Maroni, Bassani, Oneto: Lombardia tra euroregione e rapina fiscale

di STEFANO MAGNI

Che fare di questa Italia? Meglio l’unità, una macroregione europea o l’indipendenza delle sue regioni? Questi scenari sono stati affrontati, in una prospettiva puramente lombarda, all’Hotel dei Cavalieri, al forum organizzato da L’Indipendenza e moderato da Gianluca Marchi. “Unità, Macroregione o Indipendenza? Quali prospettive per la Lombardia?” Non sono domande facili. Il leghista Roberto Maroni (candidato alla Presidenza regionale per il centro-destra), gli indipendentisti Gilberto Oneto e Marco Bassani hanno provato a dare una risposta, ciascuno a modo proprio.

Alle prossime elezioni del 24-25 febbraio, “Comunque vada andrà male – esordisce con una nota di ottimismo Gilberto Oneto – se Maroni perde, sarebbe finita. E non solo per la Lega in Lombardia, ma anche per gli autonomisti e gli indipendentisti in senso lato. Di loro non si parlerà più, perché sui titoli di tutti i giornali leggeremo: ‘La questione settentrionale non esiste più’. E fine della trasmissione. Se Maroni vince, sarà un po’ meglio. Per noi, ma non per lui, perché poi si troverà a dover governare con Fratelli d’Italia e frattaglie tricolori varie, con le quali solo un uomo della sua pazienza potrà riuscire a far qualcosa. La scelta fra Maroni e il suo concorrente principale non è nemmeno più una questione politica. E’ quasi un consulto psicoanalitico. A me (e credo a molta gente), l’idea di vedere il fratello minore di Pisapia che governa la Lombardia, farebbe venire l’orticaria. A dir poco”.

Alla presidenza, dunque, Oneto invita a turarsi il naso e votare per Maroni. Per il Consiglio, invece: “Abbiamo la fortuna di avere un candidato che ci piace, che è liberista, autonomista e indipendentista”, riferendosi a Marco Bassani, suo vicino nella “tavola rotonda” del forum. “Se riuscissimo ad eleggere Bassani, avremo anche un consigliere indipendentista”.

Incassato questo sostegno molto politicamente scorretto, Maroni sposta l’attenzione sul progetto di macroregione. La Lega punta a: “Un progetto egemonico, territoriale. Conquistare la maggioranza in Regione, Province e Comuni, forgiare un’alleanza con le altre Regioni. Rappresentare una massa d’urto di 20-22 milioni di persone ci dia la forza necessaria di condizionare Roma e soprattutto Bruxelles. L’obiettivo non è tanto quello di strappare migliori condizioni a Roma. Certo, tenere il 75% delle tasse in Lombardia (16 miliardi in più rispetto ad adesso) ci farebbe stare tutti meglio. Ma a me interessa, più ancora che Roma, l’altro Nord, quello più a Nord del nostro Nord: l’Europa. Dobbiamo ottenere la costituzione di una macroregione, che sia la prima tessera del mosaico di una nuova Europa. L’Ue dei 27 non funziona più. Gli Stati nazionali non governano più i confini (tranne il Regno Unito), non governano più la moneta, non hanno più una loro politica estera. Con il ‘fiscal compact’, i parlamenti nazionali hanno addirittura perso la loro funzione fondamentale, quella per cui sono nati: no taxation without representation. Se un parlamento non può neppure più votare le tasse che i cittadini pagano, che cosa ci sta a fare? E c’è una minaccia in più: nel programma della Spd tedesca (ci saranno le elezioni a settembre), oltre al fiscal compact, troviamo anche il social compact. L’estensione del welfare tedesco a tutta l’Ue. Tornerebbe l’impero tedesco, con un sistema simile a quello feudale, con l’Imperatore che comanda, i vassalli, i valvassori e i valvassini che applicano il suo volere sui territori. Questa Europa io la voglio contrastare”. E, in vista delle prossime elezioni europee del 2014, Maroni spera che “tutte le forze interessate collaborino. I compagni di viaggio, saranno quel che saranno, ma nel programma, sottoscritto da tutti, c’è il progetto per la macroregione. Domani faremo, a Sirmione, un incontro con i tre governatori delle altre regioni, Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia, per firmare il patto istitutivo della macroregione del Nord”.

