Maroni rinviato a giudizio. Silenzio della Lega. Se incappa nella Severino decade

di BENEDETTA BAIOCCHImaroni salvini

Gira e rigira, è lì che potrebbe finire, ovviamente se condannato, il governatore Maroni: le accuse che lo vedono imputato secondo la procura di Milano per  presunte pressioni per favorire delle sue ex collaboratrici al Viminale, potrebbero aprire la botola della legge Severino e portare strada facendo alla decadenza del governatore. La questione, per quanto Maroni e legali si sbraccino nel dire che sono sciocchezze, è delicatamente politica. Imbarazzante, perché una legislatura nata per ridurre le tasse ai lombardi e spingere il più possibile verso l’autonomia, si troverebbe arenata su un letto di… spine.

Il governatore non ha lesinato critiche al pm che lo accusa, Fusco, affermando che è tutta una manovra mossa dal pregiudizio politico, con un magistrato “incattivito dal flop delle sue inchieste sulla Lega”.

Sarà, intanto però dall’altra parte questa volta c’è Maroni. E nessuna parola leghista a commento. Anzi no. C’è Matteo Salvini che sull’uscita maroniana a sostegno dell’ipotesi di Lupi sindaco di Milano, dai microfoni della Zanzara su Radio 24 afferma: “Lupi? Come faccio a sostenere qualcuno che sta con Pisapia e sta ancora nel governo Renzi. No”.

Insomma, il pregiudizio sarà della magistratura, ma anche in casa leghista non mancano pregiudizi verso le aperture agli alfaniani. O comunque verso un centrodestra che fa quadrato anche con l’Ncd pur di battere la sinistra. Non è un caso se su Marco Reguzzoni pende l’espulsione votata dalla Lega di Varese. Solo questioni territoriali, secondo Salvini? Territoriali anche le grane maroniane? E se fosse la legge Severino, a lungo andare, in caso di condanna, a togliere le castagne dal fuoco al segretario del Carroccio?

Ma ecco intanto le cronache giudiziarie secondo le agenzie.

La Procura di Milano ha chiesto il processo per il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato per le presunte pressioni che sarebbero state effettuate per favorire Mara Carluccio e Maria Grazia Paturzo, sue ex collaboratrici al Viminale. La richiesta di rinvio a giudizio, firmata dal pm Eugenio Fusco, riguarda anche altre quattro persone, accusate a vario titolo di induzione indebita e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente: sono Giacomo Ciriello, capo della segreteria del governatore lombardo; Andrea Gibelli, segretario generale della Regione Lombardia recentemente nominato alla presidenza di Ferrovie Nord Milano; Christian Malangone, direttore generale di Expo Spa; e l’ex collaboratrice di Maroni, Carluccio. La stessa società Expo è stata iscritta nel registro degli indagati ai sensi della legge 231 sulla responsabilità amministrativa di società per reati commessi dai propri dirigenti. Sarà il Gup Chiara Valori a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura. Lo farà nel corso dell’udienza preliminare che prenderà il via a partire dal 30 settembre.

Maroni è accusato di turbata libertà di scelta del contraente perché, secondo l’accusa, avrebbe “pilotato” un bando pubblico pre far ottenere un contratto “si misura” alla sua ex collaboratrice Carluccio a Eupolis, società interamente controllata dal Pirellone e attiva nel settore della formazione professionale (l’ex direttore generale , Alberto Brugnoli, ha già patteggiato la pena a 8 mesi di reclusione). Ma l’accusa più grave contestata al governatore lombardo (soprattutto perché fa parte di quelle fattispecie di reato previste dalla legge Monti-Severino sull’incandidabilità dei condannati) è la presunta “induzione indebita” che sarebbe stata effettuata sui top manager della società Expo per convincerli a pagare i 6.500 euro necessari per coprire le spese di Maria Grazia Paturzo (l’altra sua ex collaboratrice al Viminale a cui sarebbe legato da una “relazione affettiva”, come precisa il pm Fusco nell’avviso di chiusura indagini) durante la missione del “World Expo Tour” a Tokio dello scorso anno. A nulla è servita la richiesta di archiviazione presentata nei giorni scorsi dall’avvocato Domenico Aiello, difensore di Maroni.

“Più che un ‘processo alle intenzioni’ sembra la consolidata e irriducibile ‘intenzione’ di mandare comunque Maroni a processo”. Così il difensore di Roberto Maroni e Giacomo Ciriello, Domenico Aiello, commenta il rinvio a giudizio chiesto dal pm di Milano Eugenio Fusco. “In questi dodici mesi -osserva il legale- abbiamo dialogato con la Procura in ogni modo possibile, cercando di evitare solo lievitazioni mediatiche e strumentalizzazioni”. “E’ stata una indagine dispendiosa ed eccessivamente sovra-alimentata con intercettazioni e impieghi di risorse inusuali per una ipotesi di reato così lieve -sottolinea Aiello- che non ha prodotto un solo euro di danno alla Regione ed alle casse Pubbliche. Abbiamo con totale trasparenza, evidenziato e corretto gravi errori e falsità riportati nelle varie versioni del capo di imputazione”.

“Conosciamo solo dall’altro ieri la nuova e quinta versione del capo di imputazione, che riporta il testo corretto del fatidico sms, e dunque -spiega il legale- andremo in Udienza preliminare con un nuovo neonato capo di imputazione”. ”Il Presidente Maroni -aggiunge Aiello- rischierebbe di andare a giudizio perché il suo fidato capo segreteria ha mandato un sms al Direttore Generale Expo, con cui chiedeva cortesemente, e chi conosce il dottor Ciriello sa quanto sia sempre cortese, (utilizzando punto interrogativo e verbo servile) la presenza in una missione Expo di una dirigente”. “La società aveva ritualmente approvato viaggio e soggiorno ma il Presidente Maroni, annullò ugualmente la missione per concomitanti impegni istituzionali in Svizzera. Anche se può sembrare inverosimile questo è il processo ò-conclude- la ipotizzata promessa di una viaggio mai fatto”.

 

 

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3 Commenti

  1. Padano says:

    Il governatore della più importante Regione italiana, che vanta un residuo fiscale di 50 mld l’anno, cadrebbe perché avrebbe fatto spendere € 6.500 a un ente terzo (nemmeno alla Regione di cui è governatore).

    Sicilia a un passo dal default per 8 mld, Roma capitale per 8,5.

  2. anche De Luca, governatore della Campania, è incappato nella Legge Severino eppure è ancora lì. come è stato salvato De Luca sarà eventualmente salvato (che poi, non ho capito quali siano le contestazioni) Maroni: la Legge Severino serviva solo per colpire Berlusconi.

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