De Mauro ucciso dalla Mafia perchè vicino alla verità su Mattei

di REDAZIONE

Il caso Mattei dietro la scomparsa e l’omicidio del giornalista de “L’Ora” Mauro De Mauro. Due misteri che si intrecciano, due storie collegate. E’ questa la chiave di lettura dei giudici di Palermo sul sequestro e l’assassinio del cronista, scomparso nel nulla la sera del 16 settembre del ’70 a Palermo. La corte d’assise, che oggi ha depositato le 2.200 pagine di motivazione della sentenza che, a giugno scorso, ha assolto il boss Toto’ Riina dal delitto De Mauro, ha scelto dunque la pista Mattei. ”Si era spinto troppo oltre nella sua ricerca sulle ultime ore del presidente dell’Eni in Sicilia”, scrivono i giudici.

Il cronista, dunque, sarebbe giunto troppo vicino ”a scoprire la verita’ non soltanto sul sabotaggio dell’aereo, ipotesi della quale era stato del resto sempre convinto e che, se provata, avrebbe avuto effetti devastanti per i precari equilibri politici generali in un Paese attanagliato da fermenti eversivi e un quadro politico asfittico, ma anche sull’identita’ dei mandanti, o almeno di uno di loro: Graziano Verzotto”. Ma chi e’ Verzotto? Ex senatore democristiano, ex dirigente dell’Eni, presidente dell’Ente Minerario Siciliano, autore di un libro dal suggestivo titolo ‘Dal Veneto alla Sicilia, il sogno infranto, il metanodotto Algeria-Sicilia”. Legato ai servizi segreti francesi, ma anche ai potenti cugini Nino e Ignazio Salvo, mafiosi e concessionari delle esattorie siciliane, Verzotto, che e’ morto due anni fa, e’ uno dei protagonisti principali, secondo i giudici, dei due misteri italiani. Veneto, ex partigiano, venne inviato in Sicilia da Mattei per l’Eni e comincio’ un’intensa attivita’ politica. Sarebbe una delle chiavi del delitto dell’ex presidente dell’Eni. Avvicinato dai Servizi Francesi sarebbe stato incaricato di fermare Mattei che aveva da tempo rapporti strettissimi con l’Fln algerino e che di fatto aveva rotto il monopolio francese in Algeria nella ricerca e nello sfruttamento degli idrocarburi.

Una politica quella dell’Eni di Mattei avversata dalla Sette Sorelle, le grandi compagnie petrolifere inglesi, francesi e americane. Verzotto avrebbe avuto un ruolo nel complotto internazionale pensato per uccidere Mattei e grazie ai suoi rapporti coi cugini Salvo, legati ai clan, avrebbe fatto eliminare l’ex presidente da uomini di Cosa nostra. Un terribile segreto che De Mauro, incaricato dal regista Francesco Rosi di ricostruire gli ultimi giorni di vita e il viaggio in Sicilia di Mattei, stava per scoprire. Il giornalista era a un passo dalla verita’: tanto che si rese necessaria la sua eliminazione. La sua morte avrebbe fatto comodo a Verzotto, ma anche ai Salvo, implicati nel caso Mattei e alle cosche. Verzotto ”non avrebbe potuto reggere ancora per molto il gioco sottile che lui stesso aveva innescato, cercando di orientare l’indagine di De Mauro nella direzione a se’ piu’ conveniente, a cominciare dall’individuazione dei probabili mandanti del complotto”, scrivono i giudici.

Il lavoro di de Mauro per Rosi era quasi terminato: ”Nella sceneggiatura approntata, dovevano essere contenuti gli elementi salienti che riteneva di avere scoperto a conforto dell’ipotesi dell’attentato. Bisognava agire dunque al piu’ presto, prima che quegli elementi venissero portati a conoscenza di Rosi e divenissero di pubblico dominio”. E a fare ”il lavoro” fu Cosa nostra: ma non quella di Toto’ Riina, bensi’ quella di Stefano Bontade, Giuseppe Di Cristina e don Tano Badalementi che all’epoca avevano un potere e un controllo del territorio tali da poter organizzare un delitto eccellente senza la complicita’ dei corleonesi.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

4 Comments

  1. Rosangela says:

    Se alla sig.ra Lucia non interessa chi ha ucciso Mattei a me che sono la nipote questo interessa moltissimo anche perche’ ho dedicato 50 anni a questa vicenda.
    Le carte che mio zio lascio’ a mio padre sono i documenti da cui ho tratto la spinta per far uscire i veri colpevoli, come ho scritto sul mio libro di prossima uscita. Gli esecutori li conosciamo ed i mandanti pure, ma se tutti sono morti questo non significa che non c’e nessuno da punire perche’ nel delitto di stato e’ lo stato (governo) che ne risponde sempre. Non facciamo come tutti quei papaveri che in questo periodo vanno girando per commemorare i 50 anni della sua morte e che si sono sempre guardati bene dal dire la verita’
    Rosangela Mattei

  2. Martino says:

    Verzotto non fu il padrino di Berlusconi?

  3. valter bay says:

    trattasi di elenco di “manovalanza”….la realtà è più complessa ed è forse pertinente alla “inclinazione” delle tubature di sondaggio dei pozzi petroliferi vari
    saluti

  4. lucia says:

    Verzotto è lo stesso Presidente dell’Ente Minerario Siciliano di cui dovette occuparsi Ambrosoli ,commissario liquidatore della banca di Sindona?
    Anche Ambrosoli ebbe una fine immatura.

    A parte tutto,io credo che sarebbe ora che i magistrati in genere e i siciliani in particolare la finissero di perdere il loro tempo,lautamente pagato da noi a scrivere dopo anni e anni sentenze su fatti che sono passati alla storia,Ben pochi sono i protagonisti di allora ancora viventi e a cosa servono queste sentenze?tanto più che la magistratura nel suo complesso quando si occupa di questi fatti è divisa essa stessa e affatto obbiettiva.
    La storia va rivista dagli storici,che non si basano necessariamente sui processi.Altrimenti dovremmo ancora considerare i resistenti meridionali come briganti e i patrioti italiani impiccati come sovversivi e bombaroli.
    Non mi si fraintenda.L’argomento è interessante,ma non se ne dovrebbe occupare la magistratura.

Leave a Comment