MAMELI: L’INNO DI UN INVASATO DA CRISI MISTICO-RISORGIMENTALI

di RODOLFO PIVA

L’Inno di Mameli, conosciuto anche come Fratelli d’Italia ma  con il titolo originale: “Il canto degli Italiani”, venne scritto da Goffredo Mameli, ventenne studente genovese, nell’autunno del 1847 e poco dopo musicato a Torino da un altro genovese: Michele Novaro. Erano questi due giovani seguaci delle idee propugnate da Giuseppo Mazzini: un individuo che fu, al di là della retorica settaria otto-novecentesca che lo descrive come un romantico ed idealista rivoluzionario, un lucido e programmato maestro del terrore al servizio delle logge massoniche britanniche che, con i mezzi allora disponibili, segnò con il sangue la strada verso l’unificazione dell’Italia colpendo indistintamente re, politici, cattolici  ecc. Un massone violento ma nel contempo di scarso coraggio preferendo mandare a morire e ad uccidere i suoi adepti standosene tranquillo ed al sicuro “in esilio”. Un tipo di rivoluzionario “da salotto” come se ne sono rivisti nello stato italiano nella seconda metà del 1900 e degno compare di quel “rivoluzionario di professione”, al servizio anch’egli della massoneria, di nome  Giuseppe Garibaldi.

Tornando al ventenne Goffredo Mameli ed al ventinovenne Michele Novaro, essi furono così preda di una mistica esaltazione risorgimentale da non essere assolutamente toccati dalla feroce repressione e dal saccheggio effettuate dalle truppe del  generale piemontese Lamarmora, nella primavera del 1849, contro la città di Genova il cui popolo si era ribellato ai Savoia per risollevare l’antico vessillo della gloriosa Repubblica che si voleva ripristinare 35 anni dopo che il Congresso di Vienna aveva cedutola Liguriaai Savoia contro la volontà del suo popolo.

La violenza esercitata dal generale Lamarmora, attraverso le sue truppe e contro la popolazione di Genova, fu tale che, facendo un parallelo con la strage di Marzabotto del 29 settembre 1944 ad opera delle SS della Panzergrenadier-Division Reichsführer SS, al comando del maggiore Walter Reder, si può affermare che quest’ultimo fu sicuramente un dilettante che fu perseguito dalla giustizia italiana mentre  il “professionista del saccheggio e dell’assassinio”: generale Lamarmora, ricevette encomi e medaglie  e strade intitolate a suo nome.

Riprendendo in considerazione l’Inno di Mameli, questo è l’inno adottato, in via provvisoria nel 1946, dallo Stato Italiano. Oggi è anche definito Inno Nazionale perdurando l’abitudine truffaldina di considerare le parole stato e nazione come sinonimi perché, se è evidente che lo Stato Italiano esiste come conseguenza delle guerre di aggressione promosse dal Regno di Sardegna e Piemonte, guidato dai Savoia ed in combutta conla GranBretagna, Francia e Massoneria Europea, a partire dalla seconda metà del 1800 e fino al 1918 contro gli “Stati sovrani” presenti sul territorio della penisola, è altrettanto evidente che la nazione italiana non è mai esistita né mai esisterà se non nella testa dei mistificatori della storia. L’inno di Mameli continua ad essere “provvisorio”, dal 1946, nonostante nel 2006 e nel 2008 siano stati presentati, al Senato, disegni di legge costituzionali per ufficializzare nella Costituzione (modifica Art. 12) tale inno.

Quanto sopra è un piccolo inquadramento storico della nascita e vita di un inno che ha acceso e continua a stimolare costanti fenomeni di dissenso a cui si contrappongono le affermazioni di scandalizzati rappresentanti del governo ai vari livelli e dei politicanti che si alimentano alla greppia dello stato romano-centrico; tutti soggetti che hanno garantita la loro sopravvivenza solo continuando a sostenere la sacralità dell’unità di questo stato anche attraverso l’intoccabilità dell’inno. Sicuramente esiste in una parte dell’opinione pubblica, non propriamente politicizzata, la superficiale convinzione che l’inno di Mameli rappresenti qualcosa di importante ma della cui supposta importanza, se interrogati in proposito, non sanno dare spiegazione a meno di ricorrere a stereotipi che sono stati inculcati nei loro cervelli sino dalla prima infanzia in maniera assolutamente e volutamente acritica.

