MAROCCO, OPPOSIZIONE ALLA LEGGE CONTRO LE BEVANDE ALCOLICHE

di REDAZIONE

Non è tardata ad arrivare una prima risposta alla proposta di legge, depositata in parlamento da 14 deputati del PJD, che mira a vietare in Marocco qualsiasi forma diretta ed indiretta di pubblicità alle bevande alcoliche, comprendendo anche nuove forme di censura ed il divieto di saloni ed esposizioni contenenti bevande alcoliche.

I produttori di vino marocchini si sono associati agli operatori turistici ed hanno scritto, al presidente del Parlamento, Karim Ghellab, ai presidenti dei gruppi parlamentari ed al capo del governo, Abdelilah Benkirane, una lettera sottoscritta dalla Federazione nazionale del turismo (FNT), da quella dei ristoratori (FNR), da dell’industria alberghiera (FNIH) e da quella delle agenzie di viaggio (FNAVM). Nella lettera, scrive Les Echos, si richiede un profondo dibattito bipartisan, interpellando professionisti ed esperti per «valutare l’impatto delle misure progettate sull’insieme dei settori che noi rappresentiamo».

I firmatari fanno riferimento anche alle promesse di apertura, tolleranza e rispetto delle libertà individuali fatte da Benkirane, affermando che l’apertura di una concertazione sarebbe una pratica della quale «il capo del governo si è fatto promotore durante la campagna elettorale dell’autunno scorso». Le argomentazioni della «neo-lobby» si basano principalmente sulla difesa della viticoltura e del turismo nazionale, settore che sta già combattendo per far fronte alla crisi economica che colpisce i principali Paesi di provenienza e che, secondo quanto stimato dagli operatori, perderebbe, con una legge del genere, ulteriore attrattività.

Il testo proposto dal PJD, inoltre, «va controsenso rispetto al suo obiettivo dichiarato di interesse pubblico», in quanto non servirebbe a produrre gli effetti desiderati, ma, al contrario, rafforzerebbe il settore informale, poich‚ gli alcolici «formali» non potranno essere riconosciuti dai consumatori. Il tutto andrebbe contro il rispetto delle norme di sicurezza e sanitarie. La priorità dovrebbe essere non quella di vietare le pubblicità, ma di implementare dei «veri programmi di sensibilizzazione e di presa in carico dei problemi di sanità legati all’alcolismo». Sarebbero quindi auspicabile una legislazione che rinforzi la protezione sui minori, un miglioramento della sanità pubblica e la lotta contro il contrabbando.

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