IN MALI TORNANO LE ARMI PER LA LIBERAZIONE DELL’AZAWAD

di ASTERIO SUDATI

La dipartita di Gheddafi ha sguinzagliato i suoi uomini un po’ ovunque. Il generale Abdullah al-Senussi, ex capo dei servizi segreti del regime libico, ora si trova nel nord del Mali protetto dai ribelli Tuareg che combattono contro il governo di Bamako.

Lo scrive il quotidiano algerino “Ech-Chourouk”, secondo il quale “il generale al-Senussi è fuggito dalla Libia verso il nord del Mali subito dopo la caduta del regime di Tripoli portando con sé armi pesanti ed esperti militari”. Oltre ad un po’ di soldi. Scrive ancora il giornale: “È protetto dai Tuareg di origine araba e dai reduci della Libia, che in passato combattevano per l’esercito di Gheddafi e che ora sono con i ribelli Tuareg, e in particolare dal loro capo militare Mohammed Najm”. Sulla stessa testata si legge anche del portavoce del regime di Gheddari, Moussa Ibrahim, che avrebbe trovato rifugio in Niger con uno dei figli del colonnello, Saadi Gheddafi.

Intanto, in Mali, la situazione è pesante, dato che oltre 15mila persone sono scappate dal paese in seguito alla rivolta del Movimento Nazionale per La liberazione dell’Azawad (MNLA),quello stesso Tuareg che lotta per l’indipendenza e che avrebbe come nuovo alleato l’agente segreto libico.

Come scrive Francesca Dessì su rinascita.eu “il Mnla lotta da diversi anni per l’indipendenza dell’Azawad, il vasto territorio abitato da quattro comunità: tuareg, peul, sonrhaïs e arabi, perlopiù nomadi, pastori e commercianti. I tuareg e gli arabi, in particolare, denunciano da tempo una politica di discriminazione da parte del governo di Bamako, che li tratta come cittadini di serie b e manipola l’informazione per farli passare come criminali”.

Il ritorno dei Touareg dalla Libia, dopo la caduta del regie di Gheddafi, ha riacceso la miccia indipendentista ed il MNLA ha imbracciato nuovamente i fucili per riprendere la lotta armata. Sono sei le città del Nord del Mali prese d’assalto.

Come riporta rinascita.eu, “non si è fatta attendere la risposta del presidente Amadou Toumani Touré che ha lanciato una massiccia campagna militare contro la ribellione, mandando al fronte migliaia di militari. Poco si sa di cosa sta accadendo sul terreno di battaglia. Le due parti parlano entrambe di vittoria. Molto di più si sa delle migliaia di persone che si sono date alla fuga per la paura di rappresaglie da parte dei militari di Bamako, iniziate tre giorni fa. Nella capitale i tuareg e gli arabi sono vittime di continue aggressioni, che hanno spinto addirittura la famiglia di Agatan ag Alassane, il ministro dell’Agricoltura, appunto un tuareg, a scappare”.

Le masse in fuga si sono dirette in Mauritania, in Niger, in Algeria, Burkina Faso e Marocco, ma si contano profughi anche nel bel mezzo del deserto marocchino, stando a quanto racconta la Croce Rossa Internazionale. Il presidente maliano Touré ha invitato la popolazione con un messaggio televisivo a non confondere “i compatrioti tuareg arabi, fulani e songhai” con coloro che “attaccano le basi militari e le città nel nord”. Un messaggio che non ha arrestato il fuggi e fuggi delle persone, preoccupate per le controffensive di Bamako.

In una intervista rilasciata al principale quotidiano Al Khabar, il segretario generale del MNLA, Bilah Ag Acherif, ha respinto l’invito a mediare di Algeri, sostenendo di “rispettare i fratelli in Algeria” ma che “le operazioni militari proseguiranno fino alla liberazione del territorio azawadi o fino a un accordo che garantisca questa opzione attraverso negoziati e condizioni giuste”. Acherif ha smentito qualunque tipo di contato con gruppi armati che abbiano collegamenti con Al Qaeda.

In questa guerra, iniziata il 24 gennaio scorso, il generale libico Al-Senussi ha trovato un ruolo nuovo, mettendosi alla testa degli islamici dell’area settentrionale del Mali.

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