Marco Bassani, candidato indipendente nella lista di Fare per la Lombardia (sostenuto anche da Unione Padana), riporta il discorso sul terreno concreto dei soldi: “Ho dato luce ai miei figli a Milano, l’11ma città più ricca del mondo e non voglio farli crescere nella 100ma. Sono cose molto semplici, ma, anche parlando con tassisti e negozianti, sento sempre: un’enorme preoccupazione per il futuro dei loro, dei nostri, figli. E io mi chiedo: qual è la maggiore ipoteca sul futuro dei lombardi? Il 66% o il 75%, sono cifre che (Oneto le pubblica dal 1997) si riferiscono al residuo fiscale. Che in realtà è schiavitù fiscale. I lombardi si trovano ad essere gli schiavi fiscali del resto del Paese. Circa 50-60 miliardi di euro (nel 2008 sono stati 62 miliardi) abbandonano il territorio ogni anno. E’ una cifra che avrebbe distrutto la California. Avrebbe distrutto il Texas. Nel corso dell’800 c’era l’idea delle ‘missioni’: la missione civilizzatrice dei francesi, il fardello dell’uomo bianco degli anglo-sassoni. E la missione dei lombardi qual è? Essere schiavi fiscali e sostenere il socialismo di altre regioni?”. Lo Stato restituisce alla Lombardia il 40% delle tasse pagate dai lombardi, a fronte di un contributo del 60%. Nessuno si può spostare da quel 40%”. Questa, Bassani, la definisce una “vera e propria rapina fiscale. Nella storia e nel resto del mondo non esiste nulla di paragonabile”. Che fare? “Tutto quello che sto dicendo era già stato individuato nei primi anni ’90, come forse Roberto Maroni ricorderà. La visione di Gianfranco Miglio era quella di un cantone padano per resistere a Roma e aprire la via alla contestazione della rapina fiscale”. Un sistema federale scoperchierebbe il “segreto di Pulcinella”: “Farebbe capire chi sono i produttori e chi i consumatori di tasse”.

Quindi i consumatori di tasse, che sono in maggioranza schiacciante, non lo voterebbero mai. “Anche questa idea del 75% – osserva Bassani sul progetto di Maroni – è eticamente ingiustificabile, perché automaticamente si legittima un quarto dell’esproprio”. E dunque? “Se dovessi essere eletto in Consiglio Regionale, io chiederei di andare a votare per l’indipendenza. Anche se fossi un unitarista (non lo sono, ma poniamo il caso), io chiederei comunque un referendum. Voterei comunque, così da dimostrare che la maggioranza ha fatto una scelta, pro o contro questo sistema. Se alla maggioranza piace essere continuamente derubata… faccia pure. Ma l’importante è farlo, questo referendum. Un referendum consultivo sulla sovranità della Lombardia. Non ho smesso di essere federalista: mi sono semplicemente reso conto che, quel federalismo di cui parlavamo con Gianfranco Miglio, implicava comunque una attribuzione originaria di sovranità, fittizia, da parte del governo di Roma. Nel 2006, quella riformina chiamata devolution, che riguardava solo bidelli e portantini d’ospedale, è passata solo in Lombardia e Veneto. Allora forse è meglio interrompere quel flusso di risorse che, tutti i giorni, dall’Autostrada del Sole, imbocca la Salerno-Reggio Calabria”. Interromperla con un referendum sull’indipendenza, è sottinteso.

Maroni difende la sua quota del 75%, ricordando che sta parlando di “almeno il 75%, non meno del 75%”. E propone come modello lo Statuto Speciale della Sicilia: “dice alcune cose che mi piacerebbe vedere anche in uno Statuto della Lombardia: il 100% delle tasse pagate dai siciliani restino in Sicilia”. Certo la Sicilia non brilla per efficienza ed è diventata la terra degli sprechi e degli stipendi d’oro della sua classe politica locale. Perché è sovvenzionata dallo Stato centrale, oltre che dai siciliani. Perché non può fallire. Perché non ha una sua vera autonomia impositiva: le tasse che si pagano a Palermo sono decise da Roma. Il problema è tutto qui: decidere per la propria indipendenza implica un rischio (la possibilità di fallire). L’autonomia, se riguarda solo la spesa, replica la corruzione e l’inefficienza del sistema attuale. Il progetto di una macroregione è la via riformista, autonomista, che guarda a Bruxelles, ancora più che a Roma. La via proposta da Bassani, l’indipendentismo, è una scelta secca, che non guarda a nessuno, se non alla volontà della popolazione locale. Per questo le elezioni della Lombardia, oltre che determinare chi vincerà il Senato (di Roma), saranno un utile esperimento di politica locale. Saranno un primo test per vedere come i lombardi reagiranno ad un secolo e mezzo di centralismo.

