MAIS BT, AGRICOLTORI CHIEDONO DANNI A BRUXELLES

di REDAZIONE

Da Bruxelles, dove ha presentato una ricerca sui possibili effetti economici derivanti della coltivazione di mais Bt, Futuragra rivendica il diritto degli agricoltori ad una compensazione economica a fronte di eventuali divieti nazionali alla coltivazione di Ogm. Dalla ricerca condotta in venti aziende agricole di Spagna, Germania e Italia è emerso infatti che il mais BT garantirebbe un incremento del margine delle aziende agricole da 66 a 185 euro per ettaro. “I dati parlano chiaro: il nostro settore è privato di una reale possibilità per combattere la crisi economica a causa di una guerra di religione priva di fondamenti scientifici che dura ormai da troppo tempo”, ha dichiarato Silvano Dalla Libera, Vicepresidente di Futuragra.

Lo studio comparativo, condotto da un’équipe di quattro ricercatori europei (Thomas Venus, Raquel Casadamon, Claudio Soregaroli e Justus Wesseler), ha preso in esame tre Paesi: la Spagna, l’unico dei tre in cui nel 2010 è stato possibile coltivare mais Bt, la Germania dove tale coltivazione era autorizzata fino al 2009 e l’Italia, dove la coltivazione in pieno campo di OGM non è mai stata autorizzata. Alle condizioni colturali e di mercato del 2010, i risultati della ricerca indicano un incremento del margine lordo più elevato per la coltivazione di mais Bt da granella nelle aziende spagnole (185 euro/ha) seguite dalle aziende italiane (132 euro/ha) e da quelle tedesche (66 euro/ha). Il punto di pareggio per la coltivazione di mais Bt da granella si raggiunge con un aumento medio della resa pari all’1,5% per le aziende spagnole, al 2,8% in Italia e al 3,3% in Germania.

“A questo punto invitiamo le istituzioni italiane ed europee a trarre le loro considerazioni. Continuare a negare l’evidenza significa soltanto aggravare la disastrosa situazione in cui versa il nostro settore, ha continuato Dalla Libera. È certamente interesse di tutti far sì che l’Europa non diventi a due velocità, con gli Stati liberi di coltivare e commercializzare sementi OGM nettamente avvantaggiati sul mercato rispetto agli agricoltori che non possono accedere all’innovazione”.

Al convegno di Bruxelles sono intervenuti il professor Justus Wesseler dell’Università di Monaco, Arnaud Petit, Direttore dell’area prodotti e commercio di COPA, Piet van der Meer, professore della Ghent University e membro del Public Research and Regulation Initiative (PRRI) e Pedro Narro, Direttore Affari Internazionali ASAJA e membro EESC. I lavori sono stati chiusi da Uwe Schrander, Presidente Innoplanta. È seguito un dibattito al quale hanno preso parte numerosi rappresentanti delle istituzioni europee, di rappresentanze permanenti dei paesi membri e di organizzazioni non governative. Tra i partecipanti anche il parlamentare del Regno Unito John Stuart Agnew, che ha messo in evidenza la necessità di un approccio pragmatico all’uso delle varie tecnologie disponibili in agricoltura.

FONTE: www.futuragra.it

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3 Comments

  1. zenzero says:

    Trovo allucinanti le affrmazioni della lettrice che ha commentato. Come direche battaglie per l'indipendenza e l'autodeterminazione abbiano a che fare col mais biotech. Eppoi, leggere di decrescita felice è paradossale. Qui siamo di fronte ad un caso di ex leghista rincitrullita dal padanismo bossiano, passato attraverso il tradizionalismo cattolico e il nazionalsocialismo borgheziano.
    Si pensi prima liberarsi dall'italia, anzichè pensare eugenitacemente al futuro stato indipendente da conquistare

    • Anna Maria Fongaro says:

      Infatti, Zenzero, dovremo prima pensare a come conquistare lo stato Veneto Indipendente e “terminare” l’italia e poi discutere tra di noi che tipo di poolitiche adottare.

      Prima, andare a caccia di argomentazioni come questa serve solo a dividerci.

      Ad ogni buon conto, sig. Zenzero, io non sono leghista ne bossiana, ne borgheziana ne tantomeno rincitrullita!

      E prima di sparare cazzate e offese cerchi su Wikipedia (se non ha di meglio da studiare) il significato di “decrescita felice” e investa due lire per acquistare un libro che ne parla.
      Forse le aprirà la mente e la farà meno esagitato e maleducato.

      C’è un paesino alle pendici dell’Himalaya, arretratissimo (come tutti nella zona), il cui re, laureato in USA (non un citrullo credulone) ha deciso di utilizzare IL FIL al posto del PIL per misurare la ricchezza del paese.

      FIL sta per “Felicita Interna Lorda” o indice di felicità popolare, perché giustamente ha osservato che il benessere di un popolo non si misura nei soldi o nei beni posseduti, ma nello stile di vita, nella serenità e felicità goduta!!

      STUDI, caro Zenzero invece di sparare cazzate e offendere signore per bene!

  2. Anna Maria says:

    Mi dispiace direttore.

    Avete cominciato bene l'opera, infatti, un giornale di questo tipo mancava sulla scena veneto-padana.

    Tuttavia questo articolo non vi fa onore.

    La lotta per l'indipendenza di una nazione passa obbligatoriamente anche dall'impegno a difendere le comunità dai mercanti globali di lustrini e amenità.

    Comprendo che il mais modificato geneticamente possa, sulla carta e sul campo dimostrare un maggior rendimento, ma non possiamo accettare che il nostro territorio venga impestato da prodotti "privati", protetti da copyryght.

    Il Veneto è stato il primo in Europea nel 1500 a studiare e coltivare in modo industriale il mais . Ma quel mais non era "privato", chiunque poteva liberamente importarlo dall'America o prendere una pannocchia e e riprodurlo.

    Questo mais BT crea dipendenza dal produttore.

    Inoltre non bisogna lasciarsi incantare dai mantra dei commerciali sui guadagni facili del prodotto. Occorre guardare al costo complessivo della produzione, compreso il costo per i pesticidi e per i fertilizzanti e valutare il deperimento del terreno a causa di queste coltivazioni intensive.

    DOBBIAMO LASCIARE AI NOSTRI FIGLI E NIPOTI UNA TERRA MIGLIORE DI COME L'ABBIAMO RICEVUTA: non una landa sterile e desertica!

    Pertanto Vi invito cortesemente a evitare di pubblicare articoli inneggianti al libertarismo sfrenato e anti-nazionale, che tanto piacciono al caporedattore Facco.

    Facco deve limitare i suoi interessi personali e impegnarsi, piuttosto, a selezionare articoli che trattano temi del comunitarismo, decrescita felice, tutela dell'ambiente, ecc.

    Grazie gentile Direttore

    Anna Maria

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