Maroni sfratta Brigandì. E l’avvocato presenta un conto da milioni di euro

FONTE ORIGINALE: www.repubblica.it   di Alberto Custodero

Faida tra “maroniani” e “bossiani”: sloggiato dalla sede storica della Lega, in via Bellerio 41, a Milano, l’avvocato storico del Carroccio, Matteo Brigandì. L’ordine di andarsene, a Brigandì – che in via Bellerio aveva il suo ufficio – è stato notificato due settimane fa da Stefano Stefani, tesoriere del partito dopo lo scandalo Belsito: “Maroni – gli ha detto – non ti vuole più qui”. L’intenzione del neo segretario federale, gli è stato spiegato, è di non rinnovargli la procura generale di gestire le cause penali e civili della Lega che gli aveva rilasciato Bossi fin dal 1996. Ma di confermargliene alcune o revocargliene altre. Il perché non è stato spiegato. Ma la motivazione è con ogni probabilità nel match tra le due fazioni, i duri e puri di Bossi (come Brigandì) da una parte e i fedelissimi di Maroni con l’inevitabile spoil system dall’altra. Va detto che lo stesso ex ministro dell’Interno era stato difeso da Brigandì nel processo sulla “secessione”: il 7 aprile del 1997, infatti, lo aveva nominato “avvocato di fiducia” durante l’interrogatorio davanti al pm veronese Papalia che indagava sulle “camicie verdi”.

Ma il dopo Bossi ha cambiato gli equilibri, in via Bellerio. E così Brigandì, due settimane fa, non ha potuto far altro che abbandonare l’ufficio: chiamato un camion, ha traslocato presso un nuovo domicilio fiscale 130 scatoloni di documentazione legale riservata, quasi tuttele cause legali della Lega degli ultimi 16 anni. Inutile è stato il suo tentativo di far intervenire il Senatur per far tornare sui suoi passi Maroni. Quando è andato a salutarlo, Bossi gli ha promesso un intervento. “Non preoccuparti – lo ha rassicurato – parlerò io con Maroni”. Ma non è servito a nulla.

Ma come ha reagito Brigandì alla “cacciata” dalla sede storica del Carroccio? Ha dismesso tutti i mandati (ad eccezione delle cause personali di Bossi). Quindi, poiché in questi anni non aveva mai avuto dal partito il saldo delle sue prestazioni professionali, sta preparando la parcella milionaria. Ha difeso Bossi in circa 200 cause penali (perse un paio), e in tutte quelle sul lavoro, quasi tutte vinte. Il conto alla Lega si annuncia salato, circa sei o sette milioni di euro. Nelle cause in cui lo ha difeso con una nomina di fiducia, come nell’inchiesta di Papalia, l’onorario non lo presenterà al partito, ma direttamente all’attuale segretario federale, Maroni.

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2 Comments

  1. Ferruccio says:

    Calderolo lo aveva allontanato, candidandolo nelle Marche
    dove a sorpresa fu eletto….

    Maroni lo caccia da via Bellerio…..

    Fine politicamente ingloriosa per il PROCURATORE della PADANIA ????

    • Dan says:

      Bisogna sempre chiedersi come si arriva a certe posizioni, cosa s’è fatto e soprattutto cosa non s’è fatto, contro morale e deontologia.
      Da una parte questo defenestramento è da applaudire perchè vuole significare un nuovo corso all’interno della lega ma dall’altra sappiamo tutti che le ragioni concrete si limitano a quelle di una faida. Morto il vecchio re, i suoi cortigiani lo seguono nel sepolcro insieme come ai tempi dell’antico impero cinese.

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