MALI, DOPO LA RIVOLTA DEI TOUAREG NESSUNO SCOSSONE?

di REDAZIONE

Non vi sarà alcun «effetto domino» della sollevazione delle tribù tuareg cui si è assistito nel nord del Mali e che ha portato alla dichiarazione unilaterale dell’indipendenza della regione dell’Azawad da parte dei gruppi ribelli. È questa l’opinione di un ricercatore maliano dell’Institut francais de geopolitique (Ifg) di Parigi, Abdoulaye Tamboura, secondo il quale gli altri Paesi dell’area sahelo-sahariana dove vivono importanti comunità tuareg, come il Niger e l’Algeria, sono al riparo dal rischio di essere ‘contagiatì dal fenomeno indipendentista cui si assiste in Mali. Se è vero che in passato, ogni volta che i tuareg maliani scatenavano una ribellione, lo stesso accadeva di rimando anche in Niger, «le situazioni sono oggi molto diverse in ciascuno dei Paesi in questione», spiega Tamboura al sito di notizie “Slate Afrique”. «In Niger, sono state prese misure, l’esercito è in stato d’allerta e i servizi di intelligence agiscono in profondità», sottolinea l’esperto, secondo cui una nuova ribellione dei tuareg nigerini, a tre anni di distanza dall’ultimo accordo di pace siglato col governo di Niamey, è ancor più improbabile viste le importanti concessioni fatte dalle autorità a questa etnia.

Il presidente Mahamadou Issoufou, eletto nel 2011, ha infatti scelto un tuareg come premier, Rafini Brigi. Tuareg, nonchè ex leader ribelle, è anche il consigliere presidenziale Rhissa Ag Boula, che ha duramente condannato l’indipendenza proclamata dal Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla), il gruppo che a metà gennaio ha dato il via alle ostilità con l’esercito maliano. Inoltre, gli ex ribelli tuareg arruolati dall’ex presidente libico Muammar Gheddafi nella sua “Legione islamica” e tornati in Niger dopo la caduta del colonnello sono stati disarmati al loro rientro lo scorso ottobre, cosa che il Mali non ha fatto. Di conseguenza, «una nuova ribellione tuareg in Niger non è cosa imminente», ha sottolineato Tamboura. Quanto all’Algeria, il rischio è ancor più lontano. Oltre alle politiche specifiche attuate dal governo di Algeri a favore della popolazione tuareg del sud, che si concentra soprattutto nella provincia di Tamanrasset, il paese nordafricano «ha anche i mezzi militari per contenere i suoi tuareg, se fosse necessario», ha aggiunto l’esperto. La comunità tuareg nel nord del Mali conta circa 700mila persone su una popolazione locale di 1,122 milioni di abitanti.

La Tunisia è estremamente interessata alla stabilità del Mali. Lo ha ribadito il presidente tunisino Moncef Marzouki, che in un colloquio telefonico con il neo presidente del Mali Dioncounda Traorè, ha parlato di «sostegno totale» di Tunisi a Bamako, dopo il golpe militare dello scorso marzo e la dichiarazione d’indipendenza del nord da parte dei ribelli tuareg. Parlando del colpo di stato, riferiscono i media tunisini, Marzouki ha denunciato «una violazione contro la legittimità costituzionale». Il presidente ha quindi ribadito il sostegno della Tunisia alla popolazione del Mali, che – ha detto – «avrà bisogno di restare unita e di espressioni di solidarietà» per «consentire al Paese il ritorno alla stabilità, di ritrovare la sua legittimità e garantire l’integrità territoriale». La Tunisia, dopo la rivolta contro Ben Ali e il conflitto in Libi ha vissuto con estrema preoccupazione la crisi in Mali, il colpo di stato contro il presidente Amadou Tourè e gli sviluppi nel nord del Paese. A preoccupare le autorità di Tunisi è soprattutto la situazione della sicurezza, il traffico di armi e l’avanzata degli estremisti di Al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), ormai insiedati in alcune zone dell’Azawad.