Pochissimi conoscono il testo completo dell’Inno di Mameli mentre, per la stragrande maggioranza, la conoscenza si limita alla prima strofa perché è quella che viene cantata in apertura ad avvenimenti sportivi, in particolare calcistici. Leggendo le strofe dell’inno di Mameli, è assolutamente evidente a  chi sottende profondi ed evoluti significati alle parole “libertà” e “democrazia” che, quanto scritto dal ventenne Mameli, sia stato il prodotto di un invasato da crisi mistico-risorgimentale o di un individuo in preda ad una crisi etilica.

Nella prima strofa si cita una Italia che Iddio avrebbe creato come schiava di Roma. Già l’uso del termine “schiava” fa un po’ rabbrividire, oggidì, ma ciò che è disturbante è il richiamo ad un Impero Romano che costruì nei secoli la sua grandezza (riferita all’estensione territoriale) e la sua ricchezza  con la conquista di terre in Europa, nel bacino del Mediterraneo, in oriente ecc., assogettando con la violenza le popolazioni autoctone e riducendole in schiavitù se non gradivano “la cultura romana” perchè  tentavano di difendere la loro terra e la loro identità dall’invasione delle legioni di Roma. Chi visita la città di Roma e le sue “grandiose vestigia” dovrebbe ricordarsi che queste grondano del sangue di milioni di persone, appartenenti ai territori occupati e rapinati dalle legioni di Roma, uccise o ridotte in schiavitù e magari utilizzate, a migliaia, nei “giochi circensi” (Colosseo) per fare divertire la plebe idiota romana. Di fronte a ciò cosa dice la trita e ritrita demagogia patriottarda italica ? Roma ha portato nel mondo la civiltà. Bella roba !!! E’ grosso modo la stessa argomentazione che viene addotta per giustificare le guerre coloniali in Africa condotte dal Governo italiano savoiardo e dal fascismo poi con metodi crudeli ed estremamente violenti (es.: campi di concentramento in Libia, gas tossici in Abissinia ecc. ecc.). Anche in questo caso la solita giustificazione e qualcuno lo avrà sentito dire da persone anziane: “siamo andati in Africa a costruire le strade”. Grande sciocchezza.

La seconda, terza e quarta strofa sono un esagitato richiamo a un popolo diviso che forse era stato unito, secondo il Mameli, solo sotto l’impero romano e che brama di tornare a “fondersi insieme” sotto un’unica bandiera e, con l’amore e l’aiuto di Dio, diventare invincibile.

Farneticazioni prive di riscontro concreto perché è assodato che le popolazioni  entro i confini dell’Impero romano  furono costrette a starci con la coercizione e la violenza analogamente a come accadde alle popolazioni degli Stati Sovrani, presenti nella penisola, che, nella seconda metà del 1800, furono tutt’altro che liete di essere chiamate a partecipare alla costruzione del nuovo stato sulla punta delle baionette dell’esercito savoiardo ed è inoltre difficile pensare che Dio volesse stare a fianco di chi perseguiva la via della violenza, quando non del massacro, come appunto si mostrò capace l’esercito savoiardo anche contro i ministri di Dio, preti, suore ela ChiesaCattolicain generale.

Il parossismo dell’esaltazione mistica del Mameli lo ritroviamo nella quinta strofa dove i toni diventano truculenti e, per surriscaldare gli animi patriottici dei suoi compagni di fede, descrive una Austria che, insieme al cosacco (Russia), beve il sangue italiano e polacco ma ancora per poco perché l’Aquila Austriaca ha ormai perso le penne… Con riferimento alla quinta strofa sanguinaria è curioso osservare che il 1847, anno della stesura dell’inno, è l’anno in cui nacque, in Inghilterra, Abraham Stocker il famosissimo autore del libro: “Dracula il Vampiro”.

