Il conflitto in Mali non c’entra nulla col terrorismo

di ASSED BLAIG

Un’altra nazione occidentale ed ex-potenza coloniale ha scatenato l’ennesimo conflitto con un paese africano, bombardandolo dal cielo e attaccandolo da terra. Ci è stato detto che la Francia sta combattendo in Mali per respingere degli “islamisti” ribelli (non mi trovo a mio agio con la parola “islamista,” anche perché non ho mai sentito parlare di un “cristianista”) accusati di essere estremisti, terroristi e fanatici — scegliete voi quali tra queste etichette si adatta meglio ai nemici dell’Occidente.

Ancora una volta, come in Afghanistan, ci viene detto che questa battaglia si sta combattendo per ragioni ideologiche. I ribelli sono estremisti, hanno distrutto il patrimonio storico ed amputato arti in base alle loro interpretazioni religiose. Tuttavia vorrei sfatare il mito che la Francia sia andata in Mali per lottare contro degli estremisti.

L’Occidente non ha alcuna superiorità morale; un breve sguardo al suo passato ci mostra che il retaggio coloniale della Francia in Nord Africa può essere ricondotto ad un terrorismo di stato da manuale. Se l’Occidente fosse veramente preoccupato per la distruzione del patrimonio storico, le mutilazioni e le esecuzioni, allora c’è uno stato che supera di gran lunga tutto quello che hanno fatto i ribelli in Mali: l’Arabia Saudita.

Inoltre, l’ideologia e l’approccio religioso dei ribelli del Mali hanno origine dallo stato saudita e dal movimento wahabita/salafita. L’Occidente gode di un ottimo rapporto con l’Arabia Saudita. Possiamo vedere spesso come i leader occidentali abbraccino e bacino i leader sauditi, come si godano l’ospitalità dello stato saudita, senza però menzionare la distruzione del patrimonio storico, il trattamento dei lavoratori stranieri, le esecuzioni, le mutilazioni e il soggetto preferito dall’Occidente quando desidera andare in guerra — il trattamento delle donne. I nostri leader sono troppo indaffarati a riempire di armi l’Arabia Saudita piuttosto che farle la morale.

Se questa battaglia non è combattuta per motivi ideologici, allora a cosa serve? La risposta, seppur cinica, è semplice. Risorse. Il Mali è ricco di risorse, dall’uranio all’oro. La nazione africana è conosciuta per le sue grandi riserve auree e, più recentemente, per la sua disponibilità di petrolio e di uranio. Se i ribelli avessero espresso il loro amore per l’Occidente ed aperto il mercato del Mali alle società estere (permettendo la lisciviazione delle risorse), non avremmo sentito una parola di obiezione da Francia, Regno Unito o qualsiasi altra potenza. Invece, vediamo che c’è una corsa per accaparrarsi una fetta di questa torta africana. Ognuno corre a combattere i “terroristi” in Mali. La Francia è in cerca di sicurezza energetica. A quanto pare, il flusso di uranio nei reattori nucleari della Francia non deve interrompersi. I cosiddetti ribelli sono un male per gli affari.

L’America non ebbe problemi ad ignorare la presenza di talebani nei territori degli Stati Uniti quando pensavano di poterli conquistare con le offerte sui gasdotti. La loro ideologia non era un problema allora, diventa un problema solo se qualcuno contesta o mette in discussione  l’egemonia occidentale.
L’arroganza e l’ignoranza che la gente di tutto il mondo si trova ad affrontare è stupefacente. Se questi ribelli del Mali si fossero trovati in Siria o in Libia (all’epoca di Gheddafi) sarebbero stati chiamati rivoluzionari, avrebbero ricevuto finanziamenti, formazione ed armi dall’Occidente. Questi ribelli, però, stanno combattendo un governo che non è nemico dell’Occidente, e purtroppo per loro si trovano nel luogo sbagliato. Forse avrebbero dovuto chiedere un reclutamento in Siria?
Come per ogni intervento all’estero, c’è sempre un effetto boomerang ed una certa destabilizzazione tra i paesi vicini. L’Afghanistan e le difficoltà in Pakistan sono un esempio lampante. L’attacco ad un impianto di gas in Algeria è sembrata una conseguenza diretta dell’intervento occidentale in Mali.