L’ANALISI: ALLA RICERCA DELL’UMMA MONDIALE

di RODOLFO BALLARDINI

Fatti e non parole, realtà oltre le convinzioni politiche di ciascuno. Questi sono i principi sui quali baso la ricerca di notizie relative alle attività islamiche nel mondo – come da articolo qui sopra – con particolare riferimento poi all’Europa. Se poi esse non arrivano sulla stampa italiana, non so che farci. Qualcuno ha osservato che questo quotidiano on line non dovrebbe pubblicare i miei articoli malati di “fanatismo” o “oscurantismo”. Il cristianesimo fu oscurantista, è stato scritto, ha arso vivo Giordano Bruno, condannato per eresia Galilei, istituito la “santa”inquisizione che ha bruciato, torturato migliaia di persone, ha inventato le persecuzioni contro gli ebrei. Vero. Ma ha compiuto un’evoluzione nel suo pensiero ma l’Islam no. E’ rimasto al 600 d.c ancorato ai concetti di conquista dell’infedele e del suo annientamento per cui coranicamente, la scimitarra di Allah “clemente e misericordioso” gronda oggi di sangue soprattutto dei confratelli in Maometto. Dunque, rigetto l’appunto e invito costoro a documentarsi come da oltre un trentennio sto facendo.

Rispetto ad una decina di anni or sono, l’Islam si è evoluto nella sua lotta per la conquista dell’Occidente ed oltre al jihad e ad un’altra decina di strategie comportamentali, oggi esso attacca l’Ovest sul piano legale tentando di tappare la bocca a quanti, e mi includo, mostrano il vero volto islamico. Quindi volano accuse di “islamofobia”, girano interpellanze all’ONU presentate dai Paesi islamici e da gruppi di “utili idioti” finalizzate ad impedire le critiche all’Islam ed a Maometto e via dicendo. Sarebbe drammatico se venisse legalizzato il divieto di criticare una religione, qualunque essa sia.

Dunque, sembra che in Occidente politici, forze dell’ordine e stampa abbiano con il terrorismo islamista un rapporto quasi timoroso evitando di affrontarlo per quello che è, restii ad imputargli atti criminosi. Segnali inquietanti in tal senso si sono avuti sin dal 1990 quando a New York El Sayyid Nosair uccise il rabbino Meir Kahane. La polizia inizialmente attribuì l’attacco all’assunzione da parte dell’omicida di un farmaco prescrittogli per la depressione. Da allora, dinnanzi ad ogni omicidio compiuto da musulmani, il potere ha inventato delle scuse per escludere la matrice terroristica islamica: “discussioni di lavoro”, ” rapporti familiari”, “assunzioni di medicinali”, “disturbi del comportamento” o “solitudine e depressione”. Come l’FBI scoprì in seguito, se fosse stata attribuita subito la matrice islamica all’assassino di Kahane, gli USA avrebbero potuto evitare il primo attentato al World Trade Center del 1993.

Chi ignora o trascura o sottovaluta le ragioni ideologiche e religiose del terrorismo islamico impone alla società un alto prezzo da pagare.

Khairat al-Shater  è il “Fratello Musulmano” candidato alla presidenza del nuovo Egitto. L’Occidente lo considera moderato. Ebbene, durante un discorso riservato, in arabo, registrato da un osservatore, ha illustrato il suo progetto di un Rinascimento islamico:”Ovunque i Fratelli devono lavorare per restaurare l’Islam nella sua grandezza per influire sulla vita delle persone. Quindi la missione è chiara, restaurare l’Islam in tutti i suoi aspetti, soggiogare le persone ad Allah, istituire la sua religione, islamizzare la vita in ogni suo aspetto con lo scopo finale di avere una umma mondiale. (Umma: comunità islamica).

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Ahaaa…. LE TRIBU’..!!

    TORNERANNO ANCHE DA NOI..??

    IO, per esempio, SONO DELLA TRIBU’ DEI VENETHI..!!

    SIN SALABINLADEN…

Leave a Comment