La storia dell’Inno di Mameli e della breve vita del suo autore è la riprova di come individui pericolosi , tipo Giuseppe Mazzini e legati a potenti poteri come la massoneria, siano capaci di manipolare le menti e quindi le vite sfruttando per i loro fini nefandi gli entusiasmi, a volte poco riflessivi, della gioventù ed attivando sommovimenti politico-sociali immani con i conseguenti disastri, distruzione e morte. La storia di questo disgraziato paese nel solo arco temporale1861 -1945 ne è la prova concreta.

*Unione Padana

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39 Comments

  1. Toscano Redini says:

    Quanta confusione, quante menzogne, quante errate interpretazioni.
    Ma perché prima di perdere tempo e stima non si fa qualche visitina all’Istituto Vieusseux a Palazzo Strozzi a Firenze e ci si documenta sugli epistolari tra il Vieusseux stesso e i vari eroi risorgimentali? Basterebbe poco per gettare tutto il Risorgimento nell’immondizia.

  2. gigi ragagnin says:

    non vi piace il cachinno nazionale ?
    ma non era provvisorio ?
    prima c’era “viva re viva re viva re, le trombe liete squillano … viva re viva re viva re , in alto i cuori innalzano.

  3. Alberto Pento says:

    Roma come centro o capo del mondo è stata cancellata o superata dalla storia già nel III secolo dopo Cristo quando la capitale dello stato romano è stata spostata a Milano (286 d.C, con Diocleziano).
    Poi anche lo stato romano è stato canellato o superato dalla storia.
    Il mito dei romani è ora di abbandonarlo, come è ora di lasciare alla deriva storica il mito di una Roma città eterna, città celeste, capo del mondo e faro di civiltà.

    Via da Roma!
    La Roma di oggi è una zombi che ci succhia il sangue, come lo è stata anche, in parte, nel lontano passato.

  4. Gianluca says:

    Questo articolo e questi commenti fanno solo il gioco dei nostri governanti e “padroni”, che sfruttano le divisioni del paese per infischiarsi dei nostri problemi e far passare sottotraccia le LORO porcate da repubblica delle banane.
    Nel frattempo l’italia sprofonda al 92° posto mondiale nella libertà economica http://www.heritage.org/index/ranking e ci ritroviamo messi peggio dell’unione sovietica quanto a pervasività dello stato-burocrazia e dimensioni della COSA pubblica. Chi ha letto Kafka (1883-1924) noterà che le coincidenze fra il mondo raccontato nei suoi scritti e l’italia di oggi sono terrificanti….
    Ad majora

    • liugi says:

      Il problema è che questo Stato ha già le poltroncine riservate. Sloggiati quelli di adesso arriveranno altri che si comporteranno come i precedenti. Fondare un nuovo Stato è l’unico modo per combattere i “padroni”.
      Tra l’altro, anche con una semplice divisione dell’Italia si risolverebbero tanti di quei problemi collaterali che ci sembrerebbe di vivere nel giardino dell’Eden.

      • floriano says:

        SI HAI RAGIONE MA DIMMI CON QUALI ELEMENTI,

        DOVREMMO COMUNQUE FRUGARE NELLA PATTUMIERA, SE IL TUTTO DOVRA’ ESSERE DECISO A roma LADRONA!!!

        QUELLO E’ UN VORTICE CHE INCIUCIA E/O CORROMPE TUTTO E CHIUNQUE ABBIA BUONE PROSPETTIVE DI RICRESCITA E DIGNITA’ DELL’INDIVIDUO.

        DICIAMO BASTA DARE FIATO A QUESTI ZOMBI CHE OGNI TANTO RITORNANO ED IMPERANO SIA DI DX CHE DI SX DEL CENTRO NORD E DEL CENTRO SUD.