 

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32 Comments

  1. Sudap says:

    E’ un da po’ che vi seguo cari indipendentisti, mi piacerebbe che ci siano più persone che la pensino come voi e come me ma purtroppo siete (siamo) in pochi. La dura realtà è che se Maroni non dovesse vincere questa tornata elettorale per la Lombardia l’indipendentismo lombardo-veneto si ridurrà ad espressioni di puro onanismo politico ed ho il timore che anche magistratura dello stato centrale non esiterà a ordire torbide trame.

  2. Claudio Franco says:

    Grazie per aver messo l’audio dell’incontro!!

  3. rodolfo says:

    dopo la batosta elettorale che prenderà la lega mi auguro che maroni e i suoi adepti capiranno di aver fatto il suo tempo e si metteranno da parte definitivamente sparendo dalla faccia della politica, dove oggi non rappresentano più nessuno ( se non una succursale della banda del silvio )

  4. nick says:

    C’è niente da fare: ha ragione Oneto.

  5. liuk says:

    No raga,non mi convincete e non mi convince nemmeno l’idea di max del voto disgiunto(lega sì maroni no).
    Farò come dice il ciccione:scheda nulla.

  6. miki says:

    Sono profondamente deluso da quanto dice Oneto, cioè voto disgiunto per Maroni alla presidenza…..siamo punto a capo….basta con la Lega e Maroni che fa da giullare a Berlusconi…
    Ho sempre considerato Oneto una persona in gamba e onesta ma una cazzata come questa non doveva dirla….BASTA BASTA BASTA con i finti sostenitori del Nord come i dirigenti Leghisti…

  7. lorenzo says:

    Io concordo con Oneto. La Lega può aver fallito tutti gli obiettivi che si è proposta da 20 anni (federalismo, secessione, Padania, autonomia, indipendenza..), ma rimane l’unico soggetto politico che è sempre stato sentito “estraneo” dal regime italico e romanocentrico. A Roma brinderebbero alla sconfitta della Lega, e della “questione settentrionale” non sentiremmo più parlarne. Cambiare il sistema democraticamente a Roma è impossibile, nelle nostre regioni forse è un illusione, ma può avere un senso provarci.

  8. Rinaldo C. says:

    Le elezioni non servono aniente perchè purtroppo rimarrà sempre così perchè l’italiano è tonto.
    Prponiamo un sondaggio a livello nazionale a tutto il popolo italiano alcuni quesiti come segue:
    1° cosa ne pensano dei politici che ci hanno governato da 70 anni
    2° le tasse pagate dove vogliono che restino (a Roma) o nel proprio territorio al 100%.
    3° cosa ne pensano dei professionisti della politca.
    4° il politico eletto in primis dovrà essere a servizio del proprio elettorato e non l’elettorato a suo servizio.
    5° volete la eliminazione del sistema bicamerale, che finora è stato inefficiente e domandare al popolo volete solo un senato e massimo 200 senatori provenienti dalle regioni.
    6° richiedere al popolo italiano di fare un referendum consultivo senza quorum sulla indipendenza di ogni regione, con un proprio statuto e prorprie leggi e unite
    in varie macro regioni, in un sistema confederale.
    Questa è la mia proposta io rifiuterò la scheda alle politiche nazionali perchè i partiti, i politici presenti sulle schede non mi rappresentano e ricordate che questa è la vera e unica rivoluzione pacifica se molti di noi portono avvanti il D.P:R. 30 Marzo 1957 n.361 Art. 104. rifiutare la scheda e mettere a verbale in calce il motivo del mio rifiuto. Italiani pensateci, siete stanchi di essere presi in giro, allora ribellatevi altrimenti rimarrete sempre schiavi e
    il vostro futuro e dei vostri figli e nipoti sarà sempre più merdoso.