Se l’Occidente non avesse attaccato il Mali, probabilmente non ci sarebbero stati ostaggi in Algeria e, soprattutto, non ci sarebbero stati morti. I report ci dicono che i ribelli in Algeria erano alla ricerca di occidentali. Il ministro degli esteri ha negato che l’Algeria avesse a che fare con l’intervento nel vicino Mali. Stavolta la popolazione non s’è fatta fregare così facilmente, soprattutto in seguito all’Afghanistan e all’Iraq. Ci viene ricordato che l’Occidente è impegnato in Mali per combattere questi “terroristi,” ma l’Occidente è stato lieto di sostenere gruppi e leader per i quali i diritti umani erano tutt’altro che fondamentali. Dal generale Suharto in Indonesia fino alla resistenza afgana durante l’occupazione sovietica, l’Occidente non ha dimostrato alcuna superiorità morale quando si tratta di diritti umani.

Non ci sarebbe stato alcun interrvento in Mali se i Tuareg non fossero stati cacciati dalla Libia e non fossero di conseguenza tornati nella loro regione, armati e addestrati, alla ricerca dei propri diritti e del riconoscimento come popolo. La spartizione coloniale dell’Africa e l’elaborazione artificiali delle frontiere ha negato tale riconoscimento ai Tuareg. In Mali c’è stata un’alleanza di vari gruppi con interessi diversi, ma il loro nemico è lo stesso — il governo a Bamako che simpatizza per l’Occidente.

Non sto difendendo i ribelli salafiti/wahabiti o il loro approccio letterale e brutale. Sto semplicemente sottolineando le contraddizioni palesi delle potenze occidentali. La Francia e l’Occidente, a mio parere, sono molto più brutali di qualsiasi gruppo ribelle. Sganciare bombe sui villaggi ed assassinare bambini non è qualcosa che dovrebbe essere applaudito, ma i galoppini del governo sono sempre lì per farci odiare le persone che dovrebbero avere la nostra simpatia e per farci amare quelli che dovrebbe avere la nostra indignazione.

Un giorno la gente si guarderà indietro e rifletterà su queste cosiddette “guerre di liberazione” vedendole per quello che sono — politici che antepongono interessi finanziari alla vita delle persone e che si forgiano di una falsa patina di superiorità morale.

FONTE ORIGINALE: http://johnnycloaca.blogspot.com/2013/01/il-conflitto-in-mali-non-ha-niente-che.html#ixzz2JBUIlDyy

 

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

One Comment

  1. Mandiamoli Tutti Via says:

    Tutto vero e i media (pagati da noi) venduti a misero ruolo di propaganda, si incaricano di rendere credibile, quindi di legittimare mistificando il becero interesse di stati occidentali democratici che ormai possono solo appellarsi ad astrattismi come i valori democratici, dell’ugualianza (quindi si identificano in valori che non trovano nessuna corrispondenza nella realtà) per giustificare lo sfruttamento sistematico delle risorse altrui, che paradossalmente anzichè portare vantaggi economici e non solo ai possessori, generano guerre di accaparramento.
    In fondo cosa sta accadendo li è l’immagine speculare di ciò che subiscono determinate popolazioni nei nostri confini. Tutti color che si oppongono allo sfruttamento e alla devastazione del loro territorio (vedi Tav, Muos etc) vengono prima criminalizzati con i media e successivamente il loro territorio viene militarizzato, passando all’individuazione dei personaggi di spicco per poi processarli con condanne che sono esemplari, quindi per loro stessa ammissione non giuste ed eque.

Leave a Comment