Mamma li turchi sempre!

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di MARCELLO RICCI –  Turchia in Europa. La discussione lunga e non conclusa dimostra le difficoltà da parte dell’Ue, ancor prima che si consolidi, a includere il germe della distruzione e del dominio islamico. La Turchia, ufficialmente, vuole uscire dal confine asiatico per creare uno Stato laico e democratico; in questo
è sostenuta dagli Usa.

I turchi si sono sforzati per ottenere l’ok europeo; hanno abolito la pena di morte, hanno permesso l’insegnamento della lingua curda, hanno modificato i codici militari e penali.
Sono provvedimenti molto formali, molto dimostrativi, di facciata. I turchi, infatti resistono all’occidentalizzazione, la Polizia picchia le donne nelle manifestazioni,  siamo lontani dagli Stati uniti del mondo, i turchi con la loro progressione demografica diverrebbero il più popoloso Paese dell’Ue e per di più musulmano.

L’Europa dovrà decidere se intende arrendersi all’invasione e al dominio musulmano e la seconda se tornare tranquillamente nell’Asia a cui appartiene. Per un attimo si mettano da parte le ragioni prioritarie per contrastare l’inclusione in un grande califfato e si guardino i futuri scenari commerciali e politici.
Sotto il profilo commerciale la Turchia sottrarrebbe tutte le risorse oggi destinate al livellamento delle regioni depresse d’Europa, come il nostro meridione, la Germania dell’Est, i Balcani, ecc. Diverrebbe
competitiva per prezzo (non per qualità) nei settori agro-alimentare, ittico e altro: al problema Cina si sommerebbe il problema Turchia, questo ultimo creato dagli stessi Stati europei, che diverrebbero i finanziatori di chi li studiare un allargamento o un solido rapporto con la Federazione russa oggi
in bilico tra l’Oriente e l’Occidente.

Oltre a queste prospettive politiche ed economiche di grande rilievo, vi sono quelle ambientali aggravate dagli Stati che rifiutano anche il protocollo di Kyoto (Usa, Turchia, Cina ecc.) sottoscritto dal Giappone, Canada, Australia e da tutti gli Stati europei. Le civiltà sono legate all’economia, ma non ne sono sinonimi, come non lo sono il profitto e l’etica. Questa vecchia Europa non deve cadere in letargo, non deve lasciarsi imbrigliare dalle multinazionali, oggi divenute Stati merceologici che piacciono molto ai Prodi, agli Amato e tanto poco a uomini come Bossi che non si pongono al servizio del potere economico, ma della storia.
Poi c’è la questione armena. «Io sono certo che nell’intera storia della razza umana non c’è un episodio terribile come questo. I grandi massacri e persecuzioni del passato sembrano quasi insignificanti se paragonati con le sofferenze degli Armeni nel 1915». Henry Morenthau, Ambasciatore Usa presso l’Impero
ottomano. Non è dato prevedere se tra 500 anni la Turchia possa essere uno Stato compatibile con l’Europa, ma è certo che oggi non lo è.
L’Ue già si è eccessivamente allargata; deve consolidarsi, acquisire una statura politica per consentire agli stanchi e disorientati Usa di potersi occupare dei non pochi problemi di casa loro.
Sul riconoscimento di Cipro è silenzio e parlare del genocidio degli armeni è assolutamente vietato, non esiste, è come se i tedeschi volessero negare l’Olocausto. Si potrebbe continuare su questo schema, ma ci si domanda: perché la Turchia, stato islamico, ingoia tanti rospi?
Se Parigi vale una messa, un Grande Califfato vale una sceneggiata di democrazia.
Per i turchi il Corano è il libro sacro.
Libro e moschetto? No, Corano e mitra, manca una testa mozzata, ma se ne intuisce la presenza. Che gli Usa
non vedano oltre la punta del naso è provato, purtroppo gli Stati europei usciti tutti, vinti e vincitori, con le ossa rotte dal Secondo conflitto mondiale, non sono stati in grado di impedir loro di proclamarsi guardiani del mondo.

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1 Commento

  1. luigi bandiera says:

    Mi ha preso la parola si dice…

    Stavo proprio per scrivere in altro posto proprio la frase in titolo: mama, i turki.

    E ma sembra che nessuno se ne accorga che sono alle porte.

    Bacio le mani…

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