MANAGER DI STATO, CATEGORIA CHE NON SENTE LA CRISI

di ANDREA GIURICIN

C’è una categoria che la crisi la vede davvero da lontano: i manager di Stato. Non è questione di populismo, però i dirigenti a capo delle aziende statali tendono a vedere molto da lontano la crisi che sta portando l’Italia verso il baratro. Sulle retribuzioni di questa particolare categoria si è accesso nei mesi scorsi un grande dibattito sia nelle aule parlamentari che nei bar. Un tema trasversale che riesce a toccare gli animi di tutti i cittadini italiani.

Si è proposto dunque di abbassare gli stipendi al livello delle massime cariche riconosciute della Costituzione fino a 305 mila euro l’anno e tale innovazione è stata inserita in un decreto legge del 30 gennaio scorso. Mentre si discuteva di tutto ciò, nel mese di febbraio di questo anno sono usciti gli stipendi dei tecnocrati che sono risultati alcune volte anche superiori al mezzo milione di euro.

La prima domanda che sorge spontanea potrebbe essere relativa al fatto che sia giusto o meno tale livello di stipendio per il capo della Polizia italiano o al direttore del Tesoro. Da una visione liberista invece la domanda è quella se sia giusto o meno che lo Stato interviene mettendo un tetto alle retribuzioni massime. Come giustamente ricordava l’economista Oscar Giannino, direttore di Chicago-blog, in realtà entrambe le domande rischiano di portare fuori tema o di cadere nel populismo. In maniera provocatoria il giornalista afferma che sarebbe ben lieto di dare uno stipendio molto elevato a Sergio Marchionne per diventare il capo del Tesoro italiano in modo da tenere i conti in linea. Una provocazione, ma che rende molto bene l’idea.

Introdurre dei tetti massimi alle retribuzioni potrebbe sembrare una giusta soluzione, ma in realtà il settore pubblico rischierebbe così di perdere delle figure capaci e in grado di portare grandi benefici allo Stato.

Andiamo a dei casi pratici, affrontando in primo luogo quelle che sono le aziende di Stato. Se il l’amministratore delegato di ENI, una delle grandi imprese mondiali, nonché azienda con azionista di riferimento lo Stato Italiano – anche tramite Cassa depositi e Presiti – dovesse ricevere uno stipendio limitato, probabilmente nessun grande manager di caratura internazionale accetterebbe quel posto. Il problema è dunque un altro e la visione deve essere opposta a quella vigente; non è tanto lo stipendio dell’amministratore delegato, che dovrebbe avere una grande parte del proprio stipendio legata all’andamento dell’azienda, il cuore del problema, quanto il fatto che lo Stato detenga ancora una quota di maggioranza relativa in un’azienda.

Le imprese di Stato, Alitalia docet, rischiano di essere amministrate male per l’intervento della politica e dei sindacati sia in maniera diretta che indiretta. Nella scelta dei vertici aziendali troppo spesso si sente dire che tal consigliere è scelto perché in quota ad un determinato partito politico. In questo caso la soluzione è molto semplice e si sintetizza in una sola parola: privatizzazione.

Il Governo Monti, purtroppo, non sta attuando quel programma di uscita dello Stato dell’economia di cui avrebbe bisogno l’Italia, bensì sta aumentando il peso dello Stato nell’economia con una spesa pubblica che arriva ormai al 62,5 per cento del prodotto interno lordo. Questa cifra, che potrebbe sembrare assurda, in realtà è ottenibile da un semplice calcolo. Le spese raggiungono ormai il 50 per cento del PIL, ma l’Istat tiene conto nel calcolo del Pil anche l’economia sommersa che equivale a circa il 20 per cento. Come ricorda sempre il Professor Ugo Arrigo, docente di Finanza Pubblica all’Università Milano Bicocca, al netto dell’economia sommersa, lo Stato italiano spende quasi due terzi di quanto i cittadini producono.

Vi è un secondo caso da affrontare circa i manager di Stato ed è quello relativo le cariche istituzionali. In questo caso gli stipendi italiani sono disallineati perché, ad esempio, il capo del FBI ha uno stipendio molto inferiore a quello del capo della polizia italiano. Non mettendo in dubbio le capacità delle massime autorità italiane che hanno sempre combattuto in maniera fenomeni molto complicati quali le mafie, è tuttavia da chiedersi se non vi sia da fare qualche riforma sia dal lato remunerazione che dal lato carriera. Gli avanzamenti per anzianità, tipici dell’Italia, rischiano di non premiare i migliori, mentre gli stipendi così elevati rischiano di essere un ulteriore sasso che fa affondare la barca dei conti pubblici italiana.

Ci sono dunque manager e manager di Stato. È bene distinguerli ed è bene evitare il populismo.

 

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5 Comments

  1. Marista says:

    A me sembra che tra i mali di questo Paese ci sia stato in passato e ci sia ora anche quello di manager super pagati, che anche dopo fallimenti che sono costati ai contribuenti lacrime e sangue,hanno ricevuto liquidazioni esagerate, quando invece avrebbero dovuto per lo meno essere in gran parte sospese mentre si controllava l’operato degli stessi e le eventuali responsabilità: limitare lo Stato per cadere dalla padella nella brace in mano a quelli che insieme a politici, burokrati ed altro , ci hanno danneggiato, permettete, ma è da imbecilli patentati.. senza offesa per nessuno.

  2. Roberto Porcù says:

    Ma come si può confrontare la capacità di un manager di condurre un’azienda che si confronta con il mercato, con uno alla guida di un’azienda che prospera in regime di monopolio? Ed alla quale l’erario ripiana eventuali perdite?
    Io penso che tutte le retribuzioni pubbliche dovrebbero essere abbassate di molto, poi sicuramente, se qualcuno vuole licenziarsi per passare ad altro impiego, lo faccia pure.
    Quella della “grande professionalità” dei politici e dei lavoratori con il culo al caldo, è una balla che è stata gonfiata per troppo tempo ed ora sta scoppiandoci in mano.
    Se li esaminiamo uno per uno, nella loro nicchia operativa, sono sicuro che anche i Cittadini che si sono suicidati avevano grande professionalità.

  3. MaIn says:

    bisognerebbe dimostrare che il direttore dell’ inps abbia un mercato dove spendersi.
    sicuri che le banche lo vorrebbero?
    cmq, più che limitare si potrebbe legare lo stipendio allo Stato, come fossero quote di società per un benefit aziendale, pagandone una quota in titoli di Stato e questo vale non solo per i top manager ma anche per lo sterminato numero di impiegati vari: ufficiali esercito, dirigenti asl, politici, docenti universitari e presidi,…

  4. Franco says:

    E’ vero, non è giusto limitare gli stipendi ai manager pubblici. Si deve limitare lo stato!|

  5. max says:

    Penso che non solo i manager di stato non sentano la crisi,ma tutto l’apparato statale è stato escluso dalle mosse del governo Monti,proprio l’opposto di quello che nessuno ha mai fatto e nessuno farà mai,riduzione dei dipendenti pubblici,forestali-consiglieri regionali-provinciali-consigli di amministrazioni pubblici-niente art.18 e li si ce ne sarebbe bisogno basta pensare alle truffe all’Inps da medici,funzionari,che sono ancora al loro posto.

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