Mandela è morto. Inizia il genocidio bianco, gli autonomisti da che parte stanno?

di PAOLO MATHLOUTHI

Confesso che, forse a causa delle mie mai dimenticate origini radicaldestrorse (peste mi colga, dirà qualcuno), ho qualche difficoltà a metabolizzare alcuni paradossi tipici del mondo autonomista. In questi giorni, navigando in rete, non ho potuto fare a meno di notare che la galassia indipendentista si è unita in un coro unanime di cordoglio per la morte del leader sudafricano Nelson Mandela. Urla, strepiti, fiaccolate notturne, odi funebri scritte in dialetto lombardo, pubbliche flagellazioni e novene con tanto di prefiche al seguito che nemmeno nel profondo Meridione le ho viste mai! Contraddizioni e bizzarrie tanto più stridenti se si pensa che certi atteggiamenti allignano laddove ci si dovrebbe battere in difesa dell’identità, termine che – lo dico per chi ancora non lo avesse chiaro – presupporrebbe una precisa consapevolezza del contesto etno – culturale nell’ambito del quale ci si trova ad operare. Fa sorridere che chi, in casa propria, alza la voce, giustamente, denunciando l’immigrazione selvaggia e l’afflusso pressoché costante di masse allogene le quali, lentamente ma inesorabilmente, finiranno per snaturare l’essenza del Vecchio Continente, ipotecando la sopravvivenza stessa della Civiltà occidentale, si affretti poi a stracciarsi le vesti in ricordo del vecchio capo tribù passato a miglior vita. Una distorsione prospettica pericolosa generata, a mio avviso, da una malintesa idea di autodeterminazione e dell’assoluta mancanza (ahimè) di precise coordinate ideologiche che ci aiutino ad orientarci nel ginepraio contemporaneo. Cercherò, per quanto possibile, di fare un po’ di ordine.

Cominciamo con il dire che l’autodeterminazione non è come lo Spirito Santo disceso in lingue di fuoco sulle teste degli apostoli. Non si tratta, cioè, di un crisma divino che possa applicarsi invariabilmente a tutti i popoli della terra per il solo fatto di essere reclamato. Una cosa è auspicare, entro e non oltre il perimetro della nostra Civiltà, un riassetto dell’architettura istituzionale degli Stati – Nazione che tenga conto delle istanze delle patrie carnali; altra cosa è pensare, come hanno fatto i popoli del Terzo Mondo e come sembrano suggerire alcune frange della galassia autonomista, che per il solo fatto di desiderare la libertà e l’affrancamento dal colonialismo chiunque possa rivendicarlo per sé. Questa colpevole miopia storica ha alimentato le funeste politiche di decolonizzazione cavalcate dalla Sinistra europea negli Anni Sessanta e Settanta: una dissennata bramosia anticolonialista che oggi consente a Stati fantoccio come la Repubblica del Togo ed il Burkina Faso di sedere, da pari, accanto alla Russia nei consessi internazionali. Potrà anche non piacere, ma esiste una meritocrazia tra i popoli e chi ha eretto l’Hermitage, scritto “Delitto e Castigo”, vinto la seconda guerra mondiale e mandato Gagarin sulla luna non può essere messo sullo stesso piano di chi, fino a ieri, praticava il cannibalismo rituale! Mandela era figlio di questo malinteso e le lacrime versate per lui da chi dovrebbe invece preoccuparsi della sopravvivenza della propria stirpe fanno tanto più pensare in quanto, ora che il vecchio campione della convivenza ad ogni costo non potrà più arginarle con il peso della sua autorità morale, le tensioni tribali, sopite ma non dome, riesploderanno.