        IL FUTURO E’ TUTTO A NORDEST.
        VIVA IL VENETO VIVA LA FRIULIVENEZIAGIULIA

        VIVA SAN MARCO

  5. ivano de luci says:

    quanta ignoranza….Schiava di Roma è la vittoria non l’Italia…Roma è stata caput mundi..si ricorda il passato glorioso dell’Italia…Consiglio a voi leghisti di leggere per intero l’inno..si parla anche dei Vespri siciliani, dei piemontesi che sconfissero gli austriaci e soprattutto della Lega Lombarda e della Battaglia di Legnano. L’inno è stato scritto da un nordico, un settentrionale che aveva degli ideali( non da Bossi e company ladroni d.o.c).l’Italia del Nord è diventata ricca dopo l’Unità d’Italia…abbiamo avuto il boom delle ferrovie nel periodo 1861-1880 riqualificazioni urbanistiche (la Galleria Vittorio Emanuele a MIlano), il diritto di voto e la libertà religiosa e tanto altro (la scuola pubblica gratuita per tutti)…Inoltre negli ultmi 30 anni l’Italia è stata governata da nordici Prodi, Berlusconi, Bossi, Maroni, Gelmini, Sacconi,Calderoli ecc ecc..ed è quindi patetico il fatto che alcuni nordici che hanno governato l’Italia facciano adesso gli anti-italiani!

    • Alberto says:

      “voi leghisti”… non sai neppure con chi parli, e di che cosa parli … “il passato glorioso dell’Italia” : Lissa, Adua, Caporetto, 8 Settembre…

      • floriano says:

        LEPANTO, LE PASQUE VERONESI,

        VIVA IL VENETO INDIPENDENTE

        VIVA SAN MARCO

        • floriano says:

          CA..O CHE BATOSTA QUELLA DI LISSA
          LA RICORDANO BENE ANCORA OGGI,

          E ANCHE LA FRASE DELL’AMIRAGLIO

          UOMINI DI LEGNO (itaGliani savoiardi) con navi di FERRO sconfitti, DA UOMINI DI FERRO CON NAVI DI LEGNO.
          VIVA SAN MARCO

          • italiano fiero says:

            w i veneziani fieri che nel 1848 hanno combattuto contro l’Austria issando un tricolore con un piccolo leone di san marco..veneziani e italiani veri w Manin!! abbasso i veneti opportunisti e codardi al soldo dell’austriaco (che nei moti del 1848-1849 aveva affamato e cannoneggiato Venezia!!) è proprio vera l’immagine del veneto medio…arlecchino servo del padrone!! Manin rischiava la vita e la fucilazione per combattere l’austriaco, invece i veneti(alcuni non tutti) che nel 1866 combatterono sotto la bandiera austriaca avevano il pane dal crucco che solo pochi anni prima aveva cannoneggiato e indotto alla carestia la propria città..che codardi!!

      • italiano fiero says:

        forse tu non sai cosa stai dicendo..Nell’inno nazionale scritto nel 1848 si parla delle glorie passate per invitare alla rivolta contro l’austriaco.Per questo motivo Mameli fa riferimento all’antica Roma, ai Vespri siciliani, ai balilla(che non sono i giovani fascisti ma chi nel 1700 ha combattutto contro gli austriaci),la lega Lombarda contro l’impero ecc ecc. Vi invito a leggere la seconda e la terza strofa:” noi fummo da secoli calpesti e derisi perchè non siamo un popolo perchè non siamo uniti raccolgaci un’unica bandiera una speme di fonderci insieme già l’ora suono’.Uniamoci amiamoci, l’unione e l’amore rilevano ai popoli le vie del Signor ,giuriamo di far libero il suolo natio uniti per Dio chi vincer ci può!”w l’Italia , w Vittorio Veneto w il boom economico w la Borghesia liberale lombarda e veneta che nel 1848 ha combattuto contro l’Austria ..la stesa borghesia lombarda che ancora governa l’Italia e poi dice Roma ladrona…mah?

