovvio, potete ignorare tutto.

    Ripeto, purtroppo l’intellighenzia e’ malata…

    Salam

  4. luigi bandiera says:

    Purtroppo sto andando fuori tema… ma ho da farvi sentire anche questa.
    Perdonatemi.
    http://www.youtube.com/watch?v=JzHcYXoAKvY&feature=related

    Quante storie ha lo stato di nome LI’_TAGLIA.

    Tuttavia dimostrano, ste kax di storie, ke fummo OCKUPATI da quella ideologia… gia’, la rossa, la bianka e la nera.

    PAX

  5. luigi bandiera says:

    Ma beckatevi anke questa storia al grillo…

    http://www.youtube.com/watch?v=Fl0PHGId_yY&feature=related

  6. luigi bandiera says:

    Inoltre va rikordato ke kon lo STATO si kontrolla meglio la massa detta popolo.
    Piu’ grande e grosso sara’ lo stato e meglio si kontrollera’ le PEONIAS…
    Chi vuole la demokrazia con lo stato padrone perche’ dovrebbe essere in funzione della volonta’ popolare o proletaria in pratika fa tutto il kontrario. Qua in talibanìa poi..?

    Osservando i fatti TALIBANI si nota o no che il kosiddetto popolo non e’ affatto sovrano..??

    Quante e quali diapositive bisogna mostrare per farlo kapire..?

    Basti pensare alla “VOLONTA’ POPOLARE” che usarono i vari kornutissimi ke fecero LI’_TAGLIA per kapirla.
    Tuttavia, credo ke non kredo fossero stati piu’ di venti.

    http://www.youtube.com/watch?v=_GVfgEXSTVQ&feature=related

    STIAMO SOCCOMBENDO e forse ne siamo anche contenti.

    Amen

  7. luigi bandiera says:

    Vado contro corrente… faro’ piu’ fatica ma se arrivo alla meta, farmi capire, saro’ felice sebben sudato.
    Noi oggi siamo come al tempo dell’ultimo ZAR…
    Scrivo da molto che qua siamo komunisti e di destra e di sinistra e di centro. LI’_TAGLIA stessa e’ komunista nella sua kostituzione sebbene abbiano scritto ke e’ una repubblika demokratika.

    Secondo il mio modestissimo occhio o ocio noi, oggi, siamo da piu’ di un sekolo sul treno di Lenin.
    Meta finale l’URKA, ke molti chiamano ipocritamente e ostinatamente europa.

    Questo fatto a me suona come una certezza e solo leggendo i fatti, per l’appunto.
    Saro’ poko modesto ma non credo di sbagliarmi.
    Comunque vedo che ora ci arrivano altri e questo mi fa piacere e mi lusinga.

    Come scrivevo ke la “SAKRA INQUISIZIONE” non e’ mai morta scrivevo appunto che l’europa e’ komunista… poi mi sembrava grossa la sparata che ripiegai su LI’_TAGLIA, voce del verbo TAGLIARE, ma LI’. Circa sul Rubikone.

    Il viaggio che fece Lenin, col suo treno, per fare la rivoluzione d’ottobre, fu intrepido e burascoso con molti protagonisti importanti del tempo. Insomma fu aiutato dal mondo europeo di allora.

    LA RIVOLUZIONE che intendo oggi e’ quella di FARE L’URKA, l’europa.
    I protagonisti, i nuovi ma gia’ vecchi LENIN, non salirono su un treno, troppo scarso direbbe Braschi, ma sull’EURO.

    SE NON SARANNO FERMATI IN TEMPO, SAREMO CHIAMATI A SEGUIRLI INESORABILMENTE e non per il nostro bene, MA PER LA NUOVA SCHIAVITU’ DEI POPOLI..!!

    Per loro, dopo i danni che faranno, non ci sara’ nemmeno una NORIMBERGA.

    Avranno dalla loro, kome sempre ha il potere vero, la notissima “sakra inquisizione”..!

    Intellettuali di fama e per questo importanti (ma ce ne sono?) non li sento mai a segnalare questo fatto rivoluzionario. Anzi. Tutti a sostenere che quel ke fanno “quelli la’” (loro minimo grado e’ PROF) e’ ben fatto e ke bisogna seguirli tout kourt.

    Disk lungo davvero…

    Chiedendo scusa per il contro corrente, non e’ un ritorno, ma e’ una tappa del girotondo komunista mai morto..!
    Anzi, piu’ VIVO KE MAI..! Perfino in USA e’ molto presente. Ma non lo sanno nemmeno loro… come qua noi no..?

    E’ o no in mano agli intellighentis da sempre..??

    Oggi LI’_TAGLIA punta tanto sulla KST detta scuola.

    Sara’ tutta improntata a FARE ITALIANI o meglio TALIBANI. MA ANCHE EUROPEI o URKAIOLI..!

    Si inventeranno piu’ BUGIE che mai per arrivare allo skopo.

    Io sto avendo paura di questa situazione..!

    SIN SALABINLADEN…

  8. Parla come Mangi says:

    A me fa solo ridere chi inneggia al libero mercato ma nel contempo soffoca la libertà di chi ne usufruisce, suo malgrado, proprio in nome del libero mercato.

