Marx e la frustrazione elevata a teoria rivoluzionaria

di GIOVANNI MARINI

Se Karl Marx avesse concentrato la sua attenzione sull’elaborazione del materialismo storico anziché sulla teoria del plusvalore gonfiandolo col rancore e l’astio dei falliti, oggi non sarebbe considerato uno sciatto intellettuale incapace di provvedere a se stesso, ma, a ragione, un buon teorico della realtà. Rancore ed astio che si è conservato nel tempo e nelle cose nonostante siano progredite, e delle origini della rivoluzione industriale non resta che la poesia scritta sui libri di storia. Forse più che il concetto che delineava il divenire della evoluzione della classe operaia, sbagliando, fu proprio la frustrazione portata a teoria rivoluzionaria che influenzò su scala gigantesca la costruzione di principi tanto corrosivi e distruttivi per i rapporti tra individui che ispirano tutti i movimenti coscientemente o incoscientemente marxisti e che trovarono nel leninismo la prova della sua fattibilità indipendentemente dall’orrore che tale pratica ha comportato e comporta. Si forma, come e più di prima, l’idea che un moto ideale possa orientare i destini della Storia pur avendo avuto in dote, per poi negarla nei fatti, “l’affermazione che gli uomini, i quali vivono e producono in una data società, si trovano a muoversi entro «determinati rapporti necessari e indipendenti dalla loro volontà», che sono i rapporti di produzione propri di una determinata fase dello sviluppo storico”.

In Europa questi movimenti non hanno mai smesso di inoculare il virus di questa malattia cerebrale, il socialismo, che le impedisce di evolversi migliorando la condizione di civiltà che conserva in parte per inerzia, in parte indotta da una sua ex colonia, gli USA che della malattia fino a poco tempo fa se ne era tenuta lontana. Una pazzia che ricorda quel che Hugo descrive nel prologo de “L’uomo che ride”, cioè le bizzarre abitudini in uso in quei tempi andati dei comprachicos che mutilavano bimbi comprati per farne i loro fenomeni da baraccone o della corte reale francese, coi loro ragazzini mutilati perché potessero emulare il canto del gallo che svegliava i nobili. Più di tutti furono i cinesi a perfezionare l’arte, facendo crescere infanti in vasi di coccio di varie forme per ottenere tipi buffi per l’allegria ed il sollazzo dell’imperatore. L’Europa socialista ha la stessa idea di come far guadagnare la vita alle proprie popolazioni: rinchiuderle nel vaso deformante della burocrazia statale per divertirsi della propria protervia.

Nietzsche fece dire a Zarathustra: “La nave dei potenti naviga indisturbata sull’insipienza dei popoli”, ma fu ottimista perché quella stessa nave naviga indisturbata anche sulla cosciente sapienza delle popolazioni. L’Unione Europea, che è una costruzione forzata dalla politica in complicità ai detentori del denaro che fanno degli Stati i loro schiavi, è come un obeso dinosauro microcefalo che, con le zampe pesanti dell’obsolescenza economica e la fame sempre in moto, divora tutto ciò che ha attorno destinandosi all’inedia. Se il cervello di questa bestia stupida è la politica monetaria, il suo stomaco è la fiscalità che la sostenta. Dimostrarne la prevedibile morte e la liberazione di nuove specie è facile.

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