    • liugi says:

      L’Unione Padana non è correlata alla Lega, che io sappia.

      Per quanto riguarda Mameli e i suoi “ideali”, anche i talebani hanno ideali e si immolano per quelli. Anche un sacco di nazisti si sono fatti uccidere per il nazismo. Tanto di cappello per la determinazione, ma il sacrificio non rende giusta una causa sbagliata.

      L’unificazione italiana è partita dal Nord? A maggior ragione abbiamo dovere morale di correggere gli errori dei nostri antenati. La cosa patetica sarebbe perseverare nell’errore nonostante sia chiaro a tutti che qui “o si disfa l’Italia o si muore”.
      Senza lo stato italiano sicuramente non ci avrebbero mandato al macello per togliere le terre degli altri, probabilmente non avremmo vissuto la dittatura fascista (il periodo in cui lo spirito italiano unitario contenuto nell’Inno di Mameli si è manifestato nella sua interezza), non ci sarebbe una questione meridionale e forse saremmo a livello di Austria e Germania.

      Tutti i governatori dell’Italia degli ultimi anni erano del Nord? Anche ammesso che sia vero, non è la persona che ci interessa, è la forma dello stato che non va bene. Preferirei vivere in un cantone della Svizzera governato da chiunque, anche da un meridionale, piuttosto che in Italia dove al governo c’è una persona del mio paese.

      • xyzxyz says:

        ma che minestrone, ma come si fa a mettere sul medesimo piano oppressori ed oppressi?

        Gli ideali dei risorgimentali non erano dissimili da quelli degli indipendentisti di oggi…e il fine ultimo era la libertà dall’oppressore.
        I risorgimentali come (si vabbè) gli ‘indipendentisti’ di oggi desideravano solo essere liberi e padroni a casa loro.

        Cosa diamine c’entra l’ideale , anzi l’ideologia nazista?
        Il nazismo come tutti i regimi mirava alla cancellazione della libertà individuale e dell’autodeterminazione.

        • liugi says:

          Il succo del patriottismo italiano è nell’inno di Mameli: enfatizzare le differenze esterne e minimizzare le differenze interne. In poche parole, l’ideologia nazionalista: quella delle pulizie etniche, delle guerre di conquista e delle dittature, cioè la più deleteria e virulenta che l’Europa abbia mai conosciuto.

          Ci saranno anche stati punti di contatto tra i “patrioti” italiani dell’ottocento e gli indipendentisti attuali, ma il fine era esattamente l’opposto.

    • Unione Cisalpina says:

      sì bravo ! l’oppressione e l’esproprio strutturale amministrativo statale è italiano …

      il divorzio esiste … ed è kosa buona…

    • michela verdi says:

      Leggere per intero l’inno significa vomitare di fronte a frasi sanguinolente, truci e violente, come quelle di tutti i miti risorgimentali che hanno aperto la strada al fascismo. Per non parlare di bestemmie: “Uniti, per Dio!”… ecc.. ecc.
      Quanto alla ricchezza delle regioni padano-alpine, non è nata con l’unità d’italia, ma MALGRADO l’unità, che se ha arricchito alcuni industriali con il protezionismo, ha spogliato per 150 anni le popolazioni di potenzialità economiche immense, senza paragoni nella storia d’Europa.

  6. CARLO BUTTI says:

    Tutti gli inni, nazionali o .no, sono brutta musica e brutta poesia per definizione. L’ha detto Verdi(che purtroppo ne ha scritti anche lui) e l’ha ripetuto Strawinskj. Quanto a Franz Joseph Haydn la sua gloria, fra le più alte della storia musicale, resterebbe intatta anche se non avesse scritto l’inno austriaco, poi divenuto germanico, che indubbiamente sta ben al di sopra di tutti gli altri, pochissimi esclusi, e a distanza siderale dalla marcetta insulsa di Mameli-Novaro.