Come già accade nel vicino Zimbambwe e in altre zone dell’Africa australe, assisteremo a veri e propri pogrom durante i quali i bianchi saranno cacciati casa per casa a colpi di machete e, c’è da giurarlo, gli appelli umanitari che i neri hanno invocato per se stessi durante l’apartheid non serviranno a molto! Ne sanno qualcosa i Boeri, discendenti diretti dei primi coloni olandesi sbarcati  in Sudafrica a metà del XVII secolo, che oggi si sentono una minoranza minacciata costretta a vivere da reclusa in casa propria.  A fronte dei quattro milioni e seicentomila bianchi ancora residenti in Sudafrica (dei quali tre milioni di afrikaners e il resto anglofoni), un altro milione ha progressivamente abbandonato il Paese dal 1994, alimentando una diaspora bianca che ha fatto nascere radio e giornali in lingua afrikaner perfino in Australia! La principale molla dell’esodo è  rappresentata dal timore per l’escalation di violenza ai danni della comunità bianca che in alcuni casi è sfociata in linciaggi efferati, come quello in cui trovò la morte, nell’aprile del 2010, il leader suprematista Eugène Terre Blanche. Si calcola che, dalla fine del regime segregazionista, siano stati settecentomila i farmers bianchi rimasti uccisi, benché armati, in “regolamenti di conti” a sfondo etnico. Qualcuno ha infatti parlato di “genocidio bianco” e, con un gusto un po’ macabro per l’autoironia, ha fatto anche girare un adattamento della celebre filastrocca contenuta nel giallo di Agatha Christie “Dieci piccoli indiani” che recita così: “Dieci piccoli bianchi stavano in una fila/ Uno fu rapinato e ucciso e ne rimasero nove/ Nove piccoli bianchi passavano per una porta/ Uno fu rapinato ed ucciso  e ne rimasero otto”… e via così fino all’inevitabile, tragico epilogo: “Un piccolo bianco era rimasto tutto solo/ Fu rapinato ed ucciso e di bianchi non ne rimase neanche uno”. Il tempo delle mezze misure e delle parole è finito, cari amici autonomisti, scegliete con consapevolezza e, una volta tanto, schieratevi dalla parte di chi più vi assomiglia!

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23 Comments

  1. Stefano Spagocci says:

    Ai nazisti che sono intervenuti in questa discussione, dico innanzitutto che spero non abbiano la pelle olivastra ed il labbrone turgido di qualche altro nazista che conosco. Senza offesa, nè.

    Dico poi che, per un libertario, hanno tutto il diritto di professare le loro idee. Mi chiedo però quali prospettive abbia un movimento autonomista o indipendentista, qualora abbracci tali idee.

    Tanto più che non si tratta, in genere, di nazisti “dell’Illinois” dai quali, come mi sembra scrivesse Carlo Stagnaro, ci sarebbe anche qualcosa da imparare. Si tratta di nazisti “de Roma” o comunque di formazione italica, spesso nazionalisti italiani fino all’altro ieri.

    Costoro stravedono per qualunque dittatorucolo nazional-fascio-socialista, preferibilmente con la pelle olivastra, ed eccellono in terzomondismo, quando fa loro comodo.

    L’esito non può che essere quello di allontanare dalle posizioni autonomiste tutto un ceto produttivo e “borghese” che del poulismo di bassa lega non sa che farsene.

    E di attirare, come è successo con la Lecca Nodde, frotte di terronazzi fascio-italo-populisti e ai sfigati ex fascioitalici che non saprebbero altrimenti come riciclarsi.

    Bel risultato! Non riuscirete ma ad abbattere il Grande Satana. In compenso riuscirete a distruggere quel poco di indipendentismo padano-alpino che ancora resiste.

    • Pedante says:

      Essere libertari non significa necessariamente essere marxisti culturali. I neri si distinguono tra di loro, ed è perfettamente legittimo che i bianchi facciano altrettanto.

      Hitler portava i baffi, vuol dire che i baffi sono diabolici?

  2. Alfredo says:

    Avere pari diritti non significa essere tutti uguali. Personalmente non ho mai appartenuto alla schiera di coloro che giudicano alla pari il Rinascimento italiano con i pueblos degli indiani Navajos in Nuovo Messico.
    Prendere coscienza nazionale presuppone un percorso millenario. Prova ne è che neppure l’Italia unita da solo 150 riesca a manifestare un’identità che difficilmente vada oltre gli stereotipi del calcio e della pizza.
    Quindi pretendere che popoli nomadi per centinaia di migliaia di anni si improvvisino cittadini modello di una loro presunta nazione lo trovo quantomeno curioso. A molti può apparire strano ma l’idea di stato-nazione è un concetto relativamente recente di popoli, non solo europei, che hanno alle spalle migliaia di anni di civilizzazione. Tra questi sicuramente possiamo annoverare gli afrikaneer, ho dei dubbi invece sugli Xhosa, sugli Zulu e sui Boscimani.
    Quindi fossi un afrekaneer, mi dispererei anche io per la morte di Mandela ma solo perchè ora il rischio di una zimbawizzazione della nazione è più che mai tangibile.

