Maroni a Barcellona, meglio parlare di formaggio più che di referendum

di GIANLUCA MARCHI

Certo la battaglia contro la contraffazione alimentare è una cosa importante… vuoi mettere rispetto alle quisquilie dell’indipendenza, battaglie con le quali non si mangia di certo!  Roberto Maroni è a Barcellona, prima tappa del suo world-tour per promuovere l’Expo 2015 e dunque è giusto che si sia parlato di cibo. «L’incontro è andato molto bene – ha detto Maroni -. La Catalogna ha aderito al nostro documento, si tratta della prima adesione e sono molto felice, perchè quella contro la contraffazione è una battaglia di civiltà, che aiuta le nostre imprese, aumenta la protezione per i consumatori e favorisce la qualità. La sottoscrizione del documento da parte della Catalogna è un momento molto importante, che dà avvio alla nostra lotta per i prodotti genuini e per la qualità».

Ma Barcellona e la Catalogna, oggi come oggi, sono una bandiera della lotta indipendentista in Europa. E dalla visita del governatore lombardo appartenente a un movimento che ancora si definisce autonomista e indipendentista (almeno a parole) ci si attendeva qualche segnale o qualche presa di posizione su un tema politicamente così forte. In effetti ieri Maroni alla fine ha incontrato il presidente della Generalitat de Catalunya, Artur Mas, meeting che nelle ore precedenti non era dato poi così per certo. «È stato un incontro lungo e cordiale. Abbiamo discusso di tutti i temi di interesse della Lombardia e della Catalogna e di Expo in particolare. Ho confermato al presidente Mas la disponibilità a ospitare la Catalogna insieme alle altre Regioni dei ‘Quattro Motori d’Europa’, durante la manifestazione, negli spazi della Lombardia. Abbiamo discusso – ha aggiunto Maroni – del nostro documento di lotta alla contraffazione, che ha riscosso l’interesse del ministro dell’Agricoltura e abbiamo anche parlato di quello che sta avvenendo in Catalogna: l’iniziativa politico-istituzionale, per arrivare al referendum a novembre. Ho detto al presidente Mas che sono molto interessato a seguire questo processo, perché può portare al rinnovamento dell’Europa». Sulla situazione politica della Catalogna, ha riferito Maroni, il presidente Mas ha spiegato alcuni punti, tra cui «la decisione di ieri del Parlamento, la questione del Governo di Madrid e l’evoluzione che ci sarà, che potrà portare al referendum. È un percorso di cui il presidente Mas mi è parso molto convinto e che io seguo con grande interesse». «È la prima volta che lo incontro – ha detto ancora Maroni – e l’ho invitato a Monza il 5 giugno, per un incontro che organizzo con i presidenti dei ‘Quattro Motori d’Europa’ e quindi ci sarà un seguito».

Come si vede parole quasi di circostanza di Maroni, insomma un po’ tiepidine, d’altra parte che si potrebbe attendersi da un leghista che ha sempre tenuto a non definirsi indipendentista e che a Barcellona non è stato accolto sulle ali dell’entusiasmo. I giornali catalani si sono mostrati molto scettici verso il presidente lombardo e hanno sottolineato come, in un anno di governo della Lombardia, l’ex ministro degli Esteri non abbia compiuto un solo gesto per favorire un incontro con Mas. D’altro canto gli autonomisti catalani (oggi indipendentisti) hanno sempre visto la Lega con qualche insofferenza, ritenendolo un partito xenofobo, e anche le ultime mosse del Carroccio non hanno cancellato questa sensazione. Anzi. CiU, il partito di governo in Catalogna, non è mai stato sulla stessa lunghezza d’onda della Lega e molti ancora ricordano come nel 1998, quando Umberto Bossi si recò in visita a Barcellona, l’allora presidente Jordi Pujol fece di tutto per non avere un incontro diretto e ci riuscì (chi scrive era presente e può confermare). Ieri Mas si è limitato allo stretto necessario, evitando anche una conferenza stampa congiunta con l’ospite ritenuto piuttosto scomodo. Sono scelte che la dicono lunga…

Aspettarsi invece da Maroni una frase del tipo “anche la Lombardia seguirà la Catalogna” era impensabile. Per lui meglio cavarsela con frasi dal netto sapore neo-democristiano, restando piuttosto alla larga dalla bomba referendum: “I catalani hanno un vincolo di popolo più forte che la Padania”. E poi il solito mantra: “Auspichiamo un’Europa delle Regioni che superi quella degli stati nazionali”. Sì, giyto, ma cosa fai per raggiungere l’obiettivo?  Meglio parlare di formaggio e di salame…, rigorosamente dop però!

 

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6 Comments

  1. Davide says:

    Ma mettetevi d’accordo!! Il PD dice che Maroni è andato là solo per l’indipendenza, voi dite il contrario! La verità è che forse voi e il PD siete allo stesso livello di faziosità e che Maroni è andato là sia per uno che per l’altro motivo.

  2. Paolo says:

    La verità è che Maroni è stato preso letteralmente a pesci in faccia dai catalani, Mas compreso, che ha persino evitato una conferenza stampa a fine incontro per non farsi vedere assieme al visitatore “scomodo”. Scomodo perchè considerato xenofobo e di estrema destra, e perchè alleato (grazie al finto indipendentista Borghezio) all’estrama destra catalana (Paltaforma x Catalunya), partito anti-indipendentista e apertamente razzista, composto da ex franchisti.
    In quanto al fatto che i catalani abbiano una maggiore “coscenza di popolo”, è dovuto semplicemente al fatto che per qualche decennio si è seminato il verbo autonomista e identitario (lingua, cultura e storia catalana la fanno da padrone). Quella rivendicazione basata sull’identità che proprio Maroni ha rifiutato, e allontanato, appena eletto a segretario della Lega, parlando di un’imprecisata omogeneità economica e di interessi come collante per il Nord.
    I Catalanisti non hanno fatto campagne populiste contro gay, immigrati, detenuti e quant’altro, non andavano a spasso sui terreni delle moschee con i maiali, non hanno mai detto “spagna agli spagnoli” per prendere qualche voto (vedi Salvini in questi giorni), e soprattutto non si sono mai sognati di dire “no Euro” e “no Europa”.
    E i risultati parlano chiaro, anzi, chiarissimo.

  3. Vercingetorix says:

    Mas si fa chiamare Presidente: questo è il suo titolo e non se ne inventa un’altro.. che ne so tipo “governatore”. Da queste piccole cose si distingue l’uomo serio dal pagliaccio, l’indipendentista dalla marionetta del sistema centralista.

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