  7. Diego Tagliabue says:

    E non sono schiavo di Roma (capitale dell’Africa)… schiavo di nessuno!

    • Unione Cisalpina says:

      kuel rikiamo lì era riferito alla Roma Civile dell’Impero x ribadire il koncetto della superiorità del potere civile su kuello religioso…
      il Risorgimento kombatteva proprio la Roma Religiosa del Pontifex Maximum espropriatore del Cesare…
      il Risorgimento ristabiliva la preminenza dello stato civile relegando la religione a suo komplemento, privo d’uguali poteri ed autorità

      … in kuesti princìpi rikonosko ankora attuale e valido l’ideale risorgimentale…

      prima di tutto, xò, ora, la libertà dl nostro Territorio Cisdalpino martoriato dalla roma italiana a vatikana…

      • Gianluca says:

        Cari adepti dell’unione cisalpina, a scrivere in codesto modo mi sembrate dell’unione sovietica, e poi è illeggibile il tutto!!!

  8. Diego Tagliabue says:

    Inno da circo, esaltazione di uno Stato massonico-giacobino, mafioso e truffaldino, superato e fallito come FallItaGlia stessa.

  9. liugi says:

    Un appunto. Non è corretto dire che nell’Inno di Mameli l’Italia sarebbe schiava di Roma. Va bene che è un guazzabuglio incomprensibile di periodi, ma è abbastanza chiaro che è la Vittoria a essere schiava di Roma.

    Per il resto sono d’accordo. Questo testo scritto da un ventenne invasato dovrebbe essere dichiarato anticostituzionale, tante sono le brutture di cui parla che contrastano con le regole della civile convivenza. Si tratta dell’ennesima dimostrazione che il Fascismo non ha creato nulla di nuovo, ma è solo la forma esplicita dell’unitarismo italiano.

    La musica invece è una marcetta che rende bene l’idea della superficialità con cui lo Stato gestisce la cosa pubblica.

  10. Gioventura Piemontèisa says:

    Tenetevi le vostre speculazioni contro i Piemontesi, paragonati ai nazisti, e vergognatevi pure. Questa è la solita polemica per addossarci colpe non nostre. Se l’alternativa “indipendentista” (ma che è del tutto in linea con lo spirito del secolo…) è questa: allora viva l’Italia! Ricordiamo che la repressione contro Genova derivò dal fatto che questa città aprì le porte a Napoleone e ciò causò al Regno Sardo 20 anni di sofferenze e, de facto, la sua scomparsa. Da ciò nacque lo Stato italiano. Se Genova non avesse tradito, forse non sareste qui oggi a parlare contro il vostro miglior nemico.

    • Giacomo says:

      Quanti colonialisti sotto mentite spoglie albergano ancora tra le file dell’indipendentismo piemontese…

      A seguito della dissoluzione della napoleonica Repubblica Ligure, il Congresso di Vienna nel 1815 unì la Liguria al regno di Regno di Sardegna.

      Nei giorni successivi all’armistizio firmato il 25 marzo 1849 a Vignale (quartiere di Novara) da Vittorio Emanuele II di Savoia [1] ed il generale austriaco Josef Radetzky, nel capoluogo ligure il malcontento popolare, temendo che tra i termini della resa piemontese alle forze austriache vi fosse la cessione della città agli austriaci, sfociò nei cosiddetti “moti di Genova”.

      I tumulti cittadini portarono alla temporanea restaurazione in Genova di un governo autonomo da Torino [2]. Per sedare la rivolta venne inviato il generale Alfonso La Marmora con l’esercito sardo e il corpo speciale dei Bersaglieri.

      Durante il pesante bombardamento del 5 aprile le truppe piemontesi presero di mira le abitazioni civili e persino l’ospedale di Pammatone (già Portoria ed oggi Piccapietra), sparando a raffica dalle batterie di San Benigno; gli inglesi, dal canto loro, continuarono il bombardamento, in particolare della zona di San Teodoro. I genovesi riuscirono a resistere fino all’11 aprile all’occupazione della città da parte di un corpo di spedizione di 25.000-30.000 uomini.