    • Pedante says:

      Esattamente, per la stragrande maggioranza della storia umana, la gente non usciva neanche dal paesino di nascita. La percentuale della popolazione che viaggiava era miniscula. La paura dell’altro era, e lo è ancora, un meccanismo di autodifesa.

  3. Pedante says:

    @ PAOLO MATHLOUTHI:

    Le faccio notare che una parte non insignificante della diaspora sudafricana è di etnia ebraica. Le diverse comunità ebraiche in tutto il mondo hanno agevolato l’emigrazione dei loro connazionali.

    La stessa accoglienza non è offerta al resto della popolazione bianca (si noti il caso canadese: Brandon Huntley v. Minister Of Citizenship, ecc.), per loro è una strada tutta in salita.

  4. brema51 says:

    Padroni a casa nostra, questa è la mia filosofia. ed in Africa i padroni sono i negri, come in Vietnam lo sono i musi gialli. detto ciò bene fanno i negri del sudafrica a dare un anno ai bianchi per togliersi dalle balle. come bene hanno fatto i viet a sbarazzarsi degli americani, a me non interessa sapere che io bianco sia superiore ad un negro o un giallo. mi interessa che ognuno sia padrone a casa sua, ed a quel punto fuori i negri e tutti gli extracomunitari dall’italia e dall’europa. discorso che non c’entra nulla con l’autonomismo, chiaro.

  5. Gino says:

    Non serve andare in Sudafrica per assistere al genocidio dei bianchi.
    Già ci sono queste cose nella nostra Europa, e fra un po’ di anni la caccia al bianco sarà l’attività più praticata nel nostro continente ad opera dei milioni di invasori allogeni che sono arrivati, arrivano e arriveranno.

  6. Carlo De Paoli says:

    TERRIFICANTE!

    Quali sono le le iniziative adottate dal Governo italiano per ovviare a queste minacce, che sono più che prospettive concrete realtà?

    Al tempo dell’ “apartheid” il Sud Africa era autosufficiente per quanto riguarda le derrate alimentari, anzi, era forte esportatore di carni e prodotti agricoli; riforniva di queste merci tutti i Paesi che lo circondavano.
    Ora quel Paese è nettamente importatore di generi alimentari; chissà a quale libertà si rifanno coloro i quali usano questo termine associandolo a quel disgraziato Paese.
    Ricordo un “film” biografico: -“La mia Africa” – nel quale il personaggio femminile nel momento di lasciare il Paese si inginocchia davanti al neo nominato “governatore” della Colonia per ottenere assicurazione che i “Suoi” negri possano conservare il diritto a vivere all’interno dell’azienda agricola che Lei aveva gestito fino a quel momento.
    Ebbene, al momento della “liberazione”, dal potere bianco, le “farms” vennero espropriate dai sodali di Mandela e trasformate in grandi parchi ad imitazione di quelli inglesi ed i negri, lavoratori, che vi abitavano da generazioni, scacciati perché evidentemente “disturbavano” per il colore della pelle o perché appartenevano ad etnia diversa da quella del “nuovo padrone”.
    I rinnegati nostri governanti hanno fatto lo stesso; hanno nominata una negra nel nostro governo che pretende integrarci con i nuovi arrivati perché, noi!, si abbia ad adottare costumi che non sono i nostri!

    A quando PIAZZALE LORETO PER QUESTA CLASSE POLITICA DI RAZZISTI?