    Rinaldo Cometti
    Indipendente

  9. andrea says:

    UNIONE CISALPINA la vede come me:
    sprofondi la Lega co tuttii militonti……..
    Maroni a cuccia dal nano ad …….Arcore
    Bossi ad addrizzare le banane insieme al Trota..
    A morte l’Italia statalista e Roma ladrona.
    Per i padani con le palle solo tre parole:
    Autonomia.Indipendenza e Libertà

  10. pallino says:

    Votare per L’indipendenza come dice il Prof.Bassani.
    Basta Lega Nord.

  11. airis says:

    Faccio l’ultimo appello a tutti i leghisti de bona volontà.
    Me rivolgo a Elio, Tere, Lorenzo, Ivana, Orso mannaro ecc.ecc. tanto per ricordare quelli più veraci.
    Votate e fate votare Lega Nord o Pdl e se vince facile facile.
    Lo ripeto, fate li bravi er presidente Berlusconi deve vince
    cosi stamo tutti bene.
    Voi padani lavorerete un pò de più de noi romani ma questo nun è un problema ce sete abituati.
    Eppoi Roma è Roma , noi semo noi come diceva er Marchese der Grillo e voi senza offesa nun sete un cazzo .Noi a Roma comandamo e lavoramo poco, voi sete padani , sete belli lavoratori e dovete spigne forte.
    Mica sete stupidi sete bravi ragazzi e capite che una parte delle tasse vostre vanno ad aiutà noi romani ,un pò de napoletani, quarche calabrese e un pò de siciliani.
    E’ stato sempre così ecco perchè so pericolosi i discorsi
    sull’indipendenza e sul federalismo.Nun je date retta.
    A noi l’italia ce stà bene cosi.
    Se finischeno li sussidi annamo tutti a casa
    e questo dovemo evitallo.
    Lasciate perde i partitini indipendenti come unione padana o er partito de Gianninoo quello de Grillo, quelli porteno alla disgregazione dell’Italia.
    Padani nun ve fate incantà votate Pdl o Lega e stamo tutti alla grande.
    Manca poco ar voto , me raccomanno padani fate i bravi.

  12. Federico says:

    Dibattito interessante. I miei voti.

    Oneto: 6,5. Capisco che Maroni può essere meglio di Ambrosoli (non ci vuole molto), ma basta con l’autonomismo e anche con il padanismo… al di là di tutto, la “Padania” è stata sputtanata dalla lega e poi l’indipendenza o passa dalle regioni, o non arriverà mai.

    Maroni: 5,5. Il 75% diventa “almeno il 75%”… mah. E poi: l’Europa come euroregioni (che va bene), ma anche l’Europa come Bruxelles (che va male)… mah. Le cifre mi paiono sballate e l’idea della macroregione da Torino a Trieste mi pare una roba… che a Roma possono solo essere contenti.

    Bassani: 8. Avere studiato con Miglio evidentemente aiuta e l’idea di battersi per fare votare i lombardi sulla propria indipendenza è ovviamente l’idea vincente. La sinistra si chiama “Partito DEMOCRATICO”. Vedremo se in Lombardia avremo un partito tanto democratico da negarci la possibilità di votare. Ottima l’insistenza sui lombardi schiavi fiscali dell’Italia. Avanti così.

    • Bacchus says:

      Anche la Repubblica DEMOCRATICA tedesca aveva quel termine nella sua identità. Molti elettori del Pd si rifanno a quel modello di stato, osannano Pier Luigi Bersani come se fosse il nuovo Eric Honecker: ecco cosa si può aspettare in caso di vittoria dell’IBC…

  13. Giovanni says:

    Si votate lega che ci ha fatto lezioni di ruberia in questi anni ……. Ladri che pensano ad andare a Roma a farsi i fatti propri e dei loro familiari!