      Durante questo periodo, la soldataglia, con ammirevoli eccezioni come narrato dall’anonimo di Marsiglia, si abbandonò alle più meschine azioni contro la popolazione civile, violentando donne ed uccidendo padri di famiglia e fratelli che si opponevano allo scempio, sparando alle finestre alla gente che vi si affacciava e correndo per le strade al grido di I Genovesi son tutti Balilla [3], non meritano compassione, dobbiamo ucciderli tutti; oppure: Denari, denari o la vita, a cui fecero seguito irruzioni e predazioni.

      Neppure i luoghi sacri vennero risparmiati e le argenterie razziate; i prigionieri, anche quelli che si erano arresi, vennero uccisi o stipati in celle anguste e costretti addirittura a dissetarsi della propria urina.

      A seguito di quanto accaduto, i cittadini genovesi non sono più stati tenuti a prestare servizio militare nei bersaglieri, a meno che non ne facessero richiesta personalmente.
      Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Moti_di_Genova

      Genova chiedeva di autodeterminarsi e i piemontesi, assieme ai loro amici d’oltre Manica, usarono le cattive maniere. Il movimento indipendentista non è un’espansione a oriente del colonialismo piemontese come lo fu il letamaio a forma di stivale. Sorry. Se non vi va bene cantate pure Fratelli d’italia.

    • Rodolfo Piva says:

      Una gita al forte di Fenestrelle, dopo esservi documentati, potrebbe esservi utile.

  11. xyzxyz says:

    ..inoltre sottolineo un’altra inesattezza.
    Non occorre aver sentito la spiegazione di quel paraculo di Begnigni, ma basta avere un minimo di cognizione sulla sintassi italiana e sul significato che i classici attribuivano alla dea Vittoria.

    l’autore dell’articolo scrive: “..Nella prima strofa si cita una Italia che Iddio avrebbe creato come schiava di Roma..”

    sbagliato.
    la schiava è la dea Vittoria e il padrone è Roma. la Roma vittoriosa degli antichi.

    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/69/Solidus_Constantine_II-heraclea_RIC_vII_101.jpg
    la dea vittoria su una moneta romana.

    Tutta stupida retorica , siamo d’accordo, ma l’articolo è superficiale e inesatto.

    Immagino anche che la figura di massone che l’autore dell’articolo attruibisce al Mazzini è frutto di ricerche superficiali e ‘per sentito dire’.

    Forse l’autore si confonde con un quasi omonino e contemporaneo di Giuseppe Mazzini, e cioè con il toscano Giuseppe Mazzoni, lui si un ‘gran maestro’ e fondatore di una loggia massonica.

    • Marco says:

      A proposito di stupida retorica, a breve il ridicolo inno verrà cantato dai mutandati atleti della nazziunale e, in caso di vittoria, da quelli che parteciperanno alle olimpiadi londinesi.

      I patriottici supporter, più o meno dichiarati, si preparano per il tifo indiavolato davanti alla TV; immagino che sia anche il suo caso.

      • xyzxyz says:

        e immagina male..come è naturale che sia, quando si ha la presunzione di dedurre senza conosce il proprio interlocutore.

        Grande rispetto e ammirazione per i risorgimentali , come il Mazzini , volgarmente offeso in questo banale articolo.

        Loro hanno combattuto per un paese migliore. Il risultato è stato quello che noi tutti conosciamo ma non fu certo per loro colpa.

        Oggi chi sono i nuovi risorgimentali? Forse quella serie di piccoli movimenti indipendentisti solo buoni a litigare tra loro?

        • Marco says:

          Immagino male? No, è che pensavo lei fosse lo stesso “xyzxyz” che qualche anno fa sul forum Padania esaltava le imprese degli italici atleti e affermava orgogliosamente il proprio diritto di goderne pienamente le gesta; quel “xyzxyz” che, con mazzinian ardore, giustificava l’italica politica di inquadrare nell’esercito gli atleti, sostenendone le necessarie spese, in vista del ritorno in medaglie e prestigio internazionale.