  9. Andrea says:

    “Il capitalismo divenne il campione nel 1800, quando sviluppò capacità di innovazione endemiche. Le società che adottarono il sistema capitalista acquisirono una prosperità senza eguali, goderono della soddisfazione diffusa per i posti di lavoro, raggiunsero una crescita della produttività che meravigliò il mondo e concluse la privazione di massa.”

    Condivido il vostro “amore” per il capitalismo, ma questo significa riscrivere la storia. Se il puro capitalismo ottocentesco è stato soppiantato dalla pianificazione statale è perché non è stato in grado di corrispondere alle esigenze del neo ‘quarto stato’ industriale. Evidentemente i capitalisti ottocenteschi non furono abbastanza lungimiranti da carpire la portata di campi d’imprenditoria come la previdenza o le assicurazioni contro gli infortuni.

    • Giacomo says:

      oppure lo stato moderno ha colto l’opportunità di trasformare tali “campi d’imprenditoria” in mangiatoie di ricchezza e consenso clientelare prima inimmaginabili.

      • Andrea says:

        Certo che è così, infatti non mi schiero dalla parte dello Stato. Non è un mistero, ad esempio, che le concessioni del Reich bismarckiano al ‘quarto stato’ tedesco furono fatte principalmente per ottenere maggior consenso e quindi obbedienza dai sudditi verso lo Stato, garantendosi così la sopravvivenza a fronte del sempre più vasto associazionismo operaio che minava alle fondamenta stesse del potere politico (borghese). E così è valso per tutti gli altri.

        Ho semplicemente fatto notare come il capitalismo in quel frangente abbia fallito nel corrispondere ciò che la società chiedeva a gran voce (sicurezza sociale) pur avendo tutti i mezzi adatti allo scopo per farlo.
        Se a questo aggiungiamo la strenua opposizione degli imprenditori al sindacalismo operaio, si capisce cosa ha segnato la morte del libero mercato e della libera impresa… Il progresso deve essere armonioso e aperto alle richieste (sensate) di tutte le parti in gioco, specie se alle richieste della massa può corrispondere un soggetto che fa della coercizione e della monismo giuridico il punto focale della sua azione (lo Stato). Se il numero è consenso e il consenso è potere, non riuscirei a immaginare uno sviluppo diverso di quella situazione.
        Ergo, per quello che mi riguarda quello era tutto meno che capitalismo “perfetto”, anzi: se vogliamo che il futuro sia capitalista, invece di ispirarci a quel passato come ideale, dovremmo sottoporlo ad un’attenta analisi critica, per individuare tutto ciò che ha portato alla sua rottura e al dilagare dello statalismo.

  10. Giacomo says:

    Splendido articolo.

    Al di là del repechage fuori tempo massimo el Marxismo, oggi i vari modelli di uscita dalla crisi si dividono sul crinale “più stato e investimenti pubblici” da un lato contro “meno stato e più libero scambio” dall’altro. Io opto decisamente per la seconda, ma a condizione che i cittadini (NON LO STATO) esercitino un controllo serrato sugli indirizzi dell’economia, nell’unico senso auspicabile: impedirne la deriva verso l’abuso di potere, l’imperialismo, la distruzione dell’ambiente, il monopolio e la soppressione dei diritti dei cittadini.

    Personalmente, da ultimo dei fessi, credo che la terza via che Miglio escludeva esista eccome. Qualcuno deve svolgere il ruolo che i socialisti affidano tradizionalmente allo stato, con i risultati desolanti che vediamo. A mio avviso solo i cittadini sovrani possono guidare gli indirizzi di quel tot di spesa pubblica di cui è impossibile fare a meno per realizzare un modello che si avvicini alle pari opportunità per i nostri figli. Partire alla pari e arrivare dove ci porta il nostro talento e il nostro impegno, non l’aiutino di mamma Fornero e papà Dall’Aglio.

    Lo possono fare comunità per comunità, città per città, in un sistema basato sulla responsabilità di cittadini e governanti, e sui conti in ordine. Federalismo e cittadinanza sovrana, per archiviare in soffitta sia il leviatano che la tracotanza impunita dei suoi manovratori locali e multinazionali.

    (Parlo di ordinamento federale come speranza per la mia Lombardia indipendente, e non pretendo che quest’idea piaccia a chi si nutre di centralismo dinastico prima, e napoleonico poi, almeno dal 1559 in qua).

    • Andrea MI says:

      cito:”la deriva verso l’abuso di potere, l’imperialismo, la distruzione dell’ambiente, il monopolio e la soppressione dei diritti dei cittadini”.
      è questo il punto, il capitalismo ha subito e sta subendo questa deriva. Di questo non incolpiamo il socialismo e non consideriamo solo il modello sovietico che ne è una orribile interpretazione.
      Al giorno d’oggi è meglio parlare di socialdemocrazia (quindi niente dittatura del proletariato) che può essere coniugata (volendo) con il federalismo.
      Ognuno ovviamente può proporre i modelli che preferisce.

    • Federico says:

      Caro Giacomo,

      pienamente d’accordo.
      Mandami la tua e-mail, ti vorrei parlare.
      F Tonini
      fedeferd@gmail.com

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