A Marchionne dà fastidio la concorrenza e se la prende con Volkswagen

di GIOVANNI BIRINDELLI

Hayek diceva che la concorrenza è un processo di scoperta, come la sperimentazione per la scienza. La concorrenza è il processo che porta a scoprire i vincitori e i vinti, gli effettivi costi di produzione, i prezzi a cui effettivamente si riescono a collocare i prodotti o servizi, l’effettiva domanda per questi prodotti o servizi, eccetera. Il successo della Apple, il prezzo dell’iPhone, il suo costo di produzione, l’effettiva domanda per quel prodotto, non potevano essere saputi prima, ma solo dopo (Steve Jobs lo aveva capito e infatti non faceva studi di mercato; e che Steve Jobs diventasse Steve Jobs lo si poteva sapere solo dopo il successo della Apple, non prima).

I nemici della concorrenza, e quindi del libero mercato, e quindi della rule of law (della sovranità della legge intesa come principio astratto) si riconoscono anche dal fatto che quando i risultati della concorrenza non sono loro graditi perché portano alla luce la loro inferiorità (assoluta o relativa), essi invocano la coercizione dello stato (o del sovrastato) per correggerli: cioè invocano l’abolizione della concorrenza (di quel poco che oggi ne rimane) come un bambino che quando perde chiede alla mamma di intervenire per correggere il risultato.

Ecco, quando Marchionne, dopo aver dichiarato sull’International Herald Tribune che la politica dei prezzi in Europa di Volkswagen «è un bagno di sangue per i prezzi, è un bagno di sangue per i margini», ha affermato che la Comunità Europea «dovrebbe coordinare una razionalizzazione del settore», ha dimostrato di essere una di queste persone. Questa “razionalizzazione” implicherebbe necessariamente la sostituzione di quel poco che ancora rimane dell’ordine spontaneo del mercato con l’ordine razionale e cioè un ulteriore passo in avanti verso la trasformazione dell’economia di un paese in un’organizzazione (o, come direbbe Hayek, di una catallassi in un’economia). Se per produrre automobili l’organizzazione è il modo migliore in quanto riesce a utilizzare la conoscenza necessaria (la quale è concentrata in poche persone), la trasformazione dell’economia di un paese in organizzazione (che la “razionalizzazione” auspicata da Marchionne implicherebbe) sarebbe (è) devastante su un piano economico in quanto non consentirebbe di utilizzare la conoscenza dispersa capillarmente fra le persone, per esempio per la formazione dei prezzi: infatti i ‘prezzi’ auspicati da Marchionne non sarebbero più prezzi (un prezzo è tale se è il risultato della concorrenza intesa come processo di scoperta) ma decisioni arbitrarie; e togliere i prezzi all’economia è come togliere il senso dell’orientamento a una persona: essa andrà a sbattere continuamente e non riuscirà ad andare da nessuna parte (non riuscirà a crescere).

Come dice Mises, «Il problema fondamentale del socialismo è un problema di calcolo economico […] [Senza prezzi] diventa impossibile per i managers di una comunità socialista fare calcoli. […] [Essi] sarebbero in una posizione simile a quella del capitano di una nave che debba attraversare l’oceano con le stelle coperte dalla nebbia e senza l’aiuto di una bussola o di altro strumento per l’orientamento nautico». Questa posizione di Marchionne è solo la punta più evidente di una cultura favorevole alla distruzione su larga scala dei prezzi oggi molto diffusa: basti pensare alla fissazione del tasso di interesse da parte delle banche centrali, alla fissazione della durata degli affitti da parte dello stato, alla fissazione degli sconti per i libri, alla redistribuzione delle risorse, eccetera. Uno degli aspetti peggiori di questa posizione è che essa oggi può essere tradotta in realtà senza ostacoli: infatti l’unica cosa che sarebbe in grado di impedire che essa sia tradotta in realtà sarebbe la legge (intesa nel suo senso originario di principio astratto e quindi di limite al potere arbitrario).

Oggi tuttavia la legge è stata sostituita dalla ‘leggislazione’ intesa come decisione particolare da parte di un potere politico illimitato (intesa cioè come strumento di potere arbitrario) e quindi non c’è limite non arbitrario alla distruzione dei prezzi. I nemici della concorrenza, e quindi della libertà, non sono soltanto i socialisti ma anche certi sedicenti ‘capitalisti’. Come dice Pascal Salin in Revenir au capitalisme  «Sfortunatamente, il mondo moderno … non è più un mondo capitalista – e quindi fondato sulla responsabilità individuale; siamo in uno pseudo-capitalismo, un capitalismo senza capitalisti, o, quanto meno, un capitalismo con pochi capitalisti».