      • Gianluca says:

        Con annessi piatto di spaghetti extra large, birra ghiacciata e rutto libero……

  12. Filippo83 says:

    La “vittoria” è “schiava di Roma”, non l’Italia: peccato che, dal 1871 ad oggi, sia stata questa l’interpretazione, rendendo l’Italia schiava di una capitale artificiale e di uno stato centralista ed illiberale. Che era poi la concezione di Mazzini, non un vero liberale, e sicuramente non un federalista.

    P.S. Haydn musicò l’inno imperiale austriaco (c’è anche la versione in italiano, “Serbi Dio l’Austriaco Regno”), poi ripreso da una canzone patriottica tedesca, e divenuto dopo la Grande Guerra inno germanico.

  13. xyzxyz says:

    Si abbia rispetto dei risorgimentali come Giuseppe Mazzini e di altri patrioti come Mameli.
    L’inno è una c… pazzesca , siamo tutti d’accordo.
    Ma dobbiamo solo guardare con ammirazione e rispetto verso questi uomini e donne che hanno dato la loro vita o al rischio della stessa per una nobile causa. Liberarsi dallo straniero invasore.
    Poi se le cose sono andarono male se l’Italia che ne scaturì fu un fallimento dobbiamo ringranziare i ‘potenti incompetenti’ di allora e non chi la rivoluzione la fece dal basso , Mazzini compreso .

    I rivoluzionari da salotto, salotto telematico considerato i tempi, siamo tutti noi, cittadini e politici, indipendentisti e non, che le rivoluzioni le facciamo a parole. Ma nessuno di noi si sognerebbe di farsi fisicamente ammazzare per liberare le proprie terre da un ipotetico invasore.

    Quindi rispetto per i risorgimentali. Avremmo tanto bisogno oggi di figure simili nel mondo politico e nella società politica. Figure animate da alti ideali e di grande coraggio. Dovremmo imparare da costoro invece di sputare loro in faccia.
    Oggi non abbiamo più i Mameli, combattenti in guerra e che muoiono 20enni. Oggi abbiamo i Trota e le loro ‘paghette’.

  14. sciadurel says:

    1- la musica è pietosa, una ridicola marcetta con ritmica paramilitare e melodia scialba (nemmeno paragonabile a quella del grande Joseph Haydn, utilizzata per l’inno della Germania)

    2- il testo poi è uno SCHIFO ENORME, basta confrontarlo con la seconda e terza strofa di quello tedesco:

    “Donne tedesche, fedeltà tedesca,
    vino tedesco e canto tedesco,
    devono mantenere nel mondo
    la loro vecchia, buona fama.
    Che ci ispirino a gesta nobili
    per tutta la nostra vita

    Donne tedesche, fedeltà tedesca,
    vino tedesco e canto tedesco.
    Unità, giustizia e libertà
    per la patria tedesca!
    Lavoriamo tutti per questa meta,
    col cuore e con l’azione fraterna!
    Unità, giustizia e libertà
    sono la garanzia della felicità.
    Fiorisci nello splendore di questa felicità, fiorisci, patria tedesca!”

    • Rodolfo Piva says:

      Caro amico

      Per brevità dell’articolo ho evitato di fare un parallelo tra l’inno di Mameli e il Kaiserhymne (inno Imperiale) composto da Franz Joseph Haydin nel 1797 (50 anni prima dell’inno di Mameli) su incarico dell’Imperatore Francesco II d’Asburgo. Questo fu l’inno nazionale austriaco sino alla caduta della monarchia nel 1918.
      Interessante, per la sua qualità, è il testo in lingua italiana che i nostri nonni cantavano quando il Regno Lombardo Veneto era parte dell’Impero multietnico e sovranazionale asburgico.
      Cordiali saluti
      Rodolfo Piva

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