  14. airis says:

    NicoBs,
    fa na cosa, lavora e produci,paga le tasse perchè a noi romani e napoletani ce piace da magnà e beve e nun ce piace da lavorà.
    Perciò i padani come te nun deveno rompe li coglioni co l’indipendenza senno finischeno li sussidi der governo.
    Poi noi che famo, come campamo senza sussidi?
    Amico mio lavora te che ce sei abituato io me sento male solo a pensacce.

    Lavora, mieti e fa er bravo, col Pdl-Lega nord.Fratelli d’Italia,Noi sud stamo na favola.
    Tutti dovemo campà mica solo voi padani perciò nun cacate er c…..o

    • gigi ragagnin says:

      Itaglioni ! votate e fate votare la lega ai vostri amici parenti, conoscenti e anche sconosciuti, sani e malati, belli e brutti, giovani e vecchi. che votino per la lega anche i centri sociali, i militari, il vaticano al completo, le mafie e le antimafie, gli attori e i guitti, le veline e le letteronze, i giocatori di pallone coi loro tifosi. se no guai a voi : il belpaese si spaccherà e il tricolore piangerà aggrappato allo stellone. piangerà il presidente, piangeranno fini e casini. forse piangerà anche monti.

  15. Giacomo says:

    Notare l’ordine di apparizione: Abbiamo un candidato che ci piace, che è “liberista, autonomista e indipendentista”. Ecco, precisamente questo è il motivo per quale l’indipendentismo padano non conterà mai un beato cazzo. Io avrei detto: “È indipendentista e poi, molto in subordine, è liberista, ma anche fosse socialdemocratico a me importa che sia indipendentista”. La parola autonomista poi mi affascina come un trattato di mille pagine sulla storia di Santa Maria di Leuca.

    • Luca says:

      A me di liberismo e socialismo non frega molto, forse mi affiderei anche a un nazista se fosse uno strumento adeguato alla battaglia (paradosso, ovvio). Bassani mi sembra che vada bene, mai compromesso con la lega, e un po’ più colto dei politici. Ne abbiamo provate tante in questi 23 anni …

    • liuk says:

      Avrei detto: è indipendentista NONOSTANTE sia liberista.
      Andate a chiedere a quei “maledetti socialisti” dello Scottish National Party.

  16. Vittorio Strada says:

    NicoBS ha ragione. L’Italia non è riformabile. L’Italia va disgregata dando il diritto di votare sulla propria indipendenza ai lombardi, ai veneti, ai tirolesi, ai sardi ecc.

    Si è già visto con il referendum sulla devolution: una riforma pessima, e che pure è passata solo in Veneto e Lombardia… Cosa vuol dire? Che esiste una maggioranza parassitaria che non permetterà mai, da Roma, un cambiamento.

    La strada allora è una sola: la Risoluzione 44 “alla lombarda”. Marco Bassani si candida per presentare una mozione ricalcata su quella veneta e per obbligare il Consiglio a pronunciarsi sul tema. Il resto è aria fritta.

  17. Unione Cisalpina says:

    … “Comunque vada andrà male – esordisce con una nota di ottimismo Gilberto Oneto – se Maroni perde, sarebbe finita. E non solo per la Lega in Lombardia, ma anche per gli autonomisti e gli indipendentisti in senso lato. Di loro non si parlerà più, perché sui titoli di tutti i giornali leggeremo: ‘La questione settentrionale non esiste più’. E fine della trasmissione.”…

    dissento totalmente ! …

  18. NicoBS says:

    Per attuare il federalismo/autonomia/macroregioni e altri specchietti per le allodole, serve la modifica della carta costituzionale con maggioranza di due terzi del parlamento, quindi 630 su 945. Le regioni con residuo fiscale positivo, che avrebbero tutto l’interesse per attuarlo, dispongono in totale di 350 parlamentari. Ecco perchè riforme di questo tipo non sono mai state fatte e non si attueranno mai, ed ecco perchè l’unica soluzione al degrado italiano è la totale INDIPENDENZA politica dallo stato italiano; essa non passa per il parlamento romano ma solo dalla regione interessata.

    QUINDI CARI AUTONOMISTI/FEDERALISTI DELLA DOMENICA AVETE ROTTO LE PALLE DI PRENDERE PER IL CULO I CIULA LOMBARDI.
    SIETE SOLO DEI SERVI DI ROMA, ALTRO CHE STATUTO DELLA SICILIA.

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