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

7 Comments

  1. ilbrambi says:

    E’ sicuramente vero che i pochi ricchi cercano di mantenere il controllo sulla plebe e questi succede da sempre.
    E’ altrettanto vero ciò che dice Marchionne, cioè che se la volkswagen continua la sua sovrapproduzione, tutte le case automobilistiche non potranno far altro che diminuire i prezzi e di conseguenza i margini di guadagno.
    Ciò che la maggior parte delle persone invece non sa è che tutto ciò che succede in italia, cioè che il prezzo di qualsiasi bene di consumo è di molto superiore a quello che lo stesso bene viene pagato per esempio negli stati uniti, è dicevo dovuto a ciò che in queste settimane stiamo finalmente leggendo su tutti i giornali; se non ci fosse questo regime di prezzi, tutte le persone che in questo sfortunato paese approfittano dell’ignoranza diffusa, della poca voglia di informarsi ed anche un po’ della stupidità del popolino, non potrebero per esempio lavorare poco e percepire lo stipendio intero come succede a pomigliano d’arco o all’ilva di taranto o in nelle regioni improduttive e draga-risorse o nelle finte pensioni ecc.
    Un solo esempio per farvi capire: circa sei mesi fa ho letto un articolo su una rivista automobilistica che parlava dell’installazione da parte proprio di volkswagen di uno stabilimento per la produzione della passat negli usa e del fatto che l’auto sarebbe stata venduta sul mercato statunitense a 15000 dollari, (molti di voi già sapranno che le auto negli usa hanno dotazioni di serie simili o superiori a quelle che in italia sono super equipaggiate e per quelli che non lo sanno sarà una novità da valutare attentamente) in italia il prezzo minimo di ingresso di una passat era di circa 25000 euro, al cambio di allora circa 30000 dollari.
    Io non sono quindi in accordo col primo scrivente che colpevolizza totalmente marchionne per le sue parole, ma tra quelli che incolpano lo stato per la sua voracità e la “disattenzione” dei padani che non hanno ancora compreso dove stiano realmente le colpe di ciò che non funziona correttamente in questa nazione dimenticata dalla benedizione di Dio, anche per colpa di chi ci abita.

  2. CARLO BUTTI says:

    Marchionne,a dispetto della sua nazionalità-arlecchino, non fa altro che accodarsi al peggior capitalismo di marca italica:liberale quando s’ha da riscuotere profitti, statalista quando si vuol scaricare su altri le perdite. Io non compero Fiat da quarant’anni, e continuerò a non farlo.

  3. Marco says:

    Ormai siamo stanchi delle mezze verita’ che nascondono le bugie di Marchionne, parla di sovracapacita’ produttiva ma quale? visto che chiude in Italia ma apre in Serbia per produrre la 500 l, stiammo assistendo alla distruzzione sistematica del piu’ grande settore industriale senza che nessuno da parte del governo faccia niente, eppure detto da Montezzemolo la fiat non ha mai ricevuto un euro dallo Stato; Pre farla breve siamo di fronte al piu’ grande speculatore della storia, un sistema parassitario industriale cosi solo lui poteva concepirlo, si va dove c’e’ da spremere, la Germania lo aveva capito con la opel infatti gli ha dato il ben servito da noi invece si fa finta di non capire.
    Chi deve comprare le sue auto Americane , Polacche, Serbe, in Italia quando l’operaio fiat fa la cassaintegrazione?, per non parlare dell’unica impresa dove riesce meglio, quella di rendersi odioso.
    Per concludere: se vengono preverite le Tedesche penso che ci sia un valido motivo che sappiamo tutti, non credo sia la politica dei sconti, perche si sa che le tedesche non sono regalate.

  4. valter bay says:

    penso che la questione sia MOLTO diversa!!!!
    sembra che un intero blocco di dirigenti Fiat (a cominciare dal reponsabile marketing) sia passato alla W V attuando poi le politiche previste da Marchionne….cioè W V ha anticipato Marchionne!!!
    ciao
    vb

  5. Teresa Micheli. ( Unione Padana Alpina) says:

    Nemmeno la casta pubblica e politica mette il culo sulle Fiat.

  6. kmatica says:

    Ma non era lui che predicava il mercato libero? Dove solo il migliore ce la fa? Evidentemente lui non è il migliore? Infatti sta facendo cattiva pubblicità alla fiat. Si vocifera anche che quello che sanno fare non siano le macchine ma piuttosto sabbiano prendere le soffenzioni statali in qualsiasi parte del mondo.

Leave a Comment