  7. Rodolfo Piva says:

    Grazie per l’articolo del quale condivido contenuti e grido di allarme. Magari, dal punto di vista storico, conviene precisare che quelli che, usualmente, sono chiamati Boeri sono i discendenti di olandesi di religione calvinista, di protestanti tedeschi e di esuli francesi di religione ugonotta che nel secolo XVII scapparono dall’Europa per fuggire da una situazione economico sociale tragica e dalle persecuzioni religiose. Poveri cristi che cercavano un futuro e che diedero vita ad una lingua derivata dall’olandese chiamata afrikaans. Per comprendere il dramma che sta vivendo il popolo boero oggi è utile conoscerne la storia nel dettaglio. Purtroppo l’ignoranza granitica che permea le menti ottenebrate degli italioti è tale che se ad uno di questi chiedi cosa è un boero ti risponde che è il cioccolatino con la ciliegina ed il liquore dentro. Con questo livello di conoscenza il genocidio del popolo boero è assicurato. Il Sudafrica farà la fine della Rhodesia, oggi Zimbawe, che era il paese più ricco dell’Africa ed oggi è in uno stato di miseria ed abbandono sotto la guida di un bel negrone: un certo sig. Mugabe se non ricordo male.
    Rodolfo Piva

  8. fabio ghidotti says:

    sono i razzisti come l’autore di questo articolo che continuano a disseminare di ostacoli la propaganda autonomista.
    L’autodeterminazione, infatti, si applica per definizione a qualunque popolo della Terra per il solo fatto di essere reclamata, perchè è un dirito naturale e quindi tutti i popoli ne sono depositari. Saranno poi i fatti a mostrare quanto ne siano degni e capaci, ma il diritto esiste.
    In particolare, l’Africa è sempre stata abitata dai popoli africani, che avevano il diritto di essere padroni a casa loro. Gli immigrati invasori sono stati gli altri (i “bianchi”) che nella maggior parte dei casi si sono comportati da imperialisti.
    In questo panorama tragico, il Sudafrica rappresenta il meno peggio, perchè non si è passati da un estremismo all’altro (come nello Zimbabwe), ma si è iniziato un processo di convivenza in cui i “neri” hanno capito che hanno bisogno dell’aiuto dei “bianchi”, e che in un continente difficile ma potenzialmente ricco come l’Africa c’è posto per tutti. Il comportamento di Mandela, nelle varie fasi della sua vita, rappresenta bene questa scelta.
    I racconti truculenti del Sudafrica preda dell’estremismo nero sono frutto della paranoia razzista che produce terrorismo psicologico. E’ significativo che questa cacca razzista ancora una volta additi come modello l’imperialismo russo, che dopo le fasi zarista e comunista ne sta assumendo un’altra, mafio-capitalista.
    Quanto a me, la mia scelta l’ho già fatta. Sono per l’Europa, contro tutti i suoi nemici. Che si chiamino Salvini, Putin o Mathlouthi…

    • Stefano Spagocci says:

      Condivido perfettamente, soprattutto quando si denuncia l’amore che un certo mondo autonomista di estrazione fascioitalica prova per la Russia di Putin, ben poco europea ed occidentale (visto che di civiltà occidentale si parla).

      Non importa che molti russi abbiano gli occhi azzurri, culturalmente sono figli di quel mondo bizantino che Liutprando, vescovo di Cremona, così bene descriveva mille anni fa. Proclamandosi fieramente longobardo e contrapponendosi ai romano/bizantini.

      L’autodeterminazione è un diritto naturale. Altra cosa è sostenere, come in effetti è vero, che i neri non l’abbiano meritata e che, ragionando freddamente, i neri USA o Sudefricani debbano paradossalmente ringraziare il fatto di essere stati soggetti all’apartheid.

      Mandela mi sembra poi il meglio che la sua etnia, o razza, abbia potuto offrire al mondo. Era un leader moderato che ha avuto la sensibilità di offrire a tutti i sudafricani un processo di riconciliazione, impedendo così il verificarsi di tragedie come quella dello Zimbabwe,

      Altra cosa è il temere che tragedie come quella dello Zimbabwe non si ripetano anche in Sudafrica, ma onestamente non penso ci sia una tale possibilità.

      Non sto minimamente negando la grande responsabilità dei neri nella loro tragedia (che meno tale è in USA o Sudafrica, non a caso). Non è però sostenibile un ritorno alla discriminazione razziale. Anche perchè i neri erano gli originari abitanti del Sudafrica e in USA sono stati portati a forza.

      Non so poi come dirlo senza offendere, ma diciamo che sia io sia l’amico Paolo conosciamo una certa persona che non è esattamente di etnia caucasica. Questa persona, in un regime che ella ancora evidentemente sogna, sarebbe stata ritenuta non ariana. Una “contaminazione” del 50% era sufficiente per incorrere nelle leggi razziali. Esisteva, è vero, l’istituto dell’arianizzazione, ma dubito fosse applicato agli africani. Gli ebrei erano per lo meno bianchi.

