Mai più vittime del sistema. Possiamo essere guida e motore

di GIORGIO BARGNA

Molto spesso mi capita di sentire parlare amici, conoscenti o perfetti sconosciuti di politica, economia o altri argomenti riguardanti la vita comune o sociale che dir si voglia.

Per la maggiore vanno frasi del tipo: “il sistema decide le nostre sorti e noi non possiamo farci niente”,  “siamo vittime del sistema”, “tanto fanno sempre quello che vogliono”.

Ad ascoltare queste voci sembra quasi che il famoso “sistema” sia qualcosa di inalterabile dall’intervento dei più, un “oggetto misterioso” impalpabile, non tangibile e irraggiungibile ad un “comune mortale”.

Sfugge evidentemente un piccolo particolare, il “sistema” vive di noi, noi gli forniamo ciò che gli serve per sopravvivere, anzi, quel senso di rassegnazione, che per qualche motivo vive in noi, fa si che evitiamo accuratamente che esso collassi.

Il “sistema” è un po’ come la natura, composto da migliaia di elementi, ognuno recita il proprio ruolo, ognuno agisce e la conseguenza delle azioni muta o lascia stabile il corso della natura. La vita quotidiana, le azioni, le scelte di cibo, indumenti, media, mezzi di trasporto, già ci consentono di essere parte integrante e propellente dell’ingranaggio; non siamo succubi del “sistema”, siamo il sistema, noi, consapevolmente o inconsapevolmente che sia, lo veicoliamo.

Ma non dobbiamo pensare che possiamo incidere sull’andamento del “sistema” solo come ingranaggi del motore, noi siamo anche in grado di stabilire, concordare, consigliare la rotta.

Noi non dobbiamo pensare che pochi eletti, che gestiscono la comunicazione e veicolano i pensieri, che producono e distribuiscono il denaro, che spingono ad omologarci e a rinchiuderci nella nostra casa, unico luogo che ci fanno credere sicuro, siano gli unici a poter veicolare il “mezzo”.

Oggi più che mai con l’avvento delle tecnologie, della rete siamo tutti ancor più competenti che in passato, in grado di fornire le nostre esperienze ad altri, vicini a noi o che vivono a centinaia di Km, e viceversa, uno sciame non uniforme che conosce sempre meglio il problema, che diffonde la propria conoscenza e riesce a studiare le soluzioni. L’avere padronanza in varie competenze, la conoscenza di mille e mille cose, ci concede la possibilità di muoverci da esseri autonomi, di conseguenza, liberi, in grado di ponderare delle scelte sapendone le possibili conseguenze.

Forti del nostro essere non dobbiamo avere paura di scendere in campo anche nella pubblica amministrazione e nella politica, possiamo scegliere tra partire “dal basso” tramite liste civiche o colonizzare le sezioni di partiti… non ha importanza questo, l’importante è proporsi e partecipare, proporre e decidere, perché, da uomini liberi ed autonomi, del sistema noi siamo la guida ed il motore, non le vittime.

 

 

 

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4 Comments

  1. Paolo says:

    Quando i giovani si risvegliano al proprio senso di missione, il loro potere è infinito. In definitiva, dobbiamo affidare a loro le nostre speranze e aspettative per il futuro. Questa è una regola d’ora. La gioventù è purezza. I giovani si alzeranno per realizzare i propri ideali senza calcoli o interessi. Un responsabile deve mirare al loro sviluppo, lavorando assieme a loro e aiutandoli a far emergere le loro capacità e a convogliare le loro energie in direzione positiva.
    D. Ikeda

  2. Giacomo says:

    Studiatevi bene l’esperienza di Lavori in Corso, la lista civica fondata da Giorgio e dai suoi amici, che sta cambiando la vita della città di Cantù, e sta ribaltando il rapporto tra il potere dei cittadini e quello degli amministratori locali. Da 25 anni i padanisti armano lo schioppo preparandosi alla battaglia secessionista decisiva, e non hanno ancora battuto chiodo. La libertà per noi Lombardi parte dal coinvolgimento dei cittadini e dal loro consenso. Nessuna parola d’ordine massimalista ci potrà aiutare senza questi due presupposti essenziali. Dobbiamo convincere i Lombardi tramite l’autogoverno, esercitato a partire dalle comunità locali, che esiste una prospettiva molto più felice di questa nostra lealtà suicida verso l’italia. E che dipende solo da noi.

    “Con il consenso della gente. si può fare di tutto: cambiare il governo, sostituire la bandiera, unirsi a un altro paese, formarne uno nuovo”
    – Gianfranco Miglio

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