      Gagarin, infine, mai mise piede sulla luna. Non vorrei, per concludere, che l’amico Paolo si stesse riavvicinando a posizioni italofasciste. Non è tanto lui il problema, quanto il pericolo che l’associazione cui tanto io che lui apparteniamo lo faccia. Intravvedo dei segnali preoccupanti a proposito.

      La segreteria Salvini (ieri il suddetto si è dchiarato disposto a collaborare con la Le Pen o Putin, noti federalisti, autonomisti e liberisti), non lascia purtroppo ben sperare.

    • Rodolfo Piva says:

      Egr. Sig. Ghidotti
      Francamente l’attribuzione di razzista all’autore mi sembra un po’ esagerata comunque il diritto all’autodeterminazione porta alla indipendenza e non all’autonomia; quindi non penso che l’autore costituisca un ostacolo sulla strada dell’autonomia perché gli indipendentisti nostrani vogliono l’indipendenza. Per quanto concerne “i racconti truculenti” che sono il frutto della paranoia razzista secondo il suo parere, molto personale e mi scusi, poco documentato, le ricordo che un rappresentante di spicco dell’ANC, un certo Julius Malema, ha inventato una canzone molto in voga tra i pacifici e democratici membri dell’ANC dal titolo: “Shoot the Boer”. detto questo credo che ogni ulteriore commento sia superfluo..

  9. cattaneo says:

    Curioso che l’autore, tra i vanti dei russi, non elenchi anche pogrom e gulag. Certamente una svista (ironie a parte, spero davvero per il bene dell’autonomismo e degli autonomisti-indipendentisti che si abbiano gli anticorpi necessari per respingere da subito queste idee filo-naziste)

  10. Pedante says:

    I bushmen che vi abitavano prima che arrivasse l’uomo bianco nel 1652 erano nomadi, quindi non proprietari nel senso lockeiano della parola.

  11. paolo says:

    caro giaretta, giusto riappropriarsi della propria terra ma nell’evoluzione. li si sta tornando indietro a forme tribali regressive. ed il mondo tace!!!
    paolo

  12. Pedante says:

    Gagarin non sbarcò sulla Luna – ai russi non piaceva la groviera.

    Pur condividendo le idee di Rushton, cioè che esistono differenze genetiche tra diversi gruppi di popolazione rispetto a intelligenza (QI), predisposizione alla violenza, fecondità, ecc., non mi piacciono le gerarchie. In un’ottica evolutiva, ogni razza è il risultato della pressione selettiva del suo ambiente originario.

    La diversità non ha connotazioni di inferiorità o supremazia. Ogni popolo ha la sua dignità.

    Bell’articolo, comunque. Da notare è non solo il silenzio mediatico di questo stillicidio, ma pure che per molti sudafricani bianchi (quelli non particolarmente benestanti o qualificati) che vorrebbero emigrare le porte sono sbarrate. I paesi occidentali danno il benvenuto ai neri di ogni paese (particolarmente paesi lacerati da conflitti interetnici) ma ai bianchi, no.

  13. Ognuno ha il diritto di essere padrone a casa propria, o vogliamo esportare democrazia come gli USA? I Boeri se ne sono andati da casa loro per appropriarsi di quella degli altri, soggiogandoli, era ovvio che prima o poi ne avrebbero pagate le conseguenze, troppo comodo abbuffarsi e poi lamentarsi del conto, non dico sia giusto che vengano ammazzati, ma dovevano aspettarselo, il resto sono lacrime di coccodrillo. Se ognuno fosse stato a casa propria non saremmo qui a discuterne. Io voglio liberare la mia Patria perché è un diritto del mio Popolo, che non penso sia meglio di altri, penso solo sia diverso ed abbia diritto alla propria Terra d’origine. Anche il Sudafrica avrà un progresso sociale, se non vorremo metterci il naso come al solito. Ovviamente non pensiamo al fatto che la Russia non deve sedersi di fianco a certe Nazioni, ma per vendergli le armi vanno benissimo anche i